Il tempo del buio [The Time of the Dark - it]
- Автор: Хэмбли Барбара
- Серия: Darwath (it) #1
- Год: 1991
- Язык: итальянский
- Год: Fanucci
- ISBN: 88-347-0125-9
- Переводчик: Matteo Puggioni
- Жанр: Ужасы
Электронная книга - «Il tempo del buio [The Time of the Dark - it]». Краткое содержание книги:
Sul mondo di Ingold, il mostruoso Buio era stato solo una leggenda per oltre tremila anni, ma ora, per qualche ragione sconosciuta, si aggirava in cerca di preda per tutto il paese, e non c’era alcuna possibilità di fuga dai suoi spaventosi poteri e dal suo insaziabile appetito.
Cercando di aiutare Ingold, Gil e Rudy, due giovani cacciatori, vengono a trovarsi nello strano mondo del Buio. E qui sarebbero co stretti a rimanere per sempre, ammenochè non riescano a risolvere il mistero del Buio.
Frattanto, prima che riescano a realizzare quale potrà essere il loro destino, il Buio.
«No, per quanto mi riguarda. Ma ho avuto paura che tu non mi avresti capito.»
Stettero insieme come lo erano stati sulla strada quando si erano abituati a dividersi un mantello durante i lunghi turni di guardia. Pian piano il luccichio giallo del fuoco scemò, lasciandoli al buio, e Rudy continuò a respirare l’odore di erbe intrecciate che veniva dai suoi capelli.
«Non pensavo che qualcuno potesse capire. Forse perché sono io il primo a non capire cosa mi spinga a quest’impresa.»
Alde ridacchiò.
«È il tuo Maestro, Rudy. E tu hai bisogno di imparare. Anche se volessi, non riuscirei ad impedirtelo.»
Eppure la sua stretta nell’ombra rivelava un’apprensione che smentiva in qualche modo le sue parole.
Noi tutti facciamo delle scelte, pensò Rudy, e scostò la cortina dei suoi capelli per baciarla. Se tu dovessi scegliere tra me e Tir, so benissimo a chi toccherebbe rimanere al freddo… Anche lei aveva le sue priorità negli affetti…
I tizzoni del focolare scricchiolarono un poco e poi si spensero del tutto cancellando con l’oscurità anche quel po’ di penombra che era rimasta.
Dall’esterno della stanza giunse alle loro orecchie un mormorio costante di voci simile a quello dell’acqua in un ruscello. Rudy si era già quasi abituato al Torrione, ai muri, alle ombre, agli odori. Poteva sentire il peso di quella montagna di pietra che premeva intorno a loro col peso di migliaia di anni di storia.
Non appena la baciò di nuovo però, si ritrovò a pensare che quell’immobilità e quel silenzio avevano anche un aspetto benefico, tranquillizzante.
Il respiro di Alde era un sussurro contro le labbra del giovane.
«Capisco Rudy, ma questo non mi impedirà di sentire la tua mancanza.»
Lui la strinse forte tra le braccia. Gli ritornarono alla mente frammenti di conversazioni, cose dette secoli prima, a Karst o nei campi notturni durante quella marcia estenuante. Lei aveva perso il mondo che conosceva e tutti quelli che aveva amato, eccetto suo figlio… Ora anche lui si allontanava, la stava lasciando. Eppure non aveva detto: Non andare…
Che genere di amore poteva comprendere quel bisogno e cercare di rendere la separazione meno dura? Certo nessuno di quelli che lui aveva conosciuto…
Alde, sei una donna che non si trova da nessuna altra parte, una su un milione… Avrei voluto che tu non fossi stata la Regina… Così, forse ti avrei convinto a seguirmi portando con te Tir…
Nessuna di queste eventualità era però realizzabile…
Non appena si fu allontanata da Rudy, Alde, mentre si aggiustava sulle spalle il mantello, pensò che non gli aveva fatto una domanda importante:
Sentirai anche tu la mia mancanza?
Poi il buio la inghiottì e non ci fu più tempo per altri interrogativi…
Gil vide le ombre di un uomo e di una donna che si abbracciavano, si fondevano e si separavano, profilate contro lo sfondo illuminato della tenda che copriva la porta. Nella stanza dove nulla si muoveva, sentì Ingold sospirare:
«Povera ragazza…»
Lo guardò senza muoversi. Nella penombra si poteva scorgere soltanto il luccichio dei suoi occhi e le mani bendate che riposavano sul copriletto.
«Ingold?»
«Sì, mia cara?»
«Credi veramente che qualcosa possa accadere per pura coincidenza?»
La domanda non sembrò coglierlo di sorpresa.
Gil aveva conosciuto delle persone — come sua madre per esempio — che avrebbero risposto: «Che domanda da fare in un momento simile!» Ma quella domanda richiedeva proprio un momento speciale, quando ogni altra banalità era stata messa da parte e rimaneva soltanto qualcuno con cui si aveva un’intesa perfetta, qualcuno che si conosceva molto bene.
