Il tempo del buio [The Time of the Dark - it]
- Автор: Хэмбли Барбара
- Серия: Darwath (it) #1
- Год: 1991
- Язык: итальянский
- Год: Fanucci
- ISBN: 88-347-0125-9
- Переводчик: Matteo Puggioni
- Жанр: Ужасы
Электронная книга - «Il tempo del buio [The Time of the Dark - it]». Краткое содержание книги:
Sul mondo di Ingold, il mostruoso Buio era stato solo una leggenda per oltre tremila anni, ma ora, per qualche ragione sconosciuta, si aggirava in cerca di preda per tutto il paese, e non c’era alcuna possibilità di fuga dai suoi spaventosi poteri e dal suo insaziabile appetito.
Cercando di aiutare Ingold, Gil e Rudy, due giovani cacciatori, vengono a trovarsi nello strano mondo del Buio. E qui sarebbero co stretti a rimanere per sempre, ammenochè non riescano a risolvere il mistero del Buio.
Frattanto, prima che riescano a realizzare quale potrà essere il loro destino, il Buio.
Poi, senza nessun preavviso, l’attacco cessò, e la forza della luce magica tornò. Qualcuno gridò: «Muoviamoci!», e Rudy strinse il braccio destro di Alde mentre Gil la prendeva per il sinistro. Corsero sulla neve fangosa con la luce del suo bastone che illuminava il sudiciume che copriva il terreno; le Guardie corsero insieme a loro e si strinsero ancora creando una sorta di cuneo semovente. Ingold stava davanti a tutti e la luce del suo bastone illuminò la distesa di oggetti sepolti nella neve smossa dai passi precipitosi di coloro che li avevano preceduti liberandosi di quanto avrebbe potuto impacciare i movimenti.
Intontito, Rudy cercò di tenere il passo del gruppo, inciampando nel sudiciume accumulato, gli occhi fissi sul cerchio luminoso che segnava la meta di quella fuga disperata.
Dopo un po’ riuscì a vedere chiaramente dei movimenti: erano piccole figure che si agitavano al di là delle grandi porte. Poteva però sentire alle loro spalle l’incalzare dei Guerrieri del Buio che, come grandi nuvole crudeli, tentavano ancora di indebolirlo con il loro Incantesimo.
Poi le ombre scesero ancora a colpire, come avvoltoi: si udì un sibilo di morte che spezzò l’aria. La spada di Rudy sembrava diventata una massa inerte di piombo, e le sue braccia erano come anestetizzate: se non fosse stato al centro del gruppo, sarebbe certamente stato ucciso all’istante. Vedendo la tecnica di Gil nello sferrare colpi mentre si destreggiava nell’oscurità, e la sua agilità nell’evitare le sferzate di una coda spinosa, Rudy comprese perché Gnift martoriava i corpi e la mente delle sue Guardie, e perché Gil e gli altri si addestravano con quella sorta di selvaggio accanimento sopportando fatica, freddo e ferite. Ora era proprio quell’addestramento a salvarli!
I Guerrieri del Buio scomparvero così come erano apparsi e Rudy, affannato, si appoggiò al bastone per sorreggersi, tenendo Alde semisvenuta con l’altro braccio. Si chiese se avrebbe avuto la forza di trascinarla fino al Torrione. Anche se erano arrivati a meno di un miglio, il bagliore dei fuochi della costruzione nella quale avrebbero trovato rifugio sembravano ancora lontanissimi, e si riusciva a malapena a scorgerlo tra la bruma nebulosa che riempiva l’aria.
Le Guardie si riunirono ancora.
«Ora», esclamò Ingold. «È il momento di correre… veloci!»
«Ci hanno accerchiati!», osservò spaventato Janus. «Non ci lasceranno mai passare!»
Il Mago ansimava per lo sforzo, e la luce magica mise in risalto le sue mani escoriate e sporche di fanghiglia.
«Vi lasceranno passare se lo farete ora!»
«Non possiamo lasciarti qui!», gridò Janus.
«Fate come vi dico!», tuonò Ingold, e Rudy si ritrasse, colpito dalla sua furia. Il Mago brandì la spada facendola roteare in un cerchio luminoso. «Andate!»
Janus lo guardò per qualche istante, quasi stesse pensando di disobbedirgli. Poi si girò di scatto e si immerse nella neve che turbinava nell’oscurità. Dopo una breve pausa, anche Rudy e gli altri lo seguirono trascinando Minalde con l’aiuto di Gil.
Rudy camminava e al tempo stesso poteva percepire gli Incantesimi del Buio che si allontanavano dalla luce generata dal suo bastone, e si accorse che quella forza maligna si stava velocemente dirigendo altrove quasi avesse trovato un bersaglio più appetibile.
