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Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]

Электронная книга - «Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]». Краткое содержание книги:

Ogni 76 anni ritorna uno dei più affascinanti e misteriosi visitatori che l’umanità ricordi: la Cometa di Halley. Il suo passaggio più recente è ancora fresco nella memoria, ma questo straordinario romanzo ci parla del prossimo appuntamento, e della spedizione di un gruppo di scienziati su Halley, non solo per scoprirne i misteri, ma per trasformarla in un luogo adatto alla vita. Tra meraviglie tecnologiche e sforzi sovrumani di adattamento, i segreti sepolti nel cuore della cometa (tutt’altro che priva di forme di vita) trasformano un immane progetto di colonizzazione in una spietata lotta per la sopravvivenza. Tuttavia, le minacce non vengono solo da un ambiente irriducibile, ma anche dagli stessi membri della spedizione, un complesso microcosmo che riproduce tensioni, conflitti e pregiudizi che hanno portato la Terra sull’orlo della catastrofe; ma soprattutto c’è il drammatico confronto tra due “forme” umane, quella naturale degli Orthos, e quella manipolata geneticamente dei Perceli. Uno sfondo da cui emergono tre grandi protagonisti, dai quali dipende il futuro della missione: Carl Osborn, Saul Lintz e, soprattutto, Virginia Kaninamanu Herbert, impegnata ad esplorare le frontiere fra l’intelligenza umana e quella artificiale. E il lungo viaggio della cometa nelle profondità dello spazio procede fra eventi memorabili e tremende avversità, in un alternarsi di trionfi e delusioni. Esperienze però che ogni volta lasciano appena intuire le incredibili prospettive che ancora attendono la colonia di Halley. Un grandioso affresco, che ha pochi eguali per ricchezza d’idee ed efficacia narrativa, dove si ritrovano tutti i più grandi temi della fantascienza.
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L'idea più popolare era rappresentata dal piano originario della missione; un sorvolo ravvicinato di Giove durante il ritorno alla parte interna del sistema solare, ma prima che la cometa si avvicinasse troppo al Sole. Potevano sfiorare in profondità il gigantesco pozzo gravitazionale del pianeta come una macchina da corsa per una sterzata violenta, appropriandosi d'una velocità essenziale.

Utilizzando gli sgomitatori del polo Sud, potevano mirare il sorvolo di Giove così da trasformare Halley in una cometa a periodo breve. Ciò avrebbe potuto rendere più facile il salvataggio dallo spazio della Terra e la «mietitura» del nucleo della cometa. Quelli dell'Altopiano Tre favorivano il progetto originario, così come la robusta maggioranza dell'equipaggio dei non-allineati.

Gli Uber, i percell estremisti guidati da Sergeov, volevano una diversa variante del sorvolo di Giove. Il loro obiettivo finale, però, era effettivamente bizzarro, poiché volevano abbandonare del tutto il sistema solare interno e tornare negli spazi qua fuori. Proponevano di attivare una sgomitata a basso impulso, e durante il sorvolo passare sopra Giove, piuttosto che davanti ad esso. Ciò li avrebbe portati a descrivere un cappio verso l'esterno per un nuovo appuntamento con Nettuno. Poi avrebbero usato di nuovo lo sgomitatore per rallentare Halley e venir catturati. Diventando una luna. E di qui diffondersi su Tritone, colonizzando le rocce e il ghiaccio. Una colonia di superuomini, i quali si sarebbero sempre più perfezionati sotto un cielo quasi completamente riempito da una pallida palla verde striata da nubi di metano.

Due progetti radicalmente diversi, ma che esigevano entrambi un appuntamento con Giove nel 2135. L'astronomia consentiva parecchie destinazioni diverse partendo da quel mondo gargantuesco.

Gli spaziali dell'Altopiano Tre e gli Uber di Sergeov erano uniti nella loro necessità di un sorvolo di Giove, ma si trattava di un'alleanza assai traballante. Essi differivano su un gran numero di altre cose, e si scambiavano occhiate guardinghe.

Carl aveva controllato di persona i fabbisogni della missione, non fidandosi dei calcoli di nessuno. Ci sarebbe voluta una variazione di velocità, un cambiamento nell'attuale velocità di Halley, di 284 metri al secondo durante la sgomitata, diretta secondo una angolazione di 72 gradi nord dal piano dell'eclittica. Non tanto facile. Ma comunque possibile, utilizzando i propulsori situati al polo Sud.

Le società medioevali baruffavano su astruse questioni teologiche… e noi adesso stiamo litigando per la linea di mira dei vettori. Ugualmente inutile, forse…

L'ironia dell'alleanza Uber-Altopiano Tre era che adesso gli archisti avevano distrutto entrambe le scelte.

