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Il biglietto vincente [The Winner - it]

Электронная книга - «Il biglietto vincente [The Winner - it]». Краткое содержание книги:

l destino sembra sorridere a LuAnn, giovane disoccupata: il misterioso signor Jackson le offre infatti il biglietto vincente di una lotteria che vale milioni di dollari. Ma prima di riuscire a godere della sua grande occasione, la ragazza trova a casa il cadavere del suo uomo in un lago di sangue e si scopre braccata dalla polizia, preda di una trappola mortale.
Un intrigo micidiale, costruito come un congegno a orologeria.
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Adesso, i dieci anni del loro contratto stavano per scadere. Quindi anche i cento milioni di dollari del capitale iniziale stavano per esserle restituiti. A quel punto, averli o no per LuAnn non avrebbe fatto nessuna differenza. Ma Jackson, doveva ammetterlo, si era sempre attenuto al contratto e lo avrebbe fatto anche questa volta.

Un contratto che invece lei aveva infranto.

LuAnn rimontò in sella. Condusse il cavallo al passo giù per il sentiero, oltre i fitti rami bassi, verso un torrente in piena il cui letto serpeggiava attraverso l’ampio appezzamento che circondava Wicken’s Hunt. Una grande quercia torreggiava sulla sponda di quello che era stato un placido corso d’acqua, trasformato dalle piogge torrenziali degli ultimi tempi in un ruggente ariete liquido. Una grossa fune dotata di nodi a intervalli regolari pendeva da uno dei poderosi rami.

LuAnn fermò il cavallo a ridosso della fune, l’afferrò saldamente con entrambe le mani e diede la scalata a sola forza di braccia. Joy, conoscendo quel rituale, attese pazientemente senza muoversi. LuAnn salì fino al punto più alto della fune, quasi dieci metri da terra nella folta chioma della quercia. Ridiscese fino alla sella, quindi risalì nuovamente. Ripeté la scalata altre due volte. A casa aveva una palestra perfettamente equipaggiata, nella quale si allenava con regolarità. Non era questione di vanità. Sapeva di essere una donna fisicamente forte di natura e questo l’aveva aiutata in molti momenti difficili. Non avrebbe permesso che quella forza venisse meno.

Crescendo in Georgia, aveva scalato alberi, corso per chilometri attraverso la campagna e saltato fossati. A quel tempo non era nient’altro che un divertimento da adolescenti, ben lontano da un pianificato esercizio fisico. Adesso, oltre alla routine in palestra con i pesi, LuAnn aveva allestito un vero e proprio percorso di guerra tra i prati e i boschi di Wicken’s Hunt. Tornò a issarsi sulla fune un’ultima volta, i fasci muscolari della schiena e delle braccia che guizzavano sotto la pelle, tesi e duri come granito. Si sentiva meglio. Il movimento e lo sforzo riuscivano quasi sempre a farla sentire meglio.

Ancora ansimante per lo sforzo, incitò Joy e rientrò al galoppo tagliando temerariamente attraverso le colline, immersa in quello che sperava potesse continuare a essere il suo paesaggio.

Ritornata alla stalla, LuAnn tolse la sella a Joy, sistemò il cavallo nel suo stallatico e uscì all’aperto. Si soffermò a studiare a distanza le linee imponenti della parte posteriore della sua dimora. Acquistarla, rinnovarla e restaurarla era stata di gran lunga la sua impresa più impegnativa. Due ragioni l’avevano spìnta. Prima di tutto era stanca di nomadismo e voleva mettere radici, anche se avrebbe preferito qualcosa di meno maestoso di ciò che stava osservando in quel momento. La seconda ragione, molto più cruciale, era Lisa: voleva che sua figlia avesse una vera casa, un luogo solido e stabile nel quale poter crescere, sposarsi e avere a sua volta dei figli.

Per dieci anni, casa per loro aveva significato stanze d’albergo, ville in affitto e residence. Non che LuAnn si lamentasse di quella serie pressoché infinita di sistemazioni a cinque stelle, ma nessuna di esse poteva essere chiamata casa. Il paradosso era che la scricchiolante roulotte assediata dai rottami del suo passato perduto aveva avuto radici più profonde che non la più lussuosa delle residenze in Europa. A LuAnn scappò un fugace sorriso: adesso, finalmente, c’era Wicken’s Hunt. Grande, bellissima, sicura.

