I fuochi del cielo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #5
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «I fuochi del cielo». Краткое содержание книги:
La foresta si aprì per lasciare spazio a un grande villaggio con tale velocità che Min rimase abbagliata. Gli alberi della gomma, le querce e dei pini stentati — questi li riconosceva — giungevano a cinquanta passi dalle case con i tetti di paglia costruite con delle pietre di fiume rotonde vicino alle basse colline. Era pronta a scommettere che fino a non molto tempo prima la selva si addentrasse nell’abitato. Alcuni alberi si trovavano raggruppati in piccoli boschetti fra le case, e di tanto in tanto dei ceppi erano vicini alle entrate delle abitazioni. Le strade avevano l’aspetto della terra appena rivoltata, non la superficie battuta sulla quale avevano camminato generazioni di uomini. Alcuni individui in camicia stavano montando un nuovo tetto sopra tre grandi cubi di pietra che probabilmente erano locande, una aveva i resti di un’insegna sbiadita che pendeva sopra la porta, ma da nessuna parte si vedevano dei tetti vecchi. C’erano troppe donne in giro in confronto al numero degli uomini e troppi pochi bambini che giocavano rispetto alle donne presenti. L’odore del pasto di mezzogiorno nell’aria era la sola cosa normale in quel posto.
Se la prima occhiata aveva stupito Min, quando si accorse di cosa aveva di fronte cadde quasi dalla sella. Le donne più giovani, che battevano le coperte dalle finestre o che si affrettavano per compiere qualche commissione, indossavano dei semplici vestiti di lana, ma in nessun villaggio di qualsiasi dimensione c’erano state così tante donne con abiti da cavallo in seta o lana fine, di tutti i colori e tagli. Attorno a queste e alla maggior parte degli uomini fluttuavano aure e immagini, che mutavano e lampeggiavano. I più non le mostravano, ma alle Aes Sedai e ai Custodi di rado mancava un’aura per più di un’ora. I bambini probabilmente erano i figli degli inservienti della Torre. Le Aes Sedai sposate erano poche, ma conoscendole avrebbero fatto ogni sforzo per portare i servi con le loro famiglie fuori da qualsiasi luogo che sentivano di dover abbandonare. Siuan aveva trovato la sua riunione.
C’era un’immobilità misteriosa mentre cavalcavano nel villaggio. Nessuno parlava. Le Aes Sedai erano simili a statue e li guardavano, come anche le giovani ragazze e donne che dovevano essere Ammesse o forse anche novizie. Gli uomini che fino a un momento prima si erano mossi con la grazia di un lupo stavano fermi, con una mano nascosta fra la paglia dei tetti o dietro una soglia, dove avevano nascosto le armi. I bambini svanirono, riuniti velocemente dagli adulti che dovevano essere gli inservienti. Di fronte a tutti quegli sguardi fissi le si rizzavano i peli sulla nuca.
Leane sembrava a disagio e lanciava delle occhiate oblique alle persone che passavano, Siuan rimase con il viso disteso e tranquillo mentre si dirigeva verso la locanda più grande, quella con l’insegna illeggibile; smontò da Bela e la legò all’anello di ferro di uno dei fermi che sembravano messi solo di recente. Aiutando Leane a far scendere Logain da cavallo Min si accorse che stava scrutando i paraggi. Tutti guardavano ma nessuno si muoveva. «Non mi sarei mai aspettata di essere accolta come una figlia perduta da molto tempo,» mormorò all’altra «ma perché nessuna dice almeno ben arrivata?» Prima che Leane potesse risponderle, se ne aveva l’intenzione, Siuan disse: «Be’, non smettere di remare quando la riva è in vista. Portatelo dentro.» Siuan scomparve all’interno mentre Min e Leane stavano ancora guidando Logain verso la porta. Procedeva facilmente, ma quando le donne smettevano di spronarlo faceva solo un passo prima di fermarsi.
