Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
- Автор: Вазари Джорджо
- Язык: итальянский
- Жанр: Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги
Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:
Nella sagrestia nuova, pur di quella chiesa, fece il disegno di que' fanciulli che tengono i festoni che girano intorno al fregio, e così il disegno delle figure, che si feciono nel vetro dell'occhio che è sotto la cupola, cioè quello dove è l'incoronazione di Nostra Donna, il quale disegno è tanto migliore di quelli che sono negl'altri occhi, quanto manifestamente si vede. A San Michele in Orto di detta città, lavorò di marmo, per l'Arte de' Beccai, la statua del San Piero, che vi si vede figura savissima e mirabile; e per l'Arte de' Linaiuoli il San Marco Evangelista, il quale avendo egli tolto a fare insieme con Filippo Brunelleschi finì poi da sé, essendosi così Filippo contentato. Questa figura fu da Donatello con tanto giudizio lavorata, che essendo in terra non conosciuta la bontà sua da chi non aveva giudizio, fu per non essere dai Consoli di quell'Arte lasciata porre in opera; per il che disse Donato che gli lasciassero metterla su, che voleva mostrare, lavorandovi attorno, che un'altra figura e non più quella ritornerebbe. E così fatto, la turò per quindici giorni, senza altrimenti averla tocca, la scoperse, riempiendo di maraviglia ognuno.
All'Arte de' Corazzai fece una figura di S. Giorgio armato, vivissima; nella testa della quale si conosce la bellezza nella gioventù, l'animo et il valore nelle armi, una vivacità fieramente terribile et un maraviglioso gesto di muoversi dentro a quel sasso. E certo nelle figure moderne non s'è veduta ancora tanta vivacità, né tanto spirito in marmo, quanto la natura e l'arte operò con la mano di Donato in questa. E nel basamento che regge il tabernacolo di quella, lavorò di marmo in basso rilievo, quando egli amazza il serpente, ove è un cavallo molto stimato e molto lodato. Nel frontispizio fece di basso rilievo mezzo un Dio Padre, e dirimpetto alla chiesa di detto oratorio, lavorò di marmo e con l'ordine antico detto corinzio, fuori d'ogni maniera todesca, il tabernacolo per la Mercatanzia per collocare in esso due statue, le quali non volle fare perché non fu d'accordo del prezzo. Queste figure, dopo la morte sua, fece di bronzo, come si dirà, Andrea del Verrochio. Lavorò di marmo, nella facciata dinanzi del Campanile di S. Maria del Fiore, quattro figure di braccia cinque, delle quali due, ritratte dal naturale, sono nel mezzo, l'una è Francesco Soderini giovane, e l'altra Giovanni di Barduccio Cherichini, oggi nominato il Zuccone. La quale per essere tenuta cosa rarissima e bella quanto nessuna che facesse mai, soleva Donato, quando voleva giurare, sì che si gli credesse, dire: "Alla fe' ch'io porto al mio Zuccone", e mentre che lo lavorava, guardandolo tuttavia gli diceva: "Favella, favella, che ti venga il cacasangue!". E da la parte di verso la canonica, sopra la porta del campanile, fece uno Abraam che vuole sacrificare Isaac, et un altro profeta, le quali figure furono poste in mezzo a due altre statue. Fece per la Signoria di quella città un getto di metallo, che fu locato in piazza in un arco della loggia loro, et è Giudit che ad Oloferne taglia la testa, opera di grande eccellenza e magisterio, la quale, a chi considera la semplicità del difuori, nell'abito e nello aspetto di Giudit, manifestamente scuopre nel didentro l'animo grande di quella donna e lo aiuto di Dio, sì come nell'aria di esso Oloferne, il vino et il sonno e la morte nelle sue membra, che per avere perduti gli spiriti si dimostrano fredde e cascanti. Questa