Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)
- Автор: Вазари Джорджо
- Язык: итальянский
- Жанр: Картины, альбомы, иллюстрированные каталоги
Электронная книга - «Le vite dei più eccellenti pittori, scultori e architetti: 9 (Classici) (Italian Edition)». Краткое содержание книги:
Daremo, adunque, con lo aiuto di Dio principio alla Vita di Iacopo della Quercia sanese, e poi agli altri architetti e scultori, fino a che perverremo a Masaccio; il quale, per essere stato primo a migliorare il disegno nella pittura, mostrerrà quanto obligo se gli deve per la sua nuova rinascita. E poi che ho eletto Iacopo sopra detto per onorato principio di questa Seconda Parte, seguitando l'ordine delle maniere, verrò aprendo sempre colle Vite medesime, la dificultà di sì belle, dificili et onoratissime arti.
IL FINE
VITA DI IACOPO DALLA QUERCIA SCULTORE SANESE
Fu adunque Iacopo di maestro Piero di Filippo dalla Quercia, luogo del contado di Siena, scultore, il primo dopo Andrea Pisano, l'Orgagna e gl'altri di sopra nominati, che operando nella scultura con maggior studio e diligenza, cominciasse a mostrare che si poteva appressare alla natura, et il primo che desse animo e speranza agl'altri di poterla, in un certo modo, pareggiare. Le prime opere sue da mettere in conto, furono da lui fatte in Siena, essendo d'anni XIX, con questa occasione. Avendo i Sanesi l'essercito fuori contra i Fiorentini, sotto Gian Tedesco, nipote di Saccone da Pietramala, e Giovanni d'Azzo Ubaldini capitani, ammalò in campo Giovanni d'Azzo, onde, portato a Siena, vi si morì; per che, dispiacendo la sua morte ai Sanesi, gli feciono fare nell'essequie, che furono onoratissime, una capanna di legname a uso di piramide, e sopra quella porre di mano di Iacopo la statua di esso Giovanni a cavallo maggior del vivo, fatta con molto giudizio e con invenzione, avendo, il che non era stato fatto insino allora, trovato Iacopo, per condurre quell'opera, il modo di fare l'ossa del cavallo e della figura di pezzi di legno e di piane confitti insieme, e fasciati poi di fieno e di stoppa, e con funi legato ogni cosa strettamente insieme, e sopra messo terra mescolata con cimatura di panno lino, pasta e colla. Il qual modo di far fu veramente et è il miglior di tutti gl'altri per simili cose; perché, se bene l'opere, che in questo modo si fanno, sono in apparenza gravi, riescono nondimeno, poi che son fatte e secche, leggere e coperte di bianco, simili al marmo e molto vaghe all'occhio, sì come fu la detta opera di Iacopo. Al che si aggiugne, che le statue fatte a questo modo e con le dette mescolanze, non si fendono, come farebbono se fussero di terra schietta solamente. Et in questa maniera si fanno oggi i modelli delle sculture con grandissimo comodo degl'artefici che, mediante quelle, hanno sempre l'essempio inanzi e le giuste misure delle sculture che fanno; di che si deve avere non piccolo obligo a Iacopo che, secondo si dice, ne fu inventore. Fece Iacopo dopo questa opera in Siena due tavole di legno di tiglio, intagliando in quelle le figure, le barbe et i capegli, con tanta pacienza, che fu a vederle una maraviglia. E dopo queste tavole, che furono messe in Duomo, fece di marmo alcuni profeti non molto grandi che sono nella facciata del detto Duomo; nell'opera del quale avrebbe continuato di lavorare, se la peste, la fame e le discordie cittadine de' Sanesi, dopo aver più volte tumultuato, non avessero mal condotta quella città e cacciatone Orlando Malevolti, col favore del quale era Iacopo con riputazione adoperato nella patria.
