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Cacciatrice di taglie [Hot Six - it]

Электронная книга - «Cacciatrice di taglie [Hot Six - it]». Краткое содержание книги:

Stephanie Plum fa la cacciatrice di taglie per un’agenzia del New Jersey. Il suo compito è ritrovare il misterioso Ranger, sospettato di aver ucciso il figlio di un boss del traffico d’armi. Ma Ranger è anche l’uomo che ha insegnato a Stephanie tutto quello che sa del suo mestiere e che esercita su di lei un fascino pericoloso. E la cattura di Ranger non è l’unico pensiero che non la fa dormire di notte. La spassosa nonna Mazur si è trasferita da lei, un amico le ha affidato un cane bulimico, l’intimità con il fidanzato Joe Morelli è diventata impossibile, Stephanie deve più volte dissuadere dal suicidio un’amica e un maniaco tenta di ucciderla.
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«E tu pensi che ora si trovi nella casa sulla spiaggia?»

«Sembrerebbe logico, ma non ne sono più tanto sicuro. Non abbiamo scuse per recarci là a cercare. Ranger ci è andato ma non ha trovato niente.»

«E che mi dici di quella borsa da palestra? C’erano dentro i soldi di Stolle?»

«La nostra idea è che, quando Hannibal è venuto a sapere che il fratellino stava per dare inizio a una guerra del crimine, abbia ordinato a Homer di cessare immediatamente qualunque attività non avesse a che fare con gli affari di famiglia e di non avere mai più contatti con Stolle. Poi Hannibal ha chiesto a Ranger di portare i soldi a Stolle e dirgli che non aveva più la protezione del nome dei Ramos. Il problema è che quando Stolle ha aperto la borsa l’ha trovata piena di giornali.»

«Ranger non aveva controllato il contenuto prima di accettare l’incarico?»

«La borsa era sigillata quando gli è stata consegnata. Era stato Hannibal Ramos a organizzare le cose in questo modo.»

«Ha voluto incastrare Ranger?»

«Già, ma probabilmente solo per l’incendio e l’omicidio. Credo fosse convinto che Homer era andato un po’ troppo oltre, questa volta, e promettere di essere bravo e non spacciare droga non era sufficiente a sistemare le cose. Perciò Hannibal ha fatto in modo che tutti credessero Homer morto. Ranger era un ottimo capro espiatorio perché non stava da nessuna parte. Se lui era il killer non ci sarebbero state vendette.»

«E allora chi è che ha il denaro? Hannibal?»

«Hannibal ha fatto in modo che l’omicidio ricadesse su Ranger, ma è difficile credere che volesse prendersi gioco di Stolle. Voleva calmare Stolle, non certo farlo innervosire prendendolo in giro.» Morelli si servì un’altra fetta di pizza. «Io ho l’impressione che si sia trattato di un tiro mancino di Homer. Probabilmente ha scambiato le borse nell’auto o lungo il percorso verso l’ufficio.»

Oh, santo cielo. «Immagino che tu non sappia quale auto stesse guidando?»

«Una Porsche argentata. L’auto di Cynthia Lotte.»

E questo probabilmente spiegava la morte di Cynthia.

«Perché fai quella faccia?» domandò Joe.

«Perché mi sento in colpa. In qualche modo ho aiutato Cynthia a riprendersi quell’auto dal garage in cui Homer l’aveva lasciata.»

Raccontai a Morelli di come Cynthia fosse arrivata mentre Lula e io eravamo a casa di Hannibal, di come rivolesse l’auto, e di come questo comportasse tirare fuori il tizio morto da lì dentro. Quando ebbi finito Joe rimase seduto in silenzio, stupefatto.

«Sai una cosa? Quando sei un poliziotto arrivi a un punto in cui credi di aver sentito e visto tutto» disse alla fine. «Pensi che niente possa più sorprenderti. E poi arrivi tu e le cose cambiano completamente.»

Presi un’altra fetta di pizza e pensai che a questo punto, molto probabilmente, la conversazione sarebbe degenerata.

«Non occorre che ti faccia notare che tu hai manomesso la scena del delitto» disse.

Già. Avevo ragione. Stava decisamente degenerando.

«E probabilmente non devo neppure farti notare che hai occultato una prova in un’indagine per omicidio.»

Annuii.

«Ma, per l’amor del cielo, che cosa diavolo credevi di fare?» gridò.

Tutti si voltarono a guardarci.

