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Le Torri di Mezzanotte

Электронная книга - «Le Torri di Mezzanotte». Краткое содержание книги:

Аннотация

Rand al’Thor, il Drago Rinato, si è confrontato con sé stesso, comprendendo finalmente il suo ruolo nello scontro finale con il Tenebroso. Ora tutto ciò che gli resta da fare prima dell’ultima Battaglia è riparare quanti più danni possibile nel mondo per poi radunare le truppe.
Anche Perrin sta cercando di ricongiungersi con lui, ma sulla sua strada si frappongono ostacoli provenienti dal suo passato, e per superarli dovrà innanzitutto trovare la pace con il lupo dentro di lui. E mentre Egwene, ormai stabilmente Amyrlin Seat, deve confrontarsi con Mesaana, una dei Reietti che da tempo si nasconde all’interno della Torre Bianca, Elayne sta consolidando il suo potere nell’Andor. È qui che arriva Mat, con la sua Banda della Mano Rossa, costretto da un giuramento ad attendere a Caemlyn prima di imbarcarsi in un’impresa impossibile per salvare una persona che tutti credevano morta. Dopo tante peripezie, tutti i protagonisti si ricongiungeranno per affrontare Tarmon Gai’don. Il penultimo episodio di un ciclo che con la sua potente ed essenziale visione del Bene e del Male ha appassionato milioni di lettori.
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Siuan sbuffò, entrando nella stanza portando del tè. «Dovresti essere a letto» disse, ignorando Gawyn dopo un’occhiata passeggera.

«Hai proprio ragione» disse Bryne con noncuranza. «Stranamente, i bisogni del territorio non si sottomettono ai miei capricci.»

«Le mappe possono essere studiate al mattino.»

«E possono essere studiate di notte. E durante il pomeriggio. Ogni ora che trascorro potrebbe significare leghe di terra difesa se i Trolloc invadono.»

Siuan emise un sonoro sospiro, porgendogli una tazza, poi versando il tè, che odorava di lampone. Era decisamente strano vedere Siuan — che, dopo essere stata quietata, sembrava una donna della stessa età di Gawyn — fare la ramanzina al brizzolato generale Bryne.

Siuan si voltò verso Gawyn mente Bryne accettava il suo tè. «E tu, Gawyn Trakand» disse. «Avevo proprio intenzione di parlare con te. Dare ordini all’Amyrlin, dirle cosa dovrebbe fare? Suvvia. Gli uomini sembrano pensare che le donne non siano nulla più dei loro messaggeri personali, a volte. Sognate ogni genere di piani ridicoli, poi vi aspettate che noi in qualche modo li portiamo a termine.»

Lei lo fissò, all’apparenza non aspettandosi una risposta tranne che lui abbassasse gli occhi dalla vergogna. Gawyn le diede quello che voleva e poi si affrettò a uscire per evitare di essere angariato ulteriormente.

Non era rimasto sorpreso da nulla di ciò che Bryne aveva detto. L’uomo era del tutto coerente e aveva ripetuto quegli stessi argomenti a Gawyn in precedenza. Pensa invece di essere impulsivo; sii ponderato. Ma lui aveva trascorso settimane a pensare, le sue idee che si inseguivano in cerchio come mosche intrappolate in un barattolo. Non era arrivato da nessuna parte.

Gawyn percorse i corridoi, notando le guardie di Chubain appostate a intervalli regolari. Si disse che lui non stava salendo da Egwene, che stava semplicemente controllando le sue guardie. Eppure presto si trovò in un corridoio vicino agli alloggi dell’Amyrlin. Solo un corridoio di distanza. Sarebbe passato a controllarla rapidamente e...

Gawyn si immobilizzò. Cosa sto facendo?, pensò.

Parecchio del suo nervosismo di quella notte proveniva dal non sapere se Egwene era adeguatamente sorvegliata o no. Non sarebbe stato in grado di dormire finché...

No, si disse con forza. Stavolta farò come ha chiesto lei.

Si voltò per andarsene.

Un suono lo fece esitare, e lui si guardò sopra la spalla. Passi e frusciare di abiti. Era troppo tardi per delle novizie, ma dei servitori potevano essere in giro a consegnare pasti tardivi. Bryne e Gawyn non erano gli unici a osservare orari insoliti nella Torre Bianca.

Giunse di nuovo. Così sommesso, a malapena udibile. Accigliandosi, Gawyn si tolse gli stivali, poi sgattaiolò avanti per guardare dietro l’angolo.

Non c’era nulla. La porta di Egwene — intarsiata d’oro nella forma di Avendesora — era chiusa, il corridoio vuoto. Sospirando, Gawyn scosse il capo, appoggiandosi con la schiena contro la parete per rimettersi gli stivali. Desiderò che Egwene permettesse almeno a Chubain di disporre delle guardie presso la sua stanza. Lasciarla non sorvegliata era...

Qualcosa si mosse nelle ombre a poca distanza dalla porta di Egwene. Gawyn si immobilizzò. Non c’era una grossa area scura lì, solo un’ombra larga pochi pollici fatta da un’alcova. Ma mentre esaminava quell’area, aveva problemi a mantenere gli occhi su di essa. Il suo sguardo scivolava via, come una noce di burro su una rapa calda.

