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Mendicanti di Spagna [Beggars in Spain - it]

Электронная книга - «Mendicanti di Spagna [Beggars in Spain - it]». Краткое содержание книги:

Gli insonni sono una casta di mutanti che non hanno bisogno di riposo. Con la loro inesauribile energia governano la Terra e gli uomini normali, che definiscono Mendicanti. Ma l’odio e la diffidenza serpeggiano appesi a un filo: gli sforzi disperati di Leisha Camden, avventuriera del futuro. Premio Hugo e Nebula nella versione breve.
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C’erano anche altre persone che vivevano lì, nella maggior parte dei casi Insonni, ma non sempre. Drew scoprì di che cosa si occupavano quelle persone, legge, soldi e altra roba da Muli, e cercò di interessarsi. Quando non riusciva a restare interessato, cercava quanto meno di essere utile, svolgendo commissioni e chiedendo alla gente se avesse bisogno di qualche cosa. — Un ossequioso piccolo lacché — aveva sentito dire una volta ad Alicia, ma la vecchia signora l’aveva ripresa in modo abbastanza brusco dicendole: — Non osare fraintenderlo, signorina. Sta facendo del suo meglio con i geni che ha, e non ti permetterò di calpestare i suoi sentimenti! — Drew non si era sentito calpestato: non sapeva né cosa significasse "ossequioso" né "lacché". Però aveva scoperto che la vecchia signora lo apprezzava e, da quel giorno, aveva passato un sacco di tempo a fare cose per lei che, alla fine, era quella che aveva più bisogno di tutti, visto che era così vecchia.

— Per caso sei un gemello, Drew? — gli aveva chiesto lei una volta. La donna stava lavorando molto lentamente a un terminale.

— No, signora — aveva risposto prontamente lui. L’idea gli faceva venire la pelle d’oca. Nessun altro era come lui!

— Oh — aveva commentato la vecchia signora con un debole sorriso. — Decisamente discontinuo.

Usavano una marea di parole che lui non capiva: parole, idee, maniere. Parlavano dello spostamento della corrente elettorale: di che genere era? Era differente dall’energia-Y? Di diatomee modificate geneticamente che alimentavano il Madagascar, dei vantaggi delle stazioni orbitali circumlunari rispetto alle vecchie circumterrestri. Gli spiegarono come tagliare la carne con forchetta e coltello, di non parlare con la bocca piena e di dire grazie anche per la roba che non voleva. Lui fece tutto. Gli dissero che doveva imparare a leggere, e lui lavorò ogni giorno al terminale, anche se era una roba lenta e non riusciva proprio a capire come sarebbe potuto tornargli utile. I terminali ti dicevano tutto quello che volevi sapere, e quando c’erano le parole sullo schermo non restava altrettanto posto per la parte grafica. Le immagini avevano comunque più senso per Drew che non le parole. Era sempre stato così. Lui provava cose in immagini, colori e forme nel fondo del suo cervello che, in qualche modo, fluttuavano fino alla superficie, stipandogli la testa. La vecchia signora era una spirale di color bruno e ruggine; il deserto di notte lo riempiva di un dolce e mobile color porpora. Proprio così. Gli dicevano però di imparare a leggere, e lui lo faceva.

Gli dissero anche di andare d’accordo con Eric Bevington-Watrous, ma quello era più difficile della lettura. E fu proprio Eric il primo ad accorgersi del problema di Drew con il cibo. Era sveglio: erano tutti così fottutamente svegli.

— Hai problemi col cibo vero, eh? — lo stuzzicò Eric. — Sei abituato a quella roba di soia sintetica che usano i Vivi e il cibo vero ti rivolta le budella. Perché non lo ributti fuori qui davanti, piccolo verme privo di buone maniere?

— Hai qualche problema, tu? — disse Drew tranquillamente. Eric lo seguì presso l’enorme pioppo nero vicino al ruscello, un posto in cui Drew gradiva stare da solo: il ragazzino si alzò in piedi, teso, e cominciò a voltarsi lentamente per avere il corso d’acqua alle spalle.

— Sei tu il mio problema, verme — disse Eric. — Qui sei un parassita. Non contribuisci, non appartieni a questo posto, non sai leggere, non sai nemmeno mangiare. Non sei manco pulito. Perché non vai a farti una passeggiatina nell’oceano e lasci che le onde ti puliscano il culo!

