Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
- Автор: Вазари Джорджо
- Язык: итальянский
- Жанр: Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги
Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:
Ma per tornare a Luca, finita la detta opera che piacque molto, gli fu allogata la porta di bronzo della detta sagrestia, nella quale scompartì in dieci quadri, cioè in cinque per parte, con fare in ogni quadratura delle cantonate, nell'ornamento, una testa d'uomo; et in ciascuna testa variò, facendovi giovani, vecchi, di mezza età, e chi con la barba e chi raso, et insomma in diversi modi tutti belli in quel genere, onde il telaio di quell'opera ne restò ornatissimo. Nelle storie poi de' quadri fece, per cominciarmi di sopra, la Madonna col Figliuolo in braccio con bellissima grazia, e nell'altro Iesù Cristo che esce del sepolcro; di sotto a questi, in ciascuno dei primi quattro quadri, è una figura, cioè un Evangelista, e sotto questi i quattro Dottori della Chiesa, che in varie attitudini scrivono. E tutto questo lavoro è tanto pulito e netto, che è una maraviglia, e fa conoscere che molto giovò a Luca essere stato orefice. Ma perché, fatto egli conto dopo queste opere di quanto gli fusse venuto nelle mani e del tempo che in farle aveva speso, conobbe che pochissimo aveva avanzato e che la fatica era stata grandissima, si risolvette di lasciare il marmo et il bronzo e vedere se maggior frutto potesse altronde cavare. Per che, considerando che la terra si lavorava agevolmente con poca fatica, e che mancava solo trovare un modo mediante il quale l'opere che in quella si facevano si potessono lungo tempo conservare, andò tanto ghiribizzando che trovò modo da diffenderle dall'ingiurie del tempo; per che, dopo avere molte cose esperimentato, trovò che il dar loro una coperta d'invetriato addosso, fatto con stagno, terra ghetta, antimonio et altri minerali e misture, cotte al fuoco d'una fornace a posta, faceva benissimo questo effetto e faceva l'opere di terra quasi eterne. Del quale modo di fare, come quello che ne fu inventore, riportò lode grandissima e gliene averanno obligo tutti i secoli che verranno. Essendogli dunque riuscito in ciò tutto quello che disiderava, volle che le prime opere fussero quelle che sono nell'arco che è sopra la porta di bronzo, che egli sotto l'organo di S. Maria del Fiore aveva fatta per la sagrestia; nelle quali fece una Resurrezzione di Cristo tanto bella in quel tempo che, posta su, fu come cosa veramente rara ammirata. Da che mossi i detti Operai, vollono che l'arco della porta dell'altra sagrestia, dove aveva fatto Donatello l'ornamento di quell'altro organo, fusse nella medesima maniera da Luca ripieno di simili figure et opere di terra cotta; onde Luca vi fece un Gesù Cristo che ascende in cielo, molto bello.
