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Il tempo del buio [The Time of the Dark - it]

Электронная книга - «Il tempo del buio [The Time of the Dark - it]». Краткое содержание книги:

Notte dopo notte, Gil si scoperse a sognare di una città fantastica dove orrori alieni provenienti dalle profondità della terra e delle tenebre cercavano di distruggere la razza umana e tutte le opere dell’Uomo. Ma quando il Mago Ingold Inglorion attraversò il Vuoto alla ricerca del Santuario per l’ultimo Principe di Dar, si rese conto che i suoi sogni erano visioni assolutamente reali di una strana e singolare realtà.
Sul mondo di Ingold, il mostruoso Buio era stato solo una leggenda per oltre tremila anni, ma ora, per qualche ragione sconosciuta, si aggirava in cerca di preda per tutto il paese, e non c’era alcuna possibilità di fuga dai suoi spaventosi poteri e dal suo insaziabile appetito.
Cercando di aiutare Ingold, Gil e Rudy, due giovani cacciatori, vengono a trovarsi nello strano mondo del Buio. E qui sarebbero co stretti a rimanere per sempre, ammenochè non riescano a risolvere il mistero del Buio.
Frattanto, prima che riescano a realizzare quale potrà essere il loro destino, il Buio.
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Si aggrappò ancora al carro appoggiandosi ed aiutandosi con il suo bastone. A volte sembrava che quel pezzo di legno fosse l’unica cosa capace di tenerlo in piedi. Cadere lì equivaleva a morire!

Ad un certo punto, non avrebbe saputo dire quando, Gil gli si avvicinò preoccupata, e Rudy si chiese stolidamente cosa fosse venuta a fare da lui.

La ragazza gli gridò al di sopra dell’ululare del vento:

«Stai bene?»

Rudy annuì.

Una signora e una studentessa, pensò, temprate dalla strada…

Gli uomini che li oltrepassavano spesso venivano poi superati mentre lottavano contro la forza del vento cercando di opporgli una disperata resistenza. Rudy vide un vecchio proveniente di certo da Karst con le sue ceste di polli accatastate sulla schiena curva, avvolto in un mucchio informe di coperte ed appesantito da un vero e proprio strato di neve. Passò anche il gruppo degli orfani del campo: erano tutti legati insieme come oche dietro al loro capo. Una donna robusta che trascinava una capra li sorpassò. Un po’ più avanti, la ritrovarono con il volto immerso nella neve e la capra in piedi sul suo corpo.

Continuavano ad andare avanti. Rudy barcollò e cadde. Era tanto intirizzito da non essersi nemmeno accorto di essere caduto a terra. Qualcuno si chinò su di lui e lo aiutò a rialzarsi scuotendolo da quel torpore con una violenza che lo sorprese. Era una figura cupa e spaventosa, avvolta in un mantello enorme, con un bastone sulla cui punta bruciava una chiara luce blu.

Rudy barcollò senza dire una parola verso il retro del carro afferrandosi alle funi per sorreggersi, e la figura scomparve nell’oscurità.

Nella confusione riuscì a scorgere altre figure che si muovevano intorno. Erano sbandati che a fatica riuscivano a tenersi in piedi incitandosi a vicenda a proseguire con parole, implorazioni, maledizioni e colpi.

Strinse con forza le corde ricordandosi che aveva promesso di portare Alde al Torrione. Quella fatica aveva uno scopo, una precisa ragione, che al momento gli sfuggiva in quel buio universo di freddo implacabile. In certe circostanze la morte avrebbe potuto anche essere dolce…

Il tempo era diventato assolutamente ingannevole. Ogni movimento sembrava fatto al rallentatore, e Rudy pensò alla leggenda di quel vecchio greco che doveva spingere una pietra enorme su una montagna, ben sapendo che, una volta in cima, la pietra sarebbe inesorabilmente rotolata a valle.

La notte era quasi trascorsa. Il vento aveva cambiato di intensità e suono, e si poteva capire che presto avrebbero lasciato quelle gole per trovarsi in un luogo più aperto.

La sua mente e la sua volontà stavano annegando in quell’oscurità cieca. Con le ultime forze rimaste, tentò di chiamare a sé un po’ di luce magica, ma questa volta non ci fu neanche un luccichio.

Basta mettere un piede avanti all’altro, pensò. Vedrai che così ce la farai…

Il vento lo colpì come una clava. Cadde, e questa volta decise di non rialzarsi. Potevano raggiungere il Torrione anche senza di lui. Adesso avrebbe potuto anche dormire un poco…

Si lasciò trasportare dai ricordi: le colline calde della California, l’oro ondeggiante dell’erba bruciata dal sole, e il modo con il quale l’aria calda gli scivolava sulle braccia nude quando di sera attraversava l’Highway 51 sul suo chopper mentre il vento gli accarezzava i capelli… Si chiese se avrebbe potuto farlo ancora.

