Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]
- Автор: Бенфорд Грегори, Брин Дэвид
- Год: 1987
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0182-2
- Переводчик: Сандро Сандрелли
- Жанр: Космическая фантастика
Электронная книга - «Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]». Краткое содержание книги:
— Meraviglioso… è così semplice?
La sorpresa di Saul era appagante. Per lo meno, non è stato lui a pensarci per primo. — Avremo bisogno di quei quaranta dormienti, alla velocità con cui stiamo perdendo la gente.
Saul annuì, pensoso. — Giusto. Il problema della manodopera peggiorerà.
— Dobbiamo farlo il più presto possibile. La Newburn è andata alla deriva molto lontano da noi, sono già più di due milioni di clic.
— Sono d'accordo. Ma ancora non capisco. Perché farmi venire fin qui per dirmelo?
— Voglio ottenere degli appoggi prima di annunciarlo al Comitato. Non sono bravo quando si tratta di discutere con Bethany Oakes.
— E io sì?
— Proprio così. Inoltre, voglio che tu venga con noi come medico.
Saul s'illuminò tutto. — Ben pensato. Quei colombari potrebbero aver sofferto dei danni.
— Sarebbe un buon incentivo per il morale.
— Proprio quello che ci serve. Sono sicuro che riuscirò a far capire a Betty i vantaggi della cosa, adesso che i purpurei sono sotto controllo. Ma la Edmund è in grado di volare subito?
— Jeffers dice che i suoi mech cerca-trizio ne hanno già filtrato abbastanza da riempire per un quarto i serbatoi per i tragitti brevi, e questo soltanto come sottoprodotto dello scavo delle gallerie. È in grado di arrivare alla quantità di combustibile che ci serve nel giro di una settimana.
— Bene! Hai pensato a tutto.
Dovrebbe forse essere un complimento? Caspita, grazie, dottor Lintz. Noi borbottanti cerchiamo di usare un po' di cervello di tanto in tanto, davvero. — Vediamo. — Saul si sfregò il mento. — Ci vorrà quasi un mese per arrivarci. Ciò significa che dovremo portare con noi dei moduli idroponici, e…
Carl aveva già previsto le cose fondamentali, ma aveva anche imparato che era una buona idea lasciare che gli scienziati parlassero per un po' prima di passare alla parte davvero difficile… le decisioni. Forse era questo a tenerli lontani dalle cariche ai livelli davvero alti. Se ve ne restavate seduti là mentre tenevano le loro piccole conferenze, di solito avevano la sensazione di aver detto la loro e non avrebbero sollevato un sacco di stupide obiezioni su ciò che era ovvio.
Saul si rannicchiò contro la parete con l'insicurezza innata dell'abitatore della terraferma, sempre un po' teso quando si trattava semplicemente di tenersi aggrappato a un appiglio sopra il quale i suoi sensi, non aveva importanza quanto bene li avesse addestrati per dominarli, gli dicevano che c'era una lunga caduta.
— Sicuro — disse Carl quando Saul si fu calmato un po'. — Il punto è, cosa dirà la Oakes?
— Avremo bisogno di un consenso per questo progetto, naturalmente, per il quale potrebbe benissimo essere necessario un po' di tempo.
— Consenso, col cavolo! Ogni giorno che aspettiamo la Newburn si allontanerà di più.
Saul si grattò la testa. — Be', qualcuno considererà la Newburn una questione secondaria.
Carl digrignò i denti. — Sono quaranta vite umane.
— È vero, ma perfino io potrei trovarmi costretto a farle passare in seconda linea. Il problema principale è comprendere le forme di vita di Halley. Se potessi finire in tempo gli esperimenti che ho in corso…
— Esperimenti? — Carl non riusciva a credere alle proprie orecchie. — Pensi che siano più importanti di quaranta esseri umani?
