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L'ascesa dell'Ombra

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L'ascesa dell'Ombra
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Rand rise piano. Era quasi come ai vecchi tempi, lui pronto a spiegare come e perché lei avesse torto e la ragazza a prendere la sua posizione rilanciandogli la sua stessa spiegazione inespressa. Lo stallone di Rand fece una piccola danza, cogliendo il suo umore. Rand accarezzò il collo arcuato e screziato. Una bella giornata.

«È un bel cavallo» osservò Egwene. «Come lo hai chiamato?»

«Jeade’en» rispose Rand con cautela, perdendo parte del buon umore. Si vergognava un po’ del nome, della ragione per cui lo aveva scelto. I viaggi di Jain Farstrider era sempre stato uno dei suoi libri preferiti, e quel grande viaggiatore aveva chiamato il suo cavallo Jeade’en — nella lingua antica, il Vero Cercatore — perché l’animale era sempre stato in grado di trovare la via di casa. Era gradevole pensare che un giorno Jeade’en lo avrebbe riportato a casa. Bello ma improbabile, e non voleva che nessuno sospettasse il motivo di quella scelta. Non c’era posto ora nella sua vita per le fantasie infantili. Non c’era molto spazio per altro, se non ciò che doveva fare.

«Un bel nome» rispose Egwene con fare assente. Rand sapeva che anche l’amica aveva letto il libro, e si aspettava che avrebbe riconosciuto quel nome, ma sembrava stesse rimuginando su altro, il labbro inferiore abbassato pensosamente.

A Rand il silenzio andava bene. Gli ultimi insediamenti cittadini lasciarono il passo alla campagna e a qualche miserabile fattoria sparsa. Nemmeno i Congar o i Coplin, due famiglie dei Fiumi Gemelli note, fra le altre cose, per la loro pigrizia, avrebbero tenuto un posto come queste rozze abitazioni di pietra all’abbandono e alla rovina, con le pareti inclinate come se stessero per cadere sulle galline che razzolavano la terra. I granai si incurvavano sui cespugli di alloro e sulle piante di spezie. Tetti di tegole spaccate e incrinate sembravano far passare l’acqua. Le capre belavano sconsolatamente in recinti di pietra che parevano messi frettolosamente insieme quella stessa mattina. Uomini e donne scalzi zappavano con le spalle curve in campi privi di recinzione, senza guardare in alto nemmeno quando il folto gruppo passò. I becchi rossi e i tordi che gorgheggiavano nei piccoli boschi non erano abbastanza per alleviare la tetra sensazione opprimente.

Devo fare qualcosa a riguardo. Io... no, non ora. Prima le cose più urgenti. In poche settimane ho fatto per loro quel che potevo. Adesso non posso fare nulla, pensò. Cercò di non guardare le fattorie diroccate. Gli uliveti a sud erano davvero così malmessi? La gente che vi lavorava non possedeva nemmeno la terra; apparteneva tutto ai Sommi signori. No. La brezza. Gradevole il modo in cui spezza il caldo. Posso godermela per un altro po’. Però dovrò dirglielo presto, pensò.

«Rand,» esordì di colpo Egwene «voglio parlarti.» Doveva essere qualcosa di serio a giudicare dall’espressione; quei grandi occhi scuri fissi su di lui gli ricordavano Nynaeve quando stava per fare una predica. «Voglio parlarti di Elayne.»

«Cosa vuoi dirmi di lei?» Rand toccò il sacchetto, dove le due lettere si incresparono contro un piccolo oggetto duro. Se non fossero state scritte entrambe dalla stessa mano elegante, non avrebbe creduto che provenissero dalla stessa donna. E dopo tutto quel baciarsi e stringersi. Era più facile capire i Sommi signori che le donne.

«Perché l’hai lasciata andare via a quel modo?»

Confuso, Rand la fissò. «Voleva andare. Avrei dovuto legarla per non farla andare? E poi sarà più al sicuro a Tanchico che con me — o Mat — se attireremo altre bolle di male come ha detto Moiraine. Anche tu lo saresti.»

«Non era affatto quel che intendevo. Certo che voleva andare. E tu non avevi alcun diritto di fermarla. Ma perché non le hai detto che volevi che restasse?»

«Voleva andare via» ripeté Rand, e divenne maggiormente confuso quando Egwene volse gli occhi al cielo come se stesse ascoltando delle idiozie. Se non aveva il diritto di fermare Elayne e questa voleva andare via, perché avrebbe dovuto cercare di convincerla a cambiare idea? Soprattutto dopo che era già andata via.

Moiraine parlò, proprio dietro Rand. «Sei pronto a raccontarmi il prossimo segreto? È chiaro che mi hai nascosto qualcosa. Sarei quantomeno in grado di dirti se ci stai guidando a precipitare da una scogliera.»

