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Il tempo del buio [The Time of the Dark - it]

Электронная книга - «Il tempo del buio [The Time of the Dark - it]». Краткое содержание книги:

Notte dopo notte, Gil si scoperse a sognare di una città fantastica dove orrori alieni provenienti dalle profondità della terra e delle tenebre cercavano di distruggere la razza umana e tutte le opere dell’Uomo. Ma quando il Mago Ingold Inglorion attraversò il Vuoto alla ricerca del Santuario per l’ultimo Principe di Dar, si rese conto che i suoi sogni erano visioni assolutamente reali di una strana e singolare realtà.
Sul mondo di Ingold, il mostruoso Buio era stato solo una leggenda per oltre tremila anni, ma ora, per qualche ragione sconosciuta, si aggirava in cerca di preda per tutto il paese, e non c’era alcuna possibilità di fuga dai suoi spaventosi poteri e dal suo insaziabile appetito.
Cercando di aiutare Ingold, Gil e Rudy, due giovani cacciatori, vengono a trovarsi nello strano mondo del Buio. E qui sarebbero co stretti a rimanere per sempre, ammenochè non riescano a risolvere il mistero del Buio.
Frattanto, prima che riescano a realizzare quale potrà essere il loro destino, il Buio.
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Tre giorni…, pensò Rudy, preso nella morsa della paura e dell’eccitazione. Poi si rese conto che, messo di fronte alla possibilità di continuare il suo addestramento da Mago, aveva completamente dimenticato Minalde.

Non posso lasciarla, pensò atterrito. Non per cinque o sei settimane, o per quanto durerà il viaggio!

Non c’era però possibilità di scelta: andare con Ingold e studiare la Magia sotto la sua guida era esattamente ciò che desiderava: in un certo senso l’unica cosa che desiderasse veramente. Aveva capito, senza accorgersene, che, quando il vecchio Mago gli aveva insegnato come ottenere il fuoco ad un comando, gli aveva contemporaneamente fatto perdere la donna che amava. Poi, oggi, aveva anche capito che non c’erano alternative.

Come farò a spiegarglielo?

Molto tempo prima, in un’altra vita, ricordò di aver guidato una Volkswagen rossa in compagnia di una studentessa con la quale aveva parlato delle grandi scelte della vita: così si può diventare o fare, o essere… La guardò attentamente e si trovò di fronte lo stesso viso, scarno ed arrossato, con i segni delle ferite ricevute in combattimento, gli occhi pallidi ed i capelli legati frettolosamente. Era stato duro per lei abbandonare la sua vita di prima con tutte le sue insoddisfazioni per quest’altro mondo, più duro, difficile, selvaggio, ma che Gil amava intensamente.

Ma per me è ancora più duro lasciare qualcosa che amo per qualcosa che amo di più…

La voce di Gil lo riportò alla realtà distogliendolo da quei pensieri dolorosi.

«Dormirai qui fino ad allora?»

«Non ho bisogno di molto spazio», le rispose Ingold, «e non mi mancherà la compagnia. Inoltre,» e riprese la tazza, «non ho ancora trovato chi ordinò il mio arresto a Karst. Non credo che Alwir giungerebbe a mettermi da parte fino a quando potrò servirgli, però esistono delle celle profonde in questo Torrione. E la Magia che le custodisce è più profonda, più forte e più vecchia della mia. Da quelle celle non potrei certo scappare… I Segni Runici dell’Incatenamento sono ancora sepolti da qualche parte dei locali più antichi e su di loro non posso agire. Fin quando rimango nel Torrione di Dare, preferisco dormire tra amici.»

Le dita di Rudy sfiorarono distrattamente la lana ammuffita della coperta.

«Pensi di correre questo rischio?»

«Non lo so», ammise calmo Ingold. «Ma mi dispiacerebbe scoprirlo. Il saggio si difende per non essere mai attaccato.»

«Quello che hai fatto la notte scorsa la chiami difesa?»

Ingold sorrise dolcemente.

«Quella è stata un’eccezione», si scusò. «E, tra l’altro, inevitabile. Sapevo che potevo tenere il Buio lontano da Tir e trattenerlo fin quando voi non aveste raggiunto i cancelli. Non erano rimasti molti guerrieri, anche se avevano ancora forza sufficiente per lanciare dei controincantesimi su di me.»

«Non capisco», disse Gil gettandosi la treccia dietro le spalle. «So che non ce n’erano molti, ma perché ci hanno lasciato andare? Hanno seguito Tir fino da Karst, e sanno certamente com’è il Torrione, per cui erano senza dubbio consci che quella della notte scorsa era l’ultima possibilità rimasta loro di riuscire a prenderlo. Eppure si sono voltati e si sono scagliati su di te. Perché?»

Ingold non rispose subito. Era rimasto a guardare la spirale del vapore che saliva dalla sua tazza con il viso calmo e improvvisamente vecchio e stanco. Poi i suoi occhi cerchiati si spostarono per guardarla in viso.

«Ricordi quando mi ero quasi perso nelle Volte a Gae? Quando mi tirasti su dalle Scale del Buio?»

Gil annuì senza dire una parola. Era stata la prima volta che aveva tenuto una spada in mano. Ritornò con la memoria a quel momento: il vecchio in piedi sulle scale, lontano da lei, che stava ascoltando un rumore che la ragazza non era riuscita a sentire… e la luce bianca del suo bastone che si spandeva tutt’intorno. Era stato l’ultimo giorno della Gil studentessa ed ora, ripensandoci, le sembrò effettivamente di essere stata un’altra persona, un’estranea. Il ricordo di se stessa, sola, armata di uno spadone preso in prestito e di una torcia fumosa, che si spingeva contro gli eserciti del Buio, le fece tremare la gola e si sentì leggermente soffocare per la commozione.

Ingold continuò:

«Allora immaginai — e ora lo so per certo — che non è soltanto Tir il loro obiettivo. Oh, lo prenderanno se ci riusciranno. Ma, dovendo scegliere come hanno fatto la notte scorsa, ho compreso che vogliono me!»

«Te?», esclamò Rudy.

«Sì.»

Il Mago sorseggiò ancora un po’ della bevanda calda, poi mise via la tazza. Da dietro la tenda si udì la voce stentorea di Gnift che stava informando qualche povero allievo di aver tenuto una posizione appena peggiore di quella di un pattinatore sul ghiaccio con le gambe irrigidite.

«Evidentemente posso causare loro fastidi maggiori di quelli che potrebbe procurare Tir. Lo sospettavo già da prima ma, dopo quanto è successo, non possono esserci altre spiegazioni.»

«Ma… come è possibile? Se hai sempre detto che la tua Magia non può toccarli!», disse Rudy ansioso. «Per loro non sei altro che uno spadaccino qualsiasi. Tu non sai nulla sul Tempo del Buio che non sappia qualcun altro. È o non è Tir, Colui Che Può Ricordare?»

«Me lo sono chiesto anch’io», replicò Ingold pensieroso. «È evidente che conosco qualcosa di cui non sono ancora pienamente conscio. Qualche indizio che non ho ancora afferrato. Loro sanno cos’è, e temono che io possa arrivarci.»

Rudy rabbrividì.

«E allora, cosa pensi di fare?»

Il Mago alzò le spalle.

«Cos’altro posso fare? Prendere alcune precauzioni elementari. Ma potresti anche riconsiderare la tua offerta di accompagnarmi a Quo.»

«Chi altro può andare?», disse Ingold. «Se avessi avuto paura di essere ucciso, non mi sarei ficcato in questa storia, in primo luogo! Sarei rimasto a Gettlesand a coltivare rose e a formulare oroscopi. No… tutto quello che posso fare adesso, è stare il più vicino possibile ai Guerrieri del Buio e sperare di capire qual’è questa cosa che può farci vincere la guerra, prima che loro mi acchiappino.»

«Sei pazzo!», affermò categoricamente Rudy.

Ingold tornò a sorridere.

«Veramente, Rudy, penso che abbiamo definito già da un bel po’ di tempo il problema del mio equilibrio mentale.»

«Sei ancora più pazzo», esclamò Rudy gesticolando. «Tu, Gil, le Guardie… Ma com’è che finisco sempre con il circondarmi di pazzi?»

Il vecchio si mise comodo sotto le coperte e riprese il suo tè. Il vapore si alzò a spirale sul suo viso come il fumo da un altare.

«La domanda è la risposta, Rudy… sempre ammesso che tu voglia una risposta accondiscendente…»

Considerando le cose, Rudy non si sentì del tutto sicuro che lui non lo facesse. E si allontanò con quel dubbio.

Alde lo stava aspettando nella stanza accanto. La maggior parte delle Guardie se ne era andata. Oltre l’arco scuro e stretto della porta si poteva ancora udire la voce di Janus che continuava a discutere con i mercanti. In un angolo, il Falcone di Ghiaccio si era addormentato rilassato e rannicchiato come un gatto. Erano finalmente soli.

«Alde…», iniziò a dire Rudy, e lei si alzò dal lettino dov’era seduta mettendogli un dito sulle labbra.

«Ho sentito», disse dolcemente.

«Ascolta…», cercò di spiegarle.

Ancora una volta lei lo zittì.

«Naturalmente tu andrai con lui.» Le sue dita si strinsero fredde e morbide, tra le sue. «C’è qualche problema che ti impedisce di andare?»

Rudy sorrise, ricordando le sue apprensioni.

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