«Non potevo far niente per fermarla» dissi. «Perciò l’unica via d’uscita sembrava aiutarla.»

«Potevi semplicemente andartene. Infilare la porta e andare via. Non era necessario che tu la aiutassi. Io credevo che tu avessi semplicemente sollevato il morto da terra. Non immaginavo che lo avessi tirato fuori da un’auto!»

La gente ci fissava ancora.

«Troveranno le tue impronte su tutta la macchina» proseguì.

«Lula e io indossavamo dei guanti.» Le due imbranate si erano fatte furbe.

«Una volta non volevo sposarti perché temevo che tu rimanessi a casa a preoccuparti per me. Adesso non ti voglio sposare perché non so se potrei sopportare la fatica di averti per moglie.»

«Tutto questo non sarebbe mai successo se tu o Ranger aveste avuto fiducia in me. Prima mi viene chiesto di collaborare alle indagini, e poi vengo messa da parte. È tutta colpa vostra.»

Morelli strinse gli occhi.

«Be’, non proprio tutta colpa vostra.»

«Devo tornare al lavoro» disse Joe, chiedendo il conto. «Promettimi che andrai a casa e rimarrai lì. Promettimi che ci andrai, chiuderai la porta a chiave e non uscirai fino a che le cose non si saranno sistemate. Alexander deve tornare in Grecia in aereo domani. Pensiamo che questo significhi che Homer partirà questa notte e crediamo di sapere in che modo lo farà.»

«In nave.»

«Già. C’è una nave da carico che salpa da Newark diretta in Grecia. Homer è un debole: se riusciamo ad accusarlo di omicidio ci sono buone possibilità che cerchi di trattare e ci consegni Alexander e Stolle.»

«Caspita, in un certo senso Alexander cominciava a piacermi.»

Joe fece una smorfia.

«D’accordo» dissi «vado a casa e rimango lì.»

Quel pomeriggio non avevo comunque niente da fare e non avevo nessuna voglia di dare ad Habib e a Mitchell un’altra occasione di rapirmi e di tagliarmi via le dita una a una. Chiudermi a chiave nel mio appartamento era in effetti un’idea allettante. Potevo riordinare un po’ e guardare qualche stupido programma in televisione, e schiacciare un pisolino.

«La tua borsa è a casa mia» disse Morelli. «Non ho pensato di portarla con me al lavoro. Ti serve la chiave del tuo appartamento?»

Annuii. «Sì.»

La estrasse dal portachiavi e me la consegnò.

Il parcheggio non era molto affollato. A quell’ora del giorno gli anziani erano andati a fare spese o ad approfittare del servizio sanitario pubblico; la cosa era perfetta per me perché avevo un sacco di spazio per parcheggiare. Non c’erano auto estranee, e non mi sembrava che ci fosse nessuno nascosto tra i cespugli. Lasciai la macchina vicino alla porta e tirai fuori dalla tasca della giacca la Glock. Rapidamente entrai nel palazzo e salii le scale. Il corridoio del secondo piano era vuoto e silenzioso. La porta era chiusa a chiave. Entrambi ottimi segni. Avevo ancora la pistola in pugno quando aprii e feci un passo nell’ingresso.

L’appartamento sembrava esattamente come lo avevo lasciato. Mi chiusi la porta alle spalle, ma non con la serratura di sicurezza, nel caso in cui fossi dovuta scappare velocemente. Poi andai di stanza in stanza per assicurarmi che tutto fosse tranquillo.

Dal soggiorno passai in bagno. E quando fui lì un uomo uscì dalla camera da letto e mi puntò contro una pistola. Era di statura media e di media costituzione, più magro e più giovane di Hannibal Ramos, ma la somiglianza era evidente. Era un bell’uomo, ma di una bellezza sciupata dalle tracce di una vita dissoluta. Un mese intero in qualche centro di recupero non avrebbe minimamente risolto i suoi problemi.

«Homer Ramos?»

«In persona.»

Entrambi avevamo le pistole puntate, distanti poco più di tre metri l’uno dall’altra.

«Getta la pistola» ordinai.

Lui mi sorrise senza alcun divertimento. «Vieni a costringermi.»

Ottimo. «Getta la pistola o ti sparo.»

«D’accordo, sparami. Avanti.»

Guardai la Glock. Era una semiautomatica e di solito io avevo un revolver. Non avevo alcuna idea di come si usasse una semiautomatica. Sapevo che avrei dovuto tirare indietro qualcosa. Premetti un bottone e il caricatore cadde sul tappeto.

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