Ora, non bastando a Luca questa bella invenzione tanto vaga e tanto utile, e massimamente per i luoghi dove sono acque e dove per l'umido o altre cagioni non hanno luogo le pitture, andò pensando più oltre, e, dove faceva le dette opere di terra semplicemente bianche, vi aggiunse il modo di dare loro il colore, con maraviglia e piacere incredibile d'ognuno; onde il Magnifico Piero di Cosimo de' Medici, fra i primi che facessero lavorar a Luca cose di terra colorite, gli fece fare tutta la volta in mezzo tondo d'uno scrittoio, nel palazzo edificato, come si dirà, da Cosimo suo padre, con varie fantasie, et il pavimento similmente, che fu cosa singolare e molto utile per la state. Et è certo una maraviglia, che essendo la cosa allora molto difficile e bisognando avere molti avvertimenti nel cuocere la terra, che Luca conducesse questi lavori a tanta perfezzione, che così la volta come il pavimento paiono, non di molti, ma d'un pezzo solo. La fama delle quali opere spargendosi non pure per Italia, ma per tutta l'Europa, erano tanti coloro che ne volevano, che i mercatanti fiorentini, facendo continuamente lavorare a Luca con suo molto utile, ne mandavano per tutto il mondo. E perché egli solo non poteva al tutto suplire, levò dallo scarpello Ottaviano et Agostino suoi fratelli e gli mise a fare di questi lavori, nei quali egli insieme con esso loro guadagnavano molto più, che insino allora con lo scarpello fatto non avevano; perciò che, oltre all'opere che di loro furono in Francia et in Ispagna mandate, lavorarono ancora molte cose in Toscana, e particularmente al detto Piero de' Medici, nella chiesa di S. Miniato a Monte, la volta della capella di marmo che posa sopra quattro colonne nel mezzo della chiesa, facendovi un partimento d'ottangoli bellissimo. Ma il più notabile lavoro che in questo genere uscisse delle mani loro, fu, nella medesima chiesa, la volta della capella di S. Iacopo, dove è sotterrato il cardinale di Portogallo, nella quale, se bene è senza spigoli, fecero in quattro tondi ne' cantoni i quattro Evangelisti, e nel mezzo della volta in un tondo lo Spirito Santo, rimpiendo il resto de' vani a scaglie che girano secondo la volta e diminuiscono a poco a poco insino al centro, di maniera che non si può in quel genere veder meglio, né cosa murata e commessa con più diligenza di questa. Nella chiesa poi di S. Piero Buon Consiglio sotto Mercato Vecchio, fece in un archetto sopra la porta la Nostra Donna con alcuni Angeli intorno molto vivaci, e sopra una porta d'una chiesina vicina a S. Pier Maggiore, in un mezzo tondo, un'altra Madonna et alcuni Angeli che sono tenuti bellissimi. E nel capitolo similmente di S. Croce, fatto dalla famiglia de' Pazzi e d'ordine di Pippo di ser Brunellesco, fece tutti gl'invetriati di figure che dentro e fuori vi si veggiono. Et in Ispagna si dice che mandò Luca al Re alcune figure di tondo rilievo molto belle insieme con alcuni lavori di marmo. Per Napoli ancora fece, in Fiorenza, la sepoltura di marmo all'Infante fratello del Duca di Calavria, con molti ornamenti d'invetriati, aiutato da Agostino suo fratello.
Dopo le quali cose, cercò Luca di trovare il modo di dipignere le figure e le storie in sul piano di terra cotta, per dar vita alle pitture, e ne fece sperimento in un tondo, che è sopra il tabernacolo de' quattro Santi intorno a Or San Michele, nel piano del quale fece in cinque luoghi gl'istrumenti et insegne dell'arti de' fabricanti, con ornamenti bellissimi. E due altri tondi fece nel medesimo luogo di rilievo, in uno per l'Arte degli Speziali una Nostra Donna e nell'altro, per la Mercatanzia, un giglio sopra una balla, che ha intorno un festone di frutti e foglie di varie sorti, tanto ben fatte che paiono naturali e non di terra cotta dipinta. Fece ancora, per Messer Benozzo Federighi, vescovo di Fiesole, nella chiesa di S. Brancazio, una sepoltura di marmo, e sopra quella esso Federigo a giacere ritratto di naturale e tre altre mezze figure; e nell'ornamento de' pilastri di quell'opera dipinse nel piano certi festoni a mazzi di frutti e foglie sì vive e naturali che col pennello in tavola non si farebbe altrimenti a olio; et invero questa opera è maravigliosa e rarissima avendo in essa Luca fatto i lumi e l'ombre tanto bene, che non pare quasi che a fuoco ciò sia possibile. E se questo artefice fusse vivuto più lungamente che non fece, si sarebbono anco vedute maggior cose uscire delle sue mani; perché, poco prima che morisse, aveva cominciato a fare storie e figure dipinte in piano, delle quali vidi già io alcuni pezzi in casa sua, che mi fanno credere che ciò gli sarebbe agevolmente riuscito, se la morte, che quasi sempre rapisce i migliori quando sono per fare qualche giovamento al mondo, non l'avesse levato, prima che bisogno non era, di vita.