L’ombra della maledizione [The Curse of Chalion - it]
- Автор: Буджолд Лоис Макмастер
- Серия: Chalion (it) #1
- Год: 2003
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-1291-3
- Переводчик: Annarita Guarnieri
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L’ombra della maledizione [The Curse of Chalion - it]». Краткое содержание книги:
«Ecco…» cominciò Rojeras, sedendosi sul bordo del letto e intrecciando le dita. «Ci sono molti tipi di tumore. Alcuni sono diffusi, altri sono compatti, o incapsulati, alcuni uccidono in fretta e altri rimangono presenti per anni senza quasi dare problemi. Il vostro sembra essere incapsulato, il che ci lascia qualche speranza. Ne esiste un genere abbastanza comune, una specie di cisti che si riempie di liquido… Una donna da me curata è sopravvissuta per oltre dodici anni.»
«Oh», mormorò Cazaril, con un sorriso rincuorato.
«Quando infine è morta, la cisti aveva raggiunto un peso di oltre cinquanta chili», aggiunse però il medico e, senza badare al sussulto disgustato di Cazaril, proseguì: «C’è poi un’altra, più interessante, forma di rumore, che ho visto solo due volte in tutti i miei anni di studio… Una massa rotonda che, una volta aperta, conteneva forme di carne, complete di denti, capelli e ossa. Una di esse era nel ventre di una donna, il che poteva quasi avere senso, ma l’altra era nella gamba di un uomo. La mia teoria è che quelle masse siano generate da demoni sfuggiti al controllo, i quali hanno cercato di assumere una forma umana. Se fosse riuscito nel suo intento, quel demone si sarebbe aperto un varco a morsi e sarebbe entrato nel nostro mondo con una forma fisica, senza dubbio abominevole. Desideravo da tempo trovare un altro tumore del genere in un paziente ancora vivo, in modo da poterlo studiare e da verificare la validità della mia teoria». E scrutò Cazaril, che si trattenne a stento, e col massimo sforzo, dal balzare in piedi urlando.
Abbassò poi lo sguardo sul proprio ventre gonfio e si affrettò subito a distoglierlo; fino a quel momento, aveva pensato che la sua afflizione fosse spirituale, non fisica, e non gli era mai venuto in mente che essa avesse entrambe le forme: quella era un’intrusione del sovrannaturale nel mondo fisico… Un’intrusione fin troppo plausibile, considerati i fatti. «Anche questi tumori arrivano a pesare cinquanta chili?» riuscì a chiedere, con voce soffocata.
«I due che ho estirpato erano molto più piccoli», gli garantì Rojeras.
«Allora lo potete rimuovere?» domandò Cazaril, sollevando uno sguardo pieno di speranza.
«Sì… ma solo da un cadavere», spiegò il medico, con aria contrita.
«Ma… si può fare?» insistette Cazaril. Supponendo che un uomo fosse abbastanza coraggioso da offrirsi al bisturi e che quell’abominio potesse essere estratto con la brutale rapidità di un’amputazione… era dunque possibile rimuovere fisicamente un miracolo, quando esso era fatto di carne?
«Su un braccio o una gamba… forse», ribatté Rojeras, scuotendo il capo. «In quel punto… Siete un soldato e di certo avete visto cosa succede alle ferite al ventre che s’infettano. Anche se riusciste a sopravvivere alla sofferenza dell’operazione, la febbre vi ucciderebbe senza dubbio nell’arco di pochi giorni. Ci ho provato tre volte e solo perché i pazienti avevano minacciato di uccidersi, se non lo avessi fatto. Sono morti tutti, e non intendo uccidere in quel modo altre brave persone, quindi non vi tormentate con simili idee, disperate quanto impraticabili. Vivete ciò che vi rimane come meglio potete, e pregate.»
È stata la preghiera che mi ha messo in questa situazione… o, per meglio dire, che ha messo questa situazione dentro di me, pensò Cazaril. «Non lo dite alla Royesse!» esclamò.
«Mio signore, devo farlo», replicò il medico.
«Ma io non posso… non ora… lei non deve congedarmi e confinarmi a letto! Non posso lasciarla sola!» protestò Cazaril, con una nota di panico nella voce.
