La cittadella dell'Autarca [The Citadel of the Autarch - it]
- Автор: Вулф Джин Родман
- Серия: Libro del Nuovo Sole #4
- Год: 1984
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0497-X
- Переводчик: Annarita Guarnieri
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La cittadella dell'Autarca [The Citadel of the Autarch - it]». Краткое содержание книги:
— Adesso tu sei l’Autarca — mi disse Malrubius. — Lo sai? — La sua voce parve fondersi con il sibilo del vento nel sartiame.
— Sì. Il mio predecessore, la cui mente è ora una delle mie, ha assunto la sua carica nello stesso modo. Conosco i segreti e le parole d’autorità anche se non ho avuto ancora il tempo di pensarci. Mi riporterete alla Casa Assoluta?
— Non sei ancora pronto — rispose, scuotendo il capo. — Credi che tutto ciò che il vecchio Autarca sapeva sia adesso a tua disposizione. Hai ragione… ma non tieni ancora in pugno ciò che sai, e, quando verrà il momento della prova, incontrerai molti che sarebbero pronti ad ucciderti se tu dovessi esitare. Sei stato allevato nella Cittadella di Nessus… quali sono le parole per il suo castellano? Come si può comandare agli uomini-scimmia della miniera del tesoro? Quali frasi aprono le volte della Casa Segreta? Non hai bisogno di dirmelo, perché queste cose costituiscono l’arcano del tuo stato, e tu le conosci in ogni caso. Ma sapresti pronunciare subito queste parole fra te, senza molto riflettere?
Le frasi che mi servivano erano presenti nella mia mente, eppure fallii quando cercai di pronunciarle fra me e me: come piccoli pesci, esse continuavano a scivolare via, ed alla fine potei solo sollevare le spalle.
— E c’è ancora qualcosa che devi affrontare. Ancora un’avventura, accanto alle acque.
— Di che si tratta?
— Se te lo dicessi, la cosa non accadrebbe. Non ti allarmare, si tratta di qualcosa di semplice, che finirà nel volgere di un respiro. Ma devo spiegarti molte cose e non ho tempo per farlo. Hai fede nella venuta del Nuovo Sole?
Come avevo frugato dentro di me alla ricerca delle parole di comando, così guardai nel mio intimo alla ricerca di quella fede; e non la potei trovare più di quanto avessi trovato le parole.
— Mi è stato insegnato così per tutta la vita — risposi. — Ma da insegnanti… il vero Malrubius è stato uno di loro… che non vi credevano essi stessi. Così, non posso dire se credo o meno.
— Chi è il Nuovo Sole? Un uomo? Se è un uomo, com’è possibile che ogni pianta si colori di un verde più intenso alla sua venuta e che i granai si colmino?
Era una cosa spiacevole essere riportato a cose sentite solo a metà quando ero bambino proprio ora che cominciavo a comprendere di aver appena ereditato l’intera Repubblica.
— Sarà il Conciliatore ritornato — replicai, — il suo avatar, che porterà giustizia e pace. Nelle immagini, è mostrato con un volto lucente, come quello del sole. Io ero un apprendista dei torturatori, non un accolita, e questo è tutto quello che posso dirti. — Mi avvolsi più strettamente nel mantello per proteggermi dal vento freddo. Triskele era accoccolato ai miei piedi.
— E di cosa l’umanità ha maggiormente bisogno? Giustizia e pace? Oppure di un Nuovo Sole?
A quelle parole, tentai di sorridere.
— Mi è venuto in mente che, anche se non sei forse il mio vecchio maestro, tu puoi aver incorporato la sua personalità come ho fatto io con quella della Castellana Thecla. Se è così, conosci già la mia risposta. Quando un cliente è ridotto nelle condizioni più estreme, ciò che egli desidera sono calore, cibo ed assenza di dolore. Pace e giustizia vengono dopo. La pioggia simboleggia la pietà e la luce del sole la carità, ma la pioggia ed i raggi del sole sono migliori delle cose che simboleggiano, altrimenti la degraderebbero.