Per riuscire a compiere un buon sorvolo di Giove al punto giusto della ricaduta verso l'interno, avrebbero dovuto assolutamente usare gli sgomitatori del polo Sud. E gli archisti volevano ad ogni costo mantenere la Terra nelle condizioni originarie, al sicuro da ogni contaminazione dovuta ad Halley. Se il sorpasso di Giove fosse riuscito male nelle ore del massimo avvicinamento, Halley avrebbe potuto venir scagliata nelle profondità del sistema solare interno. Gli archisti non avrebbero mai accettato una manovra che avrebbe portato Halley vicina al mondo nativo. Per evitare quella possibilità, avrebbero rifiutato l'uso del polo Sud, a meno che non fossero stati loro ad avere il controllo della manovra. Quiverian e i suoi fanatici avrebbero preferito morire nello spazio profondo piuttosto che lasciarlo fare a qualcun altro.

Carl interpretava i segnali, e sapeva che la situazione era prossima alla guerra. Se qualcosa non fosse stato escogitato al più presto, ci sarebbero stati dei morti. Così, Carl aveva trasmesso una spruzzata di notizie supercompresse alla Terra non appena era tornato… e aveva ricevuto una conferma. Doveva offrire una buona occasione di scelta al consiglio, adesso, prima che le lotte intestine rendessero impossibile qualunque compromesso.

Anche se potessi indorargli la pillola… Aspettò la prima, spontanea interruzione dei discorsi. Adesso la climaparete mostrava uno «sloop» che bordeggiava in mare aperto, la sua solenne virata non era per niente ostacolata dalle luccicante onde azzurro-acciaio che martellavano senza pietà o effetto. Le sue vele si gonfiavano trionfanti, d'un bianco vivido sotto un aspro cielo gelido. Sta virando a babordo pensò. Dal modo in cui si muove…

Lasciò che le discussioni continuassero per un po'. E quando sopraggiunse il silenzio della confusione e del dubbio, come sapeva che sarebbe accaduto, si alzò in piedi e cominciò a parlare. Colse e trattenne a turno lo sguardo di ogni capofazione: Otis Sergeov senza gambe, sospeso in aria, con le braccia inflessibilmente incrociate sul petto; Joao Quiverian, lì presente grazie ad una tregua temporanea, più tetragono che mai, con gli occhi ardenti; Jeffers, che rappresentava il gruppo della Via Marziana, magro e sardonico. E gli altri, che non avevano nessuna particolare politica, ma volevano una possibilità di vita.

Carl parlò lentamente, comunicando più con i gesti e l'espressione che con le parole le speranze che aveva, la richiesta di fiducia, di solidarietà, davanti a quella nuova minaccia.

— Questa missione era stata progettata avendo come punto centrale un rimbalzo al di là di Giove. È per questo che abbiamo piazzato al polo Sud dei propulsori che adesso sono inutilizzabili.

Ciò metteva Quiverian in una posizione difficile. Gli altri fissarono furiosi l'olivastro brasiliano. Naturalmente, Carl non aveva fatto esplicitamente il suo nome. Proseguì in fretta, prima che Quiverian potesse interromperlo.

— Ma la sgomitata del polo Sud non è la nostra unica scelta. — Azionò una linguetta sulla sua manica, e una mappa comparve sullo schermo principale della Centrale. — Basterebbe una sgomitata relativamente semplice a raggiungere la Terra medesima. Un cambio di velocità di soli sessantatré metri al secondo, puntato a circa quaranta gradi sud e a quasi novanta gradi dal Sole ci porterebbe a casa.

Gli uomini e le donne si agitarono, un'ampia gamma di differenti emozioni guizzò sui loro volti. A casa.

— Ma per farlo con l'indispensabile precisione è necessario che prima rendiamo più dritta l'orbita di Halley. Ci arcueremo di nuovo nei pressi della Terra, una manovra ideale per balzare via in fretta e salvarci… ma soltanto dopo il passaggio al perielio. Dovremmo superare quella terribile tempesta. Potete tirare tutti a indovinare quanti di noi riuscirebbero a sopravvivere alla piena estate su una cometa.

Aveva lasciato che le espressioni corrucciate e gli sguardi torvi s'intensificassero. Adesso li disinnescò. Quiverian, rosso come una barbabietola, stava aprendo la bocca.

— Naturalmente il Controllo sulla Terra potrebbe offendersi un pochino…

Si guardarono fra loro, sbatterono gli occhi tutt'insieme, ed esplosero in una fragorosa risata. Il loro riso rilasciò un po' della tensione che si era andata accumulando. Naturalmente, la Terra non avrebbe mai acconsentito a un piano che avrebbe portato le spore delle halleyforme vicino all'atmosfera. Perfino Quiverian si era leggermente rilassato, quando fu chiaro che Carl non aveva parlato sul serio.

— Ci sono altre alternative a Giove — continuò Carl. — Potremmo tentare Venere, balzare via nelle aerolance, decelerare nell'alta atmosfera. Ma ancora una volta dopo il perielio, e potremmo non sopravvivere andando a sbattere in quell'atmosfera a ottanta chilometri al secondo, o giù di lì.

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