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Le Torri di Mezzanotte

Электронная книга - «Le Torri di Mezzanotte». Краткое содержание книги:

Аннотация

Rand al’Thor, il Drago Rinato, si è confrontato con sé stesso, comprendendo finalmente il suo ruolo nello scontro finale con il Tenebroso. Ora tutto ciò che gli resta da fare prima dell’ultima Battaglia è riparare quanti più danni possibile nel mondo per poi radunare le truppe.
Anche Perrin sta cercando di ricongiungersi con lui, ma sulla sua strada si frappongono ostacoli provenienti dal suo passato, e per superarli dovrà innanzitutto trovare la pace con il lupo dentro di lui. E mentre Egwene, ormai stabilmente Amyrlin Seat, deve confrontarsi con Mesaana, una dei Reietti che da tempo si nasconde all’interno della Torre Bianca, Elayne sta consolidando il suo potere nell’Andor. È qui che arriva Mat, con la sua Banda della Mano Rossa, costretto da un giuramento ad attendere a Caemlyn prima di imbarcarsi in un’impresa impossibile per salvare una persona che tutti credevano morta. Dopo tante peripezie, tutti i protagonisti si ricongiungeranno per affrontare Tarmon Gai’don. Il penultimo episodio di un ciclo che con la sua potente ed essenziale visione del Bene e del Male ha appassionato milioni di lettori.
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Elayne aveva ancora il suo medaglione. Si sentiva nudo senza di esso. Aveva una spada corta appoggiata presso la sua sedia, ma era più che altro apparenza. Un bastone da passeggio era appoggiato con innocenza accanto a essa; lui avrebbe preferito usare quello, oppure i coltelli nascosti nella sua giacca. Ma una spada era più visibile e avrebbe fatto pensare due volte i malviventi che si aggiravano per le strade di Caemlyn Bassa.

«So perché stai chiedendo di lui» disse Chet. C’era un uomo come Chet in quasi ogni taverna. Abbastanza vecchio da aver visto uomini come Mat nascere, crescere e morire, e disposto a parlare di tutti quegli anni se gli davi abbastanza da bere. O spesso se non lo facevi.

La barba incolta sulla faccia lunga di Chet era screziata d’argento e indossava un cappello sghembo. La sua giacca rattoppata un tempo era stata nera, e lo stemma rosso e bianco su di essa era troppo sbiadito per leggerlo. Era vagamente militare, e di solito una persona non otteneva cicatrici come quella spessa e infiammata sulla sua guancia e sul collo da una zuffa da taverna.

«Già,» continuò Chet «molti stanno chiedendo del capo di quella Banda. Be’, questo boccale di birra è gradito, perciò lascia che ti dia qualche consiglio. Tu cammini come se sapessi qual è il lato giusto per impugnare quella spada, ma saresti uno sciocco a sfidare quello. Principe dei Corvi, Signore della Fortuna. Ha affrontato la vecchia morte stessa e ha giocato a dadi per il suo futuro, oh sì. Non ha mai perso un combattimento.»

Mat non disse nulla. Si appoggiò contro lo schienale della sua sedia. Questa era la sua quarta taverna stanotte, e in tre di esse era stato in grado di trovare voci su Matrim Cauthon. Solo un poco di verità in esse. Sangue e maledette ceneri!

Oh, certo, c’erano racconti anche di altra gente. Perlopiù su Rand, ciascuno dei quali faceva turbinare i colori quando li udiva. I Seanchan avevano conquistato Tear, no Illian, no Rand li aveva sconfitti tutti e stava combattendo l’Ultima Battaglia proprio ora. No! Faceva visita a donne nel sonno, mettendole incinte. No, quello era il Tenebroso. No, Mat era il Tenebroso.

Dannate storie. Avrebbero dovuto lasciare in pace Mat. Alcune poteva ricondurle alla Banda, come la cittadina piena dei morti risvegliati. Ma molte delle persone affermavano che le storie provenivano da loro zio o cugino o nipote.

Mat tirò a Chet un pezzo di rame. L’uomo inclinò cortesemente il suo cappello e andò a prendersi un’altra birra. Mat non aveva voglia di bere. Aveva il sospetto che quelle immagini di lui fossero parte del motivo per cui le storie si stavano diffondendo così rapidamente. Nell’ultima taverna che aveva visitato, qualcuno aveva addirittura tirato fuori una copia del disegno — piegata e sgualcita — e gliel’aveva mostrata. Nessuno finora lo aveva riconosciuto, però.

Il fuoco nel camino continuava a scoppiettare. Caemlyn Bassa stava crescendo e uomini intraprendenti si erano resi conto che fornire bevande e alloggi per la gente di passaggio poteva fruttare un buon profitto. Così le catapecchie avevano cominciato a diventare taverne, e quelle avevano cominciato a diventare locande complete.

