Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]
- Автор: Бенфорд Грегори, Брин Дэвид
- Год: 1987
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0182-2
- Переводчик: Сандро Сандрелли
- Жанр: Космическая фантастика
Электронная книга - «Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]». Краткое содержание книги:
— Ero felice, papà, lo ero davvero, in tutto questo inferno. Ero felice.
Una mano esile, fatta di luce, trasparente, si protese verso di lei come per toccarla. La voce era forte, con una saggezza gentile.
— Lo so, cara. Lo so.
CARL
— E alulike! — li sollecitò il caposquadra. E l'equipaggio si mise a lavorare in armonia, riempiendo i canali di comunicazione prescelti con il canto:
Gli hawaiani tirarono il cavo d'acciaio mentre l'unità principale da trasporto della Edmund Halley veniva sollevata fuori dal corpo del vascello. Per quanto fosse massiccia e immensa, la sezione salì in fretta verso la cima dell'affusolata struttura a forma di A, dove una figura in tuta spaziale gesticolava ostentatamente a guisa di semaforo.
— Piano, piano. Bene così, voi indonesiani e danesi, laggiù, tirate radialmente!
Carl non aveva più visto Jeffers così felice da quando l'uomo era stato decolombarizzato. Jeffers odiava lavorare nelle gallerie, preferendo di gran lunga l'aspro bagliore dello spazio e il forte odore oleoso del metallo e delle macchine.
Carl non poteva davvero biasimarlo, se era per questo. Qualunque altra cosa, o quasi, era preferibile alla triste desolazione sottostante. Quella era una delle ragioni principali per cui aveva insistito che venisse fatto il tentativo di salvataggio della Newburn. Era convinto che i benefici che ne avrebbe tratto il morale dell'equipaggio avrebbe contribuito alla salute generale molto più che tutte le terapie tradizionali di Akio Matsudo e gli intrugli di laboratorio di Saul Lintz.
Regolò il proprio visore sull'ingrandimento quattro, e guardò in direzione dello Scorpione, dove la coda di polvere della cometa in via di dissoluzione era ormai soltanto un debole bagliore visibile all'infrarosso. Qualche puntolino rivelava la presenza di granelli ancora abbastanza grandi da riflettere la luce del Sole sempre più piccolo. Uno fra i più grandi di quei puntolini, adesso lo sapeva di certo, era la chiatta-colombario Newburn.
Se non fosse esistita avremmo dovuto inventacela. Un evviva si levò, quasi un rumore di fondo, dal comunicatore aperto, quando l'unità d'immagazzimento incontrò la superficie di Halley, sollevando un soffice sbuffo di vapore. Jeffers si strinse le mani sopra la testa, in gesto di disinvolto trionfo. Carl non poté fare a meno di sorridere.
Dei tre turni per rimettere in sesto e spogliare la Edmund, quello era il suo favorito. Sicuro, si sentiva come a casa sua con la squadra costituita unicamente dai percell di Sergeov. Ma quel gruppo misto di volontari erano il turno più allegro.
Specialmente i danesi e gli Hawaiani. Non pareva gl'importasse un fico secco se un uomo era un ortho o un percell… o un globoide gelatinoso denebiano… sempre che non fosse un purpureo o uno stramaledetto archista.
Virginia è hawaiana ricordò. Non c'era da stupirsi che fosse un'orthofila così impenitente. Amante degli ortho. Ovviamente non vedeva niente di male a vivere con uno di loro.
Il pensiero si attardò nella sua mente e lo fece sentire un po' colpevole quando Lani Nuyen gli passò accanto, trasportando un supporto di ferro-nickel che l'avrebbe schiacciata dovunque vi fosse stata un po' di gravità, perfino sulla Luna.
— Ehi, bello — gli trasmise. — Sei impegnato per i prossimi tre mesi?
— Cos'hai in mente? — lui le disse di rimando, lanciandole un'amabile occhiata maliziosa. E lei riuscì perfino a sculettare un po', quando gli passò accanto. L'unicorno della sua cotta gli sogghignò in risposta.
Oh, diavolo ricordò Carl a se stesso. Ci sono anche degli ortho buoni.
