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La corona di spade

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La corona di spade
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Siuan si costrinse a cancellare l’espressione truce dal viso, ma sbuffò. Diceva spesso che se non poteva più essere Amyrlin, allora avrebbe insegnato a Egwene a essere l’Amyrlin migliore della storia, eppure il passaggio da leone su una collina a topo in un sotterraneo era difficile. Per questo Egwene le concedeva maggiore libertà.

«Voglio che interroghiate le persone che si trovavano vicino alla tenda di Moghedien. Qualcuno deve aver visto quell’uomo. Deve essere venuto a piedi. Chiunque avesse aperto un passaggio in uno spazio tanto piccolo avrebbe corso il rischio di tagliarla in due, anche se ne avesse aperto uno molto ridotto.»

Siuan sbuffò ancora, più forte di prima. «Perché scomodarsi?» brontolò. «Intendi rincorrerla come qualche stupida eroina in una stupida canzone di un menestrello e riportarla indietro? Forse legare insieme tutti i Reietti in un colpo solo? Magari già che ci sei potresti vincere l’Ultima Battaglia, che dici? Anche se ci venisse descritto alla perfezione, nessuno saprebbe riconoscere un Reietto da un altro. Non qui. È il più stupido secchio di interiora di pesce che io abbia mai...»

«Siuan!» La riprese Egwene duramente raddrizzandosi sulla sedia.

Maggiore libertà, certo, ma c’erano dei limiti. Non accettava certe scenate nemmeno da Romanda.

Siuan arrossì. Sforzandosi di recuperare il controllo, prese ad aggiustarsi la gonna ed evitò lo sguardo di Egwene. «Perdonami, Madre» disse alla fine. Sembrava quasi sincera.

«È stato un giorno difficile per lei, Madre» intervenne Leane con un sorriso malizioso. Era molto brava con questo tipo di espressioni, anche se di solito le usava per far battere il cuore di un uomo. Non lo faceva in maniera sfacciata, aveva gran discernimento e discrezione. «Ma in fondo è quasi sempre così, per lei. Se solo riuscisse a imparare a non lanciare gli oggetti contro Gareth Bryne ogni volta che si arrabbia...»

«Basta!» scattò Egwene. Leane stava solo cercando di alleggerire la pressione da Siuan, ma Egwene non era dell’umore giusto. «Voglio sapere tutto ciò che è possibile scoprire su chiunque sia stato a liberare Moghedien, anche solo se era alto o basso. Ogni particolare che renda questa persona meno simile a uno spettro che si aggira nella notte. Se non è più di quanto abbia il diritto di chiedere.» Leane rimase seduta immobile a fissare i fiori sul tappeto.

Il volto di Siuan era quasi tutto rosso; con la carnagione chiara che aveva, ricordava un tramonto. «Chiedo umilmente il tuo perdono, Madre.» Stavolta sembrava davvero contrita. La sua difficoltà nel sostenere lo sguardo di Egwene era palese. «Talvolta è difficile... No. Niente scuse. Chiedo umilmente perdono.»

Egwene toccò la stola, lasciando che quel momento si fissasse mentre guardava Siuan senza battere ciglio. Era qualcosa che le aveva insegnato la stessa Siuan, che dopo un momento si mosse a disagio sulla branda. Quando si sapeva di avere torto il silenzio bruciava, e il bruciore sottolineava il fatto che si aveva torto. Il silenzio era uno strumento molto utile in diverse situazioni. «Visto che non riesco a ricordare cosa dovrei perdonare,» rispose Egwene alla fine «non credo ve ne sia bisogno, ma, Siuan... non farlo accadere di nuovo.»

«Grazie, Madre.» Gli angoli della bocca di Siuan si incurvarono in un accenno di sorriso. «Se posso permettermi, sembra che ti abbia dato degli ottimi insegnamenti, ma... Posso suggerire una cosa?» Attese che Egwene annuisse con impazienza. «Una di noi due dovrebbe portare il tuo ordine di fare domande a Faolain o Theodrin, e chi ci andrà dovrà mostrarsi molto adirata per essere usata come messaggera. Faolain o Theodrin solleveranno molti meno commenti di me e Leane. Tutti sanno che sei la loro protettrice.»

