L'ascesa dell'Ombra
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #4
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'ascesa dell'Ombra». Краткое содержание книги:
La candela stava bruciando accanto al suo letto a Tear. Il tempo in Tel’aran’rhiod stava consumandosi.
Allungando il passo giunse davanti a un’alta porta intagliata che dava sull’esterno, verso delle ampie scale bianche e un’enorme piazza vuota. Tanchico si estendeva in tutte le direzioni sulle colline ripide, edifici bianchi su edifici bianchi che splendevano al sole, centinaia di torri sottili e quasi altrettante cupole appuntite, alcune dorate. Il Circolo del Panarca, un alto muro bianco di pietra, era in bella vista a nemmeno mezzo chilometro di distanza e poco più basso del palazzo. Il Palazzo del Panarca sorgeva su una delle colline più alte. In cima alla scala, Egwene poteva vedere qualsiasi scintillio verso ovest, un’insenatura che la separava da altre colline, dove sorgeva il resto della città. Tanchico era più grande di Tear, forse anche di Caemlyn.
Così tanto in cui cercare e non sapeva neanche esattamente cosa. Un oggetto che potesse significare la presenza dell’Ajah Nera, o il tipo di pericolo per Rand, se mai ce n’erano in quel luogo. Se fosse stata una vera Sognatrice, addestrata all’uso del suo talento, avrebbe certamente saputo cosa cercare e come interpretare ciò che vedeva. Ma non c’era nessuna che poteva insegnarle tutto questo. Le Sapienti aiel in teoria sapevano come decifrare i sogni. Aviendha era stata così riluttante a parlare delle Sapienti che Egwene non aveva chiesto a nessuna delle altre Aiel. Forse una Sapiente avrebbe potuto insegnarle qualcosa. Se riusciva a trovarne una.
Fece un passo verso la piazza, e di colpo si trovò altrove.
Grandi spirali di pietra si elevavano intorno a lei in un calore che assorbiva l’umidità del fiato. Il sole pareva bruciarla attraverso il vestito, e la brezza che le soffiava sul viso sembrava provenire da un forno. Alberi la cui crescita si era arrestata punteggiavano il paesaggio quasi del tutto spoglio; si vedevano solamente alcune macchie d’erba resistente, qualche pianta grassa che non riconosceva. Ma riconobbe il leone, anche se non ne aveva mai visto uno in carne e ossa. Giaceva in una fenditura fra le rocce a non più di venti passi di distanza. La coda che culminava con un ciuffo di peli scuri si agitava pigramente; l’animale non guardava lei ma qualcosa a un centinaio di passi di distanza. Il grosso cinghiale coperto da una ispida peluria stava scavando e fiutando alla base di un cespuglio spinoso, senza minimamente notare la donna aiel che strisciava, pronta a tirare la lancia. Vestita come le Aiel nella Pietra, aveva lo shoufa avvolto attorno alla testa, ma il viso era scoperto.
Il deserto, pensò Egwene incredula. Sono saltata nel deserto Aiel! Quando imparerò a prestare attenzione a ciò che penso quando mi trovo qui?
La donna aiel si immobilizzò. Adesso lo sguardo era puntato su Egwene, non sul cinghiale. Se era un cinghiale; non ne aveva affatto l’aspetto.
Egwene era certa che la donna non fosse una Sapiente. Non vestendosi come una Fanciulla, da quanto le era stato raccontato, una Fanciulla della Lancia che voleva diventare Sapiente doveva ‘abbandonare la lancia’. Questa doveva essere solamente una donna aiel che stava sognando di trovarsi in Tel’aran’rhiod, come quel tipo al palazzo. L’avrebbe vista anche lui, se mai si fosse voltato. Egwene chiuse gli occhi e si concentrò sull’immagine chiara di Tanchico che conosceva, quell’enorme scheletro nella grande sala.
Quando li riaprì, stava fissando le ossa massicce. Stavolta notò che erano state legate assieme con il fil di ferro. Con grande perizia, in modo che i fili metallici si vedessero appena. La mezza figurina con la sfera di cristallo era ancora sullo scaffale. Stavolta non si avvicinò, come nemmeno al collare nero e ai braccialetti che emanavano quella grande sensazione di dolore e sofferenza. L’angreal, la donna di pietra, era una tentazione. Che cosa vuoi farne? Luce, ti trovi qui per guardare, per cercare! Niente più di questo. Vai avanti con la tua missione, donna! si disse.
