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Il tempo del buio [The Time of the Dark - it]

Электронная книга - «Il tempo del buio [The Time of the Dark - it]». Краткое содержание книги:

Notte dopo notte, Gil si scoperse a sognare di una città fantastica dove orrori alieni provenienti dalle profondità della terra e delle tenebre cercavano di distruggere la razza umana e tutte le opere dell’Uomo. Ma quando il Mago Ingold Inglorion attraversò il Vuoto alla ricerca del Santuario per l’ultimo Principe di Dar, si rese conto che i suoi sogni erano visioni assolutamente reali di una strana e singolare realtà.
Sul mondo di Ingold, il mostruoso Buio era stato solo una leggenda per oltre tremila anni, ma ora, per qualche ragione sconosciuta, si aggirava in cerca di preda per tutto il paese, e non c’era alcuna possibilità di fuga dai suoi spaventosi poteri e dal suo insaziabile appetito.
Cercando di aiutare Ingold, Gil e Rudy, due giovani cacciatori, vengono a trovarsi nello strano mondo del Buio. E qui sarebbero co stretti a rimanere per sempre, ammenochè non riescano a risolvere il mistero del Buio.
Frattanto, prima che riescano a realizzare quale potrà essere il loro destino, il Buio.
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Prima che avesse finito di parlare però, le voci in sordina divennero un borbottìo veloce che si trasformò in una violenta baruffa tra molte persone che cercavano contemporaneamente di alzarsi in uno spazio ristretto. La tenda cenciosa fu spostata bruscamente, ed un’ombra massiccia si profilò sull’entrata.

Alwir, ultimo Lord del Torrione di Dare, si fece avanti.

Accanto a lui, scura ed esile come un giovane melo, c’era Lady Minalde.

Il Cancelliere rimase in piedi in silenzio mentre guardava con solennità il vecchio che giaceva su quel letto improvvisato. Quando parlò, la sua voce era calma.

«Mi avevano detto che eri morto.»

«C’è chi tende sempre ad esagerare,» rispose Ingold tranquillo. «E spesso sbagliano, come vedi.»

«Avresti potuto esserlo», replicò Alwir. «Senza di te però, anche tutti noi avremmo potuto morire là vicino al fiume… Sono venuto…» Le parole sembrarono bloccarglisi in gola come pane secco.

«Sono venuto a dirti che ho sbagliato a pensare male di te, e ti offro la mano in segno di amicizia.»

Stese il braccio, e i gioielli dei suoi anelli brillarono nell’ombra.

Ingold stese la sua mano bendata per ricambiare quella stretta. Era il gesto di un Re al cospetto di un altro.

«L’ho fatto soltanto perché promisi a Eldor di farlo,» disse. «Ho preso suo figlio e l’ho portato in salvo. La mia promessa è stata rispettata. Appena il tempo me lo permetterà, partirò alla ricerca della Città Nascosta di Quo.»

«Pensi di riuscire a trovarla?»

Il cipiglio di Alwir era quello di una persona preoccupata, ma i suoi occhi erano freddi e calcolatori.

«Non posso saperlo finché non sarò partito ed avrò cominciato la ricerca. Ma l’aiuto del Consiglio dei Maghi è indispensabile: per la tua carica, per il Torrione, per tutto il genere umano! Il silenzio di Lohiro mi preoccupa. È da più di un mese che non ho notizie sue e degli altri membri del Consiglio. Inoltre, è impossibile che non sappiano quanto è successo…»

«Pensi che Lohiro sia ancora vivo?»

Ingold scosse la testa decisamente.

«Lo avrei saputo se fosse morto,» rispose. «Lo sentirei. Anche con tutti gli Incantesimi che circondano la città come un anello di fuoco, lo saprei!»

Minalde parlò per la prima volta, lo sguardo cupo per la preoccupazione.

«Allora cosa pensi che sia successo?»

Ingold scosse la testa.

«Non lo so,» disse semplicemente.

Lei lo fissò per un attimo ascoltando, come nessun altro riusciva a fare in quella stanza, l’incrinatura della sua voce, che denotava un’ombra di impotenza e paura. Si capiva che non era paura per la Magia nel mondo, quanto piuttosto per i suoi amici di Quo, la sola gente alla quale Ingold potesse veramente dire di appartenere.

Lei lo aveva sempre visto esprimere forza e autorità, ma quella sua debolezza la commosse.

«Avresti potuto cercarli da molto tempo,» disse, «se non fosse stato per la tua promessa. Mi dispiace.»

Ingold le sorrise.

«La promessa non aveva niente a che fare con quanto ho fatto, bambina mia.»

Alde si avvicinò velocemente e si chinò per baciarlo sui capelli bianchi ed arruffati.

«Dio sia con te…», gli mormorò, e se andò via dalla stanza, lasciando Rudy e suo fratello a fissarla istupiditi.

«Sembra che abbia fatto una conquista,» disse il Mago.

Alwir ridacchiò, ma Rudy non ne fu affatto compiaciuto.