Guardando dietro di sé, scorse Ingold fermo nello stesso punto in cui l’avevano lasciato, una figura buia circondata da un’aureola luminosa di luce, il capo teso ad ascoltare i rumori della notte, con le nocche ferite da cui cadevano piccole gocce di sangue che macchiavano la neve a terra.
Il Mago aspettò che il piccolo manipolo si fosse allontanato, poi Rudy, girandosi di nuovo, lo vide gettare il bastone nella neve.
La luce si spense, e la lama della spada di Ingold formò un’arco fosforescente di fuoco nel buio.
Rudy seppe che i Guerrieri del Buio si erano avventati sul vecchio…
Corsero.
Tir aveva iniziato a lamentarsi con piccole grida soffocate dalla paura e dalla stanchezza. Non c’erano altri rumori; oltre la spalla di Alde il volto di Gil era pallido e tirato, una maschera di dolore dagli occhi spalancati.
I cancelli luminosi sembravano quasi irraggiungibili, anche se ora si poteva distinguere chiaramente la gente radunata sulla soglia, intorno ai grandi falò; alle spalle di quelle persone, i Segni Runici dell’Autorità e della Legge splendevano come insegne luminose.
Uno di quegli uomini era certamente Tomec Tirkenson; la figura più piccola e magra forse era quella ascetica del Vescovo Govannin. C’era però qualcosa di sbagliato nella percezione della distanza che divideva il gruppetto dalla salvezza…
L’aria era immobile: non si muoveva, e non si sentiva nemmeno la sensazione della vicinanza del Buio… c’era di sicuro qualcosa che non andava, ma forse era l’effetto della forza di Rudy che stava di nuovo scemando.
I Guerrieri del Buio li stavano certamente seguendo aspettando il momento giusto per colpirli. Rudy tornò a voltarsi, e scorse in lontananza il vorticare luminoso della spada di Ingold nell’oscurità. Si chiese perché il vecchio Mago li avesse mandati via.
Chissà se riusciremo davvero a raggiungere le porte prima che quelle diaboliche creature ci saltino addosso…
In quel momento gli sembrò di muoversi in un vero e proprio mare di fango appiccicoso che impediva i movimenti e li costringeva a lottare per rimanere in piedi.
Alle loro spalle in quell’istante, giunse il vento. Non era quello malsano e fetido del Buio, ma quei venti di tempesta che ben conoscevano. Si ritrovarono immediatamente coperti di neve, e l’ululato di quell’aria gelida sembrava quello di un intero branco di lupi che stesse per finire la propria preda.
Quel vento era dotato di una forza del tutto particolare: li faceva barcollare come tante marionette, li accecava con una gioia che si faticava a non definire selvaggia e maligna.
Rudy tirò avanti fissando l’oscurità spessa ed interminabile della parete di roccia che dominava la valle, mentre il vento aiutava il suo fuoco magico trasformandolo in una fiamma alta trenta piedi. Inciampò in qualcosa nell’oscurità e cadde; il braccio di Alde gli sfuggì di mano. Alzando gli occhi, vide le porte luminose a pochi metri: aveva inciampato proprio sugli scalini. Gil scattò avanti trascinando Alde circondata da un turbine di vento e di fuoco: l’aria unì i loro capelli neri in un’unica nuvola tempestosa.
Qualcuno gli si avvicinò, lo sollevò e lo portò via da quell’inferno bianco. Stanco morto e sul punto di svenire, Rudy riuscì a vedere che la mano che lo sorreggeva era coperta da un guanto di velluto nero sul quale brillavano rubini simili a gocce di sangue appena versato.
Quando la vista gli si schiarì, si ritrovò sul pavimento all’interno delle porte, mezzo coperto dalla neve che iniziava a sciogliersi. Gli uomini e le donne del suo gruppo stavano entrando anche loro, barcollando per il freddo e la stanchezza… C’erano anche dei bambini, e Rudy capì in quell’istante che Gil aveva avuto ragione… la sua resa di poco prima era stato un vero e proprio atto di vigliaccheria: un bambino di otto anni si era comportato meglio di lui…
Dietro di loro scorse, stagliati contro la luce rossastra, Govannin, un teschio con carboni ardenti al posto degli occhi, e Alwir, simile ad una torre scura. Alde si era appoggiata alle sue grandi braccia tenendo Tir che singhiozzava esausto, sul suo petto.
Gli occhi di Alwir non fissavano la donna né il bambino, ma guardavano altrove, verso la buia cavità del Torrione, calcolando già le dimensioni del suo nuovo Regno. Ancora più indietro stava Gil; i suoi capelli erano ruvidi ed arruffati, e svolazzavano sulle onde della tempesta mentre se ne stava in piedi sull’entrata, lo sguardo puntato verso l’esterno.