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Mendicanti di Spagna [Beggars in Spain - it]

Электронная книга - «Mendicanti di Spagna [Beggars in Spain - it]». Краткое содержание книги:

Gli insonni sono una casta di mutanti che non hanno bisogno di riposo. Con la loro inesauribile energia governano la Terra e gli uomini normali, che definiscono Mendicanti. Ma l’odio e la diffidenza serpeggiano appesi a un filo: gli sforzi disperati di Leisha Camden, avventuriera del futuro. Premio Hugo e Nebula nella versione breve.
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— Sì — aveva detto la nonna, e Miri ricordò sempre l’espressione sul suo viso.

Non ci furono più trasmissioni olovisive dalla Terra. Non le aveva mai viste all’asilo nido, solo nella cupola della mamma e del papà, ma adesso Miri non le vide più nemmeno lì. — Quando sarai più grande — aveva detto la nonna. — Ci sono idee da mendicanti che dovrai affrontare anche troppo presto, ma non ancora. Prima impara quello che è giusto.

Era la nonna, o a volte il nonno Will, che decideva che cosa fosse giusto. Il papà era via frequentemente per affari. La mamma invece era spesso presente, ma a volte Miri aveva l’impressione che non desiderasse esserci. Distoglieva lo sguardo da Miri e da Tony quando loro entravano in una stanza,

— È p-p-perché ci d-d-dimeniamo e b-b-balbettiamo — aveva detto lei a Tony. — Alla m-m-m-mamma non p-p-piacciamo,

Tony aveva cominciato a piangere. Miri lo aveva abbracciato e si era messa a piangere anche lei, ma non aveva ritirato le parole dette. Erano vere: la mamma era troppo bella perché potesse piacerle chiunque si dimenasse, balbettasse e sbavasse, e la verità era la cosa più importante per una comunità. — Sono i-i-io la t-t-tua c-c-comunità — aveva detto a Tony, e si era trattato di una frase interessante perché era contemporaneamente vera e di limitata veridicità, con sottostringhe e connessioni incrociate che si allungavano per sedici ulteriori stringhe, formando uno schema che si avvicinava a quello che aveva imparato in matematica, astronomia e biologia: un magnifico schema complesso e bilanciato come la struttura molecolare di un cristallo. Lo schema valeva quasi le lacrime di Tony. Quasi.

Diventando più grande, tuttavia. Miri cominciò ad avvertire che mancava qualcosa nei suoi schemi. Non riusciva a stabilire di cosa si trattasse. Ne aveva tracciati parecchi per il dottor Toliveri e per la nonna, finché non si erano fatti talmente complicati che lei si era accorta di tralasciare sempre qualcosa. Inoltre, ogni volta che disegnava uno schema a stringhe, il pensare e il disegnare producevano altri schemi, ognuno con stringhe a livelli multipli e riferimenti incrociati propri, e non c’era modo di disegnare anche quelli perché, se lei lo avesse fatto, il disegnarli ne avrebbe generati altri. Disegnare e spiegare non riuscivano mai a stare al passo con il pensare, e Miri divenne impaziente nei suoi tentativi.

Comprese, all’età di otto anni, l’aspetto biologico di ciò che era stato fatto a lei e agli altri come lei. Venivano chiamati Superinsonni. Comprese, anche, che non bisognava mai permettere che qualcosa interferisse con le due verità su cui era stato costruito il Rifugio: produttività e comunità. Essere produttivi significava essere completamente umani. Condividere la propria produttività con la comunità in modo leale significava creare forza e protezione per tutti. Chiunque avesse cercato di violare una qualsiasi delle due verità, estorcendo i benefici alla comunità senza contribuirvi produttivamente a propria volta, era un essere osceno, un mendicante disumano. Miri inorridì al pensiero. Nessuno poteva essere così moralmente repellente. La Terra sì che era piena di quelli che la nonna chiamava mendicanti di Spagna, alcuni dei quali erano perfino Insonni, ma il Rifugio mai.

Le alterazioni del suo sistema nervoso, di quello di Tony, di Christina, di Allen, di Mark e di Joanna dovevano renderla più produttiva, più utile alla comunità e a se stessa, più intelligente di quanto gli umani non fossero mai stati prima. Quello era stato insegnato a tutti loro, perfino ai non Super e, alla fine, tutti lo avevano accettato. Joan e Miri giocavano insieme, ormai, ogni giorno. Miri si sentiva piena di gratitudine.

