I fuochi del cielo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #5
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «I fuochi del cielo». Краткое содержание книги:
«Non te,» le disse Sheriam «o qualsiasi altro elemento di questo consiglio. Hai acconsentito a vedere la fine di questa avventura, Myrelle, quando hai accettato di sederti con noi, e questo non significa andartene in giro solo perché sei annoiata. Temo che ci sarà più eccitazione di quanta chiunque di noi ne desideri, prima di aver terminato.» In altre circostanze sarebbe stata un’Amyrlin eccellente, in queste era semplicemente troppo forte e sicura di se stessa. «Ma le Verdi... sì, sono d’accordo. Due?» Gli occhi verdi scivolarono sulle altre. «Per essere sicure?»
«Kiruna Nachiman?» propose Anaiya e Beonin aggiunse, «Bera Harkin?»; le altre annuirono, tranne Myrelle che sollevò le spalle irritata. Le Aes Sedai non mettevano il broncio, ma lei vi si era avvicinata parecchio.
Siuan emise il secondo sospiro di sollievo. Era certa che il suo ragionamento fosse giusto. Era scomparso da qualche parte e si trovava in un qualsiasi punto fra la Dorsale del Mondo e l’oceano Aryth; le voci erano folli. Inoltre ovunque fosse Moiraine sarebbe stata con lui tenendolo al guinzaglio. Kiruna e Bera avrebbero certamente portato una lettera a Moiraine e fra loro due avevano sette Custodi per evitare che un Aiel le uccidesse.
«Non vogliamo stancare te e Leane» proseguì Sheriam. «Chiederò a una delle Sorelle Gialle di controllarvi entrambe. Forse sarà in grado di fare qualcosa per aiutarvi, per darvi qualche forma di sollievo. Ordinerò che vi preparino delle stanze dove potrete riposarvi un po’.»
«Se devi essere a capo dei nostri occhi e delle nostre orecchie,» aggiunse solerte Myrelle «è necessario che ti mantenga forze.»
«Non sono così fragile come sembri pensare» protestò Siuan. «Se lo fossi stata, sarei riuscita a seguirvi per oltre tremila chilometri? Qualsiasi forma di debolezza avessi dopo essere stata quietata adesso è sparita, credetemi.» La verità era che aveva di nuovo ritrovato un centro di potere e adesso non voleva lasciarlo andare, ma certo non poteva confessarlo. Tutti quegli occhi preoccupati erano puntati su di lei e Leane. Be’, non quelli di Carlinya in particolare, ma tutti gli altri. Luce! Manderanno una novizia a rimboccarci le coperte! pensò.
Ci fu un breve colpo alla porta e subito entrò Arinvar, il Custode di Sheriam. Cairhienese, non era alto e snello, ma pure con le tempie grigie aveva i lineamenti duri e si muoveva come un leopardo in agguato. «Da est stanno giungendo venti strani cavalieri» esordì senza alcuna premessa.
«Non sono Manti Bianchi» aggiunse Carlinya, «o immagino che almeno quello ce lo avresti detto.»
Sheriam la guardò. Molte Sorelle si mostravano piuttosto permalose quando qualcun altro si intrometteva fra loro e il proprio Gaidin. «Non possiamo consentirgli di andare via e forse di spargere la voce della nostra presenza qui. C’è modo di catturarli, Arinvar? Lo preferirei piuttosto che ucciderli.»
«Entrambe le cose potrebbero essere difficoltose» rispose. «Machan mi ha riferito che sono armati e sembrano dei veterani. Valgono almeno dieci volte un numero equivalente di giovani soldati.»
Morvrin emise un verso di frustrazione. «Dobbiamo fare una o l’altra cosa. Perdonami Sheriam. Arinvar. I Gaidin sarebbero in grado di far avvicinare le Sorelle più agili abbastanza da intessere Aria attorno a loro?»
L’uomo scosse leggermente la testa. «Madian sostiene che potrebbero aver visto alcuni dei Custodi di guardia. Di sicuro si accorgerebbero se cercassimo di condurre una o due di voi presso di loro. E stanno ancora avanzando.»
Siuan e Leane non erano le sole a scambiarsi delle occhiate stupite. Erano pochi gli uomini che riuscivano a vedere un Custode che non voleva essere visto, anche senza il mantello dei Gaidin.
«Allora devi fare quello che ritieni sia la cosa migliore» aggiunse Sheriam. «Catturali, se possibile. Ma nessuno deve fuggire per tradirci.»
