Il figlio della notte [Darker Than You Think - it]
- Автор: Уильямсон Джек
- Год: 1952
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- Переводчик: Tom Arno
- Жанр: Научная фантастика
Электронная книга - «Il figlio della notte [Darker Than You Think - it]». Краткое содержание книги:
«Certo, signor Troy», disse lo sceriffo. «Venti minuti.»
«Stai attento, a ogni modo. Ho l’impressione che sia pericoloso. Cercherò di tenerlo a bada al primo piano, nel mio studio.»
«Bene, signor Troy.»
«Un’altra cosa, Parker. Barbee dice di aver visto Sam Quain... l’uomo che cercate per gli omicidi della Fondazione. Dice che Quain è nascosto in una grotta del Laurei Canyon, sopra Bear Creek. Sapete, Barbee e Quain erano vecchi amici, e potrebbero anche essere d’accordo. Con un po’ di persuasione, Barbee potrebbe anche condurvi alla grotta.»
«Grazie, signor Troy!»
«Parker, figurati, sai bene che lo Star è per la legge e l’ordine. Tutto quello che voglio in cambio è poter dare un’occhiata all’interno di quella cassa. Ma sbrigati: non mi piace la faccia di Barbee.»
Senza far rumóre, Barbee riappese il microfono. Poi restò un attimo vacillante, mentre le pareti della stanza gli giravano pazzamente intorno.
Sapeva di aver tradito Sam Quain, di averlo consegnato, forse, al Figlio della Notte.
Perché quel passo terribilmente falso era tutto colpa sua. Sì, certo, era stato Quain a volerlo mandare da Troy: ma perché lui non aveva osato dirgli che April Bell era una strega e Preston Troy il suo più intimo amico? Troppe cose aveva avuto paura di dirgli, e ormai era troppo tardi.
Ma era veramente troppo tardi?
Un nuovo, difficile proposito gli si offrì alla mente. Tendendo l’orecchio, si levò silenziosamente le scarpe e uscì in punta di piedi dallo studio. La porta della camera da letto di Troy era dischiusa, e Barbee poté dare un’occhiata all’interno e vedere la figura tozza dell’affarista voltarsi da un cassetto che aveva aperto: nel pugno grassoccio stringeva una rivoltella.
Il ritratto d’una ragazza stava sul comò, e Barbee vi riconobbe le fattezze di April Bell. Selvaggiamente, per un istante, si augurò d’essere di nuovo il serpente gigantesco. Ma no, la sola idea gli dava i brividi. Non voleva tramutarsi più.
Corse silenzioso come un’ombra giù per le scale, fino alla vettura dell’Istituto tutta chiazzata di fango, ferma sul viale. Accese il motore il meno rumorosamente possibile e si diresse verso la strada maestra senza accendere i fari.
Quando fu di nuovo sulla strada, piegò a ovest e premette l’acceleratore fino in fondo. Forse era ancora in tempo per riparare al suo madornale errore. Se fosse riuscito a tornare alla grotta prima di Parker, forse Quain gli avrebbe dato retta e insieme avrebbero potuto trasportare via la cassa, caricarla sull’automobile e scappare insieme da Clarendon.
Perché ormai era chiaro che Preston Troy era il Figlio della Notte.
Non lampeggiava più, ma il vento soffiava sempre violentissimo, portando spruzzi di pioggia gelida. Il tergicristallo rallentò il suo movimento a semicerchio a mano a mano che la macchina accelerava. Perché Barbee sapeva che April Bell, la strega al servizio di Troy, il Figlio della Notte, lo stava inseguendo. Lo stava inseguendo per andare con lui a uccidere Sam Quain.
Il Figlio della Notte aveva vinto.
Il gelo della disperazione ancora una volta s’impossessò di Barbee, che ormai era scosso da un brivido quasi continuo. E quella disperazione era fatta di panico.
Lanciò la macchina verso le colline, spinto da una forza irresistibile. Il contachilometri sfiorava i centodieci. Il tergicristallo si fermò quando la macchina cominciò a salire, e in breve la pioggia appannò completamente il parabrezza. Un autocarro a fari spenti sbucò all’improvviso dalla nebbia, e la macchina lo evitò per miracolo.
L’ago del contachilometri era ora sui centoventi.
Ma la lupa bianca, lunga e sottile, era dietro di lui; Barbee lo sapeva, e i suoi occhi andavano continuamente allo specchietto, per vederla. Ma la nebbia era da per tutto.