Ingold ci pensò su un attimo.
«Sì, credo che niente avvenga casualmente», rispose. «Come potrebbe essere altrimenti?» Dai sacchi sui quali il vecchio Mago si stava appoggiando, provenì uno scricchiolio stridulo. «Perché me lo chiedi?»
«Sono convinta», disse Gil con voce incerta, «che Rudy sia capitato qui proprio per poter diventare un Mago. Per se stesso… perché è stato per esserlo. Ma io no. E se gli elementi casuali non incidono sulla vita degli uomini, perché io sono qui? Perché io e non qualcun altro? Perché sono stata portata via ed ho perso tutto ciò che possedevo, scuola, amici e… la vita che avevo? Non capisco.»
La voce di Ingold risuonò solenne nell’oscurità, e lei scorse un sottile barbaglio di luce che si rifletteva sui suoi zigomi mentre parlava.
«Una volta mi hai accusato di trattare tutto come un Mago. Usi un linguaggio che si presta ad ogni interpretazione, dicesti. Ma questa volta devo dirti che non so rispondere. Veramente, Gil, non lo so, e non lo capisco più di quanto lo possa tu. Ma, credimi, c’è sicuramente uno scopo nella tua presenza su questo mondo. Devi credermi.»
Lei alzò le spalle imbarazzata, come sempre quando si preoccupava per qualcuno.
«Non ha importanza, in fondo…», mentì, pur sapendo che Ingold le poteva leggere nel cuore. «Sai, mi risentii a morte quando mi annunciasti che Rudy poteva diventare un Mago. Non perché volessi diventarlo io, ma perché lui ha avuto tutto da guadagnare e niente da perdere nello scambio, mentre io ho perso tutto…» Quindi tacque, e il silenzio si stese come un oceano tra loro due.
«Sei sicura di non aver guadagnato niente?» Gil non seppe che rispondere. «Forse non tutti i sogni di Rudy sono stati esauditi quando è arrivato qui. È vero: Rudy è un Mago, e il Regno, il mondo, hanno bisogno di Maghi adesso. Ma forse, nei mesi a venire, il Torrione dovrà ricorrere all’aiuto di una donna con un coraggio di leone e addestrata ad usare la spada… chi può dirlo?»
«Forse…» Gil appoggiò il mento sulle ginocchia e si accoccolò a fissare attraverso l’oscurità i riflessi delle fiamme sulle pareti simili ad un falso avviso di alba nella notte perenne del Torrione. «Ma io non sono un guerriero, Ingold. Sono una studentessa. È tutto quello che sono stata, e che ho sempre voluto essere.»
«Chi stabilisce cosa siamo, bambina mia?», chiese Ingold a voce bassa. «O cosa diventeremo? Vieni,» aggiunse poi, quando alcune voci si avvicinarono. «Le Guardie stanno tornando: usciamo.»
Gli uomini, appena rientrati, salutarono vivacemente il Mago non appena questi uscì da dietro la tenda in compagnia di Gil. Janus lo fece girare su se stesso e lo portò fino ad un focolare dove brillavano le fiamme. Il bagliore rosa del fuoco mise in risalto la trasandatezza di Ingold e i segni della tensione sul suo viso.
Quella luce guizzava con una calda luminosità ambrata sui volti feriti, sulle divise nere e logore dove spiccava lo stemma bianco col quadrifoglio, e sulle vecchie coperte consumate con le quali gli uomini si coprivano.
Il miglior esercito del mondo, pensò Gil, ammucchiato intorno ad un piccolo fuoco come un gruppo di vagabondi in un carro merci. Sono loro i miei fratelli d’arme. Gente che un mese fa non avrei neppure immaginato di poter conoscere.
Le loro facce però erano ormai così familiari… Aveva visto il viso squadrato e semplice di Janus per la prima volta alla fredda luce di un quarto di luna durante uno dei suoi sogni spaventosi. Stranamente, quel ricordo era molto più vivido nella sua memoria di quelli delle molte feste di College a cui aveva partecipato. E quelle trecce bianche di un uomo addormentato le facevano venire in mente speranze meravigliose se il loro proprietario fosse stato l’uomo che diceva di essere…
Quella gente non era stata niente per lei, soltanto personaggi di un dramma di cui non era ancora riuscita ad afferrare la vera portata. Eppure la conosceva meglio dei suoi ragazzi nell’altra vita… con una sola eccezione.
Ingold se ne stava seduto accanto al focolare vicino alla cuccetta dove giaceva, ancora addormentato, il Falcone di Ghiaccio. Le Guardie lo circondavano e lui, con gesti espressivi, stava raccontando qualche storia che fece sorridere Janus.