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Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]

Электронная книга - «Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]». Краткое содержание книги:

Ogni 76 anni ritorna uno dei più affascinanti e misteriosi visitatori che l’umanità ricordi: la Cometa di Halley. Il suo passaggio più recente è ancora fresco nella memoria, ma questo straordinario romanzo ci parla del prossimo appuntamento, e della spedizione di un gruppo di scienziati su Halley, non solo per scoprirne i misteri, ma per trasformarla in un luogo adatto alla vita. Tra meraviglie tecnologiche e sforzi sovrumani di adattamento, i segreti sepolti nel cuore della cometa (tutt’altro che priva di forme di vita) trasformano un immane progetto di colonizzazione in una spietata lotta per la sopravvivenza. Tuttavia, le minacce non vengono solo da un ambiente irriducibile, ma anche dagli stessi membri della spedizione, un complesso microcosmo che riproduce tensioni, conflitti e pregiudizi che hanno portato la Terra sull’orlo della catastrofe; ma soprattutto c’è il drammatico confronto tra due “forme” umane, quella naturale degli Orthos, e quella manipolata geneticamente dei Perceli. Uno sfondo da cui emergono tre grandi protagonisti, dai quali dipende il futuro della missione: Carl Osborn, Saul Lintz e, soprattutto, Virginia Kaninamanu Herbert, impegnata ad esplorare le frontiere fra l’intelligenza umana e quella artificiale. E il lungo viaggio della cometa nelle profondità dello spazio procede fra eventi memorabili e tremende avversità, in un alternarsi di trionfi e delusioni. Esperienze però che ogni volta lasciano appena intuire le incredibili prospettive che ancora attendono la colonia di Halley. Un grandioso affresco, che ha pochi eguali per ricchezza d’idee ed efficacia narrativa, dove si ritrovano tutti i più grandi temi della fantascienza.
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Marguerite van Zoon giaceva a bocconi sulla ragnatela tesa, cercando di rimanere immobile mentre i tecnici della sala-cure in camice e maschera rimuovevano con le pinzette piccoli brandelli della sua pelle, riponendoli in fiale di glassite, per analizzare i fungoidi che stavano trasformando il suo corpo in un campo di battaglia.

Un quarto della sua pelle era crepato e lacerato. Ferite rosee, semiaperte, e vesciche dalla cupoletta scura erompevano in macchie sgradevoli. Qua e là le carni si erano spalancate formando ripugnanti piaghe ulcerose, che luccicavano d'un nauseabondo umidore.

Saul cercava di accelerare il più possibile il lavoro della squadra, sapendo quanto doveva esser dura per lei. Marguerite era una persona molto riservata: una vera esiliata che aveva lasciato la Terra per salvare la sua famiglia da una punizione provocata da crimini politici. Qualunque cosa fosse scritta su un pezzo di carta, soltanto un burocrate avrebbe potuto sostenere che lei si era offerta «volontaria» per venire fin lassù e diventare cibo per le rosicchianti cellule aliene.

Eppure l'allegria di Marguerite era leggendaria. Il dolore fisico doveva essere assai grande perché si lamentasse tanto apertamente.

Saul si portò al suo fianco non appena i tecnici ebbero finito. — Marguerite, adesso userò il nuovo lanciarazzi e cercherò di effettuare quella raschiatura subcutanea. Cerca di non fare movimenti inutili.

Marguerite annuì brevemente. Soltanto un velo di umidità sulla sua fronte e le mani strette tradivano il suo nervosismo. Saul guidò un mech ospedaliero su due ruote portandolo in posizione, inclinando l'ampia piastra dell'apparecchiatura a microonde con la sua apertura sopra la forma prona della donna.

Ho avuto il privilegio di conoscere molti meravigliosi esseri umani pensò Saul. Ma nessuno più coraggioso di questa donna.

Si era offerta volontaria per tentare quella cura mai sperimentata. Quando le era stata offerta la possibilità alternativa di rifugiarsi nel colombario, aveva subito respinto l'idea. — Non intendo lasciare te e Akio gli unici medici svegli durante questa crisi — gli aveva detto con decisione.

Erano passati parecchi giorni, mentre i tecnici costruivano e ricostruivano il nuovo irraggiatore secondo le istruzioni di Saul… sempre cercando di strappar via un po' di tempo ai lavori prioritari delle squadre addette ai corridoi e a quelle che stavano rimettendo in sesto la Edmund Halley. A quel punto non c'era più molta scelta. Se quella cura non avesse funzionato, Marguerite avrebbe dovuto finire sotto ghiaccio.

In segreto, Saul temeva che fosse troppo tardi anche per questo. Non c'era nessuna garanzia che raffreddando un corpo a un grado sopra la temperatura di congelamento, si potessero arrestare quelle escrescenze maligne e multicolori simili a funghi, una volta che si erano insediate così in profondità.

Un terzo dell'equipaggio sveglio, e perfino qualcuno di quei semicadaveri colombarizzati, soffrono di questi striscianti disordini della pelle. Preoccupano Akio più degli orecchioni scagliosi e della gonorrea rossa. Sono il motivo più importante per il quale potrei non poter partire con la Edmund, malgrado tutto. Osborn e gli altri potrebbero trovarsi a correre il loro rischio senza un medico.

