Cacciatrice di taglie [Hot Six - it]
- Автор: Иванович Джанет
- Серия: Stephanie Plum (it) #6
- Год: 2001
- Язык: итальянский
- Год: Rizzoli
- ISBN: 88-17-86790-X
- Переводчик: Annalisa Garavaglia
- Жанр: Криминальные детективы
Электронная книга - «Cacciatrice di taglie [Hot Six - it]». Краткое содержание книги:
Mia madre si fece il segno della croce e io cercai nella borsetta qualche medicina contro la nausea.
«Bene, me ne vado a letto» disse la nonna. «Sono distrutta. E domani devo fare di nuovo l’esame di guida.»
Quando mi svegliai ero sdraiata sul divano con una coperta addosso. La casa era inondata dall’odore di caffè ancora sul fuoco e di pancetta affumicata messa a friggere, e mia madre stava sbatacchiando delle pentole in cucina.
«Be’, almeno non stai stirando» dissi. Quando mia madre tirava fuori l’asse da stiro, sapevamo che c’era qualcosa di grave che bolliva in pentola.
Sbatté un coperchio sopra la pentola del brodo e mi guardò.
«Dov’è la tua biancheria intima?»
«Sono stata sorpresa dalla pioggia e ho preso in prestito dei vestiti asciutti da Dougie Kruper, solo che lui non aveva biancheria. Avrei voluto andare a cambiarmi a casa, ma ci sono quei due tizi che vogliono tagliarmi via un dito e temevo che mi stessero aspettando nel mio appartamento.»
«Be’, grazie a Dio» disse lei. «Avevo paura che avessi lasciato il reggiseno nell’auto di Morelli.»
«Non lo facciamo mai nella sua auto. Lo facciamo nel suo letto.»
Mia madre aveva in mano il grosso coltello da macellaio. «Penso che mi ucciderò.»
«Ma chi vuoi prendere in giro?» dissi, servendomi una tazza di caffè. «Non ti uccideresti mai mentre stai cucinando una zuppa.»
La nonna trotterellò in cucina. Si era truccata e aveva i capelli rosa. «Oh santo cielo» esclamò mia madre. «Cosa ti inventerai la prossima volta?»
«Che ne pensi di questo colore di capelli?» mi domandò la nonna. «Ho preso uno di quegli shampoo coloranti al negozio. Non devi far altro che lavarti la testa.»
«È rosa» dissi.
«Sì, è quello che penso anch’io. Sull’etichetta c’era scritto che sarebbe stato un rosso tiziano.» Guardò l’orologio appeso al muro. «Devo sbrigarmi. Louise sarà qui da un momento all’altro. La prima cosa che devo fare è l’esame di guida. Spero che non ti dispiacerà se ho chiesto a Louise di accompagnarmi. Non sapevo che tu saresti stata qui.»
«Non ti preoccupare» dissi. «Va’ e fatti onore.»
Mi preparai qualche fetta di pane tostato e finii il caffè. Sentii il rumore dello sciacquone del bagno al piano di sopra, mio padre sarebbe sceso di lì a qualche minuto. Sembrava che mia madre stesse pensando di stirare.
«Be’» dissi, alzandomi di scatto dalla sedia «ho un sacco di cose da fare. Posti dove andare.»
«Ho appena lavato dell’uva. Portane un po’ a casa» disse mia madre. «E c’è del prosciutto in frigorifero, per farti un sandwich.»
Entrando nel parcheggio non vidi Habib o Mitchell, ma avevo la Glock in mano in caso di emergenza. Parcheggiai in divieto di sosta vicino all’entrata posteriore del palazzo, lasciando il minor spazio possibile tra me e l’ingresso, e andai direttamente nel mio appartamento salendo le scale. Quando arrivai mi resi conto che non avevo la chiave e che Joe era uscito chiudendo la porta.
Siccome ero l’unica persona al mondo incapace di aprire la serratura di casa mia senza una chiave, andai a prendere quella di riserva dalla mia vicina, la signora Karwatt.
«Non è una bella giornata?» domandò. «Sembra proprio primavera.»
«Immagino che sia stato tutto tranquillo qui stamattina» dissi. «Nessun rumore o gente strana nel corridoio?»
«Non che io abbia visto.» Osservò la mia pistola. «Che bella Glock. Mia sorella ne ha una uguale, e la adora. Stavo pensando di vendere la mia calibro .45, ma non mi decido mai. Il mio povero marito me l’aveva data per il nostro primo anniversario. Pace all’anima sua.»
«Che cosa romantica.»
«Certo, potrei sempre usare l’altra pistola.»
Annuii. «Non se ne hanno mai abbastanza.»
