La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
Stava divagando, invece doveva mantenere una certa chiarezza.
«Chesa?»
«...sembra che tu abbia bisogno di un massaggio per mandare via quel dolore, è questo che tu... sì, Madre?»
«Trovami Siuan e Leane, di loro di venire da me. Ma non farti sentire da nessuno.»
Chesa sorrise, le fece la riverenza e si allontanò. Certo non poteva ignorare che Egwene era al centro di tanti complotti, sebbene lui li trovasse divertenti. Non era ovviamente al corrente dei dettagli, conosceva solo pochi fatti superficiali. Egwene non dubitava della sua lealtà, ma l’opinione di Chesa su ciò che era emozionante avrebbe potuto cambiare se avesse scoperto la gravità di quei complotti.
Egwene incanalò per accendere la lampada a olio nella tenda, spense la lanterna e la depose con cautela in un angolo. Forse aveva bisogno di pensare con chiarezza, ma aveva la sensazione di brancolare nel buio.
9
Una coppia di lucci
Egwene era sprofondata nella sua sedia — una delle poche vere sedie dell’accampamento, con i semplici intagli della tradizione contadina, abbastanza grande e comoda da alleviare il senso di colpa che provava per aver sottratto spazio in uno dei carri per trasportarla — e cercava di mettere ordine tra i suoi pensieri quando Siuan sollevò i lembi dell’entrata e fece il suo ingresso nella tenda. Non sembrava felice.
«Perché, in nome della Luce, sei scappata via a quel modo?» A differenza dell’espressione del volto, la voce di Siuan non era cambiata, aveva sempre un tono di rimprovero, anche quando parlava in modo rispettoso. Gli occhi azzurri, invece, avrebbero potuto essere usati come punteruoli. «Sheriam mi ha spazzata via come una mosca.» Quella bocca sorprendentemente delicata si contorse in una smorfia amara. «Se n’è andata quasi subito dopo di te. Non ti sei accorta che l’avevi su un piatto d’argento? Lei di sicuro l’ha capito. Lei, Anaiya, Morvrin e il resto del gruppo. Puoi essere certa che trascorreranno la notte cercando di levare l’acqua dalla barca e tappare i buchi. Potrebbero riuscirci. Non vedo come, ma so che ne sarebbero capaci.»
Non appena l’ultima parola lasciò la bocca di Siuan, entrò Leane. Era una donna alta e slanciata, il viso ramato giovanile quanto quello di Siuan e per lo stesso motivo. Anche lei era abbastanza vecchia da poter essere la madre di Egwene. Leane lanciò un’occhiata a Siuan e levò le mani al cielo, per quanto glielo permetteva il soffitto della tenda. «Madre, questo è un rischio stupido.» Gli occhi scuri di Leane passarono dall’espressione sognante a una più accesa, ma la sua voce manteneva sempre un tono languido, anche quando era irritata. Una tempo era stata assai più brusca. «Se qualcuno vede che io e Siuan siamo insieme...»
«Non mi interessa, neanche se tutto l’accampamento scopre che i vostri litigi sono tutta una farsa» la interruppe Egwene dura, intessendo una barriera per evitare che qualcuno origliasse i loro discorsi. A una Sorella sarebbe bastato un po’ di tempo per penetrarla, ma lei se ne sarebbe accorta se avesse mantenuto i flussi invece di legarli.
In realtà il problema posto da Leane la preoccupava, e forse non avrebbe dovuto chiamarle entrambe, ma il primo pensiero che le era venuto era stato convocare le due Sorelle sulle quali poteva contare. Nessuna nell’accampamento aveva dei sospetti. Tutte sapevano che l’Amyrlin e la Custode di un tempo si odiavano, e che Siuan detestava dover istruire la sua erede. Se una qualsiasi delle Sorelle avesse scoperto la verità loro tre si sarebbero probabilmente trovate a scontare una lunga e dura pena — alle Aes Sedai essere ingannate piaceva ancor meno che alle altre persone; non perdonavano neppure i re! —, ma quella falsa inimicizia faceva leva su diverse Sorelle, incluse alcune Adunanti. Se entrambe dicevano la stessa cosa, allora doveva essere vero. C’era poi un altro effetto secondario dell’essere state quietate che alle due era molto utile, anche se nessuna era al corrente. I Tre Giuramenti non valevano più per Siuan e Leane: adesso potevano mentire come i commercianti di lana.
