Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]
- Автор: Бенфорд Грегори, Брин Дэвид
- Год: 1987
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0182-2
- Переводчик: Сандро Сандрелли
- Жанр: Космическая фантастика
Электронная книга - «Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]». Краткое содержание книги:
Entrò nel cilindro che fungeva da ricreatorio, gravato dal peso dell'amarezza e della fatica. La ruota gravitazionale era stata una delle ultime cose trasferite dalla Edmund. Era sempre deprimente passare dalla gravità quasi zero al campo gravitazionale centrifugo. E questo per parecchi ragioni. Perfino nella grande ruota c'erano le forze di Coriolis che controbilanciavano i riflessi, inducendo una leggera nausea dovuta al cambiamento di direzione. Dopo un giorno a gravità quasi zero dove la più piccola trazione era importante, non si poteva camminare senza sentire il disallineamento delle forze. La rotazione di Halley vi spingeva sempre verso sinistra.
Ma la cosa peggiore era anche la più semplice: eravate stati un'aquila, e adesso vi ritrovavate marmotta.
Così Carl non era di umore cordiale quando incontrò l'ortho. Il nome dell'uomo, Linbarger, era impresso sulla sua divisa.
— Non sederti là — disse, quando Carl prese posto su un sedile regolabile.
— Eh? Perché no?
— Ho un amico che sta per arrivare.
— C'è spazio in abbondanza.
— No, per qualcuno non ce n'è
Carl mise giù la sua bevanda. — Sei appena uscito dal loculo. Così, immagino che questo sia segno che le droghe non hanno ancora cessato il loro effetto.
Linbarger aveva tutti i sintomi del decolombarizzato recente. Era il sottile moncherino di un uomo, tutto pelle e ossa e niente carne. I loculi consumavano gradualmente tutto il grasso immagazzinato giacché il corpo funzionava sempre, anche se a un livello esponenzialmente ridotto. Ma Linbarger doveva essere stato magro già in partenza. La sua testa era lunga e stretta, appollaiata in cima a un collo da pollo con un nodoso pomo di Adamo. Il suo volto era tutto naso e zigomi. I grigi occhi acquosi erano incassati nelle viscere del cranio, la mascella era rotonda e dura.
— Il mio amico è stato appena decolombarizzato anche lui. E preferisco che nessuno di noi due si sieda vicino a un percell.
— Oh, davvero? — fece Carl, con finta preoccupazione.
— Perciò smamma.
Linbarger non è stato svegliato per il rendez-vous, perciò non si è mentalmente disabituato alle idee della Terra pensò Carl. Okay, glielo abbuonerò in parte. — Senti, qui le cose sono già abbastanza difficili senza che tu ti metta a fare il somaro.
Linbarger si alzò in piedi e strinse i pugni. — Non alitarmi addosso, percell, altrimenti io…
— Oh, è il mio alito cattivo? Scusa, non mi sono portato dietro nessun colluttorio dalla Terra.
— Sai cosa voglio dire, sono quei dannati germi che ti porti addosso.
Carl sbuffò deridendolo. — I microbi sono nel ghiaccio, non dentro di noi.
Il volto di Linbarger assunse un'espressione acida e cinica. — Sono tre giorni che sono uscito dal colombario e ho esaminato quanto è successo, e non potete ingannare me. La gente normale è morta in numero due volte maggiore di voi percell.
— E allora? — Carl aveva sentito qualcosa del genere da Virginia, ma nella confusione e durante le lunghe ore di queste due ultime settimane non aveva significato niente. Soltanto un'altra scheda di dati.
— Voi percell li state usando per impadronirvi della spedizione — Linbarger lo annunciò come se fosse un fatto noto. Le teste si girarono dagli altri tavoli. Carl osservò Lani Nguyen che si alzava in piedi, la preoccupazione le segnava profondamente il viso, e accennò a dirigersi verso di loro, ma un altro ortho la trattenne mettendole una mano sulla spalla.
— È questo che pensi?
— Tutti noi lo pensiamo, noi gente normale che siamo usciti dai colombari. Noi lo sappiamo. Non potete darci da bere che…
— Risparmiami — l'interruppe Carl, sollevando le mani. Non c'era nessun complotto del genere, chi diavolo avrebbe mai avuto il tempo di pensare ad una cosa del genere? Ma come avrebbe potuto convincere Linbarger?