Egwene concordò immediatamente. Ancora non pensava con chiarezza, altrimenti ci sarebbe arrivata da sola. La sensazione di mal di testa incombente era ritornata. Secondo Chesa dipendeva dalla mancanza di sonno, ma era difficile dormire con una simile tensione. Avrebbe dovuto avere una testa molto più larga per non sentirla piena di preoccupazioni tanto da esplodere. Be’, almeno adesso poteva condividere con le altre i segreti che erano serviti a tenere Moghedien nascosta, come intessere dei camuffamenti con l’uso del Potere o non far scoprire a un’altra donna la propria abilità nell’incanalare. Rivelarli prima sarebbe stato troppo rischioso, avrebbero potuto smascherare Moghedien.

Guadagnerò altro consenso, pensò beffarda. C’erano stati molti complimenti ed esclamazioni di gioia quando aveva annunciato la riscoperta del viaggiare, il talento che era andato perduto. Almeno quello era di fatto una sua scoperta, mentre gli altri complimenti li aveva ricevuti per dei segreti che aveva estorto a Moghedien, come se le avesse strappato un dente per volta. E in ogni caso la sua posizione non era cambiata. Si poteva vezzeggiare un bambino carezzandolo sul capo per i suoi progressi senza dimenticare che rimaneva pur sempre un bambino.

Leane andò via dopo averle fatto un inchino e aggiungendo che non le dispiaceva se una volta tanto sarebbe stata qualcun’altra a perdere ore di sonno. Siuan attese. Nessuno doveva vedere che lei e Leane andavano via insieme. Per un po’ Egwene osservò l’altra donna e nessuna delle due disse una parola. Siuan sembrava persa nei propri pensieri. Alla fine si riscosse e si alzò sistemandosi il vestito e preparandosi chiaramente per andare via.

«Siuan» iniziò a dire lentamente Egwene, scoprendo di essere incerta su come proseguire.

La donna pensò di aver capito. «Non solo avevi ragione, Madre,» rispose guardando Egwene dritta negli occhi «ma sei stata anche indulgente. Troppo, anche se non sono io che dovrei dirlo. Tu sei l’Amyrlin Seat e nessuno può essere insolente o impertinente con te. Se mi avessi assegnato una punizione che avrebbe fatto provare pena per me perfino a Romanda sarebbe stato solo giusto.»

«Me ne ricorderò la prossima volta» rispose Egwene, e Siuan chinò il capo in segno di assenso. Forse sarebbe successo davvero. A meno che i cambiamenti in lei non fossero più profondi di quanto sembrava possibile, ci sarebbe quasi di sicuro stata una seconda volta, una terza e altre ancora. «In realtà, io volevo parlarti di lord Bryne.» Dal volto di Siuan scomparvero tutte le espressioni. «Sei certa di non volere che io... intervenga?»

«Perché dovrei volere una cosa simile, Madre?» La voce di Siuan era più scialba di una minestra fredda. «Le sole cose che devo fare sono insegnarti l’etichetta per il tuo ruolo di Amyrlin e portare le relazioni dei miei informatori a Sheriam.» Siuan aveva ancora sotto controllo parte della sua vecchia rete di informatori, anche se non era chiaro se questi sapessero a chi inviavano le loro relazioni. «Gareth Bryne non mi prende tanto tempo da interferire con i miei doveri.» Lo chiamava quasi sempre a quel modo e, anche quando usava il suo titolo, ci metteva una punta di veleno.

«Siuan, un fienile incendiato e qualche mucca non possono avere un prezzo tanto elevato.» Non poteva essere confrontato con la paga di tutti quei soldati, ma aveva fatto la stessa proposta diverse volte e ottenuto sempre la stessa reazione.

«Ti ringrazio, Madre, ma no. Non voglio che dica che non ho mantenuto la mia parola, e io ho giurato di lavorare per ripagare il mio debito.» Siuan esplose in una risata improvvisa, un fatto raro quando parlava di Gareth Bryne. Erano molto più comuni gli sguardi torvi. «Se devi preoccuparti di qualcuno, preoccupati per lui, non per me. Io non ho bisogno di aiuto per vedermela con Gareth Bryne.»

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