Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]
- Автор: Бенфорд Грегори, Брин Дэвид
- Год: 1987
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0182-2
- Переводчик: Сандро Сандрелли
- Жанр: Космическая фантастика
Электронная книга - «Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]». Краткое содержание книги:
Ozymandias, il mio nascondiglio segreto. Virginia lanciò un'occhiata all'angolo del laboratorio alle sue spalle, dove la piccola Wendy sedeva paziente, assorbendo un rivoletto di corrente da una presa alla parete. Il minuscolo mech addetto alla manutenzione pigolò una volta e fece per alzarsi, ma quando Virginia non disse niente, tornò a sedersi.
È strano come per un po' non ci si accorga delle cose, e poi d'un tratto queste ci colpiscono con forza. Erano passati quasi due anni, da quando Virginia era stata scongelata e riportata in servizio, eppure durante tutto quel tempo non aveva prestato la minima attenzione a Wendy. Aveva avuto troppo da fare.
Adesso contemplava il piccolo mech, confusa.
Trent'anni. Ha pulito, ha accudito al mio personale rifugio, sorvegliandolo, tenendo le cose proprio come le avevo lasciate io.
Forse Saul ha ragione. Forse faccio un buon lavoro.
Sorrise.
Attenta, ragazza. Continua così e comincerai davvero a immaginare te stessa come una dea, come quelle povere creature, ormai quasi del tutto non più umane, che hanno seguito Ingersoll dentro le più profonde caverne, che s'inchinano davanti ai miei mech e li chiamano per nome. Gli ultimi due anni avevano significato tanto di quel lavoro per lei, per Saul e per Carl. Rimase colpita dal fatto che non aveva dedicato nessun tempo per soffermarsi a pensare a ciò che era capitato a tutti loro.
Bel terzetto che siamo. Nessuno di noi era importante ai tempi in cui viveva il capitano Cruz, e si trattava di un'unica, grande e felice spedizione di ricerca. Carl era soltanto un sottufficiale, io ero un tecnico cadetto specializzato in intelligenza artificiale e Saul era un dottore con una strana passione per i microbi.
Adesso il povero Carl è qualsiasi cosa passi per comandante, oggi. Io sono la donna-ragno che manda fuori la ragnatela dei fuchi per rattoppare le gallerie e tenere sotto controllo la poltiglia. E Saul…
Fece una pausa di riflessione. Di tutti noi è quello che maggiormente è cambiato. Signore, spero di non perdere un bravo uomo per ritrovarmi con una divinità.
Si era mostrato così preoccupato di recente. Quasi ossessionato. Riluttante a collegarsi con lei nell'intimo tocco dell'amplificazione neurale. Come se mi nascondesse qualcosa… e volesse proteggermi da qualcosa che sente non capirei mai.
Alla fine erano arrivati ai ferri corti. La settimana precedente si era sfogata, gli aveva gridato addosso in preda alla frustrazione. Da allora, lui le aveva lasciato pochi, concisi messaggi, i suoi mech l'avevano visto nei coridoi, ma a tutti gli effetti avrebbero potuto benissimo essere su due diversi pianeti.
Tutt'intorno a lei le immagini olografiche brillavano debolmente. Perfino alcune unità che si erano guastate durante il suo lungo sonno erano state sostituite, adesso che lei e Jeffers erano riusciti a far funzionare a dovere la fabbrica automatica al Livello A. Forse per la prima volta dal suo risveglio non brillava nessuna luce rossa di allarme.
Sostò a lungo con lo sguardo sulla macchina bio-organica Kelmar, per portare a bordo la quale avevano utilizzato una buona metà della sua quota-peso… tanto tempo fa. Il cuore del suo computer bio-cibernetico.
— JonVon — bisbigliò, — ho bisogno di distrarmi un po' dai miei guai.
C'erano cose che aveva avuto l'abitudine di fare, per divertirsi, e da anni non aveva più avuto il tempo di dedicarsi ad esse. Ma adesso…
— Vediamo un po' quanto sono arruginita nella simulazione visiva — disse a bassa voce, e schiacciò il pulsante sulla placca identificatrice del Kelmar. Uno schermo si accese.
