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Mendicanti di Spagna [Beggars in Spain - it]

Электронная книга - «Mendicanti di Spagna [Beggars in Spain - it]». Краткое содержание книги:

Gli insonni sono una casta di mutanti che non hanno bisogno di riposo. Con la loro inesauribile energia governano la Terra e gli uomini normali, che definiscono Mendicanti. Ma l’odio e la diffidenza serpeggiano appesi a un filo: gli sforzi disperati di Leisha Camden, avventuriera del futuro. Premio Hugo e Nebula nella versione breve.
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La voce fuori campo era potenziata elettronicamente: — Una vera Indipendenza, dalla fame, dal bisogno, dal fazionalismo che ci ha divisi così a lungo. Da intrighi stranieri, come ammoniva George Washington trecento anni fa, dall’invidia, dal conflitto di classe. Dall’innovazione: è passato un decennio dall’ultima volta in cui gli Stati Uniti sono stati pionieri di un singolo importante progresso tecnologico. Sembra che accontentarsi dia luogo all’agio della familiarità; ma era questo ciò che i padri fondatori volevano per noi, questo dolce comodo, questo indisturbato equilibrio politico? Il tricenfenario ci trova arrivati a destinazione o immobili in acque stagnanti?

Leisha rimase strabiliata: quando era stata l’ultima volta che aveva sentito porre quella domanda, anche solo su un canale olovisivo da Muli? Jordan e Stella si sporsero tutti e due in avanti.

— E che effetto sta avendo questo smielato equilibrio sui nostri giovani? — proseguì la voce fuori campo. — La classe lavoratrice — …scene della Borsa di New York, sedute del Congresso, una riunione del consiglio di amministrazione di Fortuna 500… — si dà ancora da fare. Ma i cosiddetti Vivi, l’ottanta per cento della popolazione che controlla le votazioni semplicemente con il proprio numero, rappresenta una fonte in estinzione da cui trarre gli elementi migliori e i più brillanti per creare il futuro dell’America. Diventare i migliori e i più brillanti deve essere preceduto dal desiderio di eccellere…

— Oh, spegni l’olovideo — disse Eric a voce alta. Stella gli lanciò un’occhiata infuriata; Jordan fissò il pavimento. Quel secondo figlio stava spezzando loro il cuore.

— …e forse la stessa avversità è necessaria per creare quel desiderio. Gli ideali dello yagaismo, niente affatto screditati, che portarono avanti questa spinta quaranta anni fa quando…

Le gare di scooter e Wall Street scomparvero. Il narratore proseguì, descrivendo oloimmagini che non erano li, mentre il palco si riempiva di una proiezione di profonda oscurità. — Che diavo… — disse Seth.

Nell’oscurità, apparvero le stelle. Lo spazio. La voce del narratore andava avanti a descrivere la festa per il tricentenario alla Casa Bianca. Davanti alle stelle apparve una stazione orbitale che ruotava lentamente e, sotto di essa, uno stendardo con la citazione fatta da un diverso presidente in un diverso periodo… Abramo Lincoln: "Nessun uomo ha il diritto di governare un altro uomo senza il consenso di quest’ultimo".

La stanza si riempì di un vociare confuso. Leisha restò seduta un istante, sbalordita, ma poi comprese. Quella non era un trasmissione a diffusione generale. Il Rifugio manteneva una serie di satelliti per comunicazioni che monitorava le trasmissioni terrestri e portava avanti affari in rete. Era in grado di inserirsi in frequenze strettissime, focalizzate. L’immagine del Rifugio era stata inviata in modo che arrivasse solamente alla tenuta, a nessun altro se non a lei. Erano passati venticinque anni dall’ultima volta che Leisha aveva comunicato con il Rifugio, con le sue holding dichiarate o con i suoi partner economici nascosti e segreti. Quella mancanza di comunicazione, con la sua miriade di implicazioni, aveva costretto tutti all’inattività, a quella specie di calma piatta: la sua, quella di Jordan e dei figli di Jordan. Venticinque anni. Fino a quella comunicazione.

Jennifer voleva solamente ricordarle che il Rifugio c’era ancora.

Il primo ricordo di Miri furono le stelle. Il secondo ricordo Tony.

Nel ricordo delle stelle, sua nonna la teneva in braccio davanti a una lunga vetrata curva e, al di là della vetrata, c’era il nero punteggiato di luci fisse: luci scintillanti, meravigliose e, mentre Miri guardava, una di esse era sfrecciata davanti a loro. — Una meteora — aveva detto la nonna, e Miri aveva allungato le braccia per toccare le magnifiche stelle. La nonna si era messa a ridere. — Sono troppo lontane per la tua mano. Ma non per la tua mente. Ricordalo sempre, Miranda.