Il legno era molto richiesto e parecchie delle bande di mercenari si erano messe a tagliarlo. Alcuni lavoravano onestamente, pagando la tassa della regina per quello che prendevano. Altri lavoravano in maniera meno legale. Per questo c’erano già state delle impiccagioni. Chi l’avrebbe detto? Uomini appesi per aver tagliato degli alberi di frodo? E poi cosa? Uomini impiccati per aver rubato della terra?

Caemlyn Bassa era cambiata in modo drastico, con strade che spuntavano e edifici che venivano ampliati. Pochi anni e Caemlyn Bassa sarebbe stata una città a sé! Avrebbero dovuto costruire un’altra cinta di mura per racchiuderla.

La stanza odorava di sporco e sudore, ma non più di altre taverne. Quello che veniva versato veniva rapidamente pulito e le cameriere parevano entusiaste di avere del lavoro. Una in particolare gli rivolse un sorriso tranquillo, riempiendogli il boccale e mostrandogli un po’ di caviglia. Mat si assicurò di ricordarsela: sarebbe andata bene per Talmanes.

Mat sollevò la sua sciarpa quanto bastava per bere. Si sentiva uno sciocco a indossarla a quel modo. Ma faceva troppo caldo per un mantello con cappuccio, e la barba era stata una tortura. Perfino con la sciarpa sulla faccia, non risaltava molto a Caemlyn Bassa: non era l’unico ad andare in giro a volto coperto. Spiegava di aver ricevuto una brutta cicatrice che voleva coprire; altri pensavano che avesse una taglia sulla sua testa. Entrambe le cose erano vere, purtroppo.

Rimase seduto per un po’, con lo sguardo fisso tra le fiamme danzanti del focolare. L’avvertimento di Chet fece venire a Mat uno scomodo buco allo stomaco. Più cresceva la sua reputazione, più era probabile che qualcuno volesse sfidarlo. Ci sarebbe stata enorme notorietà nell’uccidere il Principe dei Corvi. Dove avevano sentito quel nome? Sangue e dannate ceneri!

Una figura si unì a lui presso il fuoco. Dinoccolato e ossuto, Noal sembrava simile a uno spaventapasseri che si fosse dato una ripulita e avesse deciso di andare in città. Malgrado i capelli bianchi e il volto coriaceo, Noal era vispo come uomini che avevano la metà dei suoi anni. Quando maneggiava un’arma, comunque. Altre volte pareva impacciato come un mulo in un salotto buono.

«Sei un uomo piuttosto famoso» disse Noal a Mat, protendendo le mani verso il fuoco. «Quando ti sei imbattuto in me a Ebou Dar, non avevo idea dell’illustre compagnia in cui mi sarei trovato. Qualche altro mese e sarai più famoso di Jain Farstrider.»

Mat si accucciò ancora più in basso nella sua sedia.

«Gli uomini pensano sempre che sarebbe grandioso essere noti in ogni taverna e in ogni città» disse Noal piano. «Ma che io sia folgorato se non si tratta solo di un grattacapo.»

«E tu che ne sai?»

«Jain se ne lamentava» disse Noal piano.

Mat mugugnò. Poi arrivò Thom. Era vestito come il servitore di un mercante, con indosso un completo blu che non era troppo elegante, ma nemmeno troppo logoro. Stava sostenendo di essere giunto a Caemlyn Bassa per stabilire se il suo padrone avrebbe fatto bene ad aprire un negozio qui.

Thom portava quel travestimento con imperturbabilità, incerandosi i baffi in punte e parlando con un lieve accento murandiano. Mat si era offerto di inventare una storia che contribuisse alla veridicità della sua recita, ma Thom aveva tossito e aveva detto di averne già elaborato una. Folgorato bugiardo di un menestrello.

Thom tirò lì accanto una sedia, occupandola con grazia, come se fosse un servitore che teneva sé stesso in gran considerazione. «Ah, che spreco del mio tempo è questo! Il mio padrone insiste che io mi mischi a una marmaglia come questa! E qui trovo il peggio del peggio.»

Noal ridacchiò piano.

«Se solo» disse Thom in tono drammatico «fossi stato mandato invece all’accampamento dell’insigne, stupefacente, indistruttibile, celebre Matrim Cauthon! Allora avrei certamente...»

«Che io sia folgorato, Thom» disse Mat. «Lascia soffrire un uomo in pace.»

Thom rise, facendo cenno a una cameriera e ordinando da bere per tutti e tre. Le diede una moneta in più e le chiese piano di impedire a orecchie indiscrete di arrivare troppo vicino al focolare.

«Sei sicuro di volere che ci incontriamo qui?» chiese Noal «Andrà bene» disse Mat. Non voleva essere visto di nuovo al campo, temendo che il gholam lo cercasse lì.

«D’accordo, allora» disse Noal. «Sappiamo dov’è la torre e possiamo arrivarci, sempre che Mat ci procuri un passaggio.»

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