Lani si era fulmineamente offerta volontaria per la missione di salvataggio. Buona, vecchia Lani. Era così paziente con lui, non lo rimproverava mai perché si faceva vivo al suo cubicolo di tanto in tanto in cerca di compagnia, per poi scomparire e mantenere un rapporto strettamente cameratesco per settimane e settimane di fila.
Se soltanto fosse più simile a ciò che cerco. Più intellettuale, una percell.
Più come Virginia, in altre parole.
C'era un solo archista in servizio, in quel momento. Ogni fazione aveva un suo «osservatore» per tener d'occhio il turno delle altre… una designazione non ufficiale, certo, ma sempre più comune durante le funzioni importanti quali la colombarizzazione e la decolombarizzazione.
Helga Steppins seguiva la procedura con molta attenzione, usando un laser transit per controllare due volte tutto quello che era stato fatto dalla squadra di Jeffers. Quando Carl si avvicinò si scostò cautamente da un lato, come se lui potesse infettarla attaverso due tute spaziali e tre metri di vuoto.
— Sai, sarebbe assai più facile arrivare al gruppo scientifico della Edmund se ci lasciaste rimuovere i moduli idroponici — le disse. — Probabilmente ci risparmierebbe due giorni di lavoro.
L'austriaca bionda e taciturna scosse la testa.
— Stupido trucco, Osborn. Sappiamo tutti e due che la data del lancio è fissata per quando sarà pronto il combustibile. Non prima di martedì prossimo, come minimo.
Carl serrò i pugni disgustato davanti a tanta ostinazione. — Perché, in nome dello Spazio Oscuro, dovrei volervi imbrogliare? Siete voi ad insistere per avere una riserva di combustibile follemente enorme per un semplice rendez-vous di tre mesi e ritorno! Avremo una nave spogliata, e non ci servono più di sei chilometri al secondo di accelerazione!
L'archista scrollò le spalle. — È più sicuro se i serbatoi sono pieni. Soltanto un idiota salperebbe senza le giuste scorte.
— Ma…
— Non ti piace? Lamentati con quel percefilo, Ould-Harrad.
Carl sbuffò. Ould-Harrad? Amante dei percell? Ah!
— Senti, se adesso calassimo soltanto il modulo idroponico numero uno…
— No! — La donna si girò di scatto verso di lui, stringendo con forza il laser transit. — L'intera colonia dipende da quella fattoria!
— Ma la nuova cupola è quasi pronta. Tutti gli infissi…
La Steppins tornò a girarsi verso la Edmund, come se avesse paura che le intenzioni di Carl fossero soltanto quelle di distrarla mentre Jeffers e gli hawaiani facevano scomparire tutta la nave a razzo.
— Voi percell non avete paura delle malattie di Halley come noi esseri umani. Non ci addentriamo nel perché, dal momento che continuate a negare ogni responsabilità per le malattie. Ma ti basti sapere che non permetteremo che l'idroponica venga inquinata! Sia i moduli idroponici grandi come quelli piccoli rimarranno attaccati fino a quando la cupola non sarà stata completamente controllata… e da uno specialista ortho!
Carl era furente. Sapeva quali erano le sue alternative. Poteva dare lo stesso il via a Jeffers, e forse far scoppiare una miniguerra tra le fazioni.
Oppure poteva correre laggiù, in basso, e presentare le sue lamentele a quel mauritano senza spina dorsale che li comandava.
Oppure poteva andar giù a dare una mano.
— Usa un purpureo durante il tuo prossimo riposo erotico — le suggerì, e scalciò via verso gli operai prima che la donna potesse rispondergli.
— Ehi, Lani! — chiamò. — Lascia che ti dia una mano con quell'affare!
SAUL
— Sono arrivata a un punto tale che non m'importa più del pericolo di morire, Saul. È il prurito che non riesco a sopportare. Giorno e notte, senza un momento di requie, malgrado gli specifici che mi dà Akio Matsudo. Giuro che se continua così chiederò a Akio di prestarmi il coltello seppuku del suo bisnonno per darmi una vera grattata!