Cacciatrice di taglie [Hot Six - it]
- Автор: Иванович Джанет
- Серия: Stephanie Plum (it) #6
- Год: 2001
- Язык: итальянский
- Год: Rizzoli
- ISBN: 88-17-86790-X
- Переводчик: Annalisa Garavaglia
- Жанр: Криминальные детективы
Электронная книга - «Cacciatrice di taglie [Hot Six - it]». Краткое содержание книги:
Homer Ramos scoppiò a ridere.
Gli gettai contro la Glock, colpendolo in fronte e lui mi sparò prima che riuscissi a scappare. Il proiettile mi sfiorò un braccio e andò a ficcarsi nel muro alle mie spalle. Gridai e barcollai all’indietro, premendomi la mano sulla ferita.
«Questo era un avvertimento» disse lui. «Se cerchi di scappare ti sparerò nella schiena.»
«Perché sei qui? Che cosa vuoi?»
«Voglio i soldi, naturalmente.»
«Io non ho i soldi.»
«Non ci sono altre possibilità, dolcezza. I soldi erano nell’auto e la vecchia Cynthia, prima di morire, mi ha detto che in casa, quando è arrivata, c’eri tu. Perciò tu sei l’unica candidata. Ho perquisito da cima a fondo la casa di Cynthia, e l’ho torturata abbastanza da essere sicuro che mi abbia detto tutto ciò che sapeva. All’inizio voleva vendermi questa ridicola storia sul fatto che lei aveva gettato via la borsa, ma neppure Cynthia poteva essere tanto stupida. Ho perquisito anche tutto il tuo appartamento e quello della tua amica cicciona e non ho trovato i soldi.»
Una fitta al cervello. Non erano stati Mitchell e Habib a mettere a soqquadro il mio appartamento. Era stato Homer Ramos, che cercava il denaro.
«Adesso voglio che tu mi dica dove li hai messi» disse Homer. «Voglio che tu mi dica dove li hai nascosti.»
Il braccio mi faceva male e sulla manica della giacca si stava formando una macchia di sangue. La vista mi si stava annebbiando. «Ho bisogno di sedermi.»
Lui fece un cenno in direzione del divano. «Là.»
Essere feriti da un colpo di pistola, per quanto superficiale sia la ferita, non è qualcosa che aiuti a pensare lucidamente. Da qualche parte, nella massa di materia grigia che avevo tra le orecchie, ero consapevole che dovevo preparare un piano, ma non c’era verso di riuscirci. La mente vagava senza meta nel panico. Sentivo le lacrime scendermi dagli occhi e mi colava il naso.
«Allora, dove sono i miei soldi?» ripeté Ramos quando fui seduta.
«Li ho dati a Ranger.» Persino io fui sorpresa quando questa risposta saltò fuori. E, ovviamente, nessuno dei due ci credette.
«Bugiarda! Te lo domando un’altra volta. E se penserò che stai mentendo di nuovo ti sparerò al ginocchio.»
Homer era in piedi con la schiena rivolta all’ingresso. Guardai oltre la sua spalla e vidi che nel mio campo visivo entrava Ranger.
«D’accordo, mi hai convinta» dissi, con un tono di voce più alto del necessario e appena un tocco di isterismo. «Ecco che cosa è successo. Non avevo idea che ci fosse del denaro nell’auto. Quello che ho visto era un tizio morto. E non so che cosa mi sia preso, chiamami pazza, ma forse ho visto troppi film sulla mafia: ho pensato tra me e me che forse c’era un altro cadavere nel bagagliaio! Voglio dire, non volevo correre il rischio che ci fosse un altro cadavere, capisci? Perciò ho aperto il bagagliaio e c’era quella borsa da palestra. Be’, sono sempre stata curiosa, perciò, naturalmente, ho dovuto guardare dentro…»
«Non me ne frega un cazzo di niente della storia della tua vita» disse Homer. «Voglio sapere che cosa hai fatto di quei dannati soldi. Ho soltanto dodici ore prima che la mia nave salpi. Credi che riuscirai ad arrivare al punto nel tempo a disposizione?»
E in quel momento Ranger prese Homer Ramos alle spalle e gli premette la scacciacani contro il collo. Homer strillò e cadde al suolo. Ranger si chinò su di lui e gli prese la pistola. Lo tastò per sentire se aveva altre armi, non ne trovò e gli ammanettò le mani dietro la schiena.
Lo spinse di lato e si mise davanti a me. «Pensavo di averti detto di non immischiarti più con i membri della famiglia Ramos. Non mi stai mai ad ascoltare.»