— Non ho detto questo, Carl! Ma non siamo ancora usciti dalla foresta. Ci sono tante malattie! Dobbiamo capire come funzioni l'ecologia cometaria quando aggiungiamo una nuova fonte di calore. È quello che avevamo previsto, naturalmente. Stavo parlando con la Terra al raggio ristretto, l'altro ieri, e Alexandrosov, il capo dell'Accademia Ucraina, ha una teoria. Anche con i minuti di ritardo nella conversazione, abbiamo riflettuto parecchio. Gli ho riferito le mie idee, quelle preliminari, naturalmente, e lui ha visto un'analogia…
— Ah, merda — disse Carl, aspro.
— Cosa? — Saul sbatté gli occhi.
— Stai parlando come se questo fosse il problema di qualche tesi, o qualcosa del genere.
— Tesi? — Saul sbatté di nuovo gli occhi. — Carl, ti assicuro, un evento di questa grandezza, con tante implicazioni, è ben più grande di un puro…
— Cacca, non intendo dire quanto grosso possa essere per i tuoi amici professori sulla Terra! Voglio dire che tu lo stai usando per contestare delle affermazioni!
Il volto di Saul storse, arrossì. — Ma è incredibile. Io… — Tu continui a fare test, a sfornare teorie, chiacchierando con i tuoi amici sulla Terra, e il resto di noi si sta facendo il culo per fermare quella roba.
— Non ho bisogno che tu…
— Suvvia!
— Sono sicuro di non sapere…
— La vita sulle comete! La scoperta del secolo! Saul Lintz, il Darwin interplanetario!
Saul s'irrigidì. — È ridicolo.
— Alcuni di noi hanno cominciato a chiederselo.
Saul lo guardò furioso. — Questo cosa vorrebbe dire?
— Non eri il Signor Popolare nel mondo scientifico quando ti sei arruolato per questa crociera, vero?
— Ero l'ultima persona vivente associata all'origine dei percell, se è di questo che parli.
— Esatto. — Carl provò un improvviso imbarazzo, ricordando chi e cosa rappresentava quell'uomo. Ma non riusciva a controllare il proprio risentimento. — L'Israele che conoscevi era stato spazzato via, la famiglia morta, la carriera finita… eri alle corde…
Saul parlò, scandendo le sillabe: — Allora nu?
— Così, sei partito. Perché non fare questo giro… saresti tornato indietro quando il tuo passato sarebbe stato vecchio, dimenticato, giusto?
Saul replicò, con sorprendente mansuetudine: — Non pensavo che sarei tornato, e non lo penso neanche adesso.
Carl approfittò di quella pausa, e ribatté: — Ma ecco che arriva la vita aliena, e poi la poltiglia verde, i purpurei: il filone d'oro! Sei famoso, per caso, a dire il vero. Chiunque avrebbe potuto analizzare quel ghiaccio e trovare i microbi. Ma capirlo… è questo il colpo grosso. È là che Saul Lintz lascerà il segno, mostrando che non è soltanto questione di fortuna. No, lui è uno scienziato di prima classe. E può lavorare su tutta quella roba nuova da solo. Studiarla a fondo. Sprizzarla sulla Terra quando gli pare e piace. Ogni biologo laggiù non aspetta altro che una particella di dati sulla prima forma di vita aliena, e la sola persona dalla quale può averla è, taratàaaa!, Saul Lintz!
Carl terminò sbuffando, il suo alito spruzzava nubi cotonose e nell'aria fredda. Saul lo fissò in silenzio, il suo volto era rugoso e superava abbondantemente la mezza età in quell'aspro bagliore fosforescente. Un lungo silenzio calò fra loro e Carl si calmò, cominciò a rincrescersi… ma era troppo tardi.
Saul toccò il sigillante incrostato. — Non è per questo che mi hai chiamato qua fuori. Mi hai chiesto di offrirmi volontario per il salvataggio della Newburn. Molto bene. Mi offro volontario. Non devo sorbirmi nessuna chazerei.
Si spinse via con un movimento goffo, dirigendosi di nuovo verso la Centrale. Mentre costeggiava il corridoio, sempre con lo sguardo rivolto a Carl, le sue parole risuonarono nel gelido silenzio: — In realtà si tratta di Virginia, vero?
E Carl sapeva che era così.