Pareva... pareva che l’oscurità fosse più grande di quanto aveva pensato all’inizio. Perché non poteva guardarla direttamente?

Ci fu un guizzo di movimento e qualcosa ruotò nell’aria. Gawyn si gettò di lato e acciaio colpì pietra. Con un solo stivale infilato, lasciò cadere l’altro mentre liberava la sua spada. Il coltello che era stato tirato mirando al suo cuore slittò sul pavimento a piastrelle.

Gawyn sbirciò attorno all’angolo, teso. Qualcuno stava fuggendo lungo il corridoio. Qualcuno completamente vestito di nero, con un cappuccio sulla testa.

Gawyn si lanciò dietro quella persona, la spada tenuta davanti a sé, le braccia che pulsavano, l’andatura impacciata mentre il suo piede con lo stivale toccava terra dopo quello senza. L’assassino era estremamente veloce. Gawyn gridò l’allarme, la sua voce che riecheggiava per i corridoi silenziosi della Torre, poi tagliò a sinistra. L’assassino avrebbe dovuto svoltare e giungere al corridoio qui sulla destra.

Gawyn sbucò in un altro corridoio, precipitandosi in una direzione che avrebbe tagliato la strada all’assassino. Slittò attorno all’angolo.

Il corridoio era vuoto. L’assassino era tornato indietro? Gawyn imprecò mentre correva avanti e raggiungeva il corridoio iniziale all’altra estremità. Era vuoto. Una porta, forse? Sarebbero stati tutti vicoli ciechi. Se Gawyn avesse atteso fino all’arrivo degli aiuti...

No, pensò Gawyn ruotando. Oscurità. Cerca oscurità.

Ce n’era una chiazza profonda presso una porta alla sua sinistra. Fin troppo piccola per nascondere qualcuno, ma lui ebbe lo stesso senso di disorientamento nel guardarla.

Una persona balzò fuori, vibrando una spada verso la testa di Gawyn. Lui fece guizzare la sua lama in 'tagliare le canne’, deviando l’attacco. L’assassino era molto più basso di Gawyn, perciò lui avrebbe dovuto avere un forte vantaggio come allungo. Tuttavia i movimenti dell’assassino erano tanto veloci da essere indistinti, la spada che scattava verso Gawyn in una serie di affondi, non usando nessuna forma che lui riconoscesse.

Gawyn si mise in "distorci il vento", come era costretto a fare quando veniva circondato. Riuscì a stento a tenere a bada l’attaccante. Poteva sentire urla in lontananza: guardie che rispondevano alla sua chiamata. Gridò di nuovo.

Poteva percepire frustrazione nei movimenti dell’assalitore: l’assassino si era aspettato di sconfiggere Gawyn rapidamente. Be’, Gawyn si era aspettato lo stesso, ma concentrarsi su questo avversario era molto difficile. I colpi di Gawyn — quando riusciva a completarli — colpivano l’aria mentre avrebbero dovuto impattare contro la carne.

Gawyn si torse da un lato, sollevando la sua lama per "il cinghiale si precipita dalla montagna". Ma questo diede all’assassino un varco: scagliò un altro coltello contro Gawyn, costringendolo a scartare di lato.

Il coltello andò a sbattere contro il muro e l’assassino fuggì lungo il corridoio. Gawyn gli corse dietro, ma non poteva tenere il passo. Presto fu troppo distante e schizzò sulla sinistra. Quella direzione conduceva a una serie di intersezioni.

Così veloce, pensò Gawyn, fermandosi, col fiato corto e le mani sulle ginocchia. Non è naturale.

Due delle guardie di Chubain arrivarono un attimo dopo, le spade pronte. Gawyn indicò. «Assassino. Che origliava alla porta di Egwene. È andato da quella parte.»

Uno corse dove indicava. L’altro andò a dare l’allarme generale.

Luce!, pensò Gawyn. E se non l’avessi intercettato mentre ascoltava? Se l’avessi intercettato mentre usciva?

Gawyn scattò verso la porta di Egwene, la fatica che scompariva. La spada sguainata, controllò la porta. Non era chiusa a chiave!

«Egwene!» urlò, spalancando la porta e balzando dentro la stanza.

Ci fu un’esplosione improvvisa di luce e un suono dirompente. Gawyn si ritrovò avvolto in qualcosa di forte: corde invisibili, che lo trascinavano in aria. La sua spada cadde a terra e la sua bocca venne riempita da una forza invisibile.

E così si ritrovò a penzolare dal soffitto, disarmato e che si dibatteva, mentre l’Amyrlin in persona usciva dalla sua camera da letto. Era vigile e del tutto vestita con un abito rosso bordato d’oro.

Non sembrava contenta.

Mat sedeva accanto al focolare della locanda, desiderando che il fuoco fosse un po’ meno caldo. Poteva sentirne il calore attraverso gli strati della sua giacca logora e della camicia bianca, che facevano il paio con degli spessi pantaloni da lavoratore. Gli stivali ai suoi piedi avevano buone suole, ma i lati erano lisi. Non indossava il cappello, e la sciarpa era tirata su attorno alla metà inferiore della sua faccia mentre si appoggiava all’indietro sulla sedia di quercia montana.

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