Cacciatrice di taglie [Hot Six - it]
- Автор: Иванович Джанет
- Серия: Stephanie Plum (it) #6
- Год: 2001
- Язык: итальянский
- Год: Rizzoli
- ISBN: 88-17-86790-X
- Переводчик: Annalisa Garavaglia
- Жанр: Криминальные детективы
Электронная книга - «Cacciatrice di taglie [Hot Six - it]». Краткое содержание книги:
«Dovrei essere là anche adesso.»
«C’è qualcuno che sorveglia Ramos per te?»
«Tank.»
Con le mani teneva ancora la giacca a vento, le nocche che poggiavano leggermente contro il mio seno. Un gesto di possesso intimo, più che un’aggressione sessuale.
«Come pensi di farlo?» domandò, a bassa voce.
«Fare che cosa?»
«Catturarmi. Non è per questo che siamo qui?»
Quello era il piano originale, ma lui mi aveva portato via tutti i giocattoli.
E ora l’aria che avevo nei polmoni mi sembrava calda e densa e cominciavo a pensare che dopo tutto non erano fatti miei se Carol voleva gettarsi dal ponte. Appoggiai le mani sul suo addome, e lui mi guardò attentamente. Sospettai che stesse ancora aspettando una risposta alla sua domanda, ma io avevo un problema più urgente. Non sapevo che cosa toccare per primo. Dovevo lasciar scorrere le mani verso l’alto? O dovevo muoverle verso il basso? Io volevo scendere, ma forse sarebbe sembrato troppo precipitoso. Non volevo che pensasse che ero una ragazza facile.
«Steph?»
«Mmm?»
Tenevo ancora le mani sul suo stomaco e lo sentii ridere. «Sento odore di bruciato, bambina. Forse stai pensando troppo.»
Non era il mio cervello che andava a fuoco. Con la punta delle dita andai un po’ in giro a tastare.
Lui scosse la testa. «Non mi incoraggiare. Non è un buon momento.» Mi spostò le mani dal suo stomaco e guardò di nuovo le ferite. «Com’è successo?»
Gli raccontai di Habib, di Mitchell e della fuga dalla fabbrica.
«Arturo Stolle si meritava uno come Homer Ramos» disse Ranger.
«Non saprei. Nessuno mi dice niente!»
«Per anni, nel giro del crimine, Stolle ha avuto la fetta di torta che riguardava l’immigrazione e l’adozione illegale. Usa i contatti che ha in Estremo Oriente per far arrivare nel Paese ragazzine giovanissime, per la prostituzione e per procreare neonati da dare in adozione ad altissimo prezzo. Sei mesi fa, Stolle si è reso conto che poteva utilizzare gli stessi contatti per contrabbandare droga insieme con le ragazze. Il problema è che la droga non faceva parte della fetta di torta di Stolle. Perciò ha agganciato Homer Ramos, che era notoriamente stupido come una merda e sempre a corto di denaro, e si è messo d’accordo con lui perché gli facesse da intermediario con i contatti all’estero. Stolle era convinto che gli altri cartelli della mafia sarebbero stati alla larga dal figlio di Alexander Ramos.»
«E tu che parte hai in tutto questo?»
«Quella di mediatore. Io facevo da tramite tra le diverse fazioni. Tutti, compresi i federali, volevano evitare una guerra tra bande.» Il suo cercapersone trillò e lui osservò il display. «Devo tornare a Deal. Hai altre armi nascoste nel tuo arsenale? Vuoi fare un tentativo dell’ultima ora di catturarmi?»
Diavolo. Quanto era odioso. «Ti odio» dissi.
«No, non mi odi» disse Ranger, baciandomi leggermente sulle labbra.
«Perché hai accettato di incontrarmi?»
I nostri sguardi si incrociarono per un istante. E poi lui mi ammanettò. Tutt’e due le mani dietro la schiena.
«Merda!» strillai.
«Mi dispiace, ma tu sei una vera rompiscatole. Non riesco a fare il mio lavoro se mi devo preoccupare di te. Ti consegnerò a Tank. Lui ti porterà in un rifugio e ti terrà d’occhio finché le cose non si saranno risolte.»
«Non puoi farmi questo! Carol tornerà di nuovo sul ponte.»
Ranger fece una smorfia. «Carol?»
Gli raccontai di Carol e di Joyce, e di come Carol non volesse rendere pubbliche le proprie intimità, e come questa volta fosse un po’ anche colpa mia.
Ranger batté la testa contro lo schedario. «Perché proprio a me?» disse.
«Non avrei permesso che Joyce ti trattenesse» dissi. «Ti avrei consegnato a lei e poi avrei cercato un modo per liberarti.»
