La prima indagine di Montalbano
- Автор: Камиллери Андреа
- Год: 2009
- Язык: итальянский
- Год: Arnoldo Mondadori Editore S.p.A., Milano
- ISBN: 978-88-04-55020-4
- Жанр: Полицейские детективы
Электронная книга - «La prima indagine di Montalbano». Краткое содержание книги:
Ad ogni modo, la pietruzza era stata livata.
Stava per tornarsene a Marinella, col nirbuso di un doppopranzo perso in ufficio a sbrigare facenne senza importanza, quanno s’appresentò Fazio.
«Che mi sai dire su quei nomi?»
«Assai, dottore. E per non farla arraggiare, quello
che ho saputo l’ho imparato a memoria, accussì non ho bisogno di carte.»
«Bravo. Vedo che in vecchiaia migliori, come il vino bono.»
«Dottore, vossia s’intende di mangiare, ma sui vini è scarso. Non sempre la vicchiaia fa bene al vino. Dunque, principio da Zirretta Federico che è impiegato amministrativo alla Casa circondariale.»
«Al carcere?»
«Sissignore. Da trent’anni. Il Direttore mi ha detto che non solo è un impiegato esemplare, ma che ha macari promosso diverse iniziative nella Casa a favore dei carcerati. è un uomo molto buono.»
«Che stipendio ha?»
«Quella miseria che lo Stato passa a gente come noi.»
«Come ha fatto a trovare i soldi per farsi una casa a Piano Torretta?»
«Me lo sono spiato macari io. E ho avuto la risposta. La mogliere, che è di Ribera, ha avuto un’eredità dallo zio. Siccome non hanno figli, si sono fatti fabbricare la casa. Sintissi a mia, dottore, Zirretta è fuori discussione.»
Non aviva motivo di dubitare di quello che Fazio gli diciva.
«E l’altro?»
«Qui la facenna si fa più interessante. Arena Giacomo ha cinquant’anni. Maritato e divorziato. Macari lui nenti figli. Si definisce autotrasportatore, ma in realtà possiede solamente un camioncino col quale fa piccoli trasporti occasionali.»
«Ti pare interessante?»
«Mi lasci finire.»
«Ti piace fare come la maschiata, eh, Fazio?»
«Che viene a dire?»
«Che nei giochi di fuoco i botti più grossi sono alla fine.»
Fazio sorridì, compiaciuto.
«E che botto, dottore! Intanto, Arena Giacomo non è pulito. è stato condannato perché, senza porto d’armi, gli hanno trovato una pistola in sacchetta. Un’altra condanna l’ha avuta perché, guidando ’mbriaco, è andato a sbattere contro un’edicola distruggendola.»
«Tutto qua? Ancora non sento botti grossi.»
«È figlio di Arena Romualdo detto Rorò.»
«E chi è Rorò?»
«Non chi è, dottore, ma chi era. è stato ammazzato una ventina e passa di anni fa. Apparteneva alla famiglia Sinagra.»
Un mafioso sparato nel corso della guerra tra i Sinagra e i Cuffaro! Montalbano appizzò di subito le grecchie.
«Sentito finalmente il botto?» fece Fazio a rivincita.
«Come mai il figlio non si è vendicato?»
«In quel periodo era in Germania a travagliare come operaio in una fabbrica d’automobili. Tornò dopo un anno e venne arrestato per la storia della pistola. Si vede che l’intenzione di vendicarsi l’aveva. Ma quando è uscito dal càrzaro, le cose stavano rapidamente cangiando a sfavore dei Sinagra. E lui allora non si è cataminato.»
«Perché non aveva seguito le orme del padre?»
«Era stato Rorò a volerlo fora dal giro. Era molto affezionato al figlio.»
«Se, come mi hai detto, Giacomo Arena campa alla meno peggio, a maggior ragione vale spiarsi chi gli ha dato i soldi per accattarsi la casa di vacanza in campagna.»
«Dottore, si vede che vossia non ha taliato bene la lista che le fece il signor Carmona. è molto precisa. La casa appartiene tuttora al signor Di Gregorio, Arena l’ha pigliata in affitto. Ed è andato ad abitarci.»
«Da quando?»
«Da tre mesi. Ha fatto un contratto di un anno.»
«Vive lì da solo?»
«Sissi. Ogni tanto si fa tenere compagnia da qualche buttana.»
«Sai se Arena, oltre al camioncino, ha macari un’altra macchina?»