fu da Donato talmente condotta, che il getto venne sottile e bellissimo, et appresso fu rinetta tanto bene, che maraviglia grandisima è a vederla. Similmente il basamento, ch'e un balaustro di granito con semplice ordine, si dimostra ripieno di grazia et a gli occhi grato in aspetto. E sì di questa opra si sodisfece, che volle, il che non aveva fatto nell'altre, porvi il nome suo, come si vede in quelle parole: Donatelli opus. Trovasi di bronzo, nel cortile del palazzo di detti signori, un David ignudo quanto il vivo, ch'a Golia ha troncato la testa, et alzando un piede, sopra esso lo posa, et ha nella destra una spada. La quale figura è tanto naturale nella vivacità e nella morbidezza che impossibile pare agli artefici che ella non sia formata sopra il vivo. Stava già questa statua nel cortile di casa Medici, e per lo essilio di Cosimo in detto luogo fu portata. Oggi il duca Cosimo, avendo fatto dove era questa statua una fonte, la fece levare, e si serba per un altro cortile, che grandissimo disegna fare dalla parte di dietro del palazzo, cioè dove già stavano i leoni. È posto ancora nella sala dove è l'oriuolo di Lorenzo della Volpaia, da la mano sinistra, un David di marmo bellissimo, che tiene fra le gambe la testa morta di Golia sotto i piedi, e la fromba ha in mano, con la quale l'ha percosso. In casa Medici, nel primo cortile, sono otto tondi di marmo, dove sono ritratti cammei antichi e rovesci di medaglie et alcune storie fatte da lui molto belle, quali sono murati nel fregio, fra le finestre e l'architrave, sopra gli archi delle logge. Similmente la restaurazione d'un Marsia di marmo bianco antico, posto all'uscio del giardino, et una infinità di teste antiche poste sopra le porte, restaurate e da lui acconce con ornamenti d'ali e di diamanti, impresa di Cosimo, a stucchi benissimo lavorati. Fece di granito un bellissimo vaso che gettava acqua; et al giardino de' Pazzi in Fiorenza, un altro simile ne lavorò che medesimamente getta acqua. Sono in detto palazzo de' Medici Madonne di marmo e di bronzi di basso rilievo, et altre storie di marmi, di figure bellissime e di schiacciato rilievo maravigliose. E fu tanto l'amore che Cosimo portò alla virtù di Donato, che di continuo lo faceva lavorar; et allo incontro ebbe tanto amore verso Cosimo Donato ch'ad ogni minimo suo cenno indovinava tutto quel che voleva, e di continuo lo ubbidiva. Dicesi che un mercante genovese fece fare a Donato una testa di bronzo quanto il vivo, bellissima, e per portarla lontano sottilissima, e che per mezzo di Cosimo tale opra gli fu allogata. Finitala adunque, volendo il mercante sodisfarlo, gli parve che Donato troppo ne chiedesse, per che fu rimesso in Cosimo il mercato, il quale, fattala portare in sul cortile disopra di quel palazzo, la fece porre fra i merli che guardano sopra la strada, perché meglio si vedesse. Cosimo dunque, volendo accomodare la differenza, trovò il mercante molto lontano da la chiesta di Donato; per che, voltatosi, disse ch'era troppo poco. Laonde il mercante, parendogli troppo, diceva che in un mese o poco più lavorata l'aveva Donato, e che gli toccava più d'un mezzo fiorino per giorno. Si volse allora Donato con collera, parendogli d'essere offeso troppo, e disse al mercante che in un centesimo d'ora averebbe saputo guastare la fatica e 'l valore d'uno anno; e dato d'urto alla testa, subito su la strada la fece ruinare, della quale se ne fer molti pezzi, dicendogli che ben mostrava d'essere uso a mercatar fagiuoli e non statue. Per che egli pentitosi, gli volle dare il doppio più, perché la rifacesse, e Donato non volle per sue promesse, né per prieghi di Cosimo, rifarla già mai.