Salutai la signora Karwatt ed entrai in casa. Passai di stanza in stanza, controllando gli armadi, guardando sotto il letto e dietro la tenda della doccia per accertarmi di essere sola. Morelli aveva ragione: l’appartamento era un disastro ma non sembrava ci fossero molte cose rotte. Chi era entrato non si era preso la briga di strappare le tappezzerie o distruggere il televisore.
Feci una doccia e indossai un paio di jeans puliti e una T-shirt. Misi un po’ di gel sui capelli e li stirai con la spazzola più grossa ottenendo una massa di riccioli vaporosi. Mi sentivo rimpicciolita dal volume dei capelli, perciò aggiunsi dell’altro mascara alle ciglia per bilanciare le cose.
Indugiai un po’ a rimettere in ordine l’appartamento, ma poi cominciai a innervosirmi, sentendomi una pigrona. Non soltanto per quello che riguardava Habib e Mitchell, ma anche per Ranger. Le nove del mattino, l’orario che mi aveva dato come limite, erano già passate. Telefonai a Morelli in ufficio.
«Tua nonna è poi tornata a casa?» domandò.
«Sì. E non è stata una scena piacevole. Ho bisogno di parlarti. Che ne diresti di vederci presto e pranzare insieme da Pino?»
Riagganciai e subito telefonai in ufficio per sapere se Lula avesse avuto notizie di Morgan.
«Sta bene» disse Lula. «Ma non credo che quei due tizi, Habib e Mitchell, riceveranno un premio.»
Telefonai a Dougie e gli dissi che avrei tenuto la Cherokee un po’ più a lungo del previsto.
«Tienila finché vuoi» disse lui.
Quando arrivai da Pino, Morelli era già seduto al tavolo e mangiava dei grissini. «Voglio proporti un affare» dissi, togliendomi con impazienza la giacca. «Se tu mi dici che cosa sta succedendo tra te e Ranger, ti lascio tenere Bob.»
«Oh santo cielo» disse Joe. «E come potrei rifiutare?»
«Sono tre o quattro giorni che mi ronza in testa un’idea a proposito della faccenda di Ramos» dissi. «Ma forse è un po’ azzardata.»
Joe sorrise. «Intuizione femminile.»
Sorrisi anch’io, perché, a quanto pareva, l’intuizione era la mia arma migliore. Non so sparare, non so correre veloce e le uniche mosse di karate che conosco le ho imparate dai film di Bruce Lee. Ma ho delle ottime intuizioni. In realtà, gran parte delle volte non so neanche che cosa sto facendo, ma se seguo l’istinto di solito le cose funzionano. «Come è stato identificato Homer Ramos?» domandai a Morelli. «Le impronte delle arcate dentarie?»
«È stato identificato attraverso i gioielli e le circostanze. Non c’erano radiografie precedenti delle arcate dentarie. Erano scomparse misteriosamente.»
«Stavo pensando: forse non era Homer Ramos quello che è stato ucciso. Nessuno della sua famiglia sembra scosso per la sua perdita. Anche se suo padre pensa che il figlio fosse marcio fino al midollo, mi è difficile credere che la sua morte non lo abbia minimamente toccato. E poi sono andata a ficcare il naso in casa di Hannibal e ho scoperto che c’è qualcuno che vive nella stanza degli ospiti, qualcuno che ha la stessa taglia di Homer Ramos. Credo che Homer si stesse nascondendo a casa di Hannibal e quando Macaroni è stato ucciso sia scappato.»
La conversazione si interruppe per un momento quando la cameriera ci portò le pizze. «Questo è ciò che sappiamo, o almeno ciò che crediamo di sapere: Homer era il portaborse di Stolle in questa nuova operazione di droga. L’intera faccenda non è piaciuta affatto ai ragazzi su nel Nord del New Jersey e a New York, e tutti hanno cominciato a schierarsi da una parte o dall’altra.»
«Una guerra di droga.»
«Più ancora di questo. Se un membro della famiglia Ramos aveva deciso di mettersi nel giro della droga, allora il Nord del New Jersey avrebbe potuto cominciare a contrabbandare armi. E nessuno era troppo contento di questo perché avrebbe significato che i confini dovevano essere ritracciati. Erano tutti nervosi. Così nervosi che ben presto si è saputo che qualcuno era sulle tracce di Homer Ramos.»
«Ciò che crediamo ma che non possiamo provare è che tu hai ragione: Homer Ramos non è morto. Ranger lo ha sospettato fin dall’inizio e tu gli hai dato una conferma quando gli hai raccontato di aver visto Ulysses sulla soglia di casa della villa sulla spiaggia. Ulysses non è mai tornato dal Brasile. Noi siamo convinti che a finire abbrustolito in quell’incendio sia stato un altro poveraccio, mentre Homer è scappato a nascondersi da qualche parte aspettando di essere fatto uscire dal Paese.»