Mentre Drew si voltava lentamente, lo fece anche Eric. Era una buona cosa: Eric poteva anche avere dieci chili e due anni più di lui, ma non sapeva come muoversi per ottenere un vantaggio in un combattimento. Il sole apparve sopra la spalla sinistra di Drew. Lui continuò a girare.

Disse: — Non mi sembra che manco tu contribuisci per un cazzo, tu. La tua nonna dice che tu sei la più grossa preoccupazione che ha, lei.

Il volto di Eric si fece color porpora. — Tu non ti devi permettere di parlare di me con la mia famiglia! — strillò, e caricò in avanti.

Drew si chinò su un ginocchio, pronto a proiettare Eric sopra una spalla e a gettarlo nel ruscello. Appena prima di raggiungere Drew, però, Eric balzò in aria, sferrando un calcio controllato che produsse immediate ondate di nausea nel petto di Drew: aveva commesso un brutto errore. Eric era allenato, solo che il suo addestramento era di un tipo che Drew non aveva riconosciuto. La punta dello stivale di Eric colpì Drew sotto al mento. Il dolore gli esplose nella mascella. La testa frustò indietro, e lui sentì qualcosa schioccare nella spina dorsale. La forza del calcio lo scaraventò indietro, oltre la breve riva, nel ruscello.

Tutto si fece bagnato e rosso.

Quando rinvenne, si trovò steso su un letto. Tubicini e aghi andavano dal suo corpo a macchinari che ronzavano e brontolavano. Anche la sua testa ronzava e brontolava. Cercò di sollevarla dal cuscino.

Il collo non volle muoversi.

Decise, allora, di voltarla lentamente di lato il più possibile, qualche centimetro. Una figura massiccia stava seduta su una seggiola accanto al suo letto: Jordan Watrous.

— Drew! — Jordan balzò su dalla seggiola. — Infermiera! È sveglio!

Arrivarono un sacco di persone nella sua stanza, allora, molte delle quali non facevano parte della ristretta cerchia di abitanti della tenuta che Drew frequentava. Non vide Leisha. Gli faceva male la testa, gli faceva male il collo: — Leisha!

— Sono qui, Drew. — La donna gli arrivò vicino alla testa. La sua mano era fresca sulla guancia di lui.

— Che cosa… mi è successo?

— Hai lottato con Eric.

Ricordò tutto. Guardò Leisha e restò sbalordito vedendo che aveva gli occhi pieni di lacrime. Perché stava piangendo? La risposta arrivò lentamente: stava piangendo per lui. Drew. Lui.

— Sento male.

— Lo so, tesoro.

— Non riesco a muovere il collo, io.

Leisha e Jordan si scambiarono uno sguardo. Poi lei spiegò: — È immobilizzato. Non c’è niente che non vada nel tuo collo. Le tue gambe, però…

— Leisha, non ancora — la scongiurò Jordan, e Drew voltò la testa lentamente, dolorosamente, verso l’uomo. Non aveva mai udito quel tipo di voce in un uomo adulto. In sua madre e nelle sue sorelle, sì, dopo che il papà le aveva picchiate per bene, ma non in un uomo adulto.

Qualcosa nella testa gli sussurrò: "questo è importante".

— Sì, adesso — replicò Leisha con fermezza. — La verità è la cosa migliore, e Drew è forte. Tesoro… ti si é rotto qualcosa nella spina dorsale. Abbiamo effettuato moltissime riparazioni, ma il tessuto nervoso non si rigenera, quanto meno non in persone come te. I dottori hanno potenziato i muscoli e altre cose. So che tu non capisci ancora che cosa significhi. Quello che puoi capire è che il tuo collo è a posto, quanto meno lo sarà in un paio di mesi. Le tue braccia e il corpo sono a posto. Ma le tue gambe… — Leisha voltò la testa. La forte luce rese scintillanti le sue lacrime. — Non potrai più camminare, Drew. Il resto del tuo corpo funziona normalmente, ma tu non camminerai più. Avrai una carrozzella elettrica, la migliore che potremo comperare, costruire o inventare ma… non camminerai più.

Drew rimase in silenzio. Era una cosa troppo enorme: non era in grado di assimilarla tutta. Poi, improvvisamente, vi riuscì. Forme e colori gli esplosero nella mente.

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