Rand sospirò. Non aveva sentito lei e Lan che si avvicinavano. Né Mat, anche se manteneva le distanze fra sé e le Aes Sedai. Il viso di Mat era un continuo alternarsi di studio, dubbio, riluttanza e bieca determinazione, in particolar modo quando guardava Moiraine. Non la guardava mai direttamente, solo con la coda dell’occhio.

«Sei sicuro di voler venire, Mat?» chiese Rand.

Mat si strinse nelle spalle e gli rivolse un sorriso affettato, non molto sicuro. «Chi potrebbe rinunciare a una possibilità di vedere il maledetto Rhuidean?» Egwene sollevò le sopracciglia. «Oh, scusa il mio linguaggio, Aes Sedai. Ho sentito che ne usi uno peggiore, e in circostanze meno gravi, scommetto.» Egwene lo fissò indignata ma il rossore sulle guance della ragazza diceva che aveva colpito nel segno. «Sii contento che Mat è qui» Moiraine si rivolse a Rand con voce fredda e non compiaciuta. «Hai commesso un grave errore a lasciare che Perrin andasse via, nascondendomelo. Il mondo poggia sulle tue spalle, ma loro devono supportarti o cadrai e il mondo con te.» Mat trasalì e Rand pensò che fosse sul punto di voltare il castrone e andarsene.

«So qual è il mio dovere» le rispose. E il mio destino, pensò, ma non lo disse ad alta voce; non stava cercando simpatia. «Uno di noi doveva tornare indietro, Moiraine, e Perrin voleva. Tu sei disposta a rinunciare a tutto per salvare il mondo. Io... faccio quello che devo.» Il Custode annuì, anche se non disse nulla; Lan non avrebbe dissentito con Moiraine davanti agli altri.

«E l’altro segreto?» chiese con insistenza. Non si sarebbe arresa fino a quando non lo avrebbe scoperto, e non aveva motivo di mantenere il segreto ulteriormente. Non questa parte.

«Pietre Portali» rispose semplicemente. «Se siamo fortunati.»

«Oh, Luce!» gemette Mat. «Maledetta dannata Luce! Non fare quelle smorfie, Egwene! Fortunati? Non è bastata una volta, Rand? Ci hai quasi uccisi, ricordi? No, anche peggio. Piuttosto preferirei tornare indietro in una di quelle fattorie e chiedere un lavoro per dar da mangiare ai maiali per tutta la vita.»

«Puoi andare per la tua strada se vuoi, Mat» lo apostrofò Rand. Il viso calmo di Moiraine era una maschera che copriva la furia, ma Rand ignorò lo sguardo gelido che voleva bloccargli la lingua. Anche Lan sembrava che disapprovasse, ma il viso duro non cambiò molto; il Custode credeva nel dovere innanzi tutto. Rand avrebbe compiuto il suo, ma i suoi amici... Non gli piaceva forzare la gente a fare qualcosa; non lo avrebbe fatto con i suoi amici. Poteva certamente evitarlo. «Non hai motivo di venire nel deserto.»

«Oh, sì, ce l’ho. Almeno... Oh, che io sia folgorato! Ho solamente una vita da dare via, no? Perché non in questo modo?» Mat rise nervosamente e un po’ selvaggiamente. «Maledette Pietre Portali! Luce!»

Rand aggrottò le sopracciglia; era lui quello che sarebbe dovuto impazzire secondo l’opinione comune, ma adesso sembrava Mat a essere sull’orlo della follia.

Egwene batté le palpebre preoccupata, ma si accostò a Rand. «Verin Sedai mi ha spiegato qualcosa sulle Pietre Portali. Mi ha raccontato del... viaggio che hai intrapreso. Intendi davvero farlo?»

«È ciò che devo fare, Egwene.» Doveva muoversi velocemente e non c’era un mezzo più rapido delle Pietre Portali. Resti di un’Epoca più antica dell’Epoca Leggendaria; anche le Aes Sedai dell’Epoca Leggendaria non le avevano capite a quanto pareva. Ma non c’era un mezzo più rapido. Se funzionava come voleva.

Moiraine aveva ascoltato la conversazione pazientemente. In particolar modo la parte di Mat, anche se Rand non ne capiva il motivo. Quindi spiegò: «Verin Sedai mi ha raccontato del tuo viaggio usando le Pietre Portali. Erano solamente alcune persone e qualche cavallo, non centinaia e se non hai quasi ucciso tutti come ha detto Mat, mi è comunque sembrata un’esperienza che nessuno desidera ripetere. Non è nemmeno andata a finire come ti aspettavi. Inoltre ha richiesto una gran quantità di Potere; quasi abbastanza da uccidere almeno te, come ha spiegato Verin. Anche se ti lasciassi alle spalle la maggior parte degli Aiel, oseresti rischiare il tentativo?»

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