Intrighi e inganni a ogni angolo. L’accampamento sembrava una palude putrescente dove crescevano strane piante nascoste dalla nebbia. Forse era sempre così ovunque si radunassero delle Aes Sedai. Dopo tremila anni di complotti, per quanto necessari, non era certo una sorpresa che gli intrighi fossero come una seconda natura per quasi tutte le Sorelle. Egwene aveva poi scoperto una cosa che l’aveva fatta inorridire: cominciava a divertirsi con tutte quelle macchinazioni. Non per quello che erano, ma perché rappresentavano un rompicapo, anche se nessun pezzo di ferro lavorato avrebbe potuto incuriosirla così tanto. Non voleva scoprire cosa significasse tutto ciò. Be’, lei era davvero un’Aes Sedai, qualsiasi cosa pensassero le altre, e doveva accettare gli aspetti negativi del suo ruolo insieme a quelli positivi.
«Moghedien è scappata» disse, tutto d’un fiato. «È stato un uomo a toglierle l’a’dam. Un uomo che può incanalare. Uno di loro due si è portato via il collare: non era nella tenda, ho controllato. Forse c’è un sistema per trovarlo usando il bracciale, ma se esiste io non lo conosco.»
Fu la goccia che fece traboccare il vaso. Le gambe di Leane cedettero e la donna cadde come un sacco vuoto sullo sgabello che talvolta usava Chesa. Siuan si sedette lentamente sulla branda, con la schiena dritta come un fuso e le mani immobili sulle ginocchia. Egwene ebbe un pensiero incoerente e notò che sul vestito di Siuan erano ricamati dei fiorellini azzurri che seguivano un motivo di tarenese attorno alla scollatura e una banda che quando si sedeva faceva sembrare unita la gonna che in realtà era separata per cavalcare. Un’altra banda si incurvava sul corpetto. Da un certo punto di vista, preoccuparsi per i vestiti e la loro bellezza era un piccolo cambiamento — ma un altro, molto drastico, era il suo viso. Siuan odiava i cambiamenti e vi opponeva resistenza. Tranne a questo.
Leane invece, da vera Aes Sedai, aveva abbracciato tutti i cambiamenti. Di nuovo giovane — Egwene aveva sentito una Gialla esclamare che entrambe erano mature per la prima gravidanza, da quello che aveva scoperto — non sembrava fosse mai stata Custode o aver avuto un volto diverso da quello attuale. Quell’immagine di praticità ed efficienza si era trasformata nella indolente e affascinante donna domanese. Anche il suo abito da cavallo era tagliato nello stile della sua terra natia, e la seta di cui era fatto era talmente fina da sembrare opaca e del tutto inadatta a un viaggio su una strada polverosa, come il colore verde chiaro. L’essere state quietate aveva spezzato tutti i legami e le associazioni. Leane aveva scelto l’Ajah Verde invece che tornare all’Azzurra. Nessuna aveva mai cambiato Ajah d’appartenenza, ma nessuna era mai stata quietata e poi guarita. Siuan era tornata all’Azzurra, lamentandosi della folle necessità di fare un appello per essere ‘ammessa’, come volevano le formalità.
«Oh, Luce!» esclamò Leane mentre cadeva sullo sgabello senza la sua solita grazia. «Avremmo dovuto consegnarla alla giustizia e farla processare fin dal primo giorno. Niente di ciò che abbiamo imparato da lei ci ripaga del fatto che ora sia di nuovo libera nel mondo. Niente!» Quella sua osservazione dava la misura di quanto fosse sconvolta; di solito non diceva cose così ovvie, il suo cervello era sempre vispo, qualsiasi fosse il suo comportamento. All’apparenza le donne domanesi erano languide e seducenti, ma avevano comunque la fama di essere tra le commercianti più astute.
«Sangue e maledette... Avremmo dovuto farla controllare» brontolò Siuan a denti stretti. Egwene inarcò le sopracciglia. Siuan doveva essere scossa quanto Leane. «Da chi, Siuan? Faolain? Theodrin? Non sanno nemmeno che voi due appartenete alla mia fazione.» Una fazione? Cinque donne, contando anche Faolain e Theodrin che non erano nemmeno delle seguaci zelanti, soprattutto la prima. Naturalmente poteva fare affidamento anche su Nynaeve, Elayne e Birgitte, anche se quest’ultima non era un’Aes Sedai, ma erano tutte lontane. Segretezza e astuzia erano ancora le sue armi più forti, soprattutto perché nessuno se l’aspettava da lei. «Come avrei potuto spiegare la necessità di fare la guardia alla mia domestica? E a cosa sarebbe servito? Deve averla liberata uno dei Reietti. Pensate davvero che Faolain e Theodrin messe insieme avrebbero potuto fermarlo? Non so nemmeno se io avrei potuto farlo, anche legata con Romanda e Lelaine.» Dopo di lei erano le due donne più forti dell’accampamento, forti quanto una volta lo era stata la vecchia Amyrlin.