Stavolta ritrovò velocemente la via per la piazza. Il tempo qui trascorreva differentemente; Elayne e Nynaeve avrebbero potuto svegliarla in qualsiasi momento, e lei non aveva nemmeno iniziato a cercare. Potevano non esserci altri minuti da sprecare. Doveva prestare molta attenzione a cosa avrebbe pensato da questo momento in poi. Niente più Sapienti. Anche questo avvertimento fece sbandare il mondo attorno a lei. Focalizza la mente su ciò che stai facendo, si rimproverò.
Si avviò verso la città vuota, camminando veloce, a volte correndo. Strade sinuose lastricate di pietra si inclinavano in alto e in basso, curvando da ogni parte, tutte vuote, tranne per certi piccioni dal dorso verde e qualche pallido gabbiano grigio che volava via in un fragore d’ali quando Egwene si avvicinava. Perché gli uccelli e non le persone? Delle mosche le volarono accanto, e vedeva scarafaggi e scarabei correre fra le ombre. Un branco di cani ossuti, tutti di colori differenti, si avvicinava dalla strada di fronte a lei. Perché i cani?
Ricondusse la mente al motivo della sua presenza in quel posto. Quale avrebbe potuto essere un segno dell’Ajah Nera? O di pericolo per Rand, se esisteva? La maggior parte degli edifici bianchi era intonacata, l’intonaco era sbeccato e crepato, rivelando il legno sbiancato o dei mattoni scuri. Solo le torri e le strutture più ampie — palazzi, supponeva — erano di pietra, sempre bianca. Anche nella roccia c’erano piccole fessure, nella maggior parte; crepe troppo sottili per essere viste a occhio nudo, ma le poteva percepire tramite il Potere che la colmava, che intrecciava di flussi come una ragnatela di cupole e torri. Forse significava qualcosa. Forse Tanchico era una città trascurata dai suoi abitanti. Poteva significare questo come qualsiasi altra cosa.
Egwene sobbalzò quando un uomo che gridava piombò giù dal cielo proprio di fronte a lei. Ebbe solo il tempo di memorizzare i pantaloni bianchi a sbuffo e gli spessi baffi coperti da un velo trasparente, prima che l’uomo svanisse, a un solo passo dal pavimento. Se avesse colpito il suolo, qui nel Tel’aran’rhiod, sarebbe stato ritrovato morto nel suo letto.
Probabilmente è significativo quanto gli scarafaggi, si disse Egwene. Forse c’è qualcosa all’interno degli edifici. Era una debole possibilità, una speranza folle, ma era abbastanza disperata da provare qualsiasi cosa. Quasi tutto. Tempo. Quanto gliene era rimasto? Incominciò a correre di porta in porta, infilando la testa nei negozi, nelle locande e nelle case.
Tavoli e sedie si trovavano nelle sale comuni in attesa di clienti, sistemati per bene come anche gli opachi boccali e i piatti di peltro sugli scaffali. I negozi erano puliti come se i negozianti li avessero appena aperti per la mattina, eppure, mentre sul tavolo del sarto c’erano pezze di stoffa, un coltello e delle forbici, nella macelleria i ganci che pendevano dal soffitto erano vuoti, come anche gli scaffali. In qualsiasi punto facesse scorrere un dito, non raccoglieva polvere; era tutto così pulito che persino sua madre sarebbe stata soddisfatta.
Nelle strade strette c’erano delle case: piccoli, semplici edifici intonacati di bianco, con i tetti piatti e nessuna finestra che si affacciava sulla strada, pronte per l’ingresso delle famiglie che si sarebbero sedute sulle panche davanti a camini spenti o attorno a stretti tavoli con le zampe intagliate dove la massaia di casa aveva piazzato il pezzo migliore della collezione di stoviglie. Gli indumenti pendevano dai ganci, le pentole dal soffitto e gli utensili giacevano sulle panche, in attesa.
Seguendo l’intuito fece qualche passo indietro di circa una dozzina di porte, solo per vedere, e guardò una seconda volta in quella che doveva essere l’abitazione di una donna nel mondo reale. Era quasi come prima. Quasi. La ciotola a strisce rosse che era sulla tavola adesso era un sottile vaso blu; una delle panche, sulla quale era appoggiato un finimento rotto e gli arnesi per ripararlo, prima si trovava vicino al camino, adesso era accanto alla porta dentro un cestino per il rammendo e il vestito ricamato di una bambina.