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Le Torri di Mezzanotte

Электронная книга - «Le Torri di Mezzanotte». Краткое содержание книги:

Аннотация

Rand al’Thor, il Drago Rinato, si è confrontato con sé stesso, comprendendo finalmente il suo ruolo nello scontro finale con il Tenebroso. Ora tutto ciò che gli resta da fare prima dell’ultima Battaglia è riparare quanti più danni possibile nel mondo per poi radunare le truppe.
Anche Perrin sta cercando di ricongiungersi con lui, ma sulla sua strada si frappongono ostacoli provenienti dal suo passato, e per superarli dovrà innanzitutto trovare la pace con il lupo dentro di lui. E mentre Egwene, ormai stabilmente Amyrlin Seat, deve confrontarsi con Mesaana, una dei Reietti che da tempo si nasconde all’interno della Torre Bianca, Elayne sta consolidando il suo potere nell’Andor. È qui che arriva Mat, con la sua Banda della Mano Rossa, costretto da un giuramento ad attendere a Caemlyn prima di imbarcarsi in un’impresa impossibile per salvare una persona che tutti credevano morta. Dopo tante peripezie, tutti i protagonisti si ricongiungeranno per affrontare Tarmon Gai’don. Il penultimo episodio di un ciclo che con la sua potente ed essenziale visione del Bene e del Male ha appassionato milioni di lettori.
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«Ho sentito molto su di te, mastro Cauthon» disse Guybon. Sembrava uno di quei soldati rigidi. Solido, ma forse un po’ troppo solido. Come un arco non abbastanza elastico.

«Da chi?» chiese Mat. «Da Elayne?»

«Perlopiù voci in città. Alla gente piace parlare di te.»

Ah sì?, pensò Mat. «Non ho fatto la metà delle cose che dicono» borbottò «e l’altra metà non è stata dannatamente colpa mia.»

Guybon rise. «E la storia di te che sei rimasto a penzolare da un albero per nove giorni?»

«Non è successo» disse Mat, resistendo all’impulso di dare uno strattone alla sciarpa che aveva al collo. Nove giorni? E questo da dove veniva? Non aveva penzolato nemmeno per nove dannati minuti! Nove secondi sarebbero stati troppo.

«Dicono anche» continuò Guybon «che non perdi mai a dadi o in amore, e che la tua lancia non manca mai il bersaglio.»

«Vorrei che queste ultime due fossero vere. Che io sia folgorato, come lo vorrei.»

«Ma tu vinci sempre ai dadi?»

«Quasi» disse Mat, strattonando all’ingiù la tesa del suo cappello.

«Ma non lasciarlo trapelare, oppure non troverò più una partita.»

«Dicono che hai ucciso uno dei Reietti» osservò Guybon.

«Non è vero» rispose Mat. E quello da dov’era venuto?

«E le storie di te che hai duellato con il re degli invasori aiel in uno scontro d’onore? Hai davvero conquistato al Drago Rinato la lealtà degli Aiel?»

«Dannate ceneri» disse Mat. «Ho ucciso Couladin, ma non è accaduto in nessuna specie di duello! Mi sono imbattuto in lui sul campo di battaglia, e uno di noi due doveva morire. E non sarei stato dannatamente io.»

«Interessante» disse Guybon. «Pensavo che quello potesse essere vero. Almeno, è una delle poche cose che sarebbero potute accadere. A differenza di...» Si interruppe.

«Cosa?» domandò Mat. Superarono un’intersezione di corridoi dove i servitori erano raggruppati, osservando lui e gli altri passare mentre sussurravano tra loro.

Guybon parve esitante. «Sono certo che l’hai sentito.»

«Ne dubito.» Che fosse folgorato! E poi cosa? Erano stati i membri della Banda a diffondere queste dicerie? Perfino loro non sapevano alcune di quelle cose!

«Be’, circola questa voce che dice che sei entrato nel dominio della morte, lo hai sfidato e hai preteso delle risposte alle tue domande» disse Guybon, sembrando più imbarazzato. «E che lui ti ha dato quella lancia che impugni e ti ha predetto la tua stessa morte.»

Mat provò un brivido. Questo andava così vicino alla verità da essere spaventoso.

«Sciocco, lo so» disse Guybon.

«Certo» replicò Mat. «Sciocco.» Cercò di ridere, ma gli uscì come un colpo di tosse. Guybon lo osservò incuriosito.

Luce, si rese conto Mat. Pensa che stia schivando la domanda! «Solo voci, naturalmente» si affrettò a dire. Troppo in fretta, forse. Sangue e dannate ceneri!

Guybon annuì, con aria pensierosa.

Mat voleva cambiare argomento, ma non si fidava ad aprire la sua stessa dannata bocca. Poteva vedere che sempre più servitori di palazzo si erano fermati a guardare la processione. Gli venne voglia di imprecare un po’ di più per quello, ma poi notò che molti di loro parevano concentrati su Thom.

