Pianeta di caccia [Grass - it]
- Автор: Tepper Sheri S.
- Серия: Arbai (it) #1
- Год: 1991
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0220-9
- Переводчик: Alessandro Zabini
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Pianeta di caccia [Grass - it]». Краткое содержание книги:
Poco si conosce di Grass, se non che si tratta di un luogo idilliaco, dove la natura è assolutamente intatta e l’ambiente conserva un perfetto equilibrio. Interamente coperto dalle più strane varietà di vegetazione che si possano immaginare, il pianeta è un’autentica anomalia cosmica. Un gruppo di famiglie giunte secoli prima per colonizzarlo hanno edificato rapidamente una nuova società, ignorando la presenza aliena e creando un’aristocrazia che ruota attorno all’evento della Caccia. Con il passare delle generazioni, la vita su Grass e i vari usi e costumi sono sempre più sprofondati nel mistero e la Caccia, evento già ben noto sulla Terra, si è ora trasformato in uno strano rito, tremendo e inquietante. Già, perché qual è la vera natura e la vera funzione delle creature che partecipano alla Caccia, che cosa si nasconde dietro questo ciclico rituale e soprattutto... qual è la preda? Come ben presto intuisce Lady Westriding, su questo strano pianeta lontano milioni di chilometri vi sono più misteri di quanti se ne possano immaginare.
Nominato per i premi Hugo e Locus in 1990.
D’improvviso, la presenza dileguò.
Molte volte frate Mainoa aveva cercato fra le erbe, senza trovare nulla, perciò sapeva che anche in quel momento, se avesse cercato, il risultato sarebbe stato il medesimo. Evidentemente la creatura, sulla cui identità il vecchio monaco aveva precisi sospetti, non desiderava essere vista.
Proprio in quell’istante, frate Lourai chiamò dal sentiero.
Alzatosi, frate Mainoa gli andò incontro, senza fretta né interesse.
Invece, frate Lourai era trafelato: — Il priore Laeroa vuole vederti!
— Be’, si può sapere cos’ho fatto?
— Nulla. O meglio, niente di diverso dal solito. Il priore Laeroa mi ha incontrato proprio mentre entravo nell’ufficio del priore Fuasoi. Coloro che abitano a Collina d’Opale vogliono compiere una visita guidata alle rovine arbai. Il priore Laeroa ha detto che, siccome devi tornare per far da guida a quella gente, tanto vale che io ti accompagni e rimanga là con te.
Il vecchio monaco giudicò che la faccenda fosse molto interessante, soprattutto perché il suo misterioso interlocutore lo aveva appena interrogato a proposito di Collina d’Opale: — Hum. Hai detto a Vecchio Bucodiculo che non ti piacerebbe scavare?
Celando un sorriso, frate Lourai annuì: — Ho pensato che mi convenisse, dato che mi trovavo nel suo ufficio. Be’, lui ha scoccato un’occhiataccia a Laeroa, poi mi ha detto che devo andare proprio alle rovine arbai e diventare tuo assistente. Ha spiegato che così imparerò l’umiltà.
— Be’ — sospirò frate Mainoa — imparerai senz’altro qualcosa, e certamente anch’io. Ma dubito che sarà l’umiltà.
10
Alle rovine, frate Mainoa spiegò a Rillibee quello che si sapeva sugli Arbai, passeggiando con lui per le strade riportate alla luce, tra le facciate e i portali delle case, splendidamente decorati con formelle a bassorilievo incorniciate da fregi con gli ornati a forma di viticci, che raffiguravano gli Arbai intenti a trastullarsi fra alberi da frutta e rampicanti.
— Suppongo che questi bassorilievi non ritraggano gli Arbai all’epoca in cui vivevano su Grass — osservò Rillibee. — Qui, infatti, non esistono rampicanti del genere.
Mainoa scosse la testa: — Nelle praterie no, ma nella foresta palustre sì. Quasi tutto quello che si vede scolpito su queste formelle si può trovare da qualche parte, su Grass: i veltri e gli Hippae, le rane e le volpi, gli alberi di varie specie, le frutta e le foglie, i festoni di rampicanti su cui si posano gli uccelli. In particolare, gli alberi sono raffigurati con una tale precisione che si possono identificare facilmente.
— Dove crescono gli alberi? — chiese subito frate Lourai.
— Nella foresta palustre, ragazzo. Ma vi sono anche boschetti sparsi nella prateria: posso mostrartene uno a meno di mezzo miglio da qui.
— Alberi! — sospirò frate Lourai.
— Migliaia e migliaia di formelle rappresentano gli Arbai intenti a compiere varie attività — proseguì frate Mainoa. — I rilievi delle facciate raffigurano i divertimenti, e quelli delle ante raffigurano le cerimonie. O almeno, così supponiamo noi, giacché nelle une gli Arbai sorridono, e nelle altre no.
— E quello sarebbe un sorriso? — chiese frate Lourai, dubbioso, fissando un volto alieno.