«Lei è giustificata!», esclamò Alwir. «I servizi che hai reso al Regno vanno oltre qualunque prezzo noi possiamo pagare.» Guardò intorno la stanza sudicia con le sue pareti sporche e gli odori che provenivano dagli alloggiamenti delle Guardie. La voce stonata e roca di Gnift si alzò in una canzone che parlava d’amore e di campi di grano. «Meriti certamente più di una stanza in questa stamberga. Il posto riservato alla Regina è certamente più dignitoso. Possiamo offrirti un posto più consono al tuo stato, mio Lord.»

Ingold sorrise e scosse la testa.

«Ci sono persone che potrebbero usare meglio di me ciò che mi offri», si schermì. «E, in ogni caso, partirò presto. Fin quando c’è un giaciglio nel quartiere delle Guardie, avrò una casa.»

Il Cancelliere lo studiò per un momento che sembrò molto lungo.

«Sei un uomo strano», disse infine, «fai come vuoi. Se ti stancherai della tua esistenza da vagabondo, l’offerta sarà sempre valida. I nostri litigi non mi hanno permesso di comprendere a fondo le tue qualità. Permettimi almeno di fare ammenda.»

«Non hai bisogno di alcun permesso,» rispose dolcemente Ingold, «né esiste più alcun litigio o incomprensione. È tutto dimenticato.»

Il Cancelliere Alwir, Reggente del Regno e Lord del Torrione di Dare, si inchinò e si allontanò.

Un attimo dopo, nella stanza entrò precipitosamente il Falcone di Ghiaccio, per portare a Ingold la tazza di tè che aveva, con tanta cura, preparato. Il vapore aveva un odore curioso, ma si credeva che quell’infuso di erbe prevenisse le malattie invernali.

Forse ne avrei bisogno anch’io, pensò Rudy. Ma, per guanto mi sia bagnato, abbia sofferto la fame, oppure sia stato esposto al freddo glaciale di queste montagne, non mi sono mai sentito male… Probabilmente non ne ho avuto il tempo. O forse, quello che ho passato spaventerebbe qualsiasi microbo…

«Ingold,» disse Gil sussurrando, quando la Guardia se ne andò via portandosi dietro le tazze vuote. «Per quanto riguarda la tua partenza per Quo…»

«Sì,» la interruppe il Mago. «Dovremmo parlarne.»

Rudy si sistemò ai piedi del letto.

«Pensavi di andarci da solo?»

«No?»

«Dici che è pericoloso. E posso anche essere d’accordo con te. Ma non pensi che sarebbe meglio se ti facessi accompagnare da Gil o da qualcuna delle Guardie?»

Il vecchio Mago strinse le mani e chiese in tono distaccato:

«Non pensi che io sia capace di badare a me stesso?»

«Dopo l’impresa che ti sei sobbarcato la notte scorsa?»

«Ti stai forse offrendo volontario?»

Rudy si interruppe con un singulto.

«Vuoi dire che… mi porteresti?» Non poté trattenere la bramosia nella sua voce e, a giudicare dall’espressione di Ingold, la stessa voglia di partire gli si era dipinta sul volto. La prospettiva di andare con il vecchio, senza tener in alcun conto i pericoli, di imparare finalmente i rudimenti della Magia, fecero scomparire davanti a lui tutti gli ostacoli, compresi anche i Razziatori Bianchi, le tempeste di ghiaccio, i pericoli delle pianure d’inverno. «Voglio dire… posso venire con te?»

«Stavo già pensando di chiedertelo…», disse Ingold. «In parte perché sei il mio Apprendista, e in parte per… altre considerazioni. Gil è una Guardia,» allungò una mano per sfiorarle i capelli in un silenzioso gesto d’affetto, «e il Torrione può aver bisogno di ogni uomo d’arme a disposizione nei giorni a venire. Vedi Rudy, sei l’unico Mago su cui posso fare affidamento. E soltanto un Mago può trovare la strada per Quo. Se per qualche ragione non dovessi riuscirci, potrai farlo tu.»

Rudy esitò, impaurito.

«Vuoi dire che… toccherebbe a me alla fine parlare con l’Arcimago?»

«È probabile», ammise Ingold. «Specialmente dopo quello che hai appreso la notte scorsa.»

«Ma…», balbettò Rudy intimorito da quella responsabilità, che era però parte del privilegio di possedere il Potere, «No, credimi, voglio venirci. È una delle cose che desidero di più al mondo…», balbettò ancora. «Però Gil è più brava di me. Io sono un vigliacco e un debole e, se anche non ti creassi problemi, potrei ostacolarti… Se poi dovessi mettermi a cercare il Consiglio da solo, potrei certamente fallire…»

Ingold sorrise.

«Allo stesso modo in cui avrei fallito io facendomi ammazzare. Non preoccuparti Rudy: tutti noi facciamo ciò che possiamo.» Bevve un sorso di tè. «È tutto stabilito. Partiremo appena il tempo lo permette, probabilmente tra tre giorni.»

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