Thom era stato bardo di corte proprio qui a Caemlyn. Lui non ne parlava, ma Mat sapeva che aveva avuto dei disaccordi con la regina. Thom era stato praticamente in esilio da allora, venendo a Caemlyn solo quando costretto.

Morgase era morta ora, perciò questo era Thom che ritornava dal suo esilio, a quanto pareva. Probabilmente era quello il motivo per cui si era vestito in modo così elegante. Mat abbassò di nuovo lo sguardo verso la propria giacca. Che io sia folgorato. Avrei dovuto indossare qualcosa di più elegante.

Guybon li condusse a una porta di legno intagliata, con il Leone ruggente dell’Andor. Bussò piano, ricevette il permesso di entrare, poi fece un gesto a Mat verso la porta. «La regina ti riceverà nel suo soggiorno.»

«Thom, tu sei con me» disse Mat. «Talmanes, tu tieni d’occhio i soldati.» Il nobile parve mortificato, ma Elayne senza dubbio avrebbe imbarazzato Mat e lui non voleva che Talmanes fosse lì a vedere. «Ti presenterò più tardi» promise Mat. Dannati nobili. Pensavano che quasi ogni cosa fosse un affronto al loro onore. Mat sarebbe stato felice di aspettare fuori!

Mat si avvicinò alla porta, prendendo un profondo respiro. Aveva combattuto in dozzine di scaramucce e battaglie senza innervosirsi. Ora gli tremavano le mani. Perché si sentiva come se stesse cadendo dritto in un’imboscata senza nemmeno uno straccio di armatura addosso?

Elayne. Come regina. Che fosse folgorato, questo sì che avrebbe fatto male. Aprì la porta ed entrò.

I suoi occhi trovarono Elayne immediatamente. Era seduta accanto a un focolare, con in mano una tazza di quello che sembrava latte. Sembrava radiosa in un abito rosso intenso e oro. Bellissima, con labbra rosse e piene che a Mat non sarebbe dispiaciuto baciare, se non fosse stato un uomo sposato. I suoi capelli rosso-dorati parevano scintillare alla luce del focolare, e le sue guance erano piene di colore. Pareva aver acquistato un po’ di peso. Meglio non menzionarlo. Oppure avrebbe dovuto? A volte le donne si arrabbiavano quando menzionavi che sembravano diverse, mentre a volte si arrabbiavano se non lo notavi.

Era una donnina graziosa. Non quanto Tuon, certo. Elayne era fin troppo pallida, troppo alta e con troppi capelli. Distraevano. Tuttavia era graziosa. Pareva uno spreco, come regina. Sarebbe stata un’eccellente cameriera. Ah, be’. Qualcuna doveva pur essere regina.

Mat lanciò un’occhiata a Birgitte, l’unica altra persona nella stanza. Lei sembrava uguale. Come sempre, con quella treccia dorata e gli stivali alti, come l’eroina dalle dannate storie. Il che era esattamente quello che era. Era bello rivederla: lei era l’unica donna che lui conosceva che non si sarebbe arrabbiata con lui per aver detto la verità.

Thom gli si accostò e Mat si schiarì la gola. Elayne si sarebbe aspettata da lui un comportamento formale. Be’, lui non aveva intenzione di chinarsi o fare il leccapiedi, e...

Elayne balzò via dalla sua sedia. Attraversò la stanza di corsa mentre Birgitte chiudeva la porta. «Thom, sono così contenta che tu stia bene!» Elayne lo afferrò in un abbraccio.

«Salve, mia cara» disse Thom con affetto. «Ho sentito che anche tu te la sei cavata bene, per te stessa e per l’Andor.»

Elayne stava piangendo! Mat si tolse il cappello, confuso.

Certo, Thom ed Elayne erano stati vicini, ma Elayne era regina ora. Elayne si voltò verso Mat. «È bello vederti, Mat. Non pensare che la Corona abbia dimenticato il servizio che mi hai reso. Riportare Thom nell’Andor rappresenta un ulteriore debito nei tuoi confronti.»

«Be’, ehm» disse Mat. «Non è stato nulla, davvero, sai Elayne. Che io sia folgorato. Sei regina! Come ci si sente?»

Elayne rise, lasciando finalmente andare Thom. «Ci sai proprio fare con le parole, Mat.»

«Non ho intenzione di inchinarmi a te o cose del genere» la avvisò lui. «O di prendermi la briga di usare quella sciocchezza di "Sua Maestà".»

«Non me lo aspetterei» disse Elayne. «A meno che ci troviamo in pubblico, naturalmente. Intendo dire che devo mantenere le apparenze con la gente.»

«Suppongo che questo sia vero» convenne Mat. Aveva davvero senso. Protese una mano verso Birgitte, ma lei ridacchiò e lo strinse in un abbraccio, dandogli pacche sulla schiena come un vecchio amico che si incontrava per un boccale di birra. E, be’, forse era proprio così. Senza la birra. Gli sarebbe piaciuta della birra.

«Venite, sedetevi» disse Elayne, facendo un cenno verso le sedie presso il fuoco. «Mi dispiace averti fatto aspettare così tanto, Mat.»

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