— Be’, si tratta della nostra interpretazione, tenendo conto del tipo di zanne che avevano gli Arbai. Gli studiosi più prestigiosi hanno tratto dagli archivi le immagini di creature di ogni genere ritratte nei momenti in cui esprimevano contentezza o gioia, le hanno comparate con le figure nei rilievi delle facciate, e sono giunti alla conclusione che sorridono. Invece, gli Arbai nelle formelle delle ante sono serissimi, come se fossero impegnati a compiere attività molto importanti.
Nell’osservare il bassorilievo di una processione arbai, incorniciato da un fregio a viticci e scolpito su una porzione di anta perfettamente conservata, frate Lourai non ebbe dubbi sulla solennità estrema di quei volti: — Non vedo iscrizioni di nessun genere.
— Sulle formelle, no. Però sono rimasti moltissimi libri.
Con un sospiro, frate Lourai pensò che sarebbe stato molto interessante studiare la lingua e la cultura degli Arbai, per paragonarle alla civiltà umana. D’un tratto, sentendo un rumore nel cielo, lontano, a sud-ovest, rizzò la testa a scrutare le nubi e fiutare, come aveva sempre fatto Joshua nell’ascoltare le voci del bosco, a imitazione degli orsi e dei cervi: — Mi sembra di sentire un aeromobile.
— Sarà la gente di Collina d’Opale — rispose frate Mainoa. — Mi chiedo perché vogliano visitare queste rovine.
Intanto, a bordo dell’aeromobile, Marjorie si stava ponendo la stessa domanda. L’idea di conoscere i Frati Verdi, nella speranza che potessero fornire informazioni utili, era stata di Rigo, ma dato che questi non aveva più tempo di far altro che cavalcare, Marjorie si era offerta di interpellarli. Allora l’inestimabile Persun Pollut le aveva suggerito di stare alla larga dal Monastero: — I monaci hanno un dipartimento, detto della Dottrina Accettabile, che si occupa soprattutto di quello che è legittimo credere, e in sostanza dirige le attività del Monastero. Se vi dovessero dire il contrario, non dovete assolutamente crederci. Quando l’evidenza è contraria al dogma, i funzionari del dipartimento non esitano a negarla spudoratamente. Se si cercano informazioni, non si vuoi avere a che fare con gente del genere, vero? Certo che no. Ecco perché, lady Westriding, vi consiglio di parlare con uno dei monaci più sensibili e ragionevoli: un certo frate Mainoa, che ho potuto conoscere perché di quando in quando si reca all’astroporto a sbrigare varie faccende. Vi assicuro che è una persona così semplice e concreta come noi plebei. Se i Frati Verdi hanno qualche problema di salute, lui ve lo dirà senz’altro.
— Come potrò incontrare frate Mainoa senza coinvolgere quel dipartimento? — aveva chiesto Marjorie.
— Potreste chiedere semplicemente di visitare le rovine arbai — aveva consigliato Persun. — Di solito, frate Mainoa si trova là, quindi vi sono nove probabilità su dieci che sia incaricato di farvi da guida, soprattutto perché nessun altro sarebbe disposto a prendersene la briga.
— Mi sembra una buona soluzione — aveva deciso Marjorie dopo breve meditazione, pensando che fosse anche una buona occasione per divertirsi. Fino a quel momento il soggiorno su Grass era stato ben poco divertente per tutta l’ambasciata.
Dopo aver preparato una sontuosa merenda, Marjorie aveva chiesto ai ragazzi: — Vi piacerebbe visitare le rovine arbai? — E Tony aveva subito accettato, mentre Stella aveva rifiutato, dichiarandosi stanca. Marjorie non riusciva ad immaginare perché mai fosse tanto stanca, ma soltanto perché ignorava che ogni notte, mentre tutti dormivano, Stella lasciava la propria camera per andare ad allenarsi al simulatore fino all’alba: soltanto il vigore e le straordinarie facoltà di recupero della giovinezza le consentivano di mantenere un’apparenza di normalità.
All’ultimo momento, padre Sandoval e padre James avevano chiesto di accompagnare Marjorie, perciò i passeggeri del lussuoso aeromobile che si stava avvicinando alle rovine arbai erano quattro, incluso Tony, che lo guidava con notevole perizia, tenuto conto della sua scarsa esperienza.
Sotto la pioggerella che da poco aveva cominciato a cadere, mutando i colori del paesaggio in innumerevoli sfumature di grigio, l’aeromobile atterrò. Subito si avvicinarono due frati in tonaca verde, l’uno anziano, grasso, con gli occhi sfavillanti di curiosità, e l’altro giovane e magro, con la chioma riccia, castana, e un viso sparuto, dall’espressione mesta.
Al cospetto di padre Sandoval, frate Mainoa trasalì, forse perché vide in lui un collega con cui pensava di aver molto in comune, inclusa l’età, o forse perché riconobbe un rivale: — Siete un religioso? — domandò, con un gesto quasi di supplica. — Siete uomini di fede, voi e il vostro compagno?