L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
Moiraine spostò lo sguardo lungo le file di Sommi signori e signore, fino a quando non trovò Estanda, vestita di broccato di seta giallo con un ampio collo di merletto color avorio e un cappellino che si accoppiava al resto. Una certa severità intorpidiva la sua bellezza e le occhiate occasionali che rivolgeva ad Alteima erano dure come il ferro. Il malanimo fra le due donne andava oltre la semplice rivalità; se fossero state uomini, una avrebbe versato il sangue dell’altra in un duello ormai da anni. Se fosse stato possibile acuire quell’antagonismo, Alteima sarebbe stata troppo indaffarata per occuparsi di Rand.
Per un istante rimpianse di aver mandato via Thom. Non le piaceva sprecare il tempo con queste faccende insignificanti, ma Thom aveva troppa influenza su Rand; il ragazzo doveva dipendere dai suoi consigli. Solo ed esclusivamente dai suoi. La Luce sapeva se era difficile, anche senza interferenze. Thom aveva piazzato il ragazzo a governare Tear quando aveva bisogno di muoversi verso cose più grosse. Ma quello adesso era risolto. Il problema di mandare via Thom Merrilin poteva essere analizzato dopo. Il dilemma adesso era Rand. Cosa intendeva annunciare?
«Dove si trova? Ha imparato la prima arte dei re, a quanto pare. Far aspettare.»
Non si accorse di aver parlato ad alta voce fino a quando Egwene le rivolse un’occhiata sbigottita. Eliminò l’irritazione dal viso immediatamente. Prima o poi Rand sarebbe apparso e lei avrebbe scoperto cosa intendeva fare. Assieme a tutti gli altri. Digrignò quasi i denti. Quello stupido sciocco di un ragazzo, correre a testa bassa nella notte senza nemmeno badare agli strapiombi, senza pensare che poteva portarsi appresso il mondo, oltre se stesso. Se solo poteva evitare che tornasse indietro per salvare il suo villaggio. Avrebbe voluto, ma non poteva permettersi di farlo adesso. Forse non lo sapeva; c’era ancora una speranza.
Mat stava in piedi di fronte a loro, spettinato e incurvato, con le mani nelle tasche della giubba verde a collo alto. Era mezza sbottonata, come sempre, e gli stivali erano consumati, in netto contrasto con la precisa eleganza che lo circondava. Cambiò posizione a disagio mentre la vide che lo osservava, quindi le offrì uno dei suoi sorrisi provocatori. Almeno era lì, sotto ai suoi occhi. Mat Cauthon era un giovane uomo esasperante da tenere d’occhio ed evitava le sue spie con gran facilità; non dava mai alcun segno di sapere che fossero lì, ma i suoi occhi e orecchie riportavano che sembrava scivolare fuori dalla visuale ogni volta che si avvicinavano.
«Credo che dorma vestito» osservò Egwene con disapprovazione. «Di proposito. Mi chiedo dove sia Perrin.» Proseguì in punta di piedi, cercando di scrutare fra le teste della folla. «Non lo vedo.»
Aggrottando le sopracciglia Moiraine ispezionò la calca, non che potesse vedere molto oltre la prima fila. Lan poteva essere tornato e trovarsi dietro le colonne. Non si sarebbe allungata però, o messa a saltare come una bambina ansiosa. Lan si meritava un discorso che non avrebbe dimenticato presto, una volta che fosse riuscita a mettergli le mani addosso. Con Nynaeve che lo tirava da una parte e i ta’veren — almeno Rand — che sembrava lo tirassero dall’altra. A volte si chiedeva quanto fosse ancora resistente il loro legame. Almeno il tempo che trascorreva con Rand era utile; le forniva un nuovo filo verso il giovane uomo.
«Forse è con Faile» rispose Egwene. «Non può essere scappato, Moiraine. Perrin ha un grande senso del dovere.»
Quasi forte come quello di un Custode, Moiraine lo sapeva, ed era il motivo per cui non teneva gli occhi e le orecchie su di lui come cercava di fare con Mat. «Faile sta cercando di convincerlo ad andare via, ragazza.» Molto probabilmente era con lei, come sempre. «Non sembrare così sorpresa. Parlano spesso, e litigano dove possono essere sentiti.»
«Non sono sorpresa che tu sappia,» rispose asciutta Egwene «ma solo che Faile cerchi di convincerlo a fare qualcosa che lo allontani dal dovere.»