Vide sull'altro lato della curva del cilindro il tenente-colonnello Ould-Harrad. Lo chiamò: — Sully!
Il nero si avvicinò, compensando la torsione di Coriolis con un passo disinvolto, drink in mano.
— Spero che tu possa appianare una situazione con questo tizio — disse Carl. — Va in giro a dire che siamo noi, i percell, che…
— Lo so — fece Ould-Harrad, brusco.
Carl annuì, sollevato. Ould-Harrad non era uscito da molto dal suo loculo. Era stato chiamato in servizio quando il maggiore Lopez si era ammalato nel giro di poche ore ed era stato colombarizzato. Ould-Harrad non lavorava tutto il giorno nelle gallerie; aveva avuto il tempo di tenere sotto controllo quella merda politica. Carl poteva affidare a lui tutta la faccenda.
Ma poi Ould-Harrad parve a disagio, il suo largo viso si concentrava su un argomento spiacevole abbassando le folte ciglia e tirando su l'ampia bocca in un'espressione di preoccupazione e disagio.
— Credo che voi dovreste prestare attenzione a quello che dice Linbarger. Mette l'accento su difficoltà concrete.
— Ma le distorce, le fa…
— La forma importa poco. Considera le implicazioni.
Carl lo fissò stupefatto: — Quali… quali implicazioni?
— Abbiamo bisogno di una maggior protezione contro le malattie.
Carl replicò: — Be', certo che ne abbiamo bisogno, ma…
— No. Non capisci. Noi ne abbiamo bisogno, noi gente normale. Specialmente.
— Oh… è così, dunque?
Ould-Harrad guardò Carl sorridendo, ignorando l'energico annuire di Linbarger. — Il cielo ce ne guardi, è già così. A meno che la gente normale non si consideri protetta contro queste malattie dall'isolamento, da una maggior cura… allora può vedere soltanto un risultato.
— Quale?
— Voi percell finirete per dirigere tutta la spedizione. Non ci sarà abbastanza gente normale in vita in grado di opporsi a voi. — L'africano parlava con tranquilla serietà, senza aggressività, e colpiva ancora di più a causa della sua poderosa corporatura. Aveva la calma solenne di coloro i cui forti convincimenti religiosi plasmavano ogni parola.
— Noi… noi non intendiamo far questo — terminò Carl in maniera poco convincente.
— Non ha importanza. — Quegli occhi castani erano carichi di tristezza. — Molti credono che accadrà questo.
— Senti, ti ho chiamato per calmare questo tizio, questo Linbarger. Io…
— Non sono quelli come te che mi possono tappare la bocca — si accalorò Linbarger. — Se pensi di poterlo fare, sarei lieto di…
— No, no — intervenne con severità Ould-Harrad, sollevando una mano verso Linbarger. — Per favore, adesso zitto.
— Ma lui…
— Per favore. — Ould-Harrad azzittì Linbarger con la sua ministeriale presenza.
Carl pensò, eccitato, Potrebbe essere divertente pestare un po' Linbarger. Brutta per lui, ma una buona terapia per me. Meglio di tutte queste chiacchiere, comunque.
Disse: — Certo non avrei pensato che avresti appoggiato Linbarger! Questi tizi usano l'ipocondria per tornarsene nei colombari. E tutte queste sciocchezze sugli ortho…
— Vedi? — l'interruppe Ould-Harrad. — Ci attribuite un vostro nomignolo.
— E con questo? Voi ci chiamate percell.
— Noi non abbiamo bisogno di nomi speciali. Noi siamo la gente normale, la razza umana.
— E noi non lo siamo?
— Non… non ho detto questo.
— Intendevi dirlo! Probabilmente pensi che non abbiamo l'anima.
Il nero scosse mestamente la testa. — Quella questione è nelle mani dell'onnipotente. Rimane il punto che siamo diversi.
— Sì, e voi avete archisti rinnegati e sionisti logori e salawiti… — Carl notò che Ould-Harrad trasaliva. — Ma intorno a noi formate un fronte unico, eh?