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Cacciatrice di taglie [Hot Six - it]

Электронная книга - «Cacciatrice di taglie [Hot Six - it]». Краткое содержание книги:

Stephanie Plum fa la cacciatrice di taglie per un’agenzia del New Jersey. Il suo compito è ritrovare il misterioso Ranger, sospettato di aver ucciso il figlio di un boss del traffico d’armi. Ma Ranger è anche l’uomo che ha insegnato a Stephanie tutto quello che sa del suo mestiere e che esercita su di lei un fascino pericoloso. E la cattura di Ranger non è l’unico pensiero che non la fa dormire di notte. La spassosa nonna Mazur si è trasferita da lei, un amico le ha affidato un cane bulimico, l’intimità con il fidanzato Joe Morelli è diventata impossibile, Stephanie deve più volte dissuadere dal suicidio un’amica e un maniaco tenta di ucciderla.
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Un tizio in T-shirt, dai capelli crespi, lavorava a una scrivania vicino alla porta. Alzò lo sguardo quando misi dentro la testa.

«Che cosa fate qui?» domandai.

«Ripariamo computer.»

«Mi stavo domandando se avrei potuto usare il vostro telefono per fare una chiamata urbana. Sono caduta dalla bicicletta per via della pioggia e ho bisogno di telefonare a qualcuno per farmi dare un passaggio.» Forse non era opportuno aggiungere che c’erano degli uomini che mi cercavano per mutilarmi: sarebbe stato più di quello che lui desiderava sapere.

Mi squadrò da capo a piedi. «È sicura che quella che mi ha raccontato sia la storia vera?»

«Certo che sono sicura.» Nel dubbio… sempre meglio mentire.

Con un gesto mi indicò il telefono all’estremità della scrivania. «Prego.»

Non potevo telefonare ai miei, non c’era modo di spiegar loro questa faccenda. E non volevo chiamare Joe perché non desideravo che sapesse quanto ero stata stupida. Non avevo nessuna intenzione di chiamare Ranger perché mi avrebbe rinchiusa, anche se l’idea cominciava a diventare allettante. Rimaneva solo Lula.

«Grazie» dissi all’uomo, riagganciando la cornetta dopo aver dato l’indirizzo a Lula. «Molto gentile.»

Sembrava quasi inorridito dal mio aspetto, perciò uscii dall’ufficio e scesi al piano terra ad aspettare.

Cinque minuti dopo Lula parcheggiò lì davanti. Quando salii in macchina lei chiuse le portiere con la sicura, tirò fuori la pistola dalla borsa e la posò sul cruscotto davanti a noi.

«Buona idea» dissi.

«Dove andiamo?»

Non potevo tornare a casa: Habib e Mitchell mi avrebbero sicuramente cercata là. Avrei potuto andare dai miei o da Joe, ma non prima di essermi ripulita. Ero sicura che anche Lula mi avrebbe ospitata a casa sua, ma il suo appartamento era minuscolo e non volevo che scoppiasse la Terza guerra mondiale solo perché ci pestavamo i piedi l’una con l’altra. «Portami a casa di Dougie» dissi.

«Non so come hai fatto a ferirti in quel modo, ma devi esserti procurata anche qualche danno al cervello.»

Spiegai tutto a Lula. «Nessuno penserà di cercarmi a casa di Dougie» dissi. «Inoltre ha ancora dei vestiti da quando era il Commerciante. E probabilmente ha anche un’auto da prestarmi.»

«Dovresti chiamare Ranger o Joe sul cercapersone» disse Lula. «Meglio uno dei due, piuttosto che Dougie. Con loro saresti al sicuro.»

«Non posso farlo. Stasera devo consegnare Ranger in cambio di Carol.»

«Che cosa hai detto?»

«Stasera consegnerò Ranger a Joyce.» Dal telefono dell’auto di Lula chiamai Joe in ufficio. «Ho un grande favore da chiederti» gli dissi.

«Un altro?»

«Sono preoccupata che qualcuno possa entrare in casa mia, e non posso tornarci in questo momento. Mi stavo domandando se tu potessi andare a prendere Rex e tenerlo con te.»

Ci fu un lungo silenzio. «Quanto è urgente?»

«Urgente.»

«La cosa non mi piace affatto» disse Joe.

«E mentre sei lì, forse potresti dare un’occhiata al vaso dei biscotti e vedere se la mia pistola c’è ancora. E, ehm, forse potresti anche prendere la mia borsa.»

«Che cosa sta succedendo?»