Una ventata improvvisa agitò gli alberi a nord della villa, facendoli frusciare contro il cielo pieno di nubi. LuAnn si strinse nella giacca mentre ripensava a quell’ultima parola.

Sicura? Forse lo era stata fino alla notte precedente, perlomeno per quanto poteva esserlo per gente nelle loro condizioni. Ma quella mattina, LuAnn aveva trovato un uomo misterioso ad aspettarla. E poi un altro uomo, Matthew Rìggs, che per lei aveva rischiato la pelle. E che lei aveva ringraziato accusandolo in piena malafede di essere un bugiardo, ottenendo di acuire ancora di più i suoi sospetti. LuAnn ponderò per un attimo la situazione, quindi si affrettò verso casa.

L’ufficio di Charlie sembrava scaturire direttamente da un club londinese. Bar in legno di noce lucidato in un angolo, confortevole poltrona di pelle davanti a una scrivania di mogano sulla quale pile di corrispondenza ed estratti conto erano sistemati in perfetto ordine. LuAnn fece scorrere l’agenda telefonica, finché trovò il numero e l’indirizzo che cercava. Da un cassetto tolse una calibro 38 special e caricò il tamburo. Il peso e la compattezza dell’arma le ridiedero sicurezza.

Dopo una rapida doccia, indossò una gonna nera, un maglione e un lungo soprabito. Nel guidare la BMW in uscita dal garage e poi lungo la strada privata, i suoi occhi scrutarono il paesaggio in ogni direzione. Nessuna Honda. Nessun uomo misterioso. Tirò un sospiro di sollievo quando raggiunse la statale senza essere seguita da qualcuno.

Il suo sguardo cadde sui dati prelevati nell’ufficio di Charlie. Forse, prima di presentarsi, avrebbe dovuto chiamare. Sollevò il cellulare di bordo e iniziò a comporre il numero, ma improvvisamente cambiò idea. Telefonata o no non era neppure sicura che quanto stava per fare migliorasse effettivamente la situazione. Ma adesso era impossibile tornare indietro. Era un problema suo e di nessun altro. Prima o poi avrebbe dovuto farci i conti, anche con tutto il resto.

26

Jackson era appena rientrato dalla costa occidentale degli Stati Uniti. Si trovava nella stanza del make-up ed era intento a smontare il suo ultimo travestimento.

Il suono del telefono lo interruppe a metà della rimozione del naso posticcio. Quel telefono non avrebbe dovuto suonare. Era la sua linea speciale, non segnata su nessun elenco e protetta da tre diversi sistemi antintercettazione collegati in parallelo. Jackson non l’aveva installata per comunicazioni in ingresso, solo in uscita, e la usava per mettersi in contatto con i vari collaboratori della sua ragnatela sparsi nel mondo. L’accordo era che fosse lui a chiamare loro su quella linea, non viceversa.

— Sì?

— Potremmo avere un problema, forse — disse una voce tra i disturbi dovuti alla distanza.

— Sto ascoltando — replicò Jackson usando un lungo e sottile filo di nylon per completare la rimozione del lattice che formava la protesi.

— Come da scadenza — riprese la voce — due giorni fa abbiamo trasferito i profitti dell’ultimo trimestre sul conto di Catherine Savage alla Banque Internacional, Isole Cayman.

— E allora? — domandò Jackson con voce carica di sarcasmo strappandosi la parrucca con un gesto deciso. — Si è forse lamentata per gli interessi?

— Non esattamente, ma la Banque Internacional ha voluto darci una conferma.

La calotta di lattice fu il pezzo successivo a venire rimosso e i veri capelli di Jackson tornarono ad apparire. — Conferma di che cosa?

— Del trasferimento di tutti i fondi di tutti i conti di Catherine Savage alla Citibank di New York.

New York! Mentre assorbiva questa sbalorditiva notizia Jackson aprì la bocca e tolse le capsule acriliche che ricoprivano i suoi denti: molari giallastri e storti diventarono denti perfetti, scintillanti.

Tutti i fondi di tutti i conti.

— Signor Jackson?

Un lampo passò nei suoi occhi d’ossidiana. — Per prima cosa: per quale motivo la Banque Internacional ha chiamato lei — disse lentamente Jackson — visto che si sta parlando del conto di Catherine Savage?

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