Probabilmente no… decise. Ma neppure quel pensiero aveva molta importanza. Chi avrebbe immaginato che andare a prendere un po’ di birra mi avrebbe portato a morire di freddo in mezzo ad una catena di montagne mai viste da nessun altro? La vita è veramente strana…

Un gigante alto sette piedi comparve all’improvviso dall’oscurità e lo colpì sulle costole con un calcio simile a quello di un mulo. Il freddo ritornò, ed un dolore acuto si diffuse in ogni suo muscolo ed in ogni giuntura. Borbottò qualcosa protestando e il gigante lo colpì ancora.

«Alzati, moccioso!»

Perché un gigante così alto ha la voce di Gil?… È una cagna arrogante.

«No!»

Quelle poche settimane di allenamento con la spada avevano già reso le sue braccia forti come quelle di un orso. Rudy fu sorpreso che uno scricciolo di ragazza — non poteva pesare più di novantotto libbre — avesse la forza di sollevarlo e lanciarlo con violenza contro il carro in movimento in modo da impedirgli di aggrapparvisi.

«Ora muoviti!», gli ordinò.

Quant’è sciocca. Non capisce…

«Non ci riesco…», spiegò debolmente.

«Che ti prenda un accidente!», imprecò Gil, infuriata. «Potrai anche essere un maledetto Mago, ma sei un vigliacco e un debole. Che io sia dannata se ti lascerò morire qui per strada! Morirai quando raggiungeremo il Torrione, non prima. Siamo soltanto ad un paio di miglia.»

«Huhn…» Rudy cercò di afferrarsi alla fune con le dita intirizzite, ma l’appiglio stava per sfuggirgli. Infilò il braccio tra la fune e il legno del carro. «Che cosa hai detto?»

Quasi a rispondergli, ci fu un mutamento improvviso nell’aria. Il vento cambiò improvvisamente, e la sua forza implacabile e martellante scemò di colpo facendolo barcollare quasi gli fosse venuta meno la terra sotto i piedi. La neve, invece di mitragliargli crudelmente il viso, cadde per pochi istanti ancora e poi smise. Rudy poteva sentire il rumore del vento tra i pini al di sopra della strada ed il suo sibilo stridente ma, sebbene l’aria intorno a lui fosse gelida, ora era ferma.

I carri si arrestarono, ed un bue emise un profondo muggito di dolore. Gli stivali affondavano nella neve alta e il cuoio di qualche bardatura cigolava piano. Rudy riuscì a sentire il proprio respiro affannoso unito a quello di Gil.

«Cos’è?», sussurrò. «È finita la tempesta?» «Non proprio, ma lo farà. La puoi ancora sentire lassù in alto.»

Il ragazzo ammiccò nell’oscurità, ed alzò una mano tremante per togliere i cristalli di ghiaccio che gli serravano le palpebre.

«Allora cosa…»

Poi comprese cos’era accaduto. La paura gli inviò una potente scarica di adrenalina nelle vene che contribuì a schiarirgli la mente.

«Oh, Cristo!», disse piano. «Ingold…»

«Ha fermato la tempesta, non è vero?», disse Gil accanto a lui. «Devono essere morte moltissime persone…»

«Sai cosa vuol dire?», disse Rudy. «Vuol dire che il Buio non potrebbe scegliere un momento migliore per attaccarci.» Fece un passo di prova staccandosi dal carro e scoprì che riusciva a stare in piedi anche se doveva appoggiarsi al bastone. «Dobbiamo muoverci.»

Le Guardie si stavano stringendo intorno a loro. Erano quasi una trentina, e si potevano distinguere le loro voci nell’oscurità. Soltanto Dio sapeva dove fosse finito il resto del convoglio. La tempesta li aveva divisi gli uni dagli altri, ed ognuno aveva cercato scampo a modo suo.

Rudy strinse la mano destra e provò una fitta di dolore dovuta alla circolazione del sangue che riprendeva normalmente. Gil stava parlando alle Guardie e, in risposta, giunse la risata breve e fredda del Falcone di Ghiaccio.

Gil si avvicinò.

«Puoi chiamare un po’ di luce?», chiese. «Il cammino è pianeggiante da qui in poi. Potremmo perdere del tutto la strada: guarda…»

Davanti a loro si stendeva a perdita d’occhio la buia pianura e, in lontananza, si scorgeva un piccolo cerchio di luce arancione che appariva e scompariva nell’aria nebbiosa.

«Tomec Tirkenson è arrivato al Torrione. Quella luce è certamente quella dei falò accanto alle porte.»

«Bene!», esclamò Rudy. «Se non altro, possiamo muoverci.»

Cercò subito di chiamare la luce e ripeté molte volte il tentativo, ma la sua coscienza affaticata non gli consentì di farlo. Iniziarono egualmente la marcia verso quella piccola stella arancione, e i loro passi stentavano su quel terreno irregolare.

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