La sala comune aveva un aspetto diverso da tutte quelle in cui si era imbattuta prima. I grandi camini naturalmente erano freddi e in alcuni c’erano degli spacchi dove le pietre erano cadute, il soffitto intonacato sembrava marcio, con dei buchi grandi quanto una testa, da cui si vedeva l’incannicciata. Dei tavoli scompagnati di tutte le dimensioni e forme si trovavano su un pavimento provato dal tempo che diverse ragazze stavano spazzando. Alcune donne dal viso privo dei segni dell’età erano sedute ed esaminavano pergamene impartendo ordini ai Custodi, alcuni dei quali indossavano mantelli cangianti, o ad altre donne, tra le quali dovevano esserci Ammesse e novizie. Altre erano troppo vecchie per esserlo, forse almeno la metà aveva i capelli grigi e mostrava con chiarezza gli anni che aveva. C’erano anche uomini che non erano Custodi, la maggior parte dei quali o sfrecciava mentre consegnava messaggi oppure portava le pergamene o serviva coppe di vino alle Aes Sedai. Il trambusto suggeriva la confortante idea di qualcosa che veniva fatto. Aure e immagini danzavano nella stanza, teste coronate, così tante che Min dovette tentare di ignorarle prima che la sopraffacessero. Non fu facile, ma era un trucco che era stata obbligata a imparare da quando si era trovata attorno più di un gruppetto di Aes Sedai.
Quattro Aes Sedai si fecero avanti per accogliere i nuovi arrivati, composte e aggraziate, con le gonne divise. Per Min vedere quei volti familiari fu come ritornare a casa dopo essersi perduta.
Gli occhi a mandorla di Sheriam si fissarono immediatamente sul volto di Min. Dai capelli rosso fiamma si elevavano dei raggi blu e argento e una debole luce dorata, Min però non ne conosceva il significato. Leggermente paffuta, con indosso un abito di seta blu scura, era molto severa. «Sarei più felice di vederti qui, bambina, se sapessi come hai fatto a scoprire la nostra presenza in questo posto e se avessi qualche indizio del perché hai concepito l’insana idea di portarci ‘lui’.» Una mezza dozzina di Custodi si era avvicinata con le mani sulle spade e gli occhi attenti su Logain, che però non sembrava notarli.
Min rimase a bocca aperta. Perché stava rivolgendo le domande a lei? «La mia insana...?» ma non ebbe la possibilità di aggiungere altro.
«Sarebbe molto meglio» si intromise Carlinya, una donna dalle guance pallide «se fosse morto come dicevano le voci.» Il tono impassibile non era dettato dalla rabbia, ma dal freddo ragionamento. La donna apparteneva all’Ajah Bianca. L’abito color avorio che indossava sembrava liso. Per un istante Min vide l’immagine di un corvo che volava vicino ai capelli scuri della donna, più la sagoma dell’uccello che l’animale stesso. Pensò che si trattasse di un tatuaggio, ma non ne conosceva il significato. Si concentrò sui volti cercando di non vedere il resto. «Sembra quasi morto» continuò Carlinya, quasi senza riprendere fiato. «Qualsiasi cosa tu abbia pensato, hai sprecato le tue forze. Ma anche io vorrei sapere come hai fatto a venire a Salidar.»
Siuan e Leane erano rimaste da parte e si scambiavano sguardi divertiti mentre l’assalto proseguiva. Nessuno le guardava.
Myrelle, di una bellezza misteriosa, con un abito di seta verde ricamata sul corpetto a linee oblique dorate, il volto di un ovale perfetto, di solito aveva un sorriso scaltro che avrebbe potuto gareggiare con i nuovi trucchi di Leane. Adesso però non sorrideva mentre si piazzava proprio dietro la Sorella Bianca. «Parla, Min. Non rimanere là in piedi a bocca aperta come una sciocca.» Era nota per il temperamento ardente, anche fra le Verdi. «Devi dircelo» aggiunse Anaiya con voce più gentile, anche se stavolta una tinta di esasperazione la alterava. Era una donna dai lineamenti franchi e materni malgrado il viso senza rughe tipico delle Aes Sedai, la gonna grigio chiaro, e sembrava una madre che stava cercando di non ricorrere al bastone. «Troveremo un posto per te e queste altre due ragazze, ma devi dirci come hai fatto a venire qui.»
Min si scosse e chiuse la bocca. Ma certo. Queste altre due ragazze. Si era talmente abituata a loro così com’erano che non pensava più a quanto erano cambiate. Di certo nessuna di quelle donne le aveva viste dopo che erano state trascinate nei sotterranei della Torre Bianca. Leane era sul punto di scoppiare a ridere e Siuan scuoteva il capo disgustata dalle altre Aes Sedai.
«Non volete parlare con me» rispose Min a Sheriam. Lascia che ‘queste altre due ragazze’ si prendano le occhiatacce tanto per cambiare, si disse. «Chiedete a Siuan o a Leane.» Le donne la fissarono come se fosse pazza finché Min non fece un cenno con il capo alle due compagne di viaggio.