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L’ombra della maledizione [The Curse of Chalion - it]

Электронная книга - «L’ombra della maledizione [The Curse of Chalion - it]». Краткое содержание книги:

Da una grande maestra della narrativa fantastica, più volte vincitrice del premio Hugo, un potente racconto di mistero, magia e tradimento. Il destino di un cavaliere, della sua stirpe e di un regno tormentato. Provato nel corpo e nello spirito da una lunghissima prigionia, il comandante Lupe dy Cazaril ritorna nel regno di Chalion, in cui aveva servito come paggio, e viene nominato tutore di Royesse, bella e intelligente sorella dell’erede al trono. Ma quell’occasione di riscatto si trasforma presto in un incubo, poiché Cazaril scopre che a corte proprio quegli uomini che lo hanno tradito ora occupano posti di grande potere. E scopre soprattutto che l’intera stirpe di Chalion è gravata da una terribile maledizione, che non può essere annullata se non con la magia più nera…
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«Però tutti sanno che l’astuto segretario della Royesse Iselle è un uomo assolutamente affidabile, un bastione inespugnabile, del tutto indifferente alla ricchezza…»

«No, non lo sono», gli garantì Cazaril, in assoluta serietà. «Non ho gusto nel vestire, ma la ricchezza mi piace.»

«Un uomo che gode della più assoluta fiducia e confidenza da parte della Royesse», riprese Palli. «E non fingere di essere un avido e interessato cortigiano… almeno, non farlo con me. Ti ho visto rifiutare per tre volte le ricche somme offerte dai roknari per la consegna di Gotorget, l’ultima quando già stavi praticamente morendo di fame, cosa che posso far confermare da testimoni.»

«Ecco… È ovvio che non abbia accettato…»

«In consiglio, la tua voce sarebbe ascoltata, Caz!»

«Io… ci rifletterò, perché devo pensare ai miei doveri più importanti», sospirò Cazaril. «Diciamo che sono disposto a parlare in una sessione a porte chiuse, soltanto se pensi che la mia testimonianza sia necessaria. Dopotutto, la politica interna del Tempio non è cosa che mi riguardi.» Un’improvvisa fitta al ventre gli fece rimpiangere le parole che aveva scelto. In questo momento, pensò allora, temo di essere tormentato dalla politica interna personale della Dea.

Annuendo con entusiasmo, segno che aveva dato a quel suo assenso più importanza di quanto Cazaril desiderasse, Palli si alzò, lo ringraziò e se ne andò.

16

Due pomeriggi più tardi, Cazaril era seduto alla propria scrivania, intento ad appuntire le sue penne, quando un paggio dello Zangre entrò nell’anticamera-studio. «Il Devoto Rojeras è qui, mio signore, in obbedienza agli ordini della Royesse Iselle», annunciò.

Rojeras era sulla quarantina, coi capelli color sabbia che cominciavano ad assottigliarsi sulla fronte, con le guance punteggiate di lentiggini e acuti occhi azzurri; quanto al suo mestiere, era facilmente deducibile dalle vesti verdi, proprie di un Devoto laico dell’Ospedale della Misericordia della Madre del Tempio di Cardegoss, che frusciavano a ogni passo deciso. Il suo rango di maestro era poi indicato dalla treccia cucita sulla spalla. Rendendosi immediatamente conto che quella visita non poteva essere per una delle due dame — in tal caso avrebbero inviato una donna -, Cazaril s’irrigidì, ma rivolse al Devoto un cortese cenno di saluto, prima di alzarsi per riferire della sua presenza nelle stanze interne. Con sua sorpresa, tuttavia, vide Betriz e Iselle già in attesa vicino alla porta con aria tutt’altro che stupita e un sorriso di saluto sulle labbra.

«Questo è l’uomo di cui ti ho parlato, Royesse», affermò Betriz, rispondendo con una riverenza al profondo inchino del Devoto. «Il Divino anziano della Madre afferma che si è specializzato nello studio delle malattie da consunzione. Apprendisti giungono da ogni parte di Chalion per essere istruiti da lui!»

La visita che Lady Betriz aveva fatto al Tempio il giorno precedente non aveva dunque comportato soltanto preghiere e offerte. Sembrava che Iselle avesse più talento per le cospirazioni di corte di quanto Cazaril avrebbe mai supposto, considerato che era riuscita a tendergli quella trappola senza che lui si accorgesse di nulla. Di fronte a quell’imboscata a fin di bene, Cazaril si costrinse a sfoggiare un sorriso carico di tensione, lottando per nascondere i propri timori; dopotutto, quell’uomo era privo di qualsiasi traccia di quella luminescenza visibile soltanto mediante la seconda vista, quindi era improbabile che riuscisse a dedurre la verità da una semplice visita medica.

