La Costa dei Barbari [The Wild Shore - it]
- Автор: Робинсон Ким Стэнли
- Серия: Tre Californie #1
- Год: 1990
- Язык: итальянский
- Год: Interno Giallo
- ISBN: 88-356-0035-9
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «La Costa dei Barbari [The Wild Shore - it]». Краткое содержание книги:
È in questo scenario apocalittico che si svolge la vicenda di Henry Fletcher, un giovane della comunità californiana di San Onofre, che per il suo sostentamento dipende interamente dalla pesca e dai raduni di baratto che si svolgono periodicamente nella valle. Dopo l’arrivo di alcuni viaggiatori di San Diego che hanno osato sfidare la vigilanza dei guardiani giapponesi. Henry viene gradualmente a conoscenza del nuovo mondo e delle sue insidie. La sua guida spirituale è Tom, l’uomo più anziano della valle, sopravvissuto alla catastrofe tristemente nota come II Giorno.
La scoperta di un mondo da cui gli americani vengono ingiustamente esclusi, il contatto con gli “stranieri” che vivono a pochi chilometri di distanza, le testimonianze di chi è riuscito a sfuggire alla prigionia in patria trascinano il giovane in un’avventura che segna la fine dell’adolescenza e la transizione verso la maturità, a cui si accompagna la speranza della redenzione per il popolo americano.
«Tom ha votato contro la vostra richiesta d’aiuto, come la maggioranza degli altri, questo è tutto.»
Ai banchi, la signora Nicolin mi chiese: «Perché quell’uomo discute con John?»
«Vuole il permesso di usare le rotaie della valle.»
«Ma sono rovinate, soprattutto vicino al fiume.»
«Già. Di’, il vecchio è malato?»
«Così ho sentito. Ma quando i vecchi si ammalano…»
Steve mi diede una spinta da dietro. Mi girai per un altro viaggio.
«Al Sindaco non piacerà» diceva Jennings. «E a nessuno dei nostri. Gli americani devono stare insieme, di questi tempi, non lo capisci? Henry! Sapevi che il tuo viaggio a San Diego non è servito a niente?»
«Uh…»
«Sai cosa succede qui?»
John mi rivolse un gesto rabbioso. «Voi ragazzi toglietevi di mezzo» ordinò.
Steve udì, nonostante le strida dei gabbiani, e mi spinse sul sentiero della scogliera. Dalla cima guardammo la spianata del fiume. Jennings parlava ancora. John gli stava di fronte, a braccia incrociate. Fra non molto avrebbe afferrato Jennings e l’avrebbe sbattuto in acqua.
«Quello lì è uno sciocco» disse Steve.
«Non credo. Sapevi che il vecchio è malato?»
«Già.» Non parve molto interessato.
«Perché non me l’hai detto?»
Non rispose.
«Vado a vedere come sta.»
Quando ci aveva raccontato la storia, aveva tossito parecchio. E anche durante la riunione era parso svogliato e fiacco. Tutto quel che ricordavo della morte di mia madre era che anche lei tossiva parecchio.
«Non ora» disse Steve. «Appena quello lì la pianta con mio padre, lo raggiungiamo da solo e gli parliamo del nostro progetto.»
«Jennings» dissi bruscamente. «Quello lì si chiama Jennings. Meglio che te ne ricordi, quando gli parlerai.»
Steve mi squadrò. «Lo sapevo.»
Percorsi un tratto di sentiero. Ero in collera. Giù ai banchi John si allontanò da quelli di San Diego, con la spalla ne scostò uno, si girò a dire qualcosa. Poi lasciò che i tre si guardassero tra loro. Jennings diede un ordine e i tre imboccarono il sentiero della scogliera.
«Togliamoci di vista» disse Steve.
Ci nascondemmo fra gli alberi, a sud del cortile dei Nicolin. Ben presto Jennings e i suoi due compagni comparvero sulla cresta della scogliera e s’incamminarono dalla nostra parte.
«Bene, andiamo a incontrarli» dissi.
«Meglio seguirli» replicò Steve.
«Forse non saranno contenti.»
«Dobbiamo parlare con loro dove nessuno ci vede.»
«Va bene, ma non prendiamoli di sorpresa.»
Quando i tre si furono inoltrati fra gli alberi a sud, iniziammo a seguirli, fermandoci spesso a scrutare davanti a noi, come banditi di un romanzo.
«Eccoli là» disse Steve, rosso per l’eccitazione. Le giacche scure comparivano a tratti fra gli alberi davanti a noi. Ci giungevano brani della voce di Jennings, forte come al solito.
«Questo posto vale un altro» disse Steve.
«Ah-hah.»
«Fermiamoli, allora.»
«Per me va bene. Non ti trattengo.»
Mi squadrò di nuovo. Si scostò dall’albero. «Ehi, ferma! Fermatevi!»
Di colpo la foresta fu silenziosa. Quelli di San Diego erano spariti.
«Signor Jennings!» chiamai. «Sono io, Henry! Dobbiamo parlarti.»
