I racconti inediti
- Автор: Вэнс Джек Холбрук
- Год: 1995
- Язык: итальянский
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «I racconti inediti». Краткое содержание книги:
Elfane lo stava guardando incuriosita. Joe ritornò al presente. Strano, come Elfane sembrasse concreta e reale in contrasto con i suoi pensieri randagi. Elfane non avrebbe trovato niente di divertente in un uomo errante per l’universo per amore di lei. Al contrario si sarebbe indignata se non l’avesse fatto.
«Cosa farai su Ballenkarch allora?» gli chiese.
Joe si massaggiò il mento, fissò le stelle che cambiavano continuamente posizione. «Credo che andrò a fare una visitina a Harry Creath.»
«E dove lo cercherai?»
«Non lo so. Prima proverò nel continente civilizzato.»
«Nessun luogo su Ballenkarch è civilizzato.»
«Il continente meno barbaro, allora!» disse Joe paziente. «Se lo conosco, sarà nel mezzo della mischia.»
«E se è morto?»
«Allora mi girerò e tornerò a casa con la coscienza pulita.»
Margaret avrebbe detto: «Harry morto?» Vide il suo mento rotondo alzarsi impertinente. «In questo caso perde per abbandono. Prendimi, mio cavalleresco amore, e portami via sulla tua navicella bianca.»
Lanciò un’occhiata furtiva a Elfane, d’un tratto consapevole del profumo agre e fiorito d’incenso che aveva addosso. Elfane era elettrizzante per quanta vitalità aveva, per ciò che pensava e lo stupore che provava. Prendeva la vita e le emozioni seriamente. Certo Margaret aveva con le cose un rapporto più leggero, rideva con maggiore facilità, non era dedita a uccidere i nemici della sua religione. Religione? Joe rise brevemente. Margaret conosceva appena la parola.
«Perché ridi?» chiese Elfane sospettosamente.
«Stavo pensando a una vecchia conoscenza,» disse Joe.
Ballenkarch! Un mondo di violente tempeste grigie e luce splendente. Un mondo di colori fiammeggianti e paesaggi impetuosi; di scogliere rocciose che si levavano come muri nel cielo; di foreste, buie, alte, segregate; di savane nell’erba più verde alta fino alle caviglie, attraversate da fiumi lenti e possenti. Alle basse latitudini le giungle si affollavano e si urtavano, calpestavano la vegetazione più debole, ammucchiavano humus miglio su miglio, fino a quando l’elevazione così raggiunta agiva da freno al loro rigoglio.
E tra i passi montani, in mezzo alle foreste, vagando attraverso le pianure, rullavano i carri vivacemente dipinti dei clan di Ballenkarch. Erano grandi uomini dalla voce tuonante, vestiti di armature di acciaio e cuoio, che spargevano sangue in vendette e duelli.
Vivevano in un’atmosfera epica di scorrerie, massacri, battaglie contro gli alti bipedi neri della giungla, spaventosi e semi intelligenti. Come armi usavano spade, lance, balestre che lanciavano pietre grosse come un pugno. Il loro linguaggio, separato da mille anni dalla corrente della civiltà galattica, era un miscuglio a malapena comprensibile, e scrivevano in pittogrammi..
Il Belsaurion scese su una pianura verde immersa nella luce del sole. In lontananza la pioggia scendeva a veli da un nero tumulto di nubi, e un arcobaleno sontuoso si inarcava sopra a una foresta di alti alberi verdazzurri.
Un grezzo padiglione di tronchi e lamiera ondulata serviva da deposito e da salad’aspetto, e, quando finalmente il Belsaurion si acquietò con un fremito, un vagoncino uscì sbuffando su otto ruote cigolanti in mezzo all’erba e si fermò a fianco della nave.
«Dov’è la città?» chiese Joe rivolto a Hableyat.
Hableyat ridacchiò. «Il Principe non consente ad alcuna nave di atterrare più vicino di così ai suoi insediamenti, per paura dei mercanti di schiavi. Questi corpulenti Ballenkart sono molto richiesti come guardie del corpo su Frums e Perkins.»
Il portello che dava all’esterno venne aperto. L’aria fresca, odorosa di terra umida, pervase la nave. Lo steward annunciò a tutto il salone: «I passeggeri che desiderano sbarcare possono farlo. Vi consigliamo di non lasciare le vicinanze della nave fino a quando sarà pronto il trasporto per Vail-Alan.»
