Il figlio della notte [Darker Than You Think - it]
- Автор: Уильямсон Джек
- Год: 1952
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Tom Arno
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il figlio della notte [Darker Than You Think - it]». Краткое содержание книги:
«Dunque, dottore», domandò quand’ebbe finito, «che ne dice ora?»
Deliberatamente, col suo vecchio gesto meditativo, Glenn congiunse le punte delle dita.
«Lei è malato, signor Barbee», disse con voce dolce e profonda. «Lo rammenti. Troppo malato per vedere la realtà se non nello specchio deformante delle sue stesse paure. La sua storia dell’Homo lycanthropus,direi, non è che un parallelo isterico e deforme della verità. È vero che alcuni studiosi di metapsichica hanno interpretato certi loro risultati, alla Duke University, come una prova scientifica dell’esistenza di uno spirito distinto dal corpo, che può influire in qualche modo sulla probabilità degli eventi nel mondo materiale e può anche sopravvivere alla morte fisica.»
Qui Glenn approvò con un cenno del capo, come soddisfatto delle sue stesse parole.
«Ed è vero», riprese, «che l’uomo discende anatomicamente da animali più o meno selvaggi. Noi tutti abbiamo ereditato caratteristiche che non ci servono più nella società civile. La mente inconscia sembra talvolta una tenebrosa caverna di orrori e gli stessi fatti spiacevoli sono spesso espressi attraverso il simbolismo della leggenda e del mito. Ed è anche vero che assistiamo con una certa frequenza al ritorno di caratteri ereditari recessivi, veri e propri ritorni atavici molto interessanti.»
Barbee scosse il capo con una specie di contenuto furore. «Ma tutto questo non spiega minimamente il problema delle streghe!», disse esasperato. «Non spiega il circuito di probabilità col quale cercano di assassinare Sam! Io non voglio addormentarmi per poi uccidere Sam Quain, capisce?»
«La prego, signor Barbee», la voce del medico era piena di calda amicizia, «non vuole proprio cercar di capire? La sua paura di dormire non è che la paura dei suoi desideri inconsci, che il sonno libera. La strega dei suoi sogni non può rivelarsi se non per il simbolo del suo amore, di cui si sente colpevole, verso la signora Quain, e i suoi pensieri omicidi non sono forse che la naturale conseguenza di un odio inconscio e geloso per il marito.»
Barbee strinse i pugni, squassato da un furore muto.
«Lei ora non può che negare queste idee», riprese Glenn. «Deve imparare ad accettarle, ad affrontarle e a usarle su di una base realistica. Sarà questo il fine della nostra terapia. Non c’è nulla di speciale in tali paure. Tutti i vivi le esprimono...»
«Tutti i vivi», lo interruppe Barbee, «sono tarati dal sangue di strega.»
Glenn assentì affabilmente.
«È l’espressione fantasiosa di una fondamentale verità scientifica. Tutti patiscono gli stessi conflitti interiori...»
Barbee udì dei passi sul viale alle sue spalle e si voltò con un singulto soffocato di terrore. Non era la sottile lupa bianca, ma soltanto l’equina infermiera Graulitz e l’atletica Hellar. Guardò con aria accusatrice lo psichiatra.
«Farà bene ad andarsene tranquillamente con loro, signor Barbee. La metteranno a letto e l’aiuteranno a fare un bel sonno riparatore...»
«Le ho detto che non voglio dormire, che ho paura...», singhiozzò Barbee.
Trattenne il fiato e fece per correre via. Ma le due amazzoni vestite di bianco lo presero per le braccia e lui cedette subito, tanto era spossato e infreddolito. Lo portarono nella sua stanza; una doccia calda gli stroncò quel terribile batter di denti e il letto fresco di bucato era insidiosamente riposante.
«Resto di guardia qui, nel corridoio», gli disse la Hellar. «Le farò una iniezione se non si addormenta da bravo subito.»
Ma non fu necessaria nessuna iniezione. Il sonno lo avvolse in una rete ondeggiante e maliosa, irresistibile.
Cercò di lottare contro di essa... fino a quando qualcosa lo costrinse a guardare la porta chiusa. I pannelli inferiori si andavano lentamente dissolvendo. La lupa si materializzò nell’apertura e venne avanti trotterellando. Sedette in mezzo alla stanza, fissandolo con occhi divertiti, pieni di attesa. La lingua le penzolava rosea tra le zanne bianchissime.