Lo aveva fatto. Ricordava sempre tutto: ogni singola cosa le accadesse. Non poteva però essere vero, perché non ricordava un periodo di tempo senza Tony; la mamma e il papà le avevano detto che c’era stato un intero anno senza di lui, prima che nascesse da loro esattamente nello stesso modo in cui era nata lei. Doveva esistere, quindi, almeno un anno che lei non ricordava.

Ricordava di quando erano arrivati Nikos e Christina, Demetrios e, subito dopo i gemelli, erano giunti Allen Sheffield e poi Sara Cerelli. Erano in sei che si agitavano nell’asilo nido, sotto lo sguardo vigile della signora Patterson o della nonna Sheffield, tornavano alle proprie cupole in visita dai genitori e giocavano con gli elettrodi sulla testa per il dottor Toliveri e il dottor Clement. A tutti loro piaceva il dottor Toliveri che rideva spesso, e piaceva anche il dottor Clement che non rideva mai. A loro piaceva sempre tutto, perché era tutto molto interessante.

Il loro asilo nido si trovava nella stessa cupola di un altro, e per una parte di ogni "giorno" (Miri non era sicura di cosa significasse quella parola, eccetto che aveva qualcosa a che fare con il contare, e a lei piaceva contare) la plasti-parete fra di essi veniva aperta. I bambini dell’altro asilo nido sfrecciavano in quello di Miri o viceversa, e Miri si rotolava per terra con Joan, si azzuffava per i giocattoli con Robbie oppure metteva dei blocchi in pila l’uno sull’altro insieme con Kendall.

Ricordava il primo giorno in cui ciò era terminato.

Tutto aveva avuto inizio con Joan Lucas, che era più grande di Miri e aveva riccioli castano chiaro che scintillavano come stelle. Joan le aveva detto: — Perché ti dimeni in continuazione così?

— Io n-n-non s-s-so — aveva risposto Miri. Ovviamente, aveva notato che lei, Tony e gli altri del proprio asilo nido si agitavano, mentre Joan e gli altri del suo non lo facevano. Joan non balbettava mai come succedeva invece a Miri, Tony, Christina e Allen. Miri, però, non ci aveva riflettuto. Infatti, Joan aveva i capelli castani, lei li aveva neri, Allen li aveva biondi. Il tremito, invece, si manifestava come il balbettio.

Joan aveva detto: — Hai la testa troppo grossa.

Miri l’aveva tastata. Non le sembrava più grossa del solito.

— Non voglio giocare con te — aveva deciso bruscamente Joan, e si era allontanata. Miri l’aveva fissata sbalordita. La signora Patterson era arrivata immediatamente. — Joan, c’è qualche problema?

Joan aveva smesso di camminare e aveva fissato la signora Patterson. Tutti i bambini conoscevano quel tono di voce. Il volto di Joan aveva assunto un’espressione abbattuta.

— Ti sei comportata da sciocca — aveva detto la signora Patterson. — Miri è un membro della tua comunità, del Rifugio. Adesso giocherai con lei.

— Sì, signora — aveva risposto Joan. Nessuno dei bambini era certo di cosa fosse una comunità ma, quando gli adulti pronunciavano quella parola, loro obbedivano. Joan aveva preso la bambola che lei e Miri avevano cercato di vestire per gioco, ma la sua espressione era rimasta corrucciata e, dopo qualche tempo, Miri non aveva avuto più alcuna voglia di giocare.

Lo ricordava.

Avevano lezione ogni "giorno", tre asili nido di bambini che imparavano insieme in una comunità. Miri ricordava chiaramente il momento in cui si era resa conto che un terminale non era solamente da guardare o da ascoltare: gli si potevano far fare delle cose. Gli si potevano far dire delle cose. Lei gli aveva chiesto che cosa fosse un "giorno", perché il soffitto si trovasse in alto, che cosa avesse mangiato Tony a colazione, quanti anni avesse il papà, quanti giorni mancassero al proprio compleanno. Quello sapeva sempre tutto: sapeva più della nonna, della mamma o del papà. Era molto saggio. Diceva anche di fare determinate cose e, se le si facevano correttamente, mostrava una faccia sorridente, se invece non vi si riusciva, bisognava provare un’altra volta.

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