Per quanto però lei amasse Joan, per quanto ammirasse i lunghi riccioli bruni di Joan, la sua abilità nel suonare la chitarra e la sua acuta dolce risata, Miri sapeva che era con quelli della sua specie, con gli altri Super, che provava maggiormente il senso di comunità. Cercò di nasconderlo: era sbagliato. Non celò, ovviamente, quel sentimento con Tony, che era suo fratello e che un giorno, insieme con lei e il piccolo Ali, che alla fine non era poi nato Super, nonostante quanto aveva detto la nonna si sarebbe andato ad aggiungere al blocco di votanti Sharifi, che controllava il cinquantuno per cento delle azioni del Rifugio, oltre alle holding finanziarie di famiglia. Erano quelle le cose che garantivano loro di non essere mendicanti.

La struttura economica del Rifugio la interessava. Tutto la interessava. Imparò a giocare a scacchi, e per un mese si rifiutò di fare qualsiasi altra cosa: quel gioco permetteva di creare dozzine di generazioni di stringhe, tutte annodate in modo complesso alle stringhe dell’avversario! Ma, dopo un mese, gli scacchi la stancarono. Dopo tutto, erano coinvolte solamente due serie di stringhe, anche se molto, molto lunghe.

La neurologia l’interessò di più. Il cervello aveva cento miliardi di neuroni, ognuno con siti ricettori multipli per neurotrasmettitori dei quali esistevano talmente tante varianti, che le stringhe che si potevano costruire risultavano quasi infinite. Quando Miri compì i dieci anni, stava conducendo esperimenti sui dosaggi di neurotrasmettitori, utilizzando se stessa e il volontario Tony come soggetti primari, Christina e Nikos come campioni di controllo. Il dottor Toliveri la incoraggiò. — Miranda, presto contribuirai personalmente alla prossima generazione di Super!

Ma non bastava ancora. C’era sempre qualcosa di mancante nelle sue stringhe, qualcosa che Miri percepiva così oscuro da non riuscire a discuterne con alcuno oltre a Tony, che, si scoprì, non sapeva di che cosa lei stesse parlando.

— V-v-vuoi d-d-dire, M-m-miri, che alcune s-s-stringhe m-m-m-mostrano punti d-d-deboli d-d-dovuti all’ins-insufficienza delle b-b-banche d-d-dati da cui t-t-trarre c-c-concetti?

Lei udì le parole pronunciate, ma udì anche di più: le stringhe che vi si univano, le stringhe nel cervello di Tony, che lei poteva dedurre perché lo conosceva così bene. Lui stava seduto sorreggendosi la grossa testa con le mani, come facevano frequentemente tutti loro, mentre la bocca, le palpebre e le tempie gli fremevano e i folti capelli scuri gli sobbalzavano ritmicamente sulla fronte per le convulsioni del corpo. Le stringhe del fratello erano amabili, forti e nitide, ma Miri sapeva che non erano lunghe come le sue, o altrettanto complesse nelle interconnessioni. Tony aveva solo nove anni.

— N-n-no — disse lentamente lei — non b-b-banche d-d-dati ins-insufficienti. P-p-più c-come… la m-m-m-mancanza di uno s-s-spazio in cui d-d-dovrebbe an-an-dare un’altra d-d-dimensione di s-s-stringhe.

— Una t-t-t-terza d-d-dimensione del p-p-pensiero — disse lui con entusiasmo. — F-f-forte. M-m-m-a… p-p-perché? T-t-tutto si ad-adatta nelle d-d-due d-d-di-mensioni. La s-s-semplicità del d-d-disegno è s-s-superiorità del d-d-disegno.

Lei udì le stringhe relative: lama di Occam, minimalismo, eleganza di programma, teoremi geometrici. Agitò una mano, goffamente. Nessuno di loro era molto agile a livello fisico: tendevano a evitare qualsiasi ricerca che richiedesse la manipolazione di molti materiali, e a passare il tempo a programmare robot domestici quando una tale manipolazione non poteva essere evitata. — N-non s-s-so.

Tony la abbracciò. Non erano necessarie parole fra di loro, e quello era un terzo linguaggio, un’aggiunta alla semplicità delle parole e alla complessità delle stringhe, migliore di tutt’e due.

Per una volta tanto, Jennifer sembrò scossa.

— Come è potuto accadere? — chiese il consigliere Perrilleon. Era pallido quanto Jennifer.

La dottoressa, una giovane donna che aveva ancora addosso gli indumenti sterili riciclabili, scosse la testa. Il sangue macchiava la parte anteriore del camice. Era venuta direttamente dalla sala parto dell’ospedale da Jennifer, che aveva indetto una riunione di emergenza del Consiglio. La dottoressa sembrava prossima alle lacrime. Era tornata al Rifugio solo due mesi prima dall’internato medico sulla Terra, che era ancora obbligatorio, molto più magra di quando era partita.

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