Mendicanti di Spagna [Beggars in Spain - it]
- Автор: Кресс Нэнси
- Серия: Mendicanti #1
- Год: 1997
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 1120-5288
- Переводчик: Antonella Pieretti
- Жанр: Социально-философская фантастика
Электронная книга - «Mendicanti di Spagna [Beggars in Spain - it]». Краткое содержание книги:
Will annuì.
Si recarono dapprima a visitare Miranda nella cupola dei bambini, e poi ai Laboratori Sharifi, Reparto Imprese Speciali, importanti quanto Miranda e sottoposti alla più stretta sorveglianza della proprietà privata rispetto a qualsiàsi altro posto sotto il cielo solido e produttivo del Rifugio.
Era arrivata la primavera nel deserto. Il pero Spinoso rifioriva di boccioli gialli. Lungo i dilavamenti brillavano verdi i pioppi neri. Gli sparvieri, solitari per la maggior parte dell’inverno, stavano appollaiati a coppie. Leisha osservò quella fioritura molto più brulla e disadatta di quella lungo il lago Michigan, e si chiese sardonicamente se la modestia del deserto fosse per lei un vantaggio, così come lo era il suo isolamento. Lì nulla era alterato geneticamente.
Si pose davanti al terminale da lavoro, mordicchiando una mela e ascoltando il programma che recitava il quarto capitolo del suo libro su Thomas Paine. La stanza era soffusa di luce solare. Il letto di Alice era stato spostato accanto alla finestra, così che lei potesse vedere i fiori. Leisha ingoiò velocemente un pezzetto di mela e si rivolse al terminale.
— Modificare testo: "Paine correndo a Philadelphia" con "Paine stava correndo a Philadelphia"
"Modificato" confermò il terminale. Alice disse: — Pensi davvero che a qualcuno interessino ancora quelle vecchie regole verbali?
— A me interessano — rispose Leisha. — Alice, non hai toccato il pranzo.
— Non ho fame. E a te non interessa niente dei verbi: stai solo riempiendo il tempo, Leisha. Ascolta, c’è un sacco di frastuono davanti casa.
— Che tu abbia fame o no, devi mangiare. Devi. - Alice aveva settantacinque anni, ma sembrava molto più vecchia. La figura grassoccia che l’aveva tormentata per tutta la vita era sparita: ormai la pelle era tirata sulle ossa che venivano messe in evidenza come un sottile intreccio di fili. Aveva avuto un’altra paralisi e, in seguito, aveva messo da parte il terminale. Leisha, dalla disperazione, aveva perfino suggerito che Alice riprendesse il lavoro sulla parapsicologia nei gemelli. Alice aveva sorriso tristemente il lavoro sui gemelli era stata l’unica cosa su cui non erano mai state realmente in grado di discutere, e aveva scosso la testa. — No, cara. È troppo tardi. Per convincerti.
La paresi tuttavia non aveva intaccato l’amore di Alice per la famiglia. Si mise a sorridere quando il trambusto che proveniva dal portone di ingresso le esplose nella camera.
— Drew!
— Sono a casa, Nonna Alice! Ehi, Leisha!
Alice protese le braccia, bramosa, e Drew si mosse con la carrozzella per entrare nell’abbraccio. A differenza dei nipoti di Alice dotati di una salute perfetta, Drew non aveva mai provato repulsione per il lato sinistro immobilizzato del volto di Alice, la bava nell’angolo sinistro della bocca, il parlare un po’ biascicato. Alice lo strinse forte.
Leisha appoggiò la mela, non sapeva comunque di nulla; qualsiasi cosa avessero fatto gli agronomi quella volta rappresentava un passo indietro. Si irrigidì sulle punte dei piedi, aspettando. Quando Drew, alla fine, si rivolse verso di lei, gli disse: — Sei stato sbattuto fuori da un’altra scuola.
Drew esibì il suo solito sorriso ingraziante, si avvicinò ulteriormente al volto di Leisha e smise di sorridere. — Sì.
— Per quale motivo, questa volta?
— Non i voti, Leisha. Questa volta avevo studiato.
— Bene, e allora?
— Una rissa.
— Chi è rimasto ferito?
Lui rispose con espressione truce: — Un figlio di puttana che si chiama Lou Bergin.
