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Presagi di tempesta

Электронная книга - «Presagi di tempesta». Краткое содержание книги:

Аннотация

I segni sono inequivocabili: l’Ultima Battaglia si avvicina. Rand al’Thor, il Drago Rinato, è determinato a stipulare una pace con gli invasori Seanchan. Per ottenerla, vuole dimostrare la sua buona fede riportando l’ordine nell’Arad Doman, un paese sotto attacco dei Seanchan, ma anche privo di un re… e dietro la sparizione del sovrano potrebbe esserci Graendal, una dei Reietti, maestra nella Coercizione. Nel frattempo, sia Mat che Perrin, superate varie vicissitudini, stanno cercando di tornare verso l’Andor per riunirsi a Rand prima dell’Ultima Battaglia.
Ancora più difficile è il compito di Egwene: catturata e ridotta a novizia nella Torre Bianca, è riuscita a instillare il dubbio in molte delle Aes Sedai rimaste fedeli a Elaida, tanto che alcune di loro prestano ascolto alle sue parole e le chiedono addirittura consiglio. Ma sulla Torre incombe lo spettro di un attacco dei Seanchan: Egwene l’ha sognato e sa che avverrà e anche molto presto.
Tarmon Gai’don, l’Ultima Battaglia, si avvicina. Ma l’umanità non è pronta.
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«Lei fece visita a questo posto» disse Thom. «Compose diverse delle sue migliori poesie nelle Alture delle Aquile.»

Che io sia folgorato, pensò Mat. Me lo ricordo.

Si ricordava di essere sulle mura di un alto forte, nel freddo della cima della montagna, guardando giù verso una lunga strada tortuosa, spezzata e dissestata, un esercito di uomini con pennacchi viola che caricava su per il fianco della collina in una pioggia di frecce. Le Colline Scheggiate. Una donna sulla balconata. La regina in persona.

Rabbrividì, scacciando quel ricordo. Aridhol era stata una delle antiche nazioni esistite molto tempo prima, quando il Manetheren era stato una potenza. La capitale di Aridhol aveva un altro nome. Shadar Logoth.

Mat non percepiva l’attrazione del pugnale di rubino da molto tempo. Stava quasi iniziando a dimenticare com’era essere legato a esso, se era possibile dimenticare una cosa del genere. Ma a volte rammentava quel rubino, rosso come il suo stesso sangue. E la vecchia brama, l’antico desiderio, si insinuava di nuovo dentro di lui…

Mat scosse il capo, reprimendo quei ricordi. Dannazione, avrebbe dovuto divertirsi!

«Quante ne abbiamo passate» disse Thom oziosamente. «Mi sento vecchio questi giorni, Mat, come un tappeto sbiadito, appeso al vento ad asciugare, i cui colori sono solo un accenno di quelli che una volta erano così brillanti. A volte mi domando se ti sono ancora di qualche utilità. Pare che tu non abbia quasi più bisogno di me.»

«Cosa? Ma certo che ho bisogno di te, Thom!»

L’attempato menestrello lo squadrò. «Il problema con te, Mat, è che sei davvero bravo a mentire. A differenza di quegli altri due ragazzi.»

«Dico davvero! Che io sia folgorato se non è così, Suppongo che te ne potresti andare a viaggiare e narrare storie per conto tuo, se volessi. Ma le cose da queste parti andrebbero un po’ meno lisce, e a me di certo mancherebbe la tua saggezza. Mi mancherebbe eccome, maledizione. Un uomo ha bisogno di amici di cui potersi fidare, e io ti affiderei la mia vita ogni giorno.»

«Ma tu guarda, Matrim,» disse Thom alzando lo sguardo, con gli occhi che scintillavano di allegria «ora ti metti a rinfrancare lo spirito di un uomo quando è abbattuto? Lo convinci a restare e a fare ciò che è importante, piuttosto che ad andarsene in cerca di avventura? Questo suona decisamente responsabile. Cosa ti è successo?»

Mat fece una smorfia. «Il matrimonio, suppongo. Che io sia folgorato, ma non ho intenzione di smettere di bere o di giocare d’azzardo!» Più avanti, Talmanes si voltò e lanciò un’occhiata a Mat, poi roteò gli occhi.

Thom rise, osservando Talmanes. «Be’, ragazzo, non intendevo demoralizzarti. Sono solo chiacchiere. Ho ancora qualche cosa da mostrare a questo mondo. Se davvero posso liberare Moiraine… be’, vedremo. Inoltre, qualcuno deve stare qui a osservare e poi mettere tutto quanto in una canzone, un giorno. Verrà fuori più di una ballata da tutto questo.»

Si voltò, rovistando fra le sue bisacce. «Ah!» disse, tirando fuori il suo rattoppato mantello da menestrello. Se lo gettò addosso con un gesto plateale.

«Bene,» disse Mat «quando scriverai di noi, potresti ritrovarti qualche marco d’oro se facessi in modo di includere un verso simpatico su Talmanes. Sai, qualcosa sul fatto che ha un occhio che guarda in strane direzioni e che spesso ha addosso questo odore che ricorda un recinto di capre.»

«L’ho sentito!» urlò Talmanes da davanti.

«Volevo che lo sentissi!» gli gridò Mat di rimando.