Prima che Arinvar terminasse l’inchino con la mano sull’elsa della spada, di fianco a lui apparve un altro uomo, alto e ampio di torace, con i capelli che gli arrivavano alle spalle e una barba corta che lasciava il labbro superiore scoperto. Eseguiti da lui, i fluidi movimenti tipici dei Custodi sembravano strani. Ammiccò a Myrelle, la sua Aes Sedai, mentre ancora diceva con un marcato accento illianese, «La maggior parte dei cavalieri si è fermata, ma uno sta procedendo da solo. Anche se la mia vecchia madre mi smentisse, sarei ancora convinto che si tratta di Gareth Bryne a giudicare dall’occhiata che gli ho rivolto.»
Siuan lo fissò e d’improvviso le mani e i piedi le si gelarono. Delle voci abbastanza insistenti sostenevano che Myrelle avesse sposato questo Nuhel e gli altri due Custodi, a dispetto di convenzioni e leggi in ogni terra di cui Siuan avesse sentito parlare. Era il tipo di idea incongruente che attraversava una mente sbigottita e in quel momento si sentiva come se un pennone le fosse caduto sulla testa. Bryne qui? È impossibile, si tratta di una follia, si disse. Di certo l’uomo non aveva potuto seguirle fino qui solo per... Oh, sì, avrebbe potuto e voluto. Quello lo avrebbe voluto. Mentre viaggiavano si era spesso ripetuta che il non lasciare tracce alle loro spalle era solo un eccesso di cautela, che Elaida sapeva che non erano morte, qualsiasi cosa proclamassero le voci, e non avrebbe smesso di dar loro la caccia fino a quando non le avrebbe trovate o fosse stata deposta. Siuan si era molto adirata di essere infine costretta a chiedere indicazioni, eppure il pensiero che l’aveva morsa come uno squalo non era che Elaida prima o poi potesse scovare un fabbro in un piccolo villaggio dell’Altara, ma che quel fabbro sarebbe stato come una chiara insegna per Bryne. Ti sei detta che era sciocco, vero? E adesso eccolo qui, concluse.
Si ricordava bene del confronto con l’uomo quando aveva dovuto costringerlo a seguire la sua volontà in quella faccenda con il Murandy. Era stato come piegare una spessa barra di ferro o una molla molto resistente che avrebbe rimbalzato via se fosse stata lasciata anche solo per un istante. Siuan aveva fatto ricorso a tutte le sue forze, umiliandolo in pubblico per essere sicura che sarebbe rimasto chino fino a quando ne aveva bisogno. Non avrebbe potuto facilmente contravvenire ai patti che aveva concordato mentre era in ginocchio a implorare perdono, con cinquanta nobili che assistevano alla scena. Anche con Morgase era stato difficile, e Siuan non aveva voglia di giocarsi Bryne fornendo alla donna una scusa per andare contro i suoi ordini. Era strano pensare che allora lei ed Elaida avevano lavorato assieme per indirizzare Morgase nella direzione che volevano loro.
Doveva mantenere il controllo su se stessa. Era stupefatta e stava pensando a tutto tranne a quello che serviva. Concentrati, si disse. Non è il momento di lasciarsi prendere dal panico. «Devi mandarlo via o ucciderlo.»
Sapeva di aver commesso un errore nel momento in cui le parole le uscirono di bocca con troppa apprensione. Anche i Custodi la guardavano e le Aes Sedai... prima di allora non aveva mai saputo cosa provasse qualcuno privo del Potere con tutti quegli occhi rivolti contro al massimo della forza. Si sentiva nuda, anche la mente era spoglia. Pur consapevole che le Aes Sedai non potevano leggere nel pensiero aveva ancora voglia di confessare prima che iniziarono a elencare le sue bugie e i suoi crimini. Sperava di non avere la stessa espressione di Leane, guance rosse e occhi spalancati.
«Tu sai perché si trova qui.» La voce di Sheriam era piena di calma certezza. «Tutte e due ne siete al corrente. E non volete confrontarvi con lui. Abbastanza da lasciare che lo uccidiamo per voi.»
«Ci sono pochi grandi capitani ancora in vita.» Nuhel li elencò contandoli con le dita guantate. «Agelmar Jaga e Davram Bashere non abbandonerebbero mai la Macchia, suppongo, e Pedron Niall certamente non vi sarebbe di alcuna utilità. Se Rodel Iturande è ancora vivo di sicuro starà concentrandosi da qualche parte nell’Arad Doman.» Sollevò quindi il pollice. «E quindi resta solo Gareth Bryne.»