Allora, Virginia, qualcosa di più della solita routine, oggi?
Lei scosse la testa. — Spassiamocela un po' come ai vecchi tempi.
Passò quindi alcuni momenti ad attivare interruttori e a calibrare il sistema, prima di applicarsi il logoro disco del suo connettore neurale. Si era talmente abituata al flusso diretto dei dati, a controllare o a programmare mech remoti come se fossero parte del proprio corpo, che le ci vollero alcuni minuti per tornare al modo sperimentale, «sintetico», che un tempo era stata la sua tecnica speciale per interagire con JonVon.
Ma JonVon lo ricordava, Virginia dovette soltanto desiderarlo, ed esplose un arcobaleno di luce… la risplendente tavolozza di un artista.
Mi sono dimenticata i colori! Come ho potuto rimanere lontana da tutto questo per tanto tempo?
Virginia costruì nuvole rosa sopra un placido mare azzurro-verde. Creò sette palle multicolori e le fece lanciare da mani immaginarie con la destrezza di un giocoliere, qualcosa che non sarebbe mai riuscita a fare sul piano «reale».
Siamo in gran forma oggi, Virginia.
Lei sorrise. — Già, siamo proprio in gran forma, JonVon. Dovrò scendere dentro di te per vedere cos'hai combinato con il tuo software di simulazione.
Mi sono dato molto da fare. Durante la mia malattia ho avuto troppe distrazioni per parlartene. Comunque, ci sono stati alcuni risultati interessanti. Sono un libro aperto per te. In qualunque momento tu sia pronta.
— Più tardi. In questo momento voglio soltanto giocare un po'.
Non era soltanto nella simulazione visiva che JonVon aveva fatto progressi. Soltanto i suoi orecchi addestrati sapevano cogliere i piccoli segni nelle sue parole, nel giro delle frasi e nella loro cadenza, che indicavano come fosse ancora lontano da un essere intelligente. Altrimenti, la sua voce avrebbe potuto facilmente essere quella d'una creatura vivente.
Virginia si gingillò con le immagini, facendo spalancare davanti a sé il vasto mare illuminato dalla luna. Un banco di pesci volanti. Delle noctiluche sfavillavano sulla scia ribollente di un'ombra misteriosa, appena sotto la superficie.
Ne provò una sensazione piacevole. Qui, all'interno della macchina, non c'era nessuna di quelle crisi torbide e confuse che assillavano tutti loro all'esterno. Qui, niente poteva spaventarla. Era troppo simile a casa sua.
Signore, come mi mancano le Hawaii.
Virginia creò una focena nell'acqua la quale, giocosa, ciangottò e la spruzzò. La simulazione era così vivida che le parve quasi di sentire le goccioline.
Quanto tempo è passato da quando Saul ed io abbiamo fatto all'amore collegati in questo modo?
Soffocò il pensiero.
Tenteremo di modellare una personalità, oggi, Virginia?
Lei scosse la testa. — No, JonVon. Dopo tanto tempo non sono ancora pronta a tentar di nuovo una cosa del genere. Ti dico una cosa, però. Facciamo passare una simulazione della sgomitata gravitazione trasmessaci dal Controllo Terrestre. Quella per la quale Carl ha fatto votare il Consiglio la settimana scorsa. Hai esaminato la copia che ho inserito ieri?
Sì, Virginia. Vuoi un grafico? Le cifre? Oppure una simulazione onnisensoriale con estrapolazione?
— Onnisensoriale, JonVon. Voglio cavalcare la cometa… vedere come sarà fra quarant'anni, quando apriremo i colombari e ci troveremo vicini a casa.
Casa pensò. Ottant'anni di cambiamenti. Chissà se anche soltanto si ricorderanno di noi?
A Virginia parve quasi di percepire la corsa frenetica degli elettroni superraffreddati mentre la sua controparte faceva i propri preparativi.