L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
Perché è cambiato? si chiese. Ma in fondo, perché dovrebbe restare invariato? Luce, non so nulla!
Dall’altro lato della strada c’era una stalla, nell’intonaco bianco si vedevano ampie aree di mattoni. Vi corse davanti e aprì una delle porte. Sul pavimento sporco c’era uno strato di fieno, proprio come in ogni stalla che aveva visto, ma era vuota. Niente cavalli. Perché? Qualcosa frusciò fra la paglia e si accorse che in fondo le stalle non erano vuote. Topi. Dozzine, che la fissavano intrepidi, testando l’aria col naso per cogliere il suo odore. Nessuno dei ratti era fuggito, o pareva intimidito; si comportavano quasi avessero maggior diritto di trovarsi lì di quanto ne avesse lei. Malgrado le sue intenzioni, fece un passo indietro. Piccioni, gabbiani e cani, mosche e topi. Forse una Sapiente saprebbe perché, pensò.
Improvvisamente si ritrovò di nuovo nel deserto.
Gridando cadde sulla schiena mentre quella specie di cinghiale peloso sfrecciava dritto verso di lei. Sembrava grosso come un cavallino nano. Non un maiale, osservò, mentre balzava agilmente sopra di lei; il muso era troppo acuminato e pieno di denti affilati, inoltre aveva quattro dita per ogni zampa. Il pensiero era calmo, ma fu scossa da brividi mentre la bestia sgambettava lontano verso le rocce. Era abbastanza grande da travolgerla, spaccandole le ossa e peggio; quei denti avrebbero potuto sbranare e lacerare come quelli di un qualsiasi lupo. Si sarebbe risvegliata con le ferite. Se si fosse risvegliata.
La roccia sabbiosa sotto la schiena era rovente come il ripiano di una stufa. Si alzò in piedi, arrabbiata con se stessa. Se non riusciva a tenere la testa su ciò che stava facendo, non avrebbe concluso nulla. Era a Tanchico che doveva trovarsi; doveva concentrarsi su quello e nient’altro.
Si fermò a spazzolarsi la gonna quando vide la donna aiel che la guardava con gli acuti occhi azzurri, a dieci passi di distanza.
La donna aveva l’età di Aviendha, non più grande di lei, ma i ciuffi di capelli che spuntavano dallo shoufa erano così chiari da sembrare quasi bianchi. La lancia che impugnava era pronta per essere scagliata, e a quella distanza era improbabile che mancasse il bersaglio.
Si diceva che gli Aiel fossero più che rudi con chiunque accedesse al deserto senza permesso. Egwene sapeva che avrebbe potuto avvolgere la donna e la lancia in flussi d’Aria per tenerla ben legata, ma i flussi avrebbero retto abbastanza a lungo quando avrebbe cominciato a svanire? O avrebbero fatto arrabbiare la donna abbastanza da scagliare la lancia non appena le fosse stato possibile, forse prima che Egwene scomparisse del tutto? Le sarebbe servito a ben poco ritornare a Tanchico trafitta da una lancia. Se legava i flussi avrebbe lasciato la donna intrappolata in Tel’aran’rhiod, indifesa nel caso in cui il leone o quella specie di cinghiale avesse fatto ritorno.
No. Aveva semplicemente bisogno che la donna abbassasse la lancia, solo quel tanto per sentirsi in salvo, poter chiudere gli occhi e tornare a Tanchico. Pensò di nuovo a ciò che in teoria doveva fare. Non aveva altro tempo a disposizione per questi voli pindarici. Non era del tutto sicura del fatto che qualcuno che aveva sognato in Tel’aran’rhiod potesse farle del male come altre cose, ma non avrebbe rischiato di scoprirlo con la punta di una lancia aiel. La donna aiel sarebbe dovuta svanire in pochi attimi. Qualcosa che la distraesse fino a quel momento.
Cambiare gli indumenti era facile; non appena lo pensò, Egwene indossava gli stessi abiti marroni e grigi della donna. «Non intendo farti del male» l’avvisò con calma apparente.
La donna non abbassò l’arma. Invece aggrottò le sopracciglia e disse: «Non hai il diritto di indossare il cadin’sor, ragazza» ed Egwene si ritrovò nuda, con il sole che le bruciava addosso, il suolo che le ardeva sotto ai piedi.