«Forse lei non ci crede quanto lui.» Moiraine non lo aveva creduto per prima all’inizio, se non lo avesse visto. Tre ta’veren, tutti della stessa età, che provengono dallo stesso villaggio; doveva essere stata cieca per non accorgersi che erano collegati. Tutto era diventato molto complicato con quella consapevolezza. Come provare a far roteare tre palle colorate di Thom con una mano e bendata; aveva visto Thom farlo, ma non voleva provarci. Non c’era un’indicazione su come erano collegati, o cosa avrebbero dovuto fare. Le Profezie non parlavano mai dei compagni.
«Mi piace» osservò Egwene. «Va bene per lui, proprio ciò di cui ha bisogno. E tiene molto a lui.»
«Immagino di sì.» Se Faile avesse creato troppi problemi, Moiraine avrebbe dovuto parlare con lei riguardo a certi segreti che Faile non aveva rivelato a Perrin. O forse lo avrebbe fatto fare a uno dei suoi orecchi e occhi. Quello l’avrebbe calmata.
«Lo dici come se non lo credessi. Si amano, Moiraine. Non puoi vederlo? Non puoi nemmeno riconoscere un’emozione umana quando ne vedi una?»
Moiraine la guardò con fermezza, uno sguardo che la mise in riga in modo soddisfacente. La ragazza sapeva così poco e pensava di sapere così tanto. Moiraine stava per dirglielo in modo molto arido quando uno sbigottito, anche spaventato mormorio si sollevò dalla folla di Tarenesi.
Questa si allargò velocemente più che in modo ordinato, quelli davanti forzando rozzamente quelli dietro a retrocedere ancora di più, aprendo un largo passaggio nello spazio sotto la cupola. Rand camminò lungo quel corridoio, guardando dritto davanti a sé, imperioso, con indosso una giubba rossa ricamata con spirali che risalivano lungo le maniche, cullando Callandor nel braccio destro come uno scettro. Non fu soltanto lui però che fece allontanare i Tarenesi. Dietro di lui venne anche un centinaio di Aiel, lance e frecce incoccate negli archi che tenevano in mano, gli shoufa avvolti attorno al capo, i veli neri che nascondevano tutto tranne gli occhi. A Moiraine sembrò di riconoscere Rhuarc davanti agli altri, dietro Rand, ma solamente dal modo in cui si muoveva. Erano anonimi. Pronti a uccidere. Chiaramente, qualsiasi cosa avesse in mente di dire, Rand intendeva reprimere ogni resistenza prima che avesse la possibilità di crescere.
Gli Aiel si fermarono, ma Rand proseguì fino a quando si ritrovò al centro della stanza sotto alla cupola, quindi fece scorrere gli occhi sulla folla. Sembrava sorpreso, forse scombussolato, alla vista di Egwene, ma rivolse a Moiraine un sorriso esasperante e a Mat uno che li fece sembrare due ragazzini, quando Mat lo restituì. I Tarenesi erano pallidi, non sapendo se guardare Rand con Callandor o gli Aiel velati; entrambi potevano rappresentare la morte.
«Il Sommo signore Sunamon» esordì improvvisamente Rand, forte, facendo sobbalzare il tipo grassoccio, «mi ha garantito un trattato con Mayene, seguendo strettamente le mie direttive. Me lo ha garantito con la sua vita.» Rise, quasi avesse fatto una battuta, e la maggior parte dei nobili rise con lui. Non Sunamon, che sembrava chiaramente malato. «Se fallisce» annunciò Rand «ha acconsentito a essere impiccato, e verrà accontentato.» La risata si interruppe. Il viso di Sunamon assunse un tono verdognolo e malaticcio. Egwene lanciò a Moiraine uno sguardo preoccupato; la ragazza stringeva la sottana con entrambe le mani. Moiraine invece aspettava; Rand non aveva fatto venire ogni nobile nel raggio di dieci chilometri per dire loro di un trattato o minacciare un grasso sciocco. Lasciò la presa sulla gonna.
Rand fece un giro su se stesso, soppesando i visi che vedeva. «Per via di questo trattato, saranno presto disponibili navi per trasportare il grano di Tairen a ovest, per trovare nuovi mercati» Ci furono alcuni mormorii di apprezzamento, che si estinsero presto. «Ma c’è dell’altro. Gli eserciti di Tear dovranno marciare.»