Tipico umorismo da Ranger.
Gli sorrisi debolmente. «Credo di stare per vomitare.»
Lui mi mise una mano alla base del collo e mi spinse la testa giù tra le ginocchia. «Spingi contro la mia mano» disse.
La testa smise di ronzare e il mio stomaco in qualche modo si calmò. Ranger mi aiutò a mettermi in piedi e mi tolse la giacca.
Mi pulii il naso sulla T-shirt. «Da quanto tempo eri qui?» domandai.
«Sono entrato quando lui ti ha sparato.»
Entrambi guardammo la ferita sul mio braccio.
«Una ferita superficiale» disse Ranger. «Niente di preoccupante.» Mi guidò in cucina e la tamponò con dei tovaglioli di carta. «Cerca di pulirla un po’, intanto vado a cercare dei cerotti.»
«Cerotti! Mi hanno sparato!»
Lui tornò con la mia valigetta del pronto soccorso, usò i cerotti per tenere unite le labbra della ferita, ci mise sopra una compressa di garza e mi bendò il braccio. Fece un passo indietro e mi sorrise. «Sembri un po’ pallida.»
«Credevo di morire. Mi avrebbe uccisa di sicuro.»
«Ma non lo ha fatto» disse Ranger.
«Ti è mai capitato di pensare che stavi per morire?»
«Parecchie volte.»
«E?»
«E non è successo.» Usò il mio telefono per chiamare Morelli. «Sono nell’appartamento di Steph. Abbiamo qui Homer Ramos impacchettato e pronto per te. E ci farebbe comodo un’auto della polizia. Stephanie si è beccata una pallottola nel braccio. È soltanto un graffio, ma sarà meglio dargli un’occhiata.»
Mi circondò con un braccio e mi tirò a sé. Posai la testa sul suo petto e lui mi accarezzò i capelli e mi baciò un orecchio. «Ti senti bene?» domandò.
Non mi sentivo bene per niente. Ero tutta scombussolata, in uno stato pietoso. «Certo» dissi. «Sto benissimo.»
Sentii che stava sorridendo. «Bugiarda.»
Joe mi raggiunse all’ospedale. «Ti senti bene?»
«Ranger mi ha domandato la stessa cosa un quarto d’ora fa e la risposta era no. Ma adesso mi sento meglio.»
«Come va il braccio?»
«Non credo che sia una cosa grave. Sto aspettando la visita del medico.»
Morelli mi prese la mano e mi baciò il palmo. «Credo che il cuore mi si sia fermato un paio di volte mentre venivo qui.»
Il bacio mi fece venire una stretta allo stomaco. «Sto benissimo. Davvero.»
«Ho dovuto guardare in faccia me stesso.»
«Tu mi ami» dissi.
Il suo sorriso si irrigidì e lui annuì brevemente. «Io ti amo.»
Anche Ranger mi amava ma non proprio nello stesso modo. Luì si trovava in una fase diversa della vita.
Le porte della sala d’aspetto si spalancarono e Connie e Lula si precipitarono dentro.
«Abbiamo sentito che ti hanno sparato» disse Lula. «Che cosa è successo?»
«Oh mio Dio, è vero» intervenne Connie. «Guarda il braccio!»
Morelli fece un passo indietro. «Voglio essere presente quando porteranno via Ramos, e credo di essere di troppo qui ora che sono arrivati i rinforzi. Chiamami appena avrai parlato col medico.»
Uscita dall’ospedale decisi di andare a casa dei miei. Morelli era ancora occupato a interrogare Homer Ramos e io non avevo voglia di stare da sola. Chiesi a Lula di fermarsi prima da Dougie perché potessi prendere una camicia di flanella da indossare sopra la maglietta. Dougie e il Luna erano nel soggiorno e guardavano la televisione su un nuovo apparecchio a schermo gigante.
«Ehi, piccola» disse il Luna «guarda un po’ che bel televisore. È straordinario o no?»
«Credevo che l’aveste fatta finita con la merce trafugata.»
«È questa la cosa pazzesca» disse il Luna. «L’abbiamo comprato nuovo di zecca. Non l’abbiamo affatto rubato, piccola. Ti dico una cosa, Dio ha degli strani sistemi. Un attimo prima pensiamo di non avere più un futuro e l’attimo dopo, senza neanche sapere come, ci ritroviamo con un’eredità.»
«Congratulazioni» dissi. «Chi è morto?»
«Questo è il miracolo» disse il Luna. «La nostra eredità non è macchiata da una tragedia. Ci è stato regalato, piccola. Un dono. Ci crederesti?»