Per un momento rimase incredula a bocca aperta, saltellando da un piede all’altro. Non credeva fosse possibile cambiare le cose degli altri. Così tante possibilità, così tante regole che non conosceva. Subito pensò a se stessa con scarpe robuste, il vestito scuro con la gonna separata e allo stesso tempo fece scomparire i vestiti della donna aiel. Dovette attingere a saidar per farlo; la donna probabilmente si stava concentrando nel mantenere Egwene nuda, e lei aveva un flusso pronto per bloccare la lancia nel caso l’altra avesse deciso di scagliarla.
Adesso fu il turno della donna aiel a rimanere stupita. Lasciò cadere la lancia da un lato, ed Egwene ne approfittò per chiudere gli occhi e tornare a Tanchico, allo scheletro di quell’enorme cinghiale. O qualsiasi cosa fosse. Stavolta gli rivolse a malapena una seconda occhiata. Stava incominciando a stancarsi di cose che assomigliavano ai cinghiali senza esserlo. Come lo aveva fatto? No! È pensare ai come e ai perché che mi distoglie dal percorso originale. Stavolta mi ci atterrò, si disse.
Malgrado ciò, esitò. Proprio mentre aveva chiuso gli occhi le era sembrato di vedere un’altra donna alle spalle della Aiel, che le guardava entrambe. Una donna dai capelli biondo dorato che impugnava un arco d’argento. Ti stai lasciando trasportare da fantasie selvagge, adesso. Sei stata ad ascoltare troppe storie di Thom Merrilin, si disse Egwene. Birgitte era morta da molto tempo; non sarebbe potuta ritornare fino a quando il Corno di Valere non l’avrebbe richiamata dalla tomba. Donne defunte, anche eroine leggendarie, di certo non potevano sognare se stesse in Tel’aran’rhiod.
Fu solo un momento, però. Eliminando dalla mente futili speculazioni, corse di nuovo verso la piazza. Quanto tempo le rimaneva? L’intera città da perquisire, il tempo che le sfuggiva di mano e lei ignorante come quando aveva iniziato. Se solo avesse avuto qualche idea di cosa cercare. O dove. Correre non sembrava stancarla qui nel Mondo dei Sogni, ma anche correndo con tutta la forza, non avrebbe mai coperto l’intera città prima d’essere svegliata. Non voleva tornare in questo posto.
Una donna apparve all’improvviso in mezze allo stuolo di piccioni che si erano riuniti nella piazza. Indossava un abito verde chiaro, sottile e così drappeggiato che avrebbe soddisfatto Berelain; i capelli neri erano acconciati in dozzine di treccine sottili, e il viso era coperto fino agli occhi da un velo trasparente come quello dell’uomo piombato dal cielo. I piccioni volarono in alto e con loro la donna, che scivolò sul tetto più vicino prima di scomparire all’improvviso.
Egwene sorrise. Anche lei sognava sempre di volare come un uccello, e questo dopo tutto era un sogno. Balzò in aria e continuò a salire, verso i tetti. Vacillò quando pensò che fosse una cosa ridicola — volare? Le persone non volano! — quindi si stabilizzò nuovamente quando si costrinse a essere sicura. Lo stava facendo ed era tutto ciò che c’era da sapere. Questo era un sogno e lei stava volando. Il vento le sfiorò il viso e aveva una gran voglia di ridere di cuore.
Rasentò il Circolo del Panarca, dove vedeva file di panche di pietra in ordine decrescente dall’alto muro fino al campo di terra compatta al centro. Immaginava la moltitudine di persone raccolta in quel luogo a guardare lo spettacolo di fuochi d’artificio della Gilda degli Illuminatori in persona. Giù a casa i fuochi d’artificio erano una festa rara. Poteva rammentare la manciata di volte nella sua vita che li aveva visti a Emond’s Field, con gli adulti eccitati quanto i bambini.
Navigò sopra i tetti come un falco, sui palazzi e le residenze, abitazioni umili e negozi, magazzini e stalle. Sfiorò cupole sormontate da spirali d’oro, piccole banderuole di bronzo, torri circondate da balconi di pietra lavorata come merletto. Carri e calessi punteggiavano le strade, in attesa. Le navi riempivano il grande porto e le estensioni d’acqua fra le penisole della città, allineate nei moli. Tutto sembrava in condizioni miserabili, dai carri alle imbarcazioni, ma niente di ciò che vedeva le dava indicazioni sull’Ajah Nera. Almeno per quanto ne sapeva.