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Il tempo del buio [The Time of the Dark - it]

Электронная книга - «Il tempo del buio [The Time of the Dark - it]». Краткое содержание книги:

Notte dopo notte, Gil si scoperse a sognare di una città fantastica dove orrori alieni provenienti dalle profondità della terra e delle tenebre cercavano di distruggere la razza umana e tutte le opere dell’Uomo. Ma quando il Mago Ingold Inglorion attraversò il Vuoto alla ricerca del Santuario per l’ultimo Principe di Dar, si rese conto che i suoi sogni erano visioni assolutamente reali di una strana e singolare realtà.
Sul mondo di Ingold, il mostruoso Buio era stato solo una leggenda per oltre tremila anni, ma ora, per qualche ragione sconosciuta, si aggirava in cerca di preda per tutto il paese, e non c’era alcuna possibilità di fuga dai suoi spaventosi poteri e dal suo insaziabile appetito.
Cercando di aiutare Ingold, Gil e Rudy, due giovani cacciatori, vengono a trovarsi nello strano mondo del Buio. E qui sarebbero co stretti a rimanere per sempre, ammenochè non riescano a risolvere il mistero del Buio.
Frattanto, prima che riescano a realizzare quale potrà essere il loro destino, il Buio.
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La gente, con i pochi averi stretti sottobraccio o assicurati con rozzi legacci, andava avanti stropicciandosi le mani con la neve gelata per riscaldarle, e intanto urlava, litigava, e lottava con il proprio vicino. Era tutto uguale, ma qualcosa era sottilmente cambiato.

In realtà era sparita l’amara disperazione che aveva accompagnato la prima parte del viaggio. In quell’aria che bruciava i polmoni e accecava, si poteva respirare un’atmosfera vivace, un senso di speranza che non era mai stata avvertita prima. Erano ancora abbastanza lontani dal Torrione, ma, se ce l’avessero fatta, questa sarebbe stata l’ultima marcia!

«Quello che dovremo fare,» disse Ingold mentre osservava un gruppo di Guardie e le truppe di Alwir che lottavano contro il carro mezzo smontato per spingerlo avanti sul ghiaccio, «è tentare di mettere Alde e Tir tra di noi. Mi rendo conto che in questo modo faremo di loro un ottimo bersaglio, ma è un rischio da correre piuttosto che vederli dispersi nella tormenta. Per quanto riguarda voi due…», si girò verso Gil e Rudy ed appoggiò loro una mano sulle spalle, «qualsiasi cosa facciate, rimanete attaccati a quel carro. È la vostra migliore speranza di raggiungere vivi il Torrione. Io dovrò andare avanti e indietro lungo il convoglio, e non posso pensare a voi. Capisco che niente di quanto è accaduto avrebbe dovuto interessarvi, che siete stati cacciati in questa avventura contro la vostra volontà, e che nessuno di voi mi deve qualcosa ma, per favore, fate che Alde e il bambino arrivino al Torrione sani e salvi!»

«Tu non ci sarai?», chiese ansiosamente Gil.

«Non so dirti dove sarò,» rispose il Mago. La neve ormai gli ricopriva la barba ed il mantello.

È veramente stanco… pensò Gil. Lei stessa si reggeva in piedi a stento.

«Abbiate cura di voi, ragazzi miei. Se ci rivedremo, penserò io a tirarvi fuori da tutta questa storia…»

Quindi si girò e scomparve nella foschia, mentre le punte ondeggianti della sua sciarpa sventolavano come bandiere al vento.

«Ha un brutto aspetto,» osservò Rudy sottovoce, poi si appoggiò al bastone, non appena la notte inghiottì la figura di Ingold. «Voi due dovete aver fatto un ben brutto viaggio.»

Gil ridacchiò.

«È certamente un Mago, Rudy! Deve esserlo, per trascinare con sé altra gente in simili imprese disperate!»

Rudy le lanciò un’occhiata pensierosa.

«Sai bene che in California pensavo ad una farsa, ma anche allora gli ho creduto. Tu lo hai sempre fatto…»

Gil capì. Ingold riusciva a rendere tutto possibile, persino realizzabile, tanto che anche un motociclista senza futuro era riuscito a chiamare il fuoco dal nulla, ed una studentessa in Filosofia, timorosa del vuoto e dai modi gentili, lo aveva seguito ai confini del mondo per combattere contro nemici indescrivibili ed invisibili. Come se non bastasse, la sua forza era tale da spingere un mucchio cencioso e spaurito di profughi, divisi da timori e paura, morti di freddo ed allo stremo delle forze, ad affrontare una marcia di quindici miglia in un tormenta per cercare un rifugio che nessuno di loro aveva mai visto.