Thom si limitò a ridere, strattonando il suo mantello e arrangiandolo in modo che fosse bene in mostra. «Non posso promettere nulla.» Ridacchiò ancora un poco. «Ma, se non ti dispiace, Mat, penso che mi separerò dal resto di voi una volta entrati nel villaggio. Le orecchie di un menestrello potrebbero cogliere informazioni che non verrebbero dette alla presenza di soldati.»

«Delle informazioni sarebbero ottime» disse Mat, sfregandosi il mento. Più avanti il sentiero svoltava; Vanin disse che avrebbero trovato il villaggio appena dopo la curva. «Mi sento come se avessimo viaggiato attraverso un cunicolo ormai da mesi, senza vedere o sentire nulla del mondo esterno. Che io sia folgorato, sarebbe bello sapere dove si trova Rand, anche solo per sapere dove non andare.» I colori vorticarono, mostrandogli Rand, ma lui si trovava in piedi in una stanza senza alcuna vista all’esterno, che non forniva a Mat alcun indizio su dove potesse essere.

«La vita è spesso come quel cunicolo, temo» disse Thom. «La gente si aspetta che un menestrello porti informazioni, così noi le tiriamo fuori e le spolveriamo per metterle in mostra… ma molte delle ‘notizie’ che raccontiamo sono solo un altro gruppo di storie, in molti casi meno vere delle ballate di mille anni fa.»

Mat annuì.

«E,» aggiunse Thom «vedrò se riesco a scoprire qualcosa per l’incursione.»

La Torre di Ghenjei. Mat scrollò le spalle. «È più probabile che troviamo quello che ci serve a Quattro Re o a Caemlyn.»

«Sì, lo so. Ma Olver mi ha fatto promettere di controllare. Se non avessi detto a Noal di distrarre il ragazzo, mi aspetterei di aprire le bisacce e trovarcelo dentro. Voleva davvero venire.»

«Una notte a ballare e giocare d’azzardo non è posto per un ragazzo» borbottò Mat.

«Vorrei solo potermi fidare che gli uomini all’accampamento non lo corrompessero peggio di una taverna.»

«Be’, è rimasto indietro senza fare storie una volta che anche Noal si è tirato fuori.» Olver era convinto che, se avesse giocato abbastanza a Serpenti e Volpi, avrebbe scoperto qualche strategia segreta per sconfiggere gli Aelfinn e gli Eelfinn. «Il ragazzo pensa ancora di venire con noi nella torre» disse Thom più piano. «Sa che non può essere uno dei tre, ma progetta di aspettarci fuori. Forse fare irruzione per salvarci se non usciamo abbastanza in fretta. Non voglio essere lì quando scoprirà la verità.»

«Neanch’io ho intenzione di esserci» disse Mat. Più avanti, gli alberi si aprivano in una piccola vallata con pascoli verdi che sorgevano alti fra le colline ai lati. Una cittadina con diverse centinaia di costruzioni era annidata fra le pendici, con un torrente montano che scorreva nel mezzo. Le case erano di una pietra color grigio scuro, ciascuna con un camino che spuntava, e da molti di essi si levava un filo di fumo, f tetti erano a spiovente per fare i conti con quelli che erano probabilmente inverni molto nevosi, anche se il solo bianco ancora visibile era sui picchi in lontananza. Alcuni operai erano già impegnati su diversi tetti a rimpiazzare tegole danneggiate dall’inverno, mentre capre e pecore pascolavano sui versanti delle colline, controllate da giovani pastori.

Rimanevano alcune ore di luce, e altri uomini lavoravano alle facciate dei negozi e ai recinti. Altri passeggiavano per le strade del villaggio, senza alcuna urgenza nella loro andatura. Tutto sommato, la piccola cittadina aveva un’aria rilassante che mischiava ozio a operosità.

Mat si fermò accanto a Talmanes e ai soldati. «Questa sì che è una bella vista» commentò Talmanes. «Stavo cominciando a pensare che ogni cittadina del mondo stesse cadendo a pezzi, fosse stracolma di profughi o sotto il giogo degli invasori. Almeno questa non sembra sul punto di svanire davanti a noi…»

«Che la Luce non voglia» disse Mat rabbrividendo, ripensando alla cittadina scomparsa nell’Altara. «Comunque, speriamo che non gli dispiaccia commerciare con degli stranieri.» Squadrò i soldati; tutti e cinque erano Braccia Rosse, fra i migliori che aveva. «Tre di voi con le Aes Sedai. Ho il sospetto che vorranno alloggiare a un’altra locanda rispetto alla mia. Ci incontreremo domattina.»

I soldati gli rivolsero il saluto e Joline tirò su col naso mentre lo superava sul suo cavallo, non guardando Mat di proposito. Lei e le altre si diressero giù per il pendio in un piccolo capannello, con i tre soldati di Mat che le seguivano.

«Quella laggiù sembra una locanda» disse Thom, indicando verso un edificio più grande sul lato orientale del villaggio. «Mi troverai lì.» Salutò, poi spronò il suo desinerò al trotto e si avviò, col mantello da menestrello che svolazzava dietro di lui. Arrivare per primo gli avrebbe dato la migliore opportunità per un’entrata spettacolare.

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