— Hai in gran parte ragione. Il Maestro Malrubius che conoscevi vive in me, ed il tuo vecchio Triskele in questo Triskele. Ma ciò non ha importanza ora. Se ci sarà tempo sufficiente, comprenderai prima che noi ce ne andiamo. — Il Maestro Malrubius chiuse gli occhi e si grattò i peli grigi sul petto, proprio come ricordavo di avergli visto fare quando ero il più giovane dei suoi apprendisti. — Avevi paura di salire su questa piccola nave, anche dopo che io ti avevo assicurato che non ti avrebbe portato via da Urth e neppure su un continente diverso da quello che conosci. Supponi che io ti dicessi… io non lo dico, ma supponi che lo facessi… che essa ti porterebbe effettivamente lontano da Urth, oltre l’orbita di Phaleg, che voi chiamate Verthandi, ed attraverso il buio fino ad un altro luogo. Avresti paura, ora che sei salpato con noi?
— A nessun uomo piace ammettere di aver paura. Ma, si, ne avrei.
— Paura o no, verresti, se ciò potesse portare il Nuovo Sole?
Mi parve che qualche spirito gelido avesse già avvolto le mani intorno al mio cuore. Non ero stato ingannato, e credo che non avesse intenzione di farlo: rispondere sì avrebbe significato intraprendere quel viaggio. Esitai, immerso nel silenzio, salvo il rombare del mio stesso sangue nei miei orecchi.
— Non c’è bisogno che tu risponda ora, se non puoi. Ti verrà chiesto ancora. Ma non ti posso dire altro fino a che non avrai risposto.
Per lungo tempo rimasi in piedi su quello strano ponte, talvolta camminando su e giù e soffiandomi sulle dita nel vento gelido, mentre i pensieri si affollavano tutt’intorno a me. Le stelle ci guardavano, e mi sembrava che gli occhi del Maestro Malrubius fossero due di loro.
Alla fine, tornai da lui e dissi:
— Ho desiderato per lungo tempo… Se questo portasse il Nuovo Sole, andrei.
— lo non posso darti nessuna assicurazione in merito. Se questo potesse portare il Nuovo Sole, andresti, dunque? Giustizia e pace, sì, ma un Nuovo Sole… un riversarsi di calore ed energia su Urth quale il pianeta conosceva prima della nascita del primo uomo?
Allora si verificò la cosa più strana di tutto questo già troppo lungo racconto; eppure, non ci fu alcun suono o immagine da associare ad essa, nessuna bestia parlante o donna gigantesca. Fu solo che quando la sentii, avvertii un pressione al petto come quella che avevo provato in Thrax quando avevo saputo che sarei dovuto andare a nord con l’Artiglio. Rammentai la ragazza nello jacal.
— Sì — risposi. — Se questo potesse portare il Nuovo Sole, andrei.
— E se tu dovessi superare una prova, una volta giunto? Hai conosciuto colui che era autarca prima di te, ed alla fine sei giunto a volergli bene. Egli vive in te. Era un uomo?
— Era un essere umano, cosa che, credo, tu non sei, Maestro.
— Non era questa la mia domanda, e tu lo sai bene quanto me. Era egli un uomo come lo sei tu? La metà della coppia formata da uomo e donna?
Scossi il capo.
— Così diverrai anche tu, se dovessi fallire la prova. Andrai ugualmente?
Triskele mi appoggiò la testa sfregiata contro un ginocchio, ambasciatore di tutti gli esseri mutilati, dell’Autarca che aveva portato un vassoio nella Casa Assoluta, ed era rimasto paralizzato nel palanchino, in attesa di trasmettere a me le voci ronzanti nel suo cranio, ambasciatore di Thecla che si contorceva sotto l’effetto del Rivoluzionario, e della donna che io, che mi vantavo di non dimenticare mai nulla, avevo quasi dimenticato, sanguinante e morente sotto la nostra torre. Forse, dopo tutto, era stata la scoperta di Triskele che, contrariamente a quel che ho detto in precedenza, aveva cambiato ogni cosa. Questa volta non dovetti rispondere, perché il Maestro Malrubius mi lesse in volto la risposta.
— Conosci quegli abissi nello spazio, che alcuni chiamano Buchi Neri, da cui non ritorna mai né una particella di materia né un bagliore di luce. Ma quello che non hai mai saputo fino ad ora è che questi abissi hanno i loro corrispettivi nelle Fontane Bianche, dalle quali materia ed energia rifiutati da un universo più elevato fluiscono in questo in una cataratta interminabile. Se tu supererai la prova… se la tua razza sarà ritenuta pronta a rifare il suo ingresso nello spazio… una di queste fontane bianche verrà creata nel cuore del nostro sole.
— Ma, e se fallissi?
— Se fallissi, ti verrebbe sottratta la tua virilità, in modo che tu non possa trasmettere il Trono della Fenice ai tuoi discendenti. Anche il tuo predecessore aveva accettato la sfida.