«Arturo Stolle pensa che tenendomi in ostaggio riuscirà a convincere Ranger a cooperare con lui.»

«Tu stai bene?»

«Benissimo. È solo che sono uscita di casa in fretta.»

«Immagino che tu non voglia farti venire a prendere da qualche parte.»

«No. Pensa solo a Rex. Io sono con Lula.»

«Questo mi tranquillizza molto.»

«Proverò a passare più tardi, stasera.»

«Cerca di farlo davvero.»

Lula si fermò davanti alla casa di Dougie. Le due finestre a piano terra erano chiuse con delle assi. Al piano superiore le tendine erano tirate, ma la luce filtrava dall’interno. Lula mi diede la Glock.

«Tieni questa con te. Ha il caricatore pieno. E chiamami se hai bisogno di qualcosa.»

«Starò benissimo» dissi.

«Certo. Lo so. Aspetterò qui finché entrerai in casa e mi farai segno di andare.»

Percorsi di corsa il breve tratto fino alla porta. Non sapevo bene perché, dato che non avrei potuto bagnarmi più di così. Bussai ma nessuno rispose. Immaginai che Dougie si stesse nascondendo da qualche parte, per paura che qualche fanatico di Star Trek fosse tornato a trovarlo.

«Ehi, Dougie!» gridai. «Tranquillo, sono Stephanie. Apri la porta!»

Funzionò. Vidi un’ombra muoversi alla finestra e Dougie sbirciò fuori. Poco dopo la porta si aprì.

«C’è nessuno con te?» domandai.

«Solo il Luna.»

Infilai la Glock nella cintura dei jeans e mi voltai per fare cenno a Lula di andare.

«Chiudi a chiave la porta» dissi entrando nella stanza.

Dougie mi aveva già preceduto. Non soltanto aveva chiuso a più mandate la porta ma stava anche spingendoci contro un frigorifero.

«Pensi che sia necessario?» domandai.

«Probabilmente è eccessivo» disse. «In realtà oggi è stata una giornata tranquilla. È solo che sono ancora scosso per via della rissa.»

«A quanto pare ti hanno rotto le finestre.»

«Solo una. I vigili del fuoco hanno rotto l’altra quando hanno buttato fuori il divano.»

Guardai il divano. Era carbonizzato per metà. Il Luna era seduto nella parte ancora intatta.

«Ehi, piccola, sei arrivata al momento giusto» disse. «Abbiamo appena finito di riscaldare un po’ di salatini alla polpa di granchio. Stavamo guardando le repliche di un telefilm in televisione.»

«Già» intervenne Dougie. «Sono rimasti un sacco di salatini alla polpa di granchio. Dobbiamo mangiarli prima della scadenza, cioè venerdì.»

Mi sembrò strano che nessuno dei due facesse commenti sul fatto che ero tutta bagnata e sanguinante ed ero entrata con una pistola in mano. Ma forse la gente si presenta sempre così in casa d’altri.

«Mi stavo domandando se tu avessi qualche abito asciutto» dissi a Dougie. «Li hai finiti tutti quei jeans che stavi cercando di svendere?»

«Ne ho ancora un mucchio nella camera da letto, di sopra. Perlopiù taglie piccole, perciò forse troverai qualcosa. E ci sono anche delle camicie. Serviti pure di tutto quello che vuoi.»

Nell’armadietto dei medicinali, in bagno, c’erano alcuni cerotti. Mi lavai alla meglio e cercai tra i vestiti di Dougie finché trovai qualcosa che mi andava bene.

Era pomeriggio inoltrato e non avevo pranzato, perciò mi gettai affamata sui salatini alla polpa di granchio. Poi andai in cucina e chiamai Joe sul cellulare.

«Dove ti trovi?» domandò.

«Perché?»

«Voglio saperlo, ecco perché.»

C’era qualcosa che non andava. Mio Dio, non Rex. «Che cosa c’è che non va? Si tratta di Rex? Rex sta bene?»

«Non ti preoccupare per Rex, lui sta benissimo. È in un’auto della polizia con Costanza che lo sta portando a casa mia. Io sono ancora nel tuo appartamento. Quando sono arrivato la porta era aperta e la casa era stata svaligiata. Non credo che ci sia niente di rotto, ma è davvero un disastro. Hanno svuotato la tua borsa sul pavimento. Il portafogli, la scacciacani e lo spray urticante ci sono ancora, così come la tua pistola nel vaso dei biscotti. Mi pare che questi tizi fossero più pazzi che altro. Credo che siano andati in giro a fare danni e non si siano neppure accorti della gabbia di Rex.»

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