Joe si guardò attorno in cerca di Elfane. Stava parlando con veemenza ai due missionari Druidi, che l’ascoltavano con un’espressione di testarda ostinazione. Elfane si adirò, si allontanò con rabbia, si diresse marciando, pallida in volto, al portello e uscì. I Druidi la seguirono, bisbigliando tra loro.
Elfane si avvicinò al guidatore del veicolo a otto ruote. «Desidero essere portata subito a Vail-Alan.»
Il guidatore la guardò inespressivo. Hableyat le toccò un gomito. «Sacerdotessa, un’aeromobile arriverà tra breve per portarci a Vail-Alan molto più rapidamente di questo veicolo.»
Elfane si voltò e si allontanò a passi veloci. Hableyat si chinò vicino al guidatore, che sussurrò poche frasi. Il volto di Hableyat mutò impercettibilmente: una contrazione muscolare, l’approfondirsi della piega sulla guancia. Vide Joe che lo guardava, subito riprese i suoi modi da uomo d’affari, e il guidatore tornò a essere inespressivo.
Hableyat si allontanò da solo con fare preoccupato. Joe lo raggiunse. «Allora,» disse sarcastico, «quali sono le novità?»
Hableyat disse: «Molto brutte, molto brutte davvero.»
«Come mai?»
Hableyat esitò un istante, poi sbottò nel primo schietto sfogo di emozioni che Joe l’avesse visto esprimere. «I miei avversari in patria sono molto più forti di quanto credessi nel Lathbon. Il Magnerru Ippolito in persona è a Vail-Alan. Ha raggiunto il Principe, ed evidentemente ha rivelato qualche spiacevole verità riguardo ai Druidi. Così adesso vengo a sapere che i progetti per una cattedrale e un monastero dei Druidi sono stati abbandonati e che Wanbrion, un Suttearca, è sorvegliato a vista.»
Esasperato Joe studiò l’imponente Hableyat. «Ebbene, non è quello che volevi? Sicuramente un Druido come consigliere del Principe non sarebbe d’aiuto ai Mang.»
Hableyat scosse tristemente la testa. «Amico mio, te la si può dare a bere facilmente come ai miei militanti compatrioti.»
«Suppongo di essere ottuso.»
Hableyat staccò le mani dai fianchi come per rivelare a Joe ogni cosa solo con un gesto. «È talmente ovvio.»
«Spiacente.»
«In questo modo i Druidi hanno in mente di assimilare Ballenkarch a loro stessi. I miei avversari su Mangtse, conosciute le loro intenzioni, si precipitano a opporvisi con le unghie e coi denti. Non considerano le implicazioni, le probabili eventualità. No, poiché è un piano dei Druidi deve essere contrastato. E con un programma che secondo la mia opinione metterà Mangtse in grave imbarazzo.»
«Capisco a cosa alludi,» disse Joe, «ma non come funziona.»
Hableyat lo considerò con espressione divertita. «Mio caro amico, la venerazione umana non è affatto infinita. Direi che i Laici di Kyril profondono il massimo sul loro Albero. Così, quale sarebbe la reazione alla notizia dell’esistenza di un altro Albero divino?»
Joe sogghignò. «Dividerebbero in due la loro venerazione verso il primo albero.»
«Naturalmente sono incapace di valutare la diminuzione, ma in ogni caso sarà considerevole. Dubbi ed eresie prenderanno piede, e i Druidi si accorgeranno che i Laici non sono più ciechi e fiduciosi e innocenti. Essi si identificano con l’Albero. Appartiene a loro, è unico nel suo genere, solitario nell’universo.
«Poi, improvvisamente, su Ballenkarch esiste un altro Albero, piantato dai Druidi, e girano voci secondo le quali la sua presenza è motivata politicamente.» Sollevò espressivamente le sopracciglia.
«Ma i Druidi, controllando Ballenkarch e queste nuove industrie possono sempre finire vittoriosi.»
Hableyat scosse la testa. «Amico mio, Mangtse è potenzialmente il mondo più debole dei tre. Questo è il punto cruciale di tutta la faccenda. Kyril ha la manodopera, Ballenkarch ha la ricchezza minerale e agricola, una popolazione aggressiva, una tradizione guerresca. In qualunque associazione tra mondi Ballenkarch alla fine sarà il coniuge cannibale che divora la sua sposa.