«Devoto Rojeras, provvedete per favore a visitare il mio segretario, poi venite a riferirmi tutto», disse Iselle, con aria soddisfatta, dopo aver squadrato il medico da capo a piedi.

«Royesse, non ho bisogno di vedere un medico!» protestò Cazaril. In effetti, e soprattutto, non voleva che un medico vedesse lui.

«In tal caso, avremo sprecato tutti un po’ del tempo che gli Dei ci concedono quotidianamente», ribatté Iselle. «Cazaril, vi ordino di andare col Devoto, se non volete perdere il mio favore.» La nota di determinazione che le vibrava nella voce era inconfondibile.

Lui imprecò contro Palli, sia perché aveva messo quell’idea in testa a Iselle, sia perché le aveva insegnato come bloccargli ogni via di fuga. Come sempre, la Royesse si era dimostrata molto rapida nell’apprendimento. Adesso però lui era in trappola, e tuttavia… il medico avrebbe diagnosticato la presenza di un miracolo, oppure non avrebbe notato nulla. Se avesse scoperto la verità, Cazaril poteva appellarsi a Umegat, lasciando che provvedesse lui, grazie ai contatti che aveva all’interno del Tempio, a risolvere il problema. Se poi il medico non avesse scoperto nulla, la visita si sarebbe conclusa con un nulla di fatto.

Cazaril s’inchinò in segno di obbedienza, lasciando però intuire che si sentiva offeso, e precedette il suo sgradito visitatore lungo le scale e verso la propria camera. Su incarico di Iselle, Betriz li segui fino alla soglia e, quando Cazaril entrò nella stanza e si girò per chiudere la porta, lei gli scoccò un rapido sorriso di scuse. Ma i suoi occhi tradivano l’ansia.

Il medico lo fece sedere vicino alla finestra e procedette a controllargli le pulsazioni e a esaminargli occhi, orecchie e gola, poi gli chiese di urinare e annusò il contenuto del pitale, versandone un po’ in un tubo di vetro e scrutandolo. Quindi domandò a Cazaril come funzionasse il suo intestino e lui, sia pure con riluttanza, dovette ammettere di aver avuto qualche perdita di sangue. A quel punto, il medico lo fece spogliare e sdraiare e, per alcuni minuti, lui sopportò in silenzio Rojeras che gli controllava il cuore e i polmoni, premendogli un orecchio contro il petto, procedendo poi a sondargli svariati punti del corpo con una rapida pressione delle dita fredde. Cazaril dovette altresì spiegare come si fosse procurato le cicatrici causate dalla fustigazione. Rojeras gli offrì alcuni raccapriccianti suggerimenti su come liberarsi delle aderenze rimaste, posto che lui volesse sottoporsi a quelle procedure e le affrontasse con coraggio. Pensando che avrebbe preferito di gran lunga un’altra caduta da cavallo, Cazaril oppose un rifiuto, cui il medico reagì con una risatina divertita. Il suo sorriso però si spense quando riprese a sondare il ventre di Cazaril in maniera più completa e profonda, tastando e premendo in svariati punti. «Qui vi fa male?» chiese.

«No», rispose Cazaril, deciso a porre fine a quella visita.

«E se faccio così?» insistette Rojeras. La sua pressione strappò un grido di dolore a Cazaril. «Ah, allora c’è del dolore…» mormorò il medico. Seguirono altre pressioni e altri sussulti, poi Rojeras s’immobilizzò per qualche tempo, la punta delle dita appoggiata sul ventre di Cazaril e lo sguardo perso nel vuoto, riscuotendosi infine con un sobbalzo… Un modo di fare che a Cazaril ricordò stranamente quello di Umegat.

Mentre Cazaril si rivestiva, Rojeras continuava a sorridere, ma nei suoi occhi si scorgeva l’ombra di un dubbio.

«Avanti, Devoto, parlate pure», lo incitò Cazaril. «Sono un uomo razionale, e non andrò in pezzi, qualsiasi cosa mi diciate.»

«Davvero? Bene», replicò Rojeras, con un profondo sospiro. «Mio signore, avete un tumore che risulta chiaramente individuabile al tatto.»

«Allora… si tratta di questo», commentò Cazaril, rimettendosi a sedere con mosse caute.

«La cosa non vi sorprende?» domandò Rojeras, sollevando lo sguardo di scatto.

Non quanto mi ha sorpreso l’ultima diagnosi che mi hanno fatto, si disse Cazaril, pensando con malinconia a quale sollievo sarebbe stato per lui apprendere che i ricorrenti crampi al ventre avevano una causa così naturale e normale, anche se letale. Purtroppo era del tutto certo che la maggior parte dei tumori non urlava oscenità nel cuore della notte contro le persone che ne erano afflitte. «Già da qualche tempo avevo ragione di pensare che qualcosa non andava», rispose, badando a mantenere un tono di voce neutrale. «Cosa comporta però questo tumore? Cosa credete che accadrà?»

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