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Presagi di tempesta

Электронная книга - «Presagi di tempesta». Краткое содержание книги:

Аннотация

I segni sono inequivocabili: l’Ultima Battaglia si avvicina. Rand al’Thor, il Drago Rinato, è determinato a stipulare una pace con gli invasori Seanchan. Per ottenerla, vuole dimostrare la sua buona fede riportando l’ordine nell’Arad Doman, un paese sotto attacco dei Seanchan, ma anche privo di un re… e dietro la sparizione del sovrano potrebbe esserci Graendal, una dei Reietti, maestra nella Coercizione. Nel frattempo, sia Mat che Perrin, superate varie vicissitudini, stanno cercando di tornare verso l’Andor per riunirsi a Rand prima dell’Ultima Battaglia.
Ancora più difficile è il compito di Egwene: catturata e ridotta a novizia nella Torre Bianca, è riuscita a instillare il dubbio in molte delle Aes Sedai rimaste fedeli a Elaida, tanto che alcune di loro prestano ascolto alle sue parole e le chiedono addirittura consiglio. Ma sulla Torre incombe lo spettro di un attacco dei Seanchan: Egwene l’ha sognato e sa che avverrà e anche molto presto.
Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, si avvicina. Ma l’umanità non è pronta.
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» Da una parte gli uomini esultavano mentre uno di loro beveva tre boccali, uno dopo l’altro. L’aria odorava di sudore e di birra mista a fango, versata sul pavimento di legno e poi calpestata dagli stivali di quelli che arrivavano dai pascoli.

«Non si tratta di questo» disse Talmanes, guardando gli uomini che urlavano di gioia. «Puoi dilapidare il tuo denaro, se vuoi, sempre che conservi qualche moneta per comprarmi da bere ogni tanto. Non è questo che mi preoccupa, non piu’.»

Mat si accigliò. «Cosa, allora?»

«C’è qualcosa di sbagliato in questa gente, Mat.» Talmanes parlò molto piano, guardandosi sopra la spalla. «Mentre stavi giocando, io ci ho parlato. Non gliene importa nulla del mondo. E Drago Rinato, i Seanchan, nulla. Se ne infischiano.»

«E allora?» disse Mat. «Sono gente semplice.»

«La gente semplice dovrebbe preoccuparsene ancora di piu’» replicò Talmanes. «Sono intrappolati qui fra eserciti che si stanno radunando. Ma quando parlo scrollano le spalle, poi bevono un altro po’. È come se fossero… se fossero troppo concentrati sui loro bagordi. Come se fossero tutto quello che importa loro.»

«Allora sono perfetti» disse Mat.

«Presto farà buio» ribatte Talmanes, lanciando un’occhiata alla finestra. «Abbiamo usato un’ora, forse piu’. Porse dovremmo…»

In quel momento, la porta della locanda si aprì con uno schianto ed entrò il corpulento sindaco, accompagnato dagli uomini che si erano uniti a lui prima, anche se avevano messo da parte le loro asce. Non parvero contenti di trovare metà del villaggio dentro la taverna a giocare d’azzardo con Mat.

«Mat» iniziò di nuovo Talmanes.

Mat sollevò una mano, interrompendolo. «Questo è quello che stavamo aspettando.»

«Davvero?» chiese Talmanes.

Mat si voltò di nuovo verso il tavolo dei dadi, sorridendo. Aveva quasi dato fondo ai suoi borselli di monete, ma ne aveva abbastanza per qualche altro tiro… non contando quello che si era portato dietro, naturalmente. Raccolse i dadi e tirò fuori qualche corona d’oro, e la folla iniziò a gettare le proprie monete, molte delle quali ora erano quelle d’oro che avevano vinto a Mat.

Lui lanciò e perse, causando un boato di eccitazione fra gli astanti. Barlden aveva l’aria di voler buttare fuori Mat — si stava facendo tardi e non poteva mancare molto al tramonto —, ma l’uomo esitò quando vide Mat tirare fuori un’altra manciata di monete d’oro. La cupidigia rosicchiava ogni uomo, e i regolamenti ‘rigidi’ potevano essere piegati quando l’opportunità ti passava davanti e ammiccava con aria abbastanza allusiva.

Mat tirò di nuovo e perse. Il sindaco incrociò le braccia.

Mat infilò la mano nel suo borsello e non trovò altro che aria. Gli uomini attorno a lui parvero depressi e uno chiese a gran voce un giro di birra per ‘aiutare il povero lord a dimenticare la sua fortuna.’

Non ci contare, pensò Mat, celando un sorriso. Si alzò, sollevando le mani. «Vedo che si sta facendo tardi» disse alla stanza.

«Troppo tardi» interloquì Barlden, spingendo da parte alcuni puzzolenti pastori di capre con mantelli orlati di pelliccia. «Dovresti andare per la tua strada, forestiero. E non pensare nemmeno che farò restituire a questi uomini quello che hanno vinto onestamente.»

«Non me lo sogno neanche» disse Mat, strascicando appena le parole. «Harnan e Delarn!» chiamò a gran voce. «Portate il forziere!»