La ragazza sospirò e si strinse il mantello intorno alle spalle. Il vento stava ancora soffiando e Gil si sentiva stanca e spossata. La notte che avevano di fronte poi, sarebbe stata terribile, al di là di ogni possibile immaginazione… Iniziò a muoversi cercando le Guardie, poi si fermò.

«Hei, Rudy?»

«Sì?»

«Abbi cura di Minalde. È una brava ragazza.»

Rudy la fissò sorpreso. Non l’avrebbe mai creduta capace di dire una cosa del genere. Ma si rese conto di avere ancora molto da imparare sulle ragazze insensibili con pallidi occhi da insegnante.

«Grazie…», disse balbettando, intenerito dalla voce preoccupata di Gil. «Non sei male neppure tu… per essere un fantasma…», aggiunse con un sorriso che Gil gli restituì insieme ad una smorfia cattiva.

«Non so come abbia fatto a invaghirsi di uno stupido incompetente come te, ma questo è affar suo. Ci rivedremo al Torrione.»

Rudy la lasciò e si allontanò. Trovò Alde in compagnia dei pochi servi rimasti della Casa di Bes che stavano caricando l’unico carro. La giovane Regina stava riponendo delle coperte. Se Medda fosse stata ancora viva, sarebbe svenuta per l’indignazione…»

«Hei, sei dinamite!», esclamò, baciandola per salutarla.

«Dinamite?»

«Sei stata… grande…», spiegò. «Non pensavo che Alwir avrebbe ceduto.»

Lei si girò, arrossendo di colpo.

«Non mi interessava che fosse d’accordo, come dici tu. O che non lo fosse. Ma io non avrei dovuto chiamarli sciocchi, né Alwir né il Vescovo. È stato… scortese.»

«Ti farai dare una penitenza alla prossima confessione.» Rudy abbracciò la ragazza. «Comunque hai raggiunto il tuo scopo.»

Lei lo fissò negli occhi per un momento, in silenzio.

«Ha ragione?», chiese all’improvviso. «È vero? Il Buio è sulle montagne?»

«È quanto mi ha confermato anche Gil. Ingold ha ragione, sono più vicini di quanto possiamo pensare.»

Si fermò un attimo, le mani intrecciate dietro la nuca, fissando quel viso con occhi disperati. Non voleva che quel momento terminasse, per tutto ciò che doveva ancora avvenire…

Udendo un rumore che proveniva dal carro, lei corse verso il retro per riportare Tir nella piccola cesta, tra le coperte.

Rudy la sentì sussurrare:

«Stai giù…»

Un attimo dopo riapparve tra le tende.

«Avrai bisogno di un guinzaglio per quel bambino, quando avrà imparato a camminare,» commentò Rudy.

Alde tremò e strinse gli occhi ridendo.

«Non ricordarmelo», disse.

Il convoglio cominciò a muoversi. Il vento era diventato ancora più violento ed ululava nelle gole precipitandosi addosso ai profughi con i suoi artigli acuminati. Rudy si teneva stretto al carro, accecato dalla neve, con le dita che anche all’interno degli spessi guanti di pelliccia, diventavano via via insensibili. La strada era in disuso, ma migliore di quella che scendeva da Karst. Il manto non era percorso da radici e non c’erano grandi buche o fango. La neve accumulatasi però, rendeva il cammino pericoloso, e Rudy sapeva che quelli in coda al convoglio avrebbero dovuto affrontare un vero e proprio fiume di fanghiglia gelata. La visibilità era diminuita di molto: le figure delle Guardie che circondavano il convoglio ed il carro di Alde, divennero scure e opache come ombre appena intraviste in qualche incubo.

Ricordando gli insegnamenti di Ingold, Rudy cercò di chiamare a sé la luce. Proiettò una grande sfera a circa tre passi di distanza in modo da illuminare il cammino, ma la necessaria concentrazione lo privò di buona parte delle sue forze e, al primo scivolone dovuto alle sferzate brutali del vento, la luce si affievolì e si spense.

La neve riempiva l’aria come una turbinante farina grigiastra, tranne dove passava attraverso il globo di luce magica, ma lì veniva trasformata in una minuscola tempesta di diamanti il cui baluginio gli feriva gli occhi.

Il mantello e gli stivali ben presto divennero zuppi d’acqua e le sue mani passarono dall’insensibilità al dolore. Una volta, non appena il vento allentò un attimo il suo ritmo feroce, sentì distintamente la voce di Minalde all’interno del carro che cantava dolcemente al suo bambino:

Taci Piccolino, non dire una parola…

Papà ti comprerà un buffo pagliaccio…

Col passare del tempo, Rudy perse la cognizione delle ore. Non sapeva né poteva sapere da quanto stava lottando attraverso quella landa desolata. Immaginò che fossero trascorse molte ore da quando avevano tolto il campo, ma il terreno continuava ad essere scivoloso, ed il vento ormai sembrava una bestia scatenata.

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