«So che lo rimpiangerò ma, che Dio mi perdoni, ti lascio libera. E Carol non salterà giù dal ponte. Ti do tempo fino alle nove di domani mattina per sistemare le cose con Joyce. Dopo di che ti verrò a cercare. E voglio che tu mi prometta che non ti avvicinerai ad Arturo Stolle o a chiunque porti il nome Ramos.»
«Lo prometto.»
Attraversai la città fino alla casa di Lula. Abitava in un appartamento al secondo piano, affacciato sulla strada, e le luci erano ancora accese. Non avevo con me il cellulare, perciò suonai il campanello. Una finestra sopra di me si aprì e Lula si sporse. «Chi è?»
«Sono Stephanie.»
Mi gettò la chiave e io entrai.
Lula mi venne incontro in cima alle scale. «Passi qui la notte?»
«No. Ho bisogno di aiuto. Hai presente il mio piano per consegnare Ranger a Joyce? Be’, non ha funzionato esattamente come prevedevo.»
Lula scoppiò a ridere. «Ragazza, il problema è Ranger. Nessuno è meglio di lui, neppure tu.» Diede un’occhiata alla mia T-shirt e ai jeans. «Non che voglia farmi gli affari tuoi, ma indossavi un reggiseno prima di iniziare la serata, o è una cosa recente?»
«Ero così già all’inizio. Dougie e il Luna non indossano il mio genere di biancheria.»
«Peccato» disse Lula.
L’appartamento era un bilocale: camera da letto con bagno adiacente, e un’altra stanza che serviva da soggiorno e da sala da pranzo, con un piccolo angolo cottura. Lula aveva sistemato un tavolino rotondo e due sedie da cucina vicino ai fornelli. Mi sedetti su una di quelle e accettai una birra.
«Hai voglia di un sandwich?» domandò. «Ho della mortadella.»
«Un sandwich sarebbe fantastico. Dougie aveva solo dei salatini alla polpa di granchio.» Bevvi un lungo sorso di birra. «Allora adesso il problema è questo: che cosa vogliamo fare con Joyce? Mi sento responsabile per Carol.»
«Non puoi sentirti responsabile per qualcuno che non ha giudizio» disse Lula. «Tu non le avevi detto di legare Joyce a quell’albero.»
Vero.
«Tuttavia» disse Lula «sarebbe bello fare un altro sgambetto a Joyce.»
«Hai qualche idea?»
«Joyce conosce bene Ranger?»
«Lo ha visto un paio di volte.»
«E se le rifilassimo qualcuno che assomiglia a Ranger e poi ci riprendessimo il sosia? Io conosco un tizio, Morgan, che potrebbe andar bene. La stessa pelle scura, la stessa costituzione. Forse non altrettanto bello, ma ci va abbastanza vicino. Specialmente se è davvero buio e lui non apre bocca: è completamente tonto.»
«Forse mi ci vogliono un altro paio di birre prima di pensare che una cosa del genere possa funzionare.»
Lula guardò le bottiglie vuote che si erano accumulate sul ripiano della cucina. «Io ho cominciato a bere prima di te. Perciò sono molto ottimista riguardo a questo piano.» Aprì una rubrica consunta e scorse i nomi con un dito.
«È uno che ho conosciuto sul lavoro, il mio precedente lavoro.»
«Un cliente?»
«Un protettore. È un vero bastardo, ma mi deve un favore. E probabilmente è la persona giusta per farsi passare come Ranger. Forse ha persino gli abiti adatti nell’armadio.»
Cinque minuti dopo Morgan richiamò rispondendo allo squillo di Lula sul cercapersone. Ed ecco servito il finto Ranger.
«Questo è il piano» disse Lula. «Tra mezz’ora noi andiamo a prendere il tipo all’angolo tra la Stark e la Belmont. Solo che lui non può stare fuori tutta la notte, perciò dobbiamo sbrigarci.»
Telefonai a Joyce e le dissi che avevo Ranger, e che ci saremmo incontrate nel parcheggio dietro l’ufficio. Era il posto più buio che mi venne in mente.
Finii il mio sandwich e la birra e poi Lula e io ci infilammo nella Cherokee. Arrivammo all’angolo tra la Stark e la Belmont e io dovetti guardare una seconda volta per essere sicura che l’uomo che ci aspettava non fosse davvero Ranger.
Quando Morgan si avvicinò la differenza fu palese. Il colore della pelle era lo stesso ma i tratti del viso erano più volgari. C’erano più rughe attorno alla bocca e agli occhi e meno intelligenza nel suo sguardo. «Sarà meglio che Joyce non lo guardi troppo da vicino» osservai.