Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
- Автор: Вазари Джорджо
- Язык: итальянский
- Жанр: Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги
Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:
Dello, dunque, essendo molto pratico e buon pittore, e massimamente come si è detto in far pitture piccole con molta grazia, per molti anni, con suo molto utile et onore, ad altro non attese che a lavorare e dipignere cassoni, spalliere, lettucci et altri ornamenti della maniera che si è detto di sopra, intanto che si può dire ch'ella fusse la sua principale e propria professione. Ma perché niuna cosa di questo mondo ha fermezza, né dura lungo tempo, quantunque buona e lodevole, da quel primo modo di fare, assottigliandosi gl'ingegni, si venne non è molto a far ornamenti più ricchi et agl'intagli di noce messi d'oro che fanno ricchissimo ornamento, et al dipignere e colorire a olio in simili masserizie istorie bellissime, che hanno fatto e fanno conoscere così la magnificenza de' cittadini che l'usano, come l'eccellenza de' pittori. Ma per venire all'opere di Dello, il quale fu il primo che con diligenza e buona pratica in sì fatte opere si adoperasse, egli dipinse particolarmente a Giovanni de' Medici tutto il fornimento d'una camera che fu tenuto cosa veramente rara et in quel genere bellissima, come alcune reliquie che ancora ce ne sono, dimostrano. E Donatello, essendo giovanetto, dicono che gli aiutò, facendovi di sua mano con stucco, gesso, colla e matton pesto, alcune storie et ornamenti di basso rilievo, che poi messi d'oro, accompagnarono con bellissimo vedere le storie dipinte; e di questa opera e d'altre molte simili, fa menzione con lungo ragionamento Drea Cennini nella sua opera, della quale si è detto di sopra a bastanza; e perché di queste cose vecchie è ben fatto serbare qualche memoria, nel palazzo del signor Duca Cosimo n'ho fatto conservare alcune e di mano propria di Dello, dove sono e saranno sempre degne d'essere considerate, almeno per gl'abiti varii di que' tempi, così da uomini come da donne, che in esse si veggiono. Lavorò ancora Dello in fresco nel chiostro di S. Maria Novella in un cantone di verde terra la storia d'Isaac quando dà la benedizione a Esaù. E poco dopo questa opera, essendo condotto in Ispagna al servigio del Re, venne in tanto credito, che molto più disiderare da alcuno artefice non si sarebbe potuto. E se bene non si sa particolarmente che opere facesse in quelle parti essendone tornato richissimo et onorato molto, si può giudicare ch'elle fussero assai e belle e buone. Dopo qualche anno, essendo stato delle sue fatiche realmente rimunerato, venne capriccio a Dello di tornare a Firenze, per far vedere agl'amici come da estrema povertà fosse a gran ricchezze salito. Onde, andato per la licenza a quel Re, non solo l'ottenne graziosamente (come che volentieri l'arebbe ratenuto se fusse stato in piacere di Dello), ma per maggiore segno di gratitudine fu fatto da quel liberalissimo Re cavaliere; per che, tornando a Firenze per avere le bandiere e la confermazione de' privilegii, gli furono denegate per cagione di Filippo Spano degli Scolari che in quel tempo, come gran Siniscalco del Re d'Ungheria, tornò vittorioso de' Turchi. Ma avendo Dello scritto subitamente in Ispagna al Re, dolendosi di questa ingiuria, il Re scrisse alla Signoria in favore di lui sì caldamente, che gli fu senza contrasto conceduta la disiderata e dovuta onoranza. Dicesi che, tornando Dello a casa a cavallo con le bandiere, vestito di broccato et onorato dalla Signoria, fu proverbiato nel passare per Vacchereccia, dove allora erano molte botteghe d'orefici, da certi domestici amici che in gioventù l'avevano conosciuto, o per ischerno o per piacevolezza che lo facessero, e che egli rivolto dove aveva udito la voce, fece con ambe le mani le fiche e senza dire alcuna cosa passò via, sì che quasi nessuno se n'accorse, se non se quelli stessi che l'avevano uccellato. Per questo e per altri segni che gli fecero conoscere che nella patria non meno si adoperava contra di lui l'invidia che già s'avesse fatto la malignità quando era poverissimo, deliberò di tornarsene in Ispagna. E così, scritto et avuto risposta dal Re, se ne tornò in quelle parti, dove fu ricevuto con favore grande e veduto poi sempre volentieri e dove attese a lavorar e vivere come signore, dipignendo sempre da indi inanzi col grembiule di broccato.
Così, dunque, diede luogo all'invidia et appresso di quel Re onoratamente visse e morì d'anni quarantanove, e fu dal medesimo fatto sepellire onorevolmente con questo epifaffio:
Dellus eques Florentinus, picturae arte percelebris: Regisque
Hispaniarum liberalitate et ornamentis amplissimus.
H. S. E. S. T. T. L.
Non fu Dello molto buon disegnatore, ma fu bene fra i primi che cominciassero a scoprir con qualche giudizio i muscoli ne' corpi ignudi, come si vede in alcuni disegni di chiaro scuro fatti da lui nel nostro libro. Fu ritratto in S. Maria Novella da Paulo Ucelli di chiaro scuro, nella storia dove Noè è inebriato da Cam suo figliuolo.
FINE DELLA VITA DI DELLO PITTOR FIORENTINO
VITA DI NANNI D'ANTONIO DI BANCO SCULTORE
Nanni d'Antonio di Banco, il quale, come fu assai ricco di patrimonio, così non fu basso al tutto di sangue, dilettandosi della scultura non solamente non si vergognò d'impararla e di esercitarla, ma se lo tenne a gloria non piccola, e vi fece dentro tal frutto che la sua fama durerà sempre, e tanto più sarà celebrata quanto si saprà che egli attese a questa nobile arte non per bisogno, ma per vero amore di essa virtù. Costui, il quale fu uno de' discepoli di Donato, se bene è da me posto inanzi al maestro perché morì molto inanzi a lui, fu persona alquanto tardetta, ma modesta, umile e benigna nella conversazione.
È di sua mano in Fiorenza il San Filippo di marmo che è in un pilastro di fuori dell'oratorio d'Or San Michele, la qual opera fu da prima allogata a Donato dall'Arte de' Calzolai, e poi, per non essere stati con esso lui d'accordo del prezzo, riallogata, quasi per far dispetto a Donato, a Nanni, il quale promise che si pigliarebbe quel pagamento e non altro che essi gli darebbono. Ma la bisogna non andò così, perché, finita la statua e condotta al suo luogo, domandò dell'opera sua molto maggior prezzo che non aveva fatto da principio Donato; per che, rimessa la stima di quella dall'una parte e l'altra in Donato, credevano al fermo i consoli di quell'arte che egli per invidia, non l'avendo fatta, la stimasse molto meno che s'ella fusse sua opera; ma rimasero della loro credenza ingannati, perciò che Donato giudicò che a Nanni fusse molto più pagata la statua che egli non aveva chiesto. Al qual giudizio non volendo in modo niuno starsene i Consoli, gridando dicevano a Donato: "Perché tu, che facevi questa opera per minor prezzo, la stimi più essendo di man d'un altro e ci strigni a dargliene più che egli stesso non chiede? E pur conosci, sì come noi altresì facciamo, ch'ella sarebbe delle tue mani uscita molto migliore". Rispose Donato ridendo: "Questo buon uomo non è nell'arte quello che sono io, e dura nel lavorare molto più fatica di me, però sete forzati volendo sodisfarlo, come uomini giusti che mi parete, pagarlo del tempo che vi ha speso".