— E immagino che avrò notizie dall’avvocato del signor Bergin.
— È stato lui a cominciare, Leisha. Io ho solamente finito.
Leisha esaminò Drew. Aveva sedici anni, e a dispetto della carrozzella, o forse proprio per quello, si allenava freneticamente, mantenendo la parte superiore del corpo in condizione superba. Non aveva alcuna difficoltà a credere che fosse un combattente letale. I suoi lineamenti da adolescente non erano ancora ben amalgamati: naso troppo grosso, mento troppo piccolo, pelle macchiata di acne nei punti in cui non era più arrotondata dal grasso infantile. Solamente i suoi occhi erano belli, di un verde vivido e circondati da folte ciglia nere, con uno sguardo concentrato che riusciva ancora a far pensare a tutti che Drew si trovasse completamente affascinante. Leisha costituiva un’eccezione. Durante gli ultimi due anni era cresciuto dell’antagonismo fra loro, mitigato periodicamente da goffi tentativi da parte di lui di ricordare quanto le dovesse e da parte di lei di ricordare che bambino accattivante fosse stato.
Quella era la quarta scuola che lo aveva espulso. La prima volta Leisha era stata indulgente: era un piccolo Vivo menomato, e le richieste intellettuali di una scuola piena di bambini Muli, nella maggior parte dei casi alterati geneticamente in quanto a intelligenza e salute fisica, dovevano essere state sconvolgenti per lui. La seconda volta era stata meno indulgente: Drew era stato bocciato in ogni singola materia, poiché aveva semplicemente smesso di recarsi alle lezioni, passando ore in solitudine con la sua chitarra semiautomatica o con i giochi su computer. Nessuno lo aveva disturbato. La scuola si aspettava che i propri studenti, la maggior parte dei quali un giorno avrebbe governato il paese, fosse automotivata.
Leisha, quindi, lo aveva inviato alla scuola meglio strutturata che era riuscita a trovare. A Drew era piaciuta immediatamente: aveva scoperto il programma teatrale. Era la celebrità della sua classe di recitazione. — Ho trovato il mio destino! — aveva detto durante una telefonata a casa. Leisha si era irrigidita, Alice si era messa a ridere. Quattro mesi dopo, tuttavia, Drew era tornato a casa, amareggiato e cupo. Non era riuscito ad avere una parte né in Morte di un commesso viaggiatore né in Luci del mattino. Alice gli aveva chiesto gentilmente: — È stato forse perché non volevano un Willy Loman o un Kelland Vie sulla carrozzella?
— È stata politica da Muli — aveva sputato Drew. — E lo sarà sempre.
Perciò Leisha aveva cercato strenuamente una scuola con un programma accademico leggero e un programma artistico impegnativo, una giornata scolastica strutturata e con la più alta percentuale possibile di studenti provenienti da famiglie senza grossi appoggi politici, importanti collegamenti finanziari o storie illustri. Ne aveva trovata una che sembrava adatta a Springfield, nel Massachusetts. Pareva che a Drew la scuola piacesse, e Leisha aveva pensato che le cose stessero andando bene. Eppure eccolo lì di nuovo.
— Guarda l’espressione che hai — disse Drew in modo cupo. — Perché non lo dici ad alta voce? "Ecco di nuovo Drew, il fottuto Drew che pensa che diventerà qualcuno ma che non riesce a portare a termine niente. Che cacchio dovremmo fare con il povero piccolo Vivo Drew?"
— Che cosa faremo? — ribatté Leisha in modo crudo.
— Perché non mi abbandonate semplicemente a me stesso?
Alice disse: — Oh, no, Drew.
— Non tu, Nonna Alice. Lei. Lei che insiste che la gente deve essere meravigliosa oppure non esistere.
Leisha replicò: — Invece di pensare che sia meravigliosa solo perché esiste, ma non fa nulla per realizzare la sua esistenza?
Alice schioccò: — Adesso basta, voi due!
Non bastava, però, per Leisha. La battuta di Drew aveva ferito parti di lei che non sapeva che esistessero ancora. Disse: — Adesso che sei a casa, Drew, vorrai vedere Eric. Lui si è sistemato magnificamente e sta facendo dei reali progressi nello studio dei diagrammi atmosferici. Jordan è immensamente orgoglioso di lui.