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L'ascesa dell'Ombra

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L'ascesa dell'Ombra
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«Devo» rispose, toccando il sacchetto attaccato alla cintura, sfiorando il piccolo oggetto duro dietro le lettere, ma la donna proseguì come se lui non avesse parlato.

«In ogni caso, sei sicuro che ‘ci sia’ una Pietra Portale nel deserto? Certamente Verin ne sa più di me a riguardo, ma non ne ho mai sentito parlare. Se c’è, ci farà giungere più vicini al Rhuidean di quanto lo siamo ora?»

«Più o meno seicento anni fa» rispose Rand «un ambulante cercò di dare un’occhiata al Rhuidean.» In un altro momento sarebbe stato un piacere dare lezione alla donna, tanto per cambiare. Non oggi. C’era troppo che Rand non sapeva. «Questo tizio apparentemente non scorse nulla, dichiarò solo di aver visto una città dorata fra le nuvole, che fluttuava sulle montagne.»

«Non ci sono città nel deserto» intervenne Lan «fra le nuvole o al suolo. Ho combattuto contro gli Aiel. Non hanno città.»

Egwene annuì. «Aviendha mi ha detto di non aver mai visto una città fino a quando non ha lasciato il deserto.»

«Forse è così» rispose Rand. «Ma l’ambulante vide anche qualcosa che sbucava dal fianco di una di quelle montagne. Una Pietra Portale. L’ha descritta alla perfezione. Non c’è niente di simile a una Pietra Portale. Quando ne ho descritta una al capo bibliotecario della Pietra...» aggiunse, senza menzionare cosa stava cercando «... l’ha riconosciuta, anche se non sapeva di cosa si trattasse, abbastanza da mostramene quattro su una vecchia mappa di Tear...»

«Quattro?» Moiraine sembrava stupita. «Tutte a Tear? Le Pietre Portali non sono così comuni.»

«Quattro» confermò Rand. Il vecchio bibliotecario ossuto ne era certo, avendo anche trovato un vecchio manoscritto ingiallito e stracciato che raccontava gli sforzi di rimuovere lo sconosciuto artefatto di un’Epoca precedente’ nella Grande Proprietà. Ogni tentativo fallì e i Tarenesi alla fine si arresero. Fu una conferma per Rand: le Pietre Portali opponevano resistenza a chi tentava di rimuoverle. «Una si trova a nemmeno un’ora di cavallo da dove siamo» proseguì Rand. «Gli Aiel permisero all’ambulante di andare via, proprio perché era un ambulante. Con uno dei suoi muli e tanta acqua quanta poté caricarsi in spalla. In qualche modo riuscì ad arrivare in uno stedding sulla Dorsale del Mondo dove incontrò un uomo di nome Soran Milo che stava scrivendo un libro intitolato Gli assassini dal velo nero. Il bibliotecario me ne aveva fornita una copia rovinata quando gli avevo chiesto degli scritti sugli Aiel. Milo aveva basato l’intero libro sugli Aiel che si recavano allo stedding per commerciare, ma sbagliò quasi tutto, secondo Rhuarc; una Pietra Portale però non può essere altro che una Pietra Portale.» Rand aveva esaminato altre mappe e manoscritti, a dozzine, in teoria per studiare Tear e la sua storia, per conoscere la terra; nessuno aveva avuto idea delle sue intenzioni fino a pochi minuti prima.

Moiraine tirò su con il naso e la giumenta bianca, Aldieb, sgambettò per alcuni passi, cogliendo l’irritazione della donna. «Una presunta storia raccontata da un presunto ambulante che ha dichiarato di aver visto una città d’oro fluttuare fra le nuvole. Rhuarc ha visto questa Pietra Portale? Lui c’è stato sul serio nel Rhuidean. Anche se questo ambulante si è inoltrato nel deserto e ha visto la Pietra Portale, avrebbe potuto essere ovunque. Un uomo che racconta una storia di solito cerca di abbellire quanto realmente accaduto. Una città fluttuante fra le nuvole?»

«Come puoi sapere che non è possibile?» rispose Rand. Rhuarc era pronto a ridere alle cose sbagliate che Milo aveva scritto sugli Aiel, ma non era stato molto disponibile circa il Rhuidean. Non più di quello o, piuttosto, meno. L’Aiel si è persino rifiutato di commentare le parti del libro che in teoria si riferivano al Rhuidean. Il Rhuidean, nel territorio degli Aiel Jenn, il clan che non esiste; è stato tutto quello che Rhuarc ha voluto raccontare. Non si deve parlare del Rhuidean.