Jennings sbucò da dietro un eucalipto; rimise in tasca la pistola. «Perché non l’hai detto prima?» disse, irritato. «Non è bene cogliere di sorpresa la gente nei boschi.»
«Scusa» dissi, con un’occhiata a Steve. Era rosso fuoco.
«Cosa volete?» chiese Jennings, spazientito. I suoi due compagni gli comparvero alle spalle.
«Vogliamo parlarvi» disse Steve.
«L’ho già sentito. Parlate, allora. Cosa volete?»
Steve esitò. «Vogliamo unirci alla resistenza. Non tutti nella valle sono contrari ad aiutarvi. A dire il vero, la differenza di voti è stata minima. Se alcuni di noi vi aiuteranno, forse anche gli altri alla fine cambieranno idea.»
Un compagno di Jennings ridacchiò, ma lui con un gesto lo zittì. «Un magnifico pensiero, amico; ma quel che ci occorre davvero è la possibilità di attraversare la valle per andare a nord. Non credo che tu possa garantircela.»
«No, infatti. Ma possiamo farvi da guida, quando sarete nell’Orange, e questo conta di più. Se andrà tutto bene, ripeto, probabilmente in seguito gli altri si uniranno a noi.»
Sbigottito, fissai Steve; ma Jennings non guardava dalla mia parte.
«Conosciamo alcuni sciacalli che stanno dalla nostra parte» continuò Steve. «Da loro sapremo dove e quando i giapponesi sbarcheranno.»
«Chi ve lo dirà?» chiese Jennings, scettico.
«Gente che conosciamo» rispose Steve. Notando l’espressione poco convinta di Jennings, aggiunse: «Quassù ci sono sciacalli che conoscono altri sciacalli che trafficano con i giapponesi; la cosa non gli va giù. Non possono farci molto, ma possono informarci; allora penseremo noi a fare qualcosa, giusto? Siamo stati lassù un mucchio di volte, conosciamo il territorio e tutto il resto.»
«Informazioni del genere ci servirebbero» disse Jennings.
«E noi ve le daremo.»
«Bene. Benissimo.» Più lentamente aggiunse: «Stabiliremo un sistema per avere da voi informazioni di tanto in tanto.»
«Vogliamo fare di più» dichiarò Steve, deciso. «Possiamo guidarvi in qualsiasi punto i giapponesi tocchino terra. Nessuno di voi conosce le rovine bene quanto noi. Ci siamo stati di notte un mucchio di volte. Se fate un’incursione, vi serve qualcuno che conosca il territorio, per arrivare rapidamente sul posto e tornare via.»
Jennings non era molto bravo a nascondere i propri pensieri; adesso sembrava interessato.
«Vogliamo venire con voi e combatterli» disse Steve, con veemenza. «Siamo come il Sindaco: vogliamo che i giapponesi abbiano troppa paura per mettere ancora piede sulla nostra terra. Voi fornite uomini e fucili; quattro o cinque di noi vi guideranno e combatteranno con voi. E vi faremo sapere il momento degli sbarchi.»
«Gran bella proposta» disse lentamente Jennings, guardando me.
«Siamo giovani, ma non importa» proseguì Steve. «Sappiamo combattere… e tenderemo loro delle buone imboscate.»
«Proprio quel che facciamo noi» dichiarò Jennings, brusco. «Tendiamo imboscate e li uccidiamo. Qui si parla di uccidere esseri umani.»
«Lo so.» Steve parve offeso. «I giapponesi sono degli invasori. Approfittano della nostra debolezza. Ucciderli è difendere il nostro paese.»
«Vero» convenne Jennings. «Tuttavia… quell’uomo, nella valle, non gradirà che traffichiamo con voi alle sue spalle, giusto? Non so se sia il caso di accettare la vostra offerta.»
«Non ne saprà mai niente. Siamo in pochi, nessuno farà parola. Di notte andiamo spesso fra le rovine… non avranno sospetti, quando verremo con voi. Inoltre, se le cose andranno bene, saranno obbligati a unirsi a noi.»
Jennings girò lo sguardo dalla mia parte. «È così, Henry?»
«Certo, signor Jennings.» Continuai anch’io sulla stessa linea. «Vi guideremo lassù e nessuno ne saprà niente.»
«Può darsi» disse Jennings. «Può darsi.» Lanciò un’occhiata ai suoi uomini, poi mi fissò. «Sapete già quando ci sarà uno sbarco?»
«Presto» disse Steve. «Sappiamo che presto ce ne sarà uno. Sappiamo già dove e scopriremo esattamente quando, penso nel giro di qualche giorno.»
«D’accordo. Ecco cosa vi dico. Se avete notizia di uno sbarco, venite a riferircelo, alla stazione della pesa dove abbiamo finito di riattivare i binari. Avremo gente, lì. Io tornerò a parlare con il Sindaco; e se lui approverà l’idea, cosa possibile, porteremo altri uomini quassù e ci terremo pronti a muoverci. Abbiamo rimesso in funzione la ferrovia, te l’avevo detto, Henry? È stata dura, ma ce l’abbiamo fatta. Comunque, sapete dov’è la stazione della pesa.»