«La vostra fedeltà vi fa onore, Lord Cazaril», dichiarò Rojeras, inarcando le sopracciglia. «Ora però calmatevi. Non c’è motivo che vi mettiate a letto se non quando ne sentirete l’effettiva necessità. Anzi un lavoro leggero, come il vostro servizio, appunto, potrebbe tenervi la mente occupata e dare serenità alla vostra anima.»
«Informatela pure», replicò Cazaril con un profondo respiro. Poi decise di non infrangere le piacevoli illusioni che il medico nutriva in merito al suo servizio presso la Casa di Chalion e disse: «A patto che mettiate bene in chiaro che non devo essere allontanato dal mio posto».
«D’accordo… Ma rendetevi conto che ciò non vi autorizza a stancarvi eccessivamente», ribatté il medico, severo. «È evidente che avete bisogno di più riposo di quanto ne abbiate avuto negli ultimi tempi.»
Cazaril si affrettò ad annuire, cercando di mostrarsi obbediente e pieno di energie.
«C’è un’altra cosa importante», riprese Rojeras, muovendosi come se fosse sul punto di congedarsi. «Ve lo chiedo soltanto perché, come voi stesso avete affermato, siete un uomo razionale.»
«Sì?» mormorò Cazaril, guardingo.
«Quando morirete — cosa che preghiamo avvenga il più tardi possibile — posso chiedervi di lasciare un messaggio che mi autorizzi a estrarre il vostro tumore, per la mia collezione?»
«Collezionate simili orrori?» commentò Cazaril, con una smorfia, ma combattuto tra l’indignazione e la curiosità. «La maggior parte degli uomini si accontenta di collezionare dipinti, vecchie spade o statuette d’avorio. Ditemi… Come li conservate?»
«In vasi pieni di distillato di vino», spiegò Rojeras, con un sorriso accompagnato da un imbarazzato rossore. «So che può sembrare macabro, ma continuo a sperare che, se arriverò a saperne abbastanza, un giorno capirò questa malattia e troverò un modo per impedire a queste escrescenze di uccidere le persone.»
«Non pensate che siano un dono oscuro degli Dei e che, come atto di fede, non possiamo opporci a essi?»
«Ci opponiamo alla cancrena, a volte con l’amputazione; ci opponiamo alle infezioni alla mandibola, estraendo il dente marcio; ci opponiamo alla febbre, mediante compresse calde e fredde, e cure assidue… Per ogni terapia dev’esserci stata una prima volta», ribatté Rojeras. «È evidente che la Royesse Iselle nutre per voi molto affetto e una grande stima.»
«Sono al suo servizio fin dalla primavera scorsa, a Valenda», replicò Cazaril, non sapendo che altro dire. «E in precedenza ho servito la famiglia di sua nonna.»
«Non è incline a crisi isteriche, vero? A volte, le nobildonne sono…» Rojeras esitò, imbarazzato.
«No, nessuno lo è, nella sua famiglia», rispose Cazaril. «Di certo, però, non è necessario che informiate lei e Lady Betriz, angustiandole quand’è ancora… presto.»
«È ovvio che devo farlo», obiettò il medico, peraltro in tono gentile, alzandosi. «Come può la Royesse valutare quale sia la linea d’azione da seguire, se non dispone delle informazioni necessarie?»
Il medico aveva ragione. Cazaril lo seguì di nuovo al piano di sopra, con aria pensosa e turbata; nel sentire il rumore dei loro passi, Betriz si affacciò prontamente sulla soglia. «Si rimetterà?» domandò subito a Rojeras.
«Aspettate un momento, mia signora», replicò il medico, sollevando una mano.
Tutti e tre passarono nel salotto della Royesse, dove Iselle attendeva sul suo seggio intagliato, le mani serrate in grembo. Cazaril non desiderava assistere alla scena, ma nel contempo voleva sentire cosa si sarebbe detto, quindi si lasciò cadere sulla sedia che Betriz gli aveva avvicinato con fare ansioso e che Iselle gli stava indicando, dopo aver risposto all’inchino del medico con un cenno del capo. Quanto a Rojeras, essendo in presenza della Royesse, rimase in piedi come segno di rispetto.
«Mia signora… Il vostro segretario è affetto da un tumore al ventre», disse, inchinandosi ancora a Iselle, per scusarsi della propria brutalità.
La giovane lo fissò, sconvolta, e il viso di Betriz si tinse di un pallore mortale.
«Non è prossimo a morire, vero?» domandò poi Iselle, deglutendo a fatica e scoccando un’occhiata piena di timore a Cazaril.