I due soldati si precipitarono dentro un momento dopo, portando il piccolo forziere di legno preso dal cavallo da soma. La taverna si fece silenziosa mentre i soldati lo portavano al tavolo e ve lo posavano sopra. Mat ripescò la chiave, ondeggiando un po’, poi aprì il coperchio e rivelò il contenuto.

Oro. Parecchio. Praticamente tutto quello che gli rimaneva dei suoi soldi personali. «C’è tempo per un altro lancio» disse Mat a una stanza stupefatta. «Chi ci sta?»

Gli uomini iniziarono a gettare monete finche nella pila non ci fu più di quanto Mat aveva perduto. Non era lontanamente sufficiente a pareggiare quello che c’era nel suo forziere. Lui esaminò la posta, picchiettandosi il mento. «Questo non è abbastanza, amici. Accetterò una scommessa non alla pari, ma se stasera posso avere solo un altro lancio, voglio un’opportunità di andarmene da qui con qualcosa.»

«È tutto quello che abbiamo» disse uno degli uomini in mezzo a qualche grido che Mat procedesse e tirasse comunque.

Mat sospirò, poi chiuse il coperchio del forziere. «No» disse. Perfino Barlden stava osservando con uno scintillio negli occhi. «A meno che…» Mat fece una pausa. «Sono venuto qui in cerca di provviste. Suppongo di poter accettare un baratto. Potete tenere le monete che avete vinto, ma scommetto questo forziere contro provviste. Vettovaglie per i miei uomini, qualche barilotto di birra. E un carro su cui portare il tutto.»

«Non c’è abbastanza tempo.» Barlden lanciò un’occhiata alle finestre sempre più scure.

«Certo che c’è» disse Mat, sporgendosi in avanti. «Me ne andrò dopo questo tiro. Avete la mia parola.»

«Noi non pieghiamo le regole qui» disse il sindaco. «Il prezzo è troppo alto.»

Mat si aspettava obiezioni dagli scommettitori, che sfidassero il sindaco, che lo supplicassero di fare un’eccezione. Ma non ce ne furono. All’improvviso provò una punta di paura. Dopo aver perso così tanto… se l’avessero buttato fuori comunque…

Disperato, riaprì il coperchio del forziere, mostrando le monete d’oro all’interno.

«Ti darò io la birra» disse il locandiere. «E Mardry… tu hai un carro e dei cavalli. Sono solo a una strada di distanza.»

«Sì» disse Mardry, un uomo dal volto schietto con corti capelli scuri. «Li scommetto.»

Gli uomini iniziarono a urlare che potevano offrire cibo: grano dalle loro dispense, patate dalle cantine. Mat guardò il sindaco. «Dev’esserci ancora… quanto? Un’ora prima del tramonto? Perche non vediamo quello che riescono a radunare? Anche le casse del villaggio possono avere un po’ di queste monete, se perdo. Scommetto che vi tornerebbero utili, con l’inverno che abbiamo avuto.»

Barlden esitò, poi annuì, osservando ancora il forziere di monete.

Gli uomini urlarono di gioia e corsero tutt’attorno, andando a prendere il carro e facendo rotolare i barilotti di birra. Non pochi si diressero di gran carriera alle loro case o al magazzino del villaggio. Mat li osservò andare, aspettando nella sala della taverna che si andava rapidamente svuotando.

«Capisco cosa stai facendo» disse il sindaco a Mat. Non pareva aver fretta di andare a prendere nulla.

Mat si voltò verso di lui con aria interrogativa.

«Non ti permetterò di imbrogliarci con una vittoria miracolosa alla fine della serata.» Barlden incrociò le braccia. «Userai i miei dadi. E ti muoverai molto lentamente quando lancerai. So che, come mi hanno riferito gli uomini qui, hai perso molte partite, ma ho il sospetto che, se ti perquisiamo, troveremo qualche paio di dadi nascosti sulla tua persona.»

«Se vuoi perquisirmi, sei il benvenuto» disse Mat, sollevando le braccia.

Barlden esitò. «Li avrai gettati via, ovviamente» disse infine. «È un buon piano, vestirti come un lord, truccando i dadi in modo che ti facessero perdere invece di vincere. Non ho mai sentito di un uomo tanto audace da gettare via così dell’oro su dei dadi truccati.»

«Se sei così certo che sto barando,» disse Mat «perché permettermi di andare avanti?»

«Perche so come fermarti» replicò il sindaco. «Come ho detto, userai i miei dadi per questo lancio.» Esitò, poi sorrise, afferrando dal tavolo un paio dei dadi che Mat aveva usato. Li lanciò. Uscirono un uno e un due. Li tirò di nuovo e ottenne lo stesso risultato.

«Meglio ancora.» Il sindaco esibì un ampio sorriso. «Userai questi. In effetti… tirerò io per te.» Il volto di Barlden nella luce fioca assunse un’aria decisamente sinistra.

Mat provò una punta di panico.

Talmanes lo prese per un braccio. «D’accordo, Mat» disse. «Penso che dovremmo andare.»

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