«Puoi aspettare fino a che si faccia giorno», le disse lui stancamente. «Ma non puoi farmi tramutare, perché tanto non dormirò.»
«Non c’è più nessun bisogno che tu dorma», ed era la voce bassa e vellutata di April. «Ho detto or ora al tuo fratellastro che cosa è successo questa notte a Sardis Hill, e lui ne è rimasto molto contento. Dice che devi essere potentissimo, perché nemmeno le infermiere si sono accorte di nulla. Ha detto anche che ormai potrai trasformarti quando vorrai, senza l’aiuto del sonno, perché non hai più resistenze umane da sopraffare.»
«Che cosa stai dicendo?» E Barbee si levò prontamente a sedere sulla sponda del letto, aggrottando la fronte. «Che cosa le infermiere non hanno visto?»
«Non lo sai proprio, Will?»
«Ma che cosa? E chi è il mio fratellastro?»
«Possibile che Archer non ti abbia detto nulla? Dev’essere così.» La lupa scosse significativamente la bella testa. «Probabilmente intendeva impiegare tutto un anno per ridestare i tuoi poteri ancestrali, come fece con me... a quaranta dollari l’ora. Ma il clan non può attendere. Ti ho liberato bruscamente, stanotte, perché dobbiamo pensare a Sam Quain, e la tua parte umana ti rendeva troppo riluttante.»
Barbee batté le palpebre senza capire. «Non ti capisco», disse, «e non credo affatto di avere un fratellastro. Che io non abbia mai conosciuto i miei genitori non vuol dire. Mia madre morì nel mettermi al mondo e mio padre fu rinchiuso poco dopo in manicomio. Sono stato allevato in un istituto fino all’università, quando sono andato in pensione dalla signora Mondrick.»
«Ma questa è tutta una fiaba!» La lupa rise silenziosamente. «Naturalmente è esistito un Luther Barbee... ma lui e la moglie erano stati pagati per adottarti. Accadde loro di scoprire quale mostricino inumano tu fossi. Ecco perché la donna dovette essere uccisa e l’uomo posto in condizione di non nuocere... prima che parlassero troppo.»
Barbee scosse la testa in una tempesta di dubbi. «Insomma», disse di malavoglia, «che cosa sarei secondo te?»
«Tu e io siamo creature eccezionali, Barbee. Siamo nati in seno al genere umano, con metodi e fini particolarissimi, ma siamo solo in minima parte umani.»
Barbee si afferrò alle sbarre del letto. «Chi era mio padre?»
«Il vecchio dottor Glenn. Ecco perché Archer Glenn è tuo fratellastro. È di qualche anno soltanto più vecchio di te e rappresenta un esperimento genetico riuscito in modo meno perfetto.»
Barbee ricordò quella sensazione di vecchia familiarità dimenticata che aveva provato in presenza di Glenn. «E mia madre?»
«Tu la conoscevi molto bene. Era una donna che tuo padre aveva scelto per i suoi geni... la portò a Glennhaven come infermiera. Era molto dotata dei nostri poteri ancestrali, ma non riuscì mai a superare le resistenze opposte dalla sua parte umana. Fu abbastanza sciocca da credere che tuo padre la amasse e non lo perdonò mai quando venne a sapere la verità. Si unì ai nostri nemici umani.... ma tu eri già nato.»
Barbee si sentì venire la pelle d’oca.
«Non era per caso...», e inghiottì convulsamente, «Rowena Mondrick?»
«Rowena Stalcup, allora. Era ignara dei suoi poteri, finché tuo padre non cominciò a ridestarli. La inorridì l’idea di averti generato dal suo matrimonio, anche quando credeva che tu saresti stato umano.»
«E io l’ho uccisa! Mia madre!», mormorò Barbee inorridito.
«Era la nostra nemica più accanita! Finse di unirsi al clan di tuo padre e poi usò le arti che aveva appreso per scappare e consegnare i segreti del clan a Mondrick. Fu lei che mise Mondrick per la prima volta sulle nostre tracce. E continuò a lavorare con lui fino a quando uno di noi l’accecò, in Nigeria, mentre lei stava per scoprire una di quelle Pietre, quelle armi discoidali, più micidiali dell’argento, che i nostri nemici della preistoria seppellivano coi nostri antenati uccisi per tenerli nelle loro tombe.»