Partito dunque da Siena, si condusse, per mezzo d'alcuni amici, a Lucca, e quivi a Paulo Guinigi, che n'era signore, fece per la moglie che poco inanzi era morta, nella chiesa di S. Martino una sepoltura, nel basamento della quale condusse alcuni putti di marmo che reggono un festone tanto pulitamente che parevano di carne, e nella cassa posta sopra il detto basamento fece con infinita diligenza l'immagine della moglie d'esso Paulo Guinigi che dentro vi fu sepolta, e a' piedi d'essa fece nel medesimo sasso un cane di tondo rilievo, per la fede da lei portata al marito. La qual cassa, partito o più tosto cacciato che fu Paulo l'anno 1429 di Lucca, e che la città rimase libera, fu levata di quel luogo, e per l'odio che alla memoria del Guinigio portavano i Lucchesi, quasi del tutto rovinata. Pure la reverenza, che portarono alla bellezza della figura e di tanti ornamenti gli ratenne, e fu cagione che poco appresso la cassa e la figura furono con diligenza all'entrata della porta della sagrestia collocate, dove al presente sono e la capella del Guinigio fatta della comunità. Iacopo intanto, avendo inteso che in Fiorenza l'Arte de' Mercatanti di Calimara voleva dare a far di bronzo una delle porte del tempio di S. Giovanni, dove aveva la prima lavorato, come si è detto, Andrea Pisano, se n'era venuto a Fiorenza per farsi conoscere, atteso massimamente che cotale lavoro si doveva allogare a chi nel fare una di quelle storie di bronzo, avesse dato di sé e della virtù sua miglior saggio.
Venuto dunque a Fiorenza, fece non pur il modello, ma diede finita del tutto e pulita una molto ben condotta storia, la quale piacque tanto, che se non avesse avuto per concorrenti gli eccellentissimi Donatello e Filippo Brunelleschi, i quali in verità nei loro saggi lo superarono, sarebbe tocco a lui a far quel lavoro di tanta importanza. Ma essendo andata la bisogna altramente, egli se n'andò a Bologna, dove, col favore di Giovanni Bentivogli, gli fu dato a fare di marmo dagl'Operai di San Petronio, la porta principale di quella chiesa, la quale egli seguitò di lavorare d'ordine tedesco, per non alterare il modo, che già era stato cominciato, riempiendo dove mancava l'ordine de' pilastri che reggono la cornice e l'arco, di storie lavorate con infinito amore nello spazio di dodici anni che egli mise in quell'opera, dove fece di sua mano tutti i fogliami e l'ornamento di detta porta, con quella maggiore diligenza e studio che gli fu possibile. Nei pilastri che reggono l'architrave, la cornice e l'arco, sono cinque storie per pilastro e cinque nell'architrave, che in tutto son quindici. Nelle quali tutte intagliò di basso rilievo istorie del Testamento Vecchio, cioè da che Dio creò l'uomo insino al Diluvio e l'Arca di Noè, facendo grandissimo giovamento alla scultura, perché dagl'antichi insino allora non era stato chi avesse lavorato di basso rilievo alcuna cosa, onde era quel modo di fare più tosto perduto che smarrito. Nell'arco di questa porta fece tre figure di marmo, grandi quanto il vivo e tutte tonde, cioè una Nostra Donna, col Putto in collo, molto bella, San Petronio et un altro Santo molto ben disposti e con belle attitudini, onde i Bolognesi, che non pensavano che si potesse fare opera di marmo, non che migliore, eguale a quella che Agostino et Agnolo sanesi avevano fatto di maniera vecchia in San Francesco all'altar maggiore nella loro città, restarono ingannati vedendo questa di gran lunga più bella. Dopo la quale, essendo ricerco Iacopo di ritornare a Lucca, vi andò ben volentieri, e vi fece in San Friano, per Federigo di Maestro Trenta del Veglia, in una tavola di marmo, una Vergine col Figliuolo in braccio, San Bastiano, Santa Lucia, San Ieronimo e San Gismondo con buona maniera, grazia e disegno, e da basso nella predella di mezzo rilievo, sotto ciascun Santo alcuna storia della vita di quello, il che fu cosa molto vaga e piacevole, avendo Iacopo con bella arte fatto sfuggire le figure in su' piani, e nel diminuire più basse. Similmente diede molto animo agl'altri d'acquistare alle loro opere grazia e bellezza con nuovi modi, avendo in due lapide grandi, fatte di basso rilievo per due sepolture, ritratto di naturale Federigo padrone dell'opera e la moglie. Nelle quali lapide sono queste parole: "Hoc opus fecit Iacobus Magistri Petri de Senis 1422".