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Le Torri di Mezzanotte

Электронная книга - «Le Torri di Mezzanotte». Краткое содержание книги:

Аннотация

Rand al’Thor, il Drago Rinato, si è confrontato con sé stesso, comprendendo finalmente il suo ruolo nello scontro finale con il Tenebroso. Ora tutto ciò che gli resta da fare prima dell’ultima Battaglia è riparare quanti più danni possibile nel mondo per poi radunare le truppe.
Anche Perrin sta cercando di ricongiungersi con lui, ma sulla sua strada si frappongono ostacoli provenienti dal suo passato, e per superarli dovrà innanzitutto trovare la pace con il lupo dentro di lui. E mentre Egwene, ormai stabilmente Amyrlin Seat, deve confrontarsi con Mesaana, una dei Reietti che da tempo si nasconde all’interno della Torre Bianca, Elayne sta consolidando il suo potere nell’Andor. È qui che arriva Mat, con la sua Banda della Mano Rossa, costretto da un giuramento ad attendere a Caemlyn prima di imbarcarsi in un’impresa impossibile per salvare una persona che tutti credevano morta. Dopo tante peripezie, tutti i protagonisti si ricongiungeranno per affrontare Tarmon Gai’don. Il penultimo episodio di un ciclo che con la sua potente ed essenziale visione del Bene e del Male ha appassionato milioni di lettori.
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«Portami della cera per le orecchie quando torni, vuoi?»

Birgitte ridacchiò, lasciando il teatro ed entrando in un corridoio di palazzo bianco e rosso. Anche se aveva donne della Guardia e uomini con archi supplementari nei corridoi, Birgitte stessa portava una spada, poiché un tentativo di assassinio molto probabilmente sarebbe risultato in un combattimento ravvicinato.

Birgitte procedette a passo svelto lungo il corridoio, lanciando un’occhiata fuori da una finestra quando vi passò davanti. Dal cielo cadeva una pioggerellina tonificante. Davvero tetra. A Gaidal sarebbe piaciuto questo tempo. Lui amava la pioggia. Ogni tanto lei aveva scherzato dicendogli che la pioggerella si adattava meglio alla sua faccia, rendendo meno probabile che spaventasse i bambini. Luce, quanto le mancava quell’uomo.

La via più diretta verso la Porta Prugna la portò attraverso gli alloggi dei servitori. In molti palazzi, questo avrebbe significato entrare in una sezione dell’edificio più smorta, intesa per persone meno importanti. Ma questo edificio era di fattura ogier e loro avevano visioni particolari riguardo a certe cose. La muratura in marmo era magnifica qui come altrove, con mosaici a tasselli bianchi e rossi.

Le stanze, per quanto piccole per i canoni dei reali, erano ciascuna grande abbastanza per contenere un’intera famiglia. In generale Birgitte preferiva consumare i suoi pasti nella grande mensa aperta dei servitori. Quattro focolari separati scoppiettavano qui come una sfida alla notte cupa, e servitori e guardie fuori servizio ridevano e chiacchieravano. Alcuni dicevano che si poteva giudicare un monarca dal modo in cui trattava coloro che lo servivano. Se era quello il caso, allora il palazzo andorano era stato progettato in modo da incoraggiare il meglio nelle sue regine.

Birgitte superò con riluttanza gli odori invitanti di cibo e invece si fece strada fuori, nella fredda tempesta estiva. Il gelo non era pungente. Solo sgradevole. Si tirò su il cappuccio del mantello e attraversò il selciato scivoloso giù verso la Porta Prugna. Il posto di guardia era illuminato con un bagliore arancione e gli uomini della Guardia di servizio stavano fuori in mantelli umidi, le alabarde tenute da un lato.

Birgitte marciò fino al posto di guardia, con acqua che colava dall’orlo del suo mantello, poi bussò alla pesante porta di quercia. Quella si aprì, rivelando la faccia calva e baffuta di Renald Macer, il sergente di servizio. Un uomo robusto, aveva mani grandi e un temperamento calmo. Birgitte aveva sempre pensato che il suo posto dovesse essere in un negozio da qualche parte a confezionare scarpe, ma la Guardia accettava ogni tipo di persona, e l’affidabilità era spesso più importante dell’abilità con la spada.

«Capitano generale!» esclamò lui. «Cosa ci fai qui?»

«Mi prendo la pioggia» sbottò lei.

«Oh, diamine!» Lui fece un passo indietro, facendole spazio per entrare nel corpo di guardia. Aveva un’unica stanza affollata. I soldati erano di turno tempesta, il che voleva dire che ci sarebbero stati il doppio degli uomini di servizio al cancello rispetto al solito, ma avrebbero dovuto star fuori solo un’ora prima di darsi il cambio con gli uomini che si riscaldavano all’interno del corpo di guardia.

Tre uomini della Guardia sedevano a un tavolo, gettando dei dadi in un’apposita scatola mentre una stufa di ferro aperta sul davanti consumava ciocchi di legno e riscaldava del tè. A giocare a dadi con i quattro soldati c’era un uomo segaligno con una sciarpa nera avvolta attorno alla parte inferiore della faccia. I suoi abiti erano sciatti, la sua testa sormontata da una zazzera di umidi capelli castani che spuntavano in tutte le direzioni. Occhi bruni lanciarono un’occhiata a Birgitte da sopra la sciarpa e l’uomo affondò un po’ di più nella sua sedia.

Birgitte si tolse il mantello e lo scrollò per liberarlo dall’acqua piovana. «Questo è il vostro intruso, presumo?»

«Be’, sì» disse il sergente. «Come l’hai sentito?»

Lei fissò l’intruso. «Ha cercato di intrufolarsi nei terreni del palazzo e ora state giocando a dadi con lui?»

Il sergente e gli altri uomini parvero imbarazzati. «Be’, mia lady...»

«Non sono una lady.» Non stavolta, perlomeno. «Io lavoro per vivere.»

«Ehm, sì» continuò Macer. «Be’, ci ha prontamente consegnato la sua spada e non sembra così pericoloso. Solo un altro mendicante che vuole avanzi dalle cucine. Un tipo proprio simpatico. Abbiamo pensato che l’avremmo fatto riscaldare prima di rimandarlo fuori in quel tempaccio.»

«Un mendicante» disse lei. «Con una spada?»

Il sergente Macer si grattò la testa. «Suppongo che sia piuttosto strano.»

«Potresti convincere un generale a togliersi l’elmo su un campo di battaglia, non è vero, Mat?» disse lei.

«Mat?» chiese l’uomo con una voce familiare. «Non so cosa intendi, mia brava donna. Il mio nome è Garard, semplice mendicante con un passato di un certo interesse, se ti compiace ascoltarlo...»

Lei lo fissò con uno sguardo fermo.

«Oh, dannate ceneri, Birgitte» si lamentò, togliendosi la sciarpa. «Volevo solo riscaldarmi un tantino.»

«E vincere il denaro dei miei uomini.»

«Una partita amichevole non ha mai fatto male a nessuno» disse Mat.

«A meno che non fosse contro di te. Ascolta, perché ti stai intrufolando nel palazzo?»

«C’è voluto troppo dannato lavoro per entrare l’ultima volta» disse Mat, rilassandosi sulla sua sedia. «Ho pensato che stavolta avrei potuto scansarlo.»

Il sergente Macer lanciò un’occhiata a Birgitte. «Tu conosci quest’uomo?»

«Purtroppo» disse lei. «Puoi lasciarlo andare sotto la mia custodia, sergente. Mi assicurerò che ci si prenda adeguata cura di mastro Cauthon.»

«Mastro Cauthon?» chiese uno degli uomini. «Intendi il Principe Corvo?»

«Oh, per le dannate...» disse Mat mentre si alzava e raccoglieva il suo bastone da passeggio. «Grazie» disse in tono asciutto a Birgitte, mettendosi la giacca.

Lei si rimise il mantello, poi aprì la porta mentre una delle guardie porgeva a Mat la sua spada, con la cintura ancora attaccata. Da quando in qua Mat portava una spada corta? Probabilmente era un’esca per distogliere l’attenzione dal bastone da guerra.

I due uscirono nella pioggia mentre Mat si allacciava la cintura. «Principe Corvo?» chiese lei.

«Non voglio parlarne.»

«Perché no?»

«Perché sto diventando troppo dannatamente famoso per il mio stesso bene, ecco perché.»

«Aspetta finché non ti segue per le generazioni» disse lei, alzando lo sguardo al cielo e sbattendo le palpebre quando una goccia di pioggia la colpì dritto nell’occhio.

«Andiamo, prendiamoci qualcosa da bere» disse Mat, dirigendosi verso il cancello.

«Aspetta» disse lei. «Non vuoi andare a vedere Elayne?»

«Elayne?» disse Mat. «Sangue e ceneri, Birgitte, sono qui per parlare con te. Perché pensi che abbia lasciato che quelle guardie mi prendessero? Vuoi qualcosa da bere o no?»

Lei esitò, poi scrollò le spalle. Mettendo Kaila di servizio al suo posto, ufficialmente Birgitte era andata in pausa. Conosceva una taverna piuttosto decente solo a due strade dal palazzo.

«D’accordo» disse lei, facendo cenno alle guardie e conducendo Mat sulla strada piovosa. «Ma dovrò prendere latte o tè invece di birra. Non siamo sicuri se il fatto che la sua Custode beva possa far male ai bambini o no.» Birgitte sorrise, pensando a una Elayne ubriaca che cercava di parlare con i suoi alleati dopo la recita. «Anche se, se la rendo brilla, potrebbe essere una buona vendetta per alcune delle cose che lei ha fatto a me.»

«Non so proprio perché tu le abbia permesso di vincolarti» disse Mat. La strada era quasi vuota attorno a loro, anche se la taverna più avanti pareva invitante, con la sua luce gialla che filtrava in strada.

«Non ho avuto voce in capitolo al riguardo» disse lei. «Ma non me ne pento. Ti sei davvero intrufolato nel palazzo per incontrarti con me?»

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