La salita si faceva sempre più ripida e le curve erano sempre più strette ma Barbee non rallentava mai. Era su questa stessa strada che la gran tigre dalle zanne a sciabola aveva dato la caccia a Rex Chittum. Barbee rivide le colline perdute nella notte come gli occhi della tigre le avevano viste, e i suoi incubi ripresero a ossessionarlo.
Ancora una volta fu il grigio Lupo Mannaro, che spezzava la spina dorsale del cagnolino, il serpente gigantesco, che scivolava in cima alla torre a stritolare Nick Spivak, la tigre, con la strega nuda in groppa, che correva su quelle strade a sgozzare Rex Chittum.
Sempre con l’acceleratore premuto fino in fondo, continuò a tenere la macchina saettante sulla strada tortuosa, preoccupato solo di fuggire. Alzava gli occhi allo specchietto, e fuggiva.
Perché una morbosa tentazione cominciava ora a tormentarlo: su un angolo dello specchietto c’era un piccolo fermaglio la cui sagoma ricordava uno pterosauro, il mostruoso rettile alato di remote età geologiche, e l’immagine di quel serpente alato cominciò a ossessionare Barbee. D’altra parte, glielo aveva detto Sam Quain: sapere dell’Homo lycanthropus era orrore e follia. E ormai lui non avrebbe potuto riposare mai più, trovare mai più un porto di pace. Sarebbe stato perseguitato per sempre, braccato dai cacciatori del mistero, perché conosceva il loro segreto.
L’auto sobbalzò, giungendo sul passo, e rombò poi lanciandosi giù per la discesa. Da un cartello stradale che i suoi fari avevano bruscamente illuminato, Barbee seppe di essere a Sardis Hill. Sapeva che lo aspettava la terribile curva, dove la tigre s’era servita del circuito di probabilità per sgozzare Rex Chittum. Già sentiva i pneumatici bagnati slittare sull’asfalto; non gli occorreva nessuna percezione speciale per vedere quanto la sua morte fosse probabile ora; ma non cercò nemmeno di rallentare la macchina, lanciata ormai come un sasso da una fionda.
«Maledetta!», sibilò all’indirizzo della lupa, che sapeva d’avere vicinissima, proprio dietro la macchina. «È ben difficile che tu riesca a prendermi, ora!»
Scoppiò a ridere, trionfante; rise del sogghigno di lei che non gli faceva più paura, degli uomini di Parker e delle camicie di forza del manicomio di Stato. Guardò ancora lo specchietto appannato e lanciò un sorriso di sfida al Figlio della Notte. No, i cacciatori misteriosi non lo avrebbero braccato più! Premette ancora sull’acceleratore e vide la curva apparire tra la pioggia.
«Che tu sia maledetta, April!» Sentì le ruote slittare, e non cercò di fermarle. «Non potrai più tramutarmi, ora!»
Slittando lateralmente, la macchina abbandonò l’asfalto bagnato. Il volante gli girò violentemente tra le mani, e lui lo lasciò girare. L’automobile cozzò con un sobbalzo contro un macigno sul ciglio della strada e infine precipitò per il dirupo. Barbee s’abbandonò contento, in attesa del crollo finale.
«Addio!», sospirò alla lupa bianca.
20.
Non provò dolore, come aveva temuto. Per un istante, dopo che la macchina si fu abbattuta sul davanzale di roccia con un orrendo stridore di metallo straziato, la tortura fu intollerabile, ma Barbee quasi non avvertì l’urto finale.
Dopo pochi istanti di tenebra assoluta, fu cosciente ancora una volta. Una delle ruote anteriori girava ancora, lentamente, sul suo capo. Un liquido gli gocciolava rapido accanto; sentì l’odore di benzina e prima che il carburante s’infiammasse riuscì a trascinarsi via da sotto il cumulo di rottami che lo schiacciava.
Fu con uno stupore non privo di sollievo che s’accorse che il suo corpo, sebbene ammaccato e dolente, non sanguinava nemmeno. Rotto e intirizzito dai morsi rabbiosi del gelido vento gravido di pioggia, stava dirigendosi barcollando su per l’erta verso la strada, quando la lupa bianca ululò sul ciglio.
Cercò di fuggire alla tremula nota di trionfo di quell’ululato, ma uno sfinimento indescrivibile lo possedeva. Inciampò, e allora si lasciò cadere sulla petraia bagnata, appoggiandosi con le spalle a un macigno viscido di pioggia, e se ne stette così a guardare la figura sottile della lupa sopra di lui, sul ciglio della strada, esattamente nel punto dove la macchina era precipitata.