«Certo. Una Polo.»
Montalbano sinni stette tanticchia pinsiroso. Dop-po spiò:
«L’ipotesi che Giacomo Arena si sia messo a disposizione dell’americano ti pare cosa di vento?»
«Per niente, dottore. Solo che credo che le cose siano andate arriversa.»
«Cioè?»
«Che sia stato Balduccio junior a mettersi in contatto con i superstiti o i parenti degli appartenenti alla famiglia. A fare l’elenco gli avrà dato una mano macari l’onorevole avvocato Guttadauro che li conosce tutti, i morti e i vivi.»
«Comunque, di questo contatto tra l’americano e Giacomo Arena non abbiamo prove.»
«Non c’è stato tempo di cercarle» corresse Fazio.
«Sai che fai, Fazio, da questo momento?»
«Certo che lo so. Mi metto appresso a Giacomo Arena.»
«Sai fotografare?»
«M’arrangio.»
«Scattami qualche foto di Arena senza farti scoprire. Portati un aiuto, se vuoi. M’interessa in modo particolare che venga bene la faccia. Appena le hai fatte, le fai subito sviluppare e me le porti.»
«Dottore, ma non c’è di bisogno di mettersi a fare come a cinema, inseguimenti, fotografie… Sicuramente da qualche parte la trovo, una foto di Giacomo Arena.»
«Ma fammi il piacere! Mi vuoi dare ima fototessera o una foto d’archivio? Quelle sembrano fatte apposta per non far riconoscere le persone!»
Era appena arrivato a Marinella che squillò il telefono. Era Linda.
«Salvo, dato che un impegno che avevo è saltato, ho pensato che potevamo andare a cena.»
“Per farti fare ancora quattro belle risate con Beba?” pinsò subito, arraggiato.
«Mi dispiace, ma aspetto delle persone. Ci risentiamo. Ciao.»
Riattaccò. Il telefono squillò.
«Linda, ti ho detto che…»
«Chi è Linda?» fece la voce di Livia.
E bonanotti.
sei
Nuttatazza ’nfami, un totale di otto lunghissime telefonate fatte a e ricevute da Boccadasse, Genova, fino a quanno la stanchizza e il sonno avivano avuto la meglio supra i due contendenti. S’arricampò in ufficio appresentandosi con un’ariata che non era cosa. Al solo vidirlo con quella faccia, manco Catarella ebbe il coraggio di andare oltre a un normale:
«Bongiorno, dottori», oltretutto pronunziato a mezza voce.
«Bongiorno la minchia» fu la funerea e minacciosa risposta.
Nisciuno osò disturbarlo per un due orate. Erano infatti da picca passate le unnici quanno sentì tuppiare discretamente. Era Fazio il quale doviva essere stato debitamente avvertito dell’umore nivuro del commissario pirchì, assittandosi, disse:
«Dottore, vuole scommettere che appena comincio a parlare le passa di colpo la botta di malo stare?»
«Scommettiamo. Come mai sei qua invece di stare appresso a Giacomo Arena?»
«Ci sono già stato appresso, dottore. Ho avuto una gran botta di culo, rispetto parlando.»
«Racconta.»
«Stamatina alle sei mi sono messo di postìa, con la mia auto, sulla strada di Piano Torretta. Mi sono portato ad Alfano, che è con noi da una settimana e nessuno lo conosce. Avevo macari la macchina fotografica. Bene, alle sette ci è passato davanti il camioncino di Arena che sulle fiancate tiene scritto “G. Arena – Traslochi-Trasporti”. Lui avanti e noi darrè. A mezza strafa si è fermato da un benzinaro e siccome c’era tanticchia di fila, è scinnuto. Allora a mia è venuta un’idea. Ho detto ad Alfano di andare a spiargli se poteva fargli un trasloco urgente. Mentre Alfano gli parlava, ho scattato una gran quantità di fotografie che sono già allo sviluppo. Alfano è tornato riferendomi che Arena gli aveva risposto che non faceva più trasporti o traslochi in quanto ora lavorava fisso alle dipendenze di una ditta. Quando ha fatto benzina, noi ci siamo andati appresso, così abbiamo visto dove è andato a fermarsi, proprio all’ingresso di un grande magazzino. è sceso ed entrato nel magazzino. Dopo un poco sono usciti fora due òmini che hanno principiato a caricare il camioncino di frigoriferi e scaldabagni. Finito il carico, Arena si è messo al volante ed è partito per le consegne.»