L’Aes Sedai non era particolarmente compiaciuta dell’osservazione irriverente di Rand, ma al ragazzo non importava. Moiraine aveva mantenuto troppi segreti, facendolo muovere troppo spesso solo in base alla cieca fiducia. Lascia che adesso la situazione sia capovolta. L’Aes Sedai doveva imparare che lui non era una marionetta. Accetterò i suoi consigli quando li riterrò giusti, ma non ballerò nuovamente appeso ai fili di Tar Valon, pensò. Sarebbe morto secondo le proprie regole.

Egwene fece avvicinare la cavalla grigia, cavalcando quasi a contatto di ginocchio con l’amico. «Rand, intendi davvero rischiare le nostre vite per una... possibilità? Rhuarc non ti ha detto nulla, vero? Quando ho rivolto domande sul Rhuidean ad Aviendha ha serrato la bocca come una noce.» Mat sembrava malato.

Rand mantenne l’espressione invariata, senza mostrare la vergogna che provava. Non era sua intenzione spaventare gli amici. «Là c’è una Pietra Portale.» Mantenne il punto, sfregando nuovamente la sagoma rigida nel sacchetto. Doveva funzionare.

Le mappe del bibliotecario erano vecchie, ma ancora utili. La distesa erbosa che stavano attraversando era un bosco al momento in cui furono disegnate le mappe, ma rimanevano alcuni alberi, molto distanziati e in ordine sparso, querce bianche, pini e capelvenere, alti alberi solitari con i tronchi ritorti che non riconobbe, lunghi ed esili. Poteva facilmente vedere la forma della terra, le colline ormai erano prevalentemente ricoperte dal manto erboso.

Sulle mappe erano riportate due alte dorsali inclinate, una appresso all’altra, che puntavano sul gruppo di colline rotonde dove si trovava la Pietra Portale. Se le mappe erano state disegnate bene. Se il bibliotecario aveva davvero riconosciuto la sua descrizione e il grande diamante verde significava davvero che si trattava di antiche rovine come sosteneva. Perché avrebbe dovuto mentire? Sto diventando troppo sospettoso. No, devo esserlo. Fiducioso come una vipera, e altrettanto freddo, si disse, però non gli piaceva.

A nord vedeva colline prive di alberi, punteggiate da macchie in movimento che probabilmente erano cavalli. Le mandrie dei Sommi signori, che pascolavano sul sito del vecchio boschetto ogier. Sperava che Perrin e Loial fossero riusciti a cavarsela. Aiutali, Perrin, pensò. Aiutali in qualche modo perché io non posso.

Il boschetto ogier significava che le due dorsali erano vicine, e presto le vide un po’ a sud, come due frecce una dentro l’altra, alcuni alberi lungo la cima che creavano una linea sottile contro il cielo. Basse colline rotonde come bolle coperte d’erba si susseguivano una dopo l’altra. Più di quante ce ne erano sulla vecchia mappa. Troppe, perché l’area era meno di un chilometro quadrato. Se non corrispondeva alla mappa, sul fianco di quale di esse si trovava la Pietra Portale?

«Gli Aiel sono tanti» osservò Lan «e hanno la vista acuta.»

Annuendo con gratitudine Rand fece fermare Jeade’en, per attendere Rhuarc e metterlo al corrente del problema. Si limitò a descrivere la Pietra Portale senza spiegare cosa fosse; ci sarebbe stato tempo quando l’avrebbero trovata. Adesso era bravo a mantenere i segreti. In ogni caso Rhuarc probabilmente non aveva idea di cosa fosse una Pietra Portale.

Pochi ne sapevano qualcosa, all’infuori delle Aes Sedai. Lui non ne aveva saputo nulla fino a quando non gliene avevano parlato.

Procedendo accanto allo stallone pezzato, l’Aiel aggrottò leggermente le sopracciglia — l’equivalente di un’espressione preoccupata per la maggioranza degli uomini — quindi annuì. «Possiamo trovare questa cosa» e alzò la voce. «Aethan Dor! Far Aldazar Din! Duhade Mahdi’in! Far Dareis Mai! Seia Doon! Sha’mad Conde!»

Mentre chiamava, i componenti delle società guerriere si facevano avanti, finché un buon quarto degli Aiel fu riunito attorno a lui e a Rand. Scudi Rossi. Fratelli delle Aquile. Cercatori d’Acqua. Fanciulle della Lancia. Occhi Neri. Camminatori del Tuono.

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