E c'era un altro motivo per il quale aveva fretta di rendere efficace la nuova cura.

Ieri, mentre stavano facendo l'amore, aveva trovato un sottile ricamo, simile a una ragnatela di fili verdi, che si andava allargando sotto le scapole di Virginia ramificandosi sulla schiena. Non le aveva ancora detto niente. Ma la sua motivazione a trovare una cura era più forte che mai.

Le macchine avevano smesso di muoversi per prendere posizione. — Va bene, Marguerite — disse alla sua paziente. — Adesso ricordati bene di rimaner ferma.

— Sì, Saul.

Le sue mani si strinsero sui bordi del tavolo. Saul si voltò verso il voluminoso mech medico simile a un ragno. — Accesso cinque… — cominciò a dire, ma dovette fermarsi quando un'improvvisa ondata di vertigini lo colse. Riuscì a sollevare il colletto del suo camice giusto in tempo per contenere un violento sternuto.

Saul si sentì rintronare la testa. Quei sordi dolori in varie parti del corpo che era riuscito ad allontanare dalla sua coscienza per una mezz'ora o giù di lì, adesso tornarono in forze. Passò un lungo momento prima che riuscisse a risollevare lo sguardo, sbattendo gli occhi in mezzo a uno sciame di macchie azzurre che andavano alla deriva davanti a lui, e rivolgendosi di nuovo alla macchina.

— Accesso… cinque-due-sette Jonah.

Una luce che dava il segnale di ricevuto ammiccò attraverso il pannello di plastica del mech. Saul continuò: — Applica sessanta milliwatt nella risonanza preprogrammata dello spettro dell'RNA del fungoide A linea due-nove-quattro, messa a fuoco sull'escrescenze subcutanea, coscia interna posteriore del paziente, cinquecento secondi, fattore di sicurezza beta.

Avevano adattato un'unità concepita per le indagini a risonanza magnetica e ultrasonica delle ferite interne. Quel mech sofisticato era in grado di mirare e valutare la messa a fuoco del radar assai più rapidamente di qualsiasi operatore umano.

MI PREPARO A PROIETTARE annunciò la macchina, senza inflessioni.

Il miglior assistente di Saul, Keoki Anuenue, stava osservando un banco-dati, supervisionando la procedura. Non soltanto Keoki era un abile tecnico di laboratorio, era anche uno degli individui più forti che Saul avesse mai conosciuto. Tre giorni prima aveva avuto modo di vedere in azione il grosso hawaiano quando si era verificato un crollo al livello B.

Una varietà particolarmente virulenta di vermi aveva impiantato una testa di ponte nel pozzo di servizio che conduceva alla Edmund Halley. Lo sfiatatoio principale, essenziale per impedire che il ghiaccio intorno a loro fondesse, era quasi del tutto intasato da una varietà ocracea di vermi ancora più grossi degli orrori purpurei.

Saul e Keoki erano arrivati al livello B proprio mentre nel corridoio si levavano alte grida ed echeggiavano i clacson dell'allarme. Più terrificante di tutto era il gemito e lo stridìo del ghiaccio che si sgretolava. Il cavo lungo il quale Saul si stava arrampicando si era staccato, rompendosi, e si era messo a dondolare dalla parete sferzando l'aria come un serpente torturato, facendolo schizzar via al momento in cui un blocco di cristallo scuro e schizzato perforava il fogliofibra e si schiantava contro il lato del pozzo.

Keoki Anuenue aveva afferrato Saul cacciandolo al sicuro dentro una nicchia, poi si era girato ed era balzato verso lo scintillante macigno che aveva intrappolato sette fra uomini e donne nella galleria di servizio. Nel migliore dei casi, avevano a disposizione soltanto pochi minuti. Keoki era andato a salvarli nell'unica maniera possibile.

Aveva appoggiato la schiena contro il plastifoglio a brandelli, aveva piantato i piedi contro il blocco di ghiaccio e l'aveva sollevato. Doveva aver avuto una massa di cento tonnellate, senza contare i detriti che giacevano sopra di esso. — Kei Make nei mai… — aveva grugnito Keoki, mentre il macigno, cosa incredibile, aveva cominciato a vibrare e a muoversi.

Una raffica di fetida umidità era uscita dal varco. Il volto dell'hawaiano era una cascata di stille di sudore in mezzo a quell'aria umida, i tendini del suo collo erano un mazzo di corde annodate. Saul non aveva avuto il tempo di fermarsi a pensare. Si era tuffato in quella stretta apertura.

Insieme a un'altra mezza dozzina di odori l'aria era piena dell'afrore delle mandorle. Se qualcuna delle loro tute era stata bucata, neppure i cianuti che avevano nel sangue sarebbero stati in gradi di proteggere per molto gli uomini dell'equipaggio intrappolati dalla